Con il termine pànfilo o yacht (AFI: ) si riferisce comunemente a unità da diporto di diverse dimensioni e pesi, dotate di alloggi confortevoli e, frequentemente, di allestimenti eleganti. Tuttavia, non esiste una definizione univoca nella normativa ufficiale.
La parola yacht deriva dall'olandese jacht, che significa "caccia". Nelle marine militari nordiche del XVII secolo, questo tipo di unità leggera e veloce aveva funzioni sia esplorative sia di trasporto.
Le aziende produttrici si pongono l'obiettivo di sviluppare imbarcazioni caratterizzate da elevate prestazioni in termini di velocità, leggerezza e maneggevolezza. Alla fine del 2012, il fatturato della produzione italiana in questo settore si attestava a circa 2,7-2,8 miliardi di euroNautica italiana, si naviga a vista, Il Giornale del Lusso, 9 ottobre 2012..
Storia
La data di nascita dello yacht viene fatta risalire al regno di Carlo II d'Inghilterra, quando la necessità di percorrere correnti impetuose, come canali e fiumi con il loro estuario, e il costante terrore dei pirati, che difficilmente si sarebbero spinti in quei bracci di mare così insidiosi, stimolò lo studio e la costruzione di imbarcazioni veloci e maneggevoli a fondo quasi piatto. Queste imbarcazioni erano munite di due derive laterali, indispensabili per bilanciare la spinta del vento al traverso sulle vele ed evitare lo scarrocciamento, e vennero utilizzate dalla Marina Olandese per perseguire pirati e trasgressori in tutte le acque poco profonde dei Paesi Bassi.
Nel 1660, dopo la morte di Cromwell, il re Carlo II d'Inghilterra in un pubblico discorso lodò le qualità dello "jaght" con il quale aveva fatto ritorno in patria dopo il lungo esilio nei Paesi Bassi, esprimendo il desiderio di commissionare la costruzione di una di queste imbarcazioni per navigare il Tamigi. Per ingraziarsi il nuovo re, le alte cariche olandesi provvidero immediatamente a recapitargliene una del tutto identica a quelle utilizzate durante il suo esilio. Chiamato "Mary" in onore della sorella del re, lo yacht era governato da poco più di 20 uomini, lungo poco più di 16 metri e armato con 10 cannoni. Durante il suo regno, Carlo commissionò 24 yacht reali, costituendo la prima flotta da diporto della storia. Data l'esclusività di questa imbarcazione e la crescente competitività, il famoso maestro d'ascia Christopher Pett costruì, sempre per il re, il "Catherine", mentre Peter Pett varò "Anne" per il fratello del re, duca di YorkRoberto Magri, Yacht, alle origini di una grande storia , 7 ottobre 2009..
Inizialmente i panfili erano un privilegio dell'aristocrazia. Fra i nobili italiani possessori di panfilo ricordiamo Ippolito Pindemonte che corse "l'ampio regno de' venti"Ugo Foscolo, Dei sepolcri, verso 213 fra Sicilia, Malta e Grecia sulla sua barca a vela nel 1776.
Tuttavia, se in Europa i panfili rimanevano un lusso quasi esclusivamente nobiliare, negli Stati Uniti d'America i milionari iniziarono a costruirsi panfili paragonabili a quelli dell'aristocrazia europea. Fra i primi yacht americani ci fu il Cleopatra's Barge, varato nel 1816 a Salem, Massachusetts per George Crowininshield Jr.John Roumaniere, the Seafarers - the luxury Yachts, Time-Life, 1981 (trad. it. I grandi navigatori - Gli yacht, CDE s.p.a. - Gruppo Mondadori, 1988).
La diffusione degli yacht fra l'aristocrazia fece nascere la voglia di competizione e nacquero così le prime regate, fra cui la settimana di Cowes che si tiene dal 1826.
Nei primi decenni dell'Ottocento nacquero anche gli yacht club, in particolare il Royal Yacht Squadron (1815) e il New York Yacht Club (1844). In Italia, il primo yacht club nacque a Genova, nel 1879, per iniziativa di un gruppo di appassionati capeggiati da Augusto Vittorio VecchiMaurizio Eliseo, Dai panfili reali ai moderni megayacht di oggi ..
Da allora, passando dai grandi yacht a vapore con scafo di ferro ad oggi, la forma dello scafo, l'attrezzatura, i mezzi di propulsione e i materiali di costruzione hanno subito grandi cambiamenti, soprattutto a seconda del tipo di impiego. L'introduzione del vapore, ad esempio, determinò la distinzione fra panfili di lusso (che da allora saranno a motore termico) e panfili da regata (che naturalmente rimarranno a vela).
Uno dei primi panfili privati a vapore fu il North Star I di Cornelius Vanderbilt, costruito nel 1853 a New York. Esso misurava 82 metri e teneva una velocità media di 13 nodi..
James Gordon Bennett Jr. si costruì due panfili di un lusso sfrenato: il Namouna nel 1882 e poi il piroscafo Lysistrata nel 1900. Quest'ultimo aveva una linea slanciata molto elegante ed era lungo ben 96 metri. A bordo c'era un bagno turco e la stalla per la mucca che forniva latte fresco tutti i giorni.
Un altro magnate che ostentava la propria ricchezza attraverso i panfili fu John Pierpont Morgan, che possedette tre yachts successivamente, tutti chiamati Corsair, e sempre più grandi. L'ultimo, il Corsair III, era stato costruito nel 1898 ed era un battello a vapore di 93 metri, che raggiungeva i 19 nodi.
Il panfilo privato più sontuoso della Belle Époque però è considerato il Margarita del banchiere Anthony Joseph Drexel, costruito nel 1900 e che misurava cento metri di lunghezza. Questa nave aveva ogni comodità: riscaldamento a vapore; un sistema di ventilazione forzata; gruppi elettrogeni per alimentare le 800 lampadine di bordo ed una macchina per produrre 550 chili di ghiaccio al giorno.
Dopo la prima guerra mondiale si passò dal motore a vapore a quello diesel. Fra i primi panfili a montare il nuovo tipo di propulsori ci fu lAra di William Kissam Vanderbilt, convertito a Diesel nel 1922.
Nel 1931 il Savarona III dell'ereditiera Emily Roebling Cadwalader era il più grande panfilo privato mai costruito: misurava 125 metri e raggiungeva i 17 nodi. Dopo alcuni anni, tuttavia, la proprietaria lo cedette al governo turco ed è tuttora il panfilo presidenziale di quel paese.
In effetti, a causa della Grande depressione e poi delle distruzioni conseguenti la seconda guerra mondiale, ostentare la propria ricchezza era divenuto inopportuno e controproducente. Perciò per alcuni decenni non vennero più costruite imbarcazioni "faraoniche".
È esemplare in questo senso che il più famoso panfilo degli anni sessanta e settanta, il Christina O di Aristotele Onassis, fosse un residuato bellico canadese riconvertito.
Nel 1979 i cantieri Benetti di Viareggio vararono il Nabila per il petroliere saudita Adnan Khashoggi: si trattava di un panfilo rivoluzionario che aprì l'era dei moderni megayachts.
In occasione del Monaco Yacht Show, nel 2019 è stato presentato per la prima volta un panfilo che funziona grazie alla tecnologia ad idrogeno-elettrico della misura di 112 metri chiamato Aqua. È stato sviluppato dallo studio Sinot Yacht Architecture.
Nel 2021 un’azienda svizzera, la Swiss Sustainable Yachts AG, ha costruito un panfilo a idrogeno dotato anche di pannelli solari con autonomia illimitata e batterie agli ioni di litio chiamato Aquon One.
Classificazione
La classificazione delle imbarcazioni viene effettuata principalmente a seconda della lunghezza secondo le norme UNI EN ISO 8666.
In particolare, si parla di imbarcazione da diporto quando questa viene utilizzata esclusivamente per scopi ricreativi o eventi sportivi, ma non per fini di lucro; è questo il caso degli yacht. Nella classificazione del Registro italiano navaleClassificazione navale RINA . ne vengono indicate tre tipologie principali: Motor Yacht (imbarcazione a motore), Vela e Motor Sailer (avente sia motore che vela).
La forma delle carene varia a seconda che si tratti di imbarcazioni da corsa, le quali vengono appositamente progettate per una maggiore velocità, oppure di barche da crociera, in cui prevale soprattutto la qualità dei materiali utilizzati.
Materiali di costruzione
Fino al 1950 la quasi totalità degli yacht era costruita con materiali in legno o acciaio per gli scafi più grandi; la scelta dei materiali è poi diventata molto più ampia. Oggi, essendo la leggerezza un fattore fondamentale, le imbarcazioni di questo tipo vengono solitamente costruite in materiale composito fino a una lunghezza massima di circa 50mt, oltre i quali si prediligono materiali metallici.
I materiali utilizzati oggi sono: Materiali compositi Legno Metalli
Materiali compositi
Vengono definiti compositi tutti quei materiali di natura non omogenea all'interno dei quali è possibile individuare due elementi fondamentali: le fibre, che rappresentano la parte strutturale, e le resine, che garantiscono la coesione tra i vari strati.
Fibre Le fibre più utilizzate per la produzione degli yacht sono la fibra di vetro, la fibra di kevlar e la fibra di carbonio, che, a seconda della diversa disposizione e del diverso metodo di tessitura, presentano caratteristiche differenti: Tessitura matMat e tessuti. Da Giovanni Paolo Bonelli, Studio del comportamento flesso-torsionale di un telaio in materiale composito per vettura sportiva, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, 2012, pp. 21-22.: questo tipo di rinforzo, concepito per la stratificazione a mano, viene normalmente utilizzato per i primi 3 strati. Con tale materiale si producono strati con una buona resistenza al taglio interlaminare. Tessitura unidirezionale: questo tipo di tessitura viene utilizzata normalmente nelle ordinate e nei paramezzali. I nastri unidirezionali hanno bassa resistenza e quindi si adattano male a superfici con geometria complessa. Tessitura a 0°/90°: questa è la tessitura più comunemente utilizzata, data l'ampia gamma di proprietà che presenta a seconda della lavorazione a cui viene sottoposta. Tessitura multiassiale: questo tipo di processo è quello meno utilizzato dato l'alto costo dei macchinari necessari e i lunghi tempi di produzione. Rispetto ai precedenti, questo tipo di tessuto presenta migliori proprietà meccaniche.
Resine Le resine possono presentare varie viscosità a seconda del tipo di lavorazione e al tipo di catalizzazione che permette di raggiungere il giusto grado di durezza. Normalmente applicate a seconda del tipo di lavorazione e delle fibre, le resine più utilizzate per la produzione degli yacht sono: Resina poliestere: è stata una delle prime resine ad essere utilizzate durante la lavorazione e continua tutt'oggi ad essere molto utilizzata grazie a un ottimo rapporto qualità/prezzo. Ha la caratteristica di risentire meno, rispetto alle altre resine, della temperatura e dell'umidità durante l'applicazione, mantenendo pressoché inalterate le proprie caratteristiche. Resina vinilestere a base poliestere: ha un uso più specifico ed ha proprietà meccaniche qualitativamente superiori rispetto alla precedente. Resina vinilestere a base epossidica: a differenza della precedente, oltre alle migliori performance meccaniche, presenta minori problemi di osmosi ed ha un'ottima repellenza all'acqua. Associata a fibre in kevlar e carbonio, oltre alle fibre in vetro, ha le sue massime prestazioni. Resina epossidica: sicuramente la più costosa e la più performante rispetto alle precedenti, è quella più delicata perché risente maggiormente dell'umidità, della temperatura e del rapporto di catalisi durante l'applicazione. In caso di rottura, a differenza delle altre, non può essere riparata o modificata con altri tipi di resina.
Prepreg