Un ballo in maschera è un'opera di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Somma, la cui fonte è il libretto di Eugène Scribe per Daniel Auber Gustave III, ou Le Bal masqué (1833).

La commissione dell'opera e la sua realizzazione Frutto della giovane amicizia con Antonio Somma, nata durante il periodo della Traviata, l'opera prende spunto dal dramma francese Gustave III, ou Le Bal masqué, libretto che Eugène Scribe scrisse per Daniel Auber nel 1833 basato sulla vita dell'omonimo monarca svedese. Prima di essere rappresentata la prima volta al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859, quest'opera dovette subire numerose modifiche dettate dalla censura prima borbonica e poi pontificia.Julian Budden, Le opere di Verdi, vol II, Torino, EDT 1986, pp. 387-402.

Fu nella primavera del 1856 che Verdi iniziò a prendere contatto con Vincenzo Torelli, giornalista e segretario della direzione del San Carlo, proponendogli un soggetto del tutto nuovo: un Re Lear di Shakespeare, cui aveva iniziato a lavorare in quel periodo insieme a Somma, ma che non concretò mai a causa dell'incertezza del maestro sulla compagnia teatrale e sullo stesso soggetto. Fu firmato comunque un contratto per la stagione teatrale del Carnevale del ‘57-‘58, dando così modo a Verdi di continuare i suoi lavori (tra cui il Simon Boccanegra per la Fenice di Venezia). Ma non fu facile trovare un altro soggetto da musicare: entro giugno bisognava presentare un compendio dell'argomento scelto. Nelle lettere di Verdi a Torelli si parla di diversi drammi: "Avrei amato fare il Ruy Blas; ma avete ragione, non conviene fare la parte brillante a Coletti, d'altra parte non avrebbe potuto fare la parte del protagonista".Lettera a Torelli, 9.9.1857, in CL, p. 561. E ancora:

«La mia attenzione erasi fermata sopra un dramma molto bello ed interessante: Il Tesoriere del re D. Pedro, che feci subito tradurre; ma, nel farne lo schizzo per ridurlo a proporzioni musicabili, vi ho trovato tali inconvenienti da deporne il pensiero. Ora sto riducendo un dramma francese, Gustavo III di Svezia, libretto di Scribe, e fatto allOpéra or sono più di vent'anni».Lettera a Torelli, 19.9.1857, in CL, pp. 561-3. Fu quest'ultimo al quale Verdi scelse di lavorare, in accordo con la direzione del teatro.Julian Budden, Le opere di Verdi, vol II, Torino, EDT 1986, pp. 388-390.

Nell'ottobre del 1857 Somma e Verdi si misero quindi al lavoro, lavorando al libretto e alla musica e rifacendosi (con opportune modifiche) al lavoro di Scribe ed Auber, ma quando furono mandati i primi abbozzi Torelli si affrettò ad avvisare il maestro che la censura avrebbe chiesto molti cambiamenti. Verdi giudicò discutibili tutte le richieste, soprattutto lo spostamento all'indietro di cinque o sei secoli dell'epoca in cui ambientarla; eppure a gennaio, dopo essere giunto a Napoli, riuscì con Somma a presentare un libretto con un nuovo titolo: Una Vendetta in Domino, cambiando il re in duca di Pomerania e trasportando l'azione un secolo indietro.Julian Budden, Le opere di Verdi, vol II, Torino, EDT 1986, pp. 392-394. .

Ma con l'attentato a Napoleone III, avvenuto il 14 gennaio ad opera di Felice Orsini, tutto il lavoro fu di nuovo giudicato inadatto. La direzione del San Carlo decise quindi di muoversi autonomamente facendo modificare il titolo e gran parte del contenuto del libretto, denominato ora Adelia degli Adimari, ad un librettista anonimo (si suppone fosse Domenico Bolognese, l'allora poeta ufficiale del teatro). Appresa la notizia, Verdi decise di sciogliersi dal contratto ancor prima di aver visionato il nuovo lavoro; la direzione gli fece causa ed egli rispose con una querela per danni. Il tutto si dovette risolvere in tribunale. Doveroso citare una parte fondamentale del memorandum che il maestro scrisse per difendersi:

«La Vendetta in Domino si compone di 884 versi: ne sono stati cambiati 297 nell'Adelia, aggiunti molti, tolti moltissimi. Domando inoltre se nel dramma dell'Impresa esiste come nel mioIl titolo? - No.Il poeta? - No.L'epoca? - No.Località? - No.Caratteri? - No.Situazioni? - No.Il sorteggio? - No.Festa da ballo? - No.Un Maestro che rispetti l'arte sua e se stesso non poteva né doveva disonorarsi accettando per subbietto d'una musica, scritta sopra ben altro piano, codeste stranezze che manomettono i più ovvii principii della drammatica e vituperano la coscienza dell'artista».Julian Budden, Le opere di Verdi, vol II, Torino, EDT 1986, pp. 397.

Dopo mesi si giunse ad un accordo: la direzione ritrattò le accuse e in cambio Verdi mise in scena al San Carlo una ripresa del Simon Boccanegra il 30 novembre del 1858.Julian Budden, Le opere di Verdi, vol II, Torino, EDT 1986, pp. 394-97.

Ma il desiderio di mettere in scena la sua opera spinse il maestro a prendere contatto con l'impresario del teatro Apollo di Roma, Vincenzo Jacovacci, il quale fu ben lieto della notizia, ma preannunciò che l'opera avrebbe dovuto subire qualche cambiamento per la censura. Somma esortò Verdi a lasciar perdere e a dare il libretto a Milano dove sarebbe passato indenne in teatro, ma per il maestro bisognava dare uno «schiaffo» al teatro napoletano, mettendo in scena l'opera «quasi sulle porte di Napoli e far vedere che anche la censura di Roma ha permesso questo libretto».Lettera di Giuseppe Verdi a Vincenzo Luccardi/ 27 febbraio 1858,in CL, pp. 570-571.

Fu così che l'opera passò nelle mani dei romani e riuscì ad andare in scena senza troppe variazioni il 17 febbraio del 1859, pur con qualche malcontento degli autori. Somma dovette accettare suo malgrado le disposizioni della censura ma si rifiutò di far pubblicare il libretto col suo nome; Verdi si dovette accontentare dei membri del cast che il teatro poteva permettersi e ne rimase alquanto deluso, ad eccezione di Gaetano Fraschini e Leone Giraldoni.Julian Budden, Le opere di Verdi: dal Trovatore alla Forza del Destino, vol II, ristampa di giugno 2013, p. 398-402.

La prima

La prima ebbe luogo il 17 febbraio 1859 al Teatro Apollo di Roma. Gli interpreti e gli artisti coinvolti furono i seguenti:Eduardo Rescigno, Dizionario verdiano, BUR Dizionari, Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-1786628-8 Personaggio Interprete Riccardo Gaetano Fraschini Amelia Eugenia Julienne Dejean Renato Leone Giraldoni Oscar Pamela Scotti Ulrica Zelinda Sbriscia Un Giudice Giuseppe Bazzoli Silvano Stefano Santucci Un Servo di Amelia Luigi Fossi Samuel Cesare Rossi Tom Giovanni Bernardoni Scene Luigi BazzaniGiovanni Battista BiseoGiuseppe CeccatoValentino Solmi Costumi Filippo Peroni Direttore di scena Giuseppe Cencetti Maestro del coro Pietro Dolfi Maestro al cembalo Giuseppe Verdi (per tre recite),poi Tullio Ramacciotti Primo violino e direttore d'orchestra Emilio Angelini

Trasformazioni imposte dalla censura + Modifiche imposte dalla censura nel 1858GennaioDopo il 13 gennaioAttentato a Napoleone III.FebbraioOttobreUna lettera del 13 dicembre 1858 testimonierebbe nuove varianti del libretto che la censura pontificia avrebbe chiesto al maestro, varianti che avrebbero "nauseato" il povero Somma a tal punto da chiedere (di nuovo) che il libretto fosse anonimo. In proposito Abbiati, La vita e le opere di Giuseppe Verdi, 1959, Milano, Ricordi p. 519Titolo Gustavo III / Una Vendetta in Domino Una Vendetta in Domino Adelia degli Adimari Una Festa da Ballo in Maschera (divenuta poi Un Ballo in Maschera)Protagonista Trasformazione del personaggio da Re in Duca Trasformazione del personaggio da Duca a Signore Trasformazione da signore a capo della fazione Guelfa Trasformazione del protagonista da Duca a ConteLuogo dell'azione Spostamento dell'azione in una regione nordica (divenuta poi Pomerania) Firenze Spostamento dell’azione fuori Europa (Verrà scelta Boston)Librettista Tommaso Anoni AnonimoSi pensa fosse Domenico Bolognese. In proposito Julian Budden, Le opere di Verdi, vol II, Torino, EDT 1986, p. 395. Somma volle che il suo nome non comparisse sul librettoIl suo nome uscì tuttavia sul cartellone pubblicitario dell'opera il 4 dicembre 1858, poiché il maestro aveva firmato il contratto a Roma con libretto di Somma. In proposito Abbiati, La vita e le opere di Giuseppe Verdi, 1959, Milano, Ricordi p. 520.Epoca in cui è ambientata l’azione Cambiamento del periodo, dal XVII secolo a un'epoca pre-cristiana Trasportare l’azione in un'epoca in cui si credeva alla stregoneria (Verdi la spostò solo di un secolo addietro) XIV secolo (1385 ca.), periodo dei Guelfi e ghibellini Fine del XVII secoloAltri cambiamenti -L'amore deve essere nobile e venato di rimorso -I cospiratori odiano il Duca per ragioni ereditarie -La festa deve rispecchiare i costumi dell’epoca -Niente armi da fuoco -Cambiare la moglie in sorella -Nessun ballo -Uccisione del signore dietro le scene -Eliminare la scena dei nomi tirati a sorte -Il ballo diventa un banchetto -Il paggio diviene un soldato al servizio di Armando -Reintegrazione della scena del sorteggio e della maggior parte dei versi e delle scene che erano stati scritti prima del terzo librettoNomi dei personaggi Gustavo Amelia Carlo Locusta Oscar Ivan e MazeppaArmando degli Armandi Adelia degli Adimari Roberto degli Adimari Ulrica Arpini Riccardo Amelia Renato Ulrica Oscar

Precedenti La trama è tratta da un fatto realmente accaduto: Gustavo III, re di Svezia dal 1771 al 1792, fu ferito da un uomo di corte durante un ballo il 16 marzo, e morì pochi giorni dopo. La storia, ridotta a libretto da Scribe (testo da cui poi prenderanno spunto tutte le altre opere con lo stesso soggetto), fu musicata diverse altre volte prima di diventare la fonte di Un ballo in maschera di Verdi, ed esattamente:

Nel febbraio del 1833 da Daniel Auber, libretto di Eugène Scribe, portato in scena al Théâtre de l'Opéra di Parigi come grand opéra in 5 atti, con balletti nel I e nel V, col titolo di Gustave III, ou Le Bal masqué.Julian Budden, Le opere di Verdi, vol II, Torino, EDT 1986, p. 390. Tra il 1840 e 1841 da Vincenzo Gabussi su libretto di Gaetano Rossi, melodramma di 3 atti, rappresentata per la prima volta al Gran Teatro La Fenice di Venezia con il nome di Clemenza di Valois.Julian Budden, Le opere di Verdi, vol II, Torino, EDT 1986, p. 391. Nel febbraio del 1843 da Saverio Mercadante su libretto di Salvatore Cammarano, opera in 3 atti messa in scena la prima volta al Teatro Regio di Torino, denominata Il Reggente. Nel 1834 Vincenzo Bellini fu tentato dallo stesso soggetto, ma il suo desiderio di destinarlo a Napoli sfumò con l'aggravarsi delle sue condizioni di salute, che lo condussero alla morte il 23 settembre 1835.

Trama L'azione si svolge a Boston alla fine del XVII secolo.

Atto I

Quadro I: palazzo del governatore a Boston Il Conte Riccardo è il saggio e illuminato governatore della colonia inglese del Massachusetts sotto il regno di Carlo II. La scena si apre nel suo palazzo, dove il Conte riceve una serie di notabili tra i quali, ben nascosto, si cela un piccolo gruppo di congiurati guidati da Samuel e Tom, che sta tramando contro di lui. Intanto il fido paggio Oscar si occupa dei preparativi di un ballo in maschera che di lì a qualche giorno sarà ospitato nel palazzo e porge al Conte una lista degli invitati tra i quali figura Amelia, moglie del creolo Renato, segretario ed amico carissimo di Riccardo. Questi ama segretamente la donna, ma è troppo fedele al proprio amico per tentare di sedurla. Successivamente un giudice chiede a Riccardo di firmare l'atto di condanna all'esilio della maga Ulrica, una donna di colore, ma Oscar tenta di dissuaderlo poiché la fattucchiera potrebbe vendicarsi facendo ricorso alle sue arti; il governatore, scettico, decide di recarsi travestito da pescatore nel suo antro.

Quadro II: l'abituro della maga Ulrica