La Torre del Vescovo è una struttura difensiva medievale di Catania, situata nel quartiere Antico Corso, in Via Torre del Vescovo / Via Antico Corso. È parte del sistema difensivo medievale della città ed è adiacente al Bastione degli Infetti.
Descrizione La costruzione attuale è a pianta quadrangolare, realizzata in pietra lavica e malta, con frammenti di terracotta inzeppati nella muratura. I cantonali sono rinforzati con blocchi di pietra lavica squadrati. Nella parte superiore sono ancora presenti feritoie per gli arcieri. La torre si conserva parzialmente: dei 4 lati perimetrali ne rimangono solo 3, quelli rivolti verso l'esterno della cinta muraria. L'edificio conserva le saettiere del primo piano; il pavimento di entrambi i piani era probabilmente ligneo. Oggi è inserita in un'aiuola spartitraffico tra Via Torre del Vescovo e Via Antico Corso. A breve distanza, procedendo verso est lungo il perimetro del bastione, è presente una seconda torre a sezione rettangolare, priva di denominazione storica accertata.Fondo Ambiente Italiano, Bastione degli Infetti, scheda Luogo del Cuore.
Storia Il sito nella storiografia: il Tempio di Cerere L'area del Bastione degli Infetti e della Torre del Vescovo coincide, secondo la storiografia del XVII-XIX secolo, con il sito dell'antico Tempio di Cerere della città greca (Katane) e romana (Catina). Nel I secolo a.C. Cicerone, nelle Verrine, definisce il Tempio di Cerere di Catania come antichissimo e religiosissimo: «Sacrarium Cereris est apud Catinenses eadem religione, qua Romae» (Actio secunda in Verrem, Lib. IV).Cicerone, Actio secunda in Verrem, Liber IV (De signis). Nel XVII secolo Pietro Carrera, nelle Memorie Historiche della città di Catania (1641), localizza il tempio esplicitamente in quest'area: «Era il sito di esso nella parte Settentrionale della Città, oue hoggi quel bastione ritondo veggiamo non ancor finito, che degl'Infetti è chiamato».Pietro Carrera, Memorie Historiche della città di Catania, Tomo I, Cap. III, p. 30, Catania, 1641. Lo stesso Carrera collega l'area alla distruzione del tempio pagano da parte di San Leone, vescovo di Catania nell'VIII secolo, secondo il Breviario gallicano: il santo «dal Torrione della Città posto presso il Bastione degl'Infetti, & esso Tempio di Cerere, orando impetrò dal cielo la distruttione di quello, rimase il nome al luogo».Pietro Carrera, Memorie Historiche della città di Catania, Tomo I, Cap. VI, p. 57, Catania, 1641. La medesima tradizione è confermata nel XIX secolo da Francesco Ferrara, che riporta come «alcuni resti di torre vicina furono lungo tempo detti torre del vescovo» e che «si credeva che Leone da sopra di essa avesse comandato il saccheggio del tempio».Francesco Ferrara, Storia di Catania, 1829, pp. 289-290. Carrera identifica inoltre il vicino Colle di Santa Sofia — oggi sito dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico G. Rodolico - San Marco di Catania — come il Mons Cereris, l'altura dedicata alla dea, in versi latini: «Mons Cereris, qui nunc Sophiae, sublime iacenti / Florum perpetuo fulcit odore caput».Pietro Carrera, Memorie Historiche della città di Catania, Tomo I, p. 29, Catania, 1641. Il Bastione degli Infetti era dunque la sede cultuale, mentre il Colle di Santa Sofia l'altura omonima: due siti distinti che la storiografia successiva ha talvolta confuso. Nel XVIII secolo l’abate Giuseppe Recupero, nella Storia Naturale e Generale dell'Etna, pubblicata postuma nel 1815, descrivendo il paesaggio del colle di Santa Sofia ancora semi-rurale, registra il dibattito erudito sul Tempio di Vulcano — questione distinta dalla localizzazione del Tempio di Cerere al Bastione degli Infetti documentata da Carrera — senza risolvere né l'una né l'altra.Giuseppe Recupero, Storia Naturale e Generale dell'Etna, Catania, 1815, p. 84 (Articolo Quinto). Bernardo Gentile Cusa, nel Piano Regolatore pel risanamento e per l'ampliamento della città di Catania del 1888, conferma l'identificazione con espressa riserva: «si addita da tempo immemorabile come posto probabile di questo tempio il luogo occupato ora dal Bastione degli Infetti; ma le iscrizioni trovatevi ad altri cimelii non sono tali da togliere ogni dubbio in proposito».Bernardo Gentile Cusa, Piano Regolatore pel risanamento e per l'ampliamento della città di Catania, Catania, 1888, p. 17. Origini e denominazione La struttura sarebbe stata eretta probabilmente all'inizio del XIV secolo, forse intorno al 1302, sotto il dominio aragonese, per difendere il settore settentrionale della città. Secondo il cartello didattico IBAM-CNR (2017), la tradizionale identificazione dei ruderi oggi visibili con la torre che il vescovo di Malta, Antonio de Vulponno (o Vulpone), avrebbe ricevuto in dono dal senato cittadino «non è certa». Secondo la storiografia locale, Vulponno, cittadino catanese, era stato arcidiacono di Catania e i giurati gli avrebbero donato una torre della città.Fabrizio Titone, Denunciare per scegliere. Matrimoni e unioni illecite nella diocesi di Catania (1380-1580), Napoli, FedOAPress, 2024, p. 152, nota 121, con rimandi a Adolfo Longhitano, La parrocchia nella diocesi di Catania. Prima e dopo il Concilio di Trento, Troina – Catania, Edizioni Grafiser – Studio Teologico S. Paolo, 2017 (1ª ed. 1977), p. 316 nota 82; e a Patrizia Sardina, Tra l'Etna e il mare. Vita cittadina e mondo rurale a Catania dal Vespro ai Martini (1282-1410), Messina, Sicania, 1995, pp. 72, 243. Il toponimo potrebbe quindi derivare dalla presenza di possedimenti vescovili nell'area, indipendentemente dalla struttura oggi visibile.Cronotassi dell'Arcidiocesi di Malta, citando Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. I, p. 340. Inoltre, il toponimo "Torre del Vescovo" non va confuso con l'omonima torre campanaria del convento domenicano di Catania, eretta per volere del vescovo Simone del Pozzo nel 1387-1388 e demolita da re Martino I nel 1405.Giuseppe Sorge, Lineamenti di storia dell'ospedalità civile catanese, Catania, Officina Grafica Moderna Impegnoso & Pulvirenti, 1940, p. 13, nota.
Il lazzaretto e le Mura di Carlo V La struttura fu successivamente ampliata inglobando il vicino bastione cinquecentesco delle Mura di Carlo V, fatte costruire dal viceré Juan de Vega, nel 1556Francesco Ferrara, Storia di Catania, 1829, p. 290., per volere di Carlo V d'Asburgo, sotto progetto dell’ingegnere militare Antonio Ferramolino da Bergamo. È il bastione meglio conservato tra gli 11 eretti dal Ferramolino.
Nel 1576, durante la peste, il complesso difensivo fu adibito a lazzaretto per i malati infetti, assumendo poi la denominazione di Bastione degli Infetti.Rosario Pennisi, Le mura di Catania e le loro fortificazioni nel 1621, in «Archivio Storico per la Sicilia Orientale», fasc. I, 1929, p. 127, nota 1; Santi Correnti, Contributi alla storia di Catania, Padova, CEDAM, 1964, p. 3. Nel 1669 la struttura subì danni a seguito dell'eruzione dell'Etna. Nel 1839 il protomedico Antonio Di Giacomo, proponendo un sito per la riunificazione degli ospedali catanesi, indicava l'area «al piano San Domenico, vicino al bastione degli Infetti» come punto di riferimento topografico della città.Archivio di Stato di Catania, Consiglio Generale degli Ospizi, Opere Pie e Confraternite, elenco 9, b. 47/2; citato in:
Stato di conservazione La torre ha subito per decenni un grave degrado, essendo utilizzata come deposito abusivo di rifiuti. Solo a partire dagli anni 2010 si è sviluppata una maggiore sensibilità civica verso il sito, grazie all'installazione di un cancello e di cartelli di sensibilizzazione. Il degrado è tuttavia proseguito, documentato ancora nel 2024 dalla stampa locale.
Note
Bibliografia CARRERA Pietro, Memorie Historiche della città di Catania, Tomo I, Catania, 1641. GENTILE CUSA Bernardo, Piano Regolatore pel risanamento e per l'ampliamento della città di Catania, Catania, 1888. FERRARA Francesco, Storia di Catania, Catania, 1829. RECUPERO Giuseppe, Storia Naturale e Generale dell'Etna, Catania, 1815. PENNISI Rosario, Le mura di Catania e le loro fortificazioni nel 1621, in «Archivio Storico per la Sicilia Orientale», fasc. I, 1929. CORRENTI Santi, Contributi alla storia di Catania, Padova, CEDAM, 1964. SORGE Giuseppe, Lineamenti di storia dell'ospedalità civile catanese, Catania, Officina Grafica Moderna Impegnoso & Pulvirenti, 1940. SARDINA Patrizia, Tra l'Etna e il mare. Vita cittadina e mondo rurale a Catania dal Vespro ai Martini (1282-1410), Messina, Sicania, 1995. CARBONE Enrico, Catania: cronache dal tempo, Acireale, Bonanno, 1997. ISBN 88-7796-092-2. LONGHITANO Adolfo, La parrocchia nella diocesi di Catania. Prima e dopo il Concilio di Trento, Troina-Catania, Edizioni Grafiser/Studio Teologico S. Paolo, 2017 (1ª ed. 1977). ISBN 978-88-99070-35-9. TITONE Fabrizio, Denunciare per scegliere. Matrimoni e unioni illecite nella diocesi di Catania (1380-1580), Napoli, FedOAPress, 2024. ISBN 978-88-6887-245-8. DOI 10.6093/978-88-6887-245-8.
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