La storia della medicina ha origini molto antiche e spesso dibattute. La sua storiografia si occupa di studiare l'evoluzione della medicina nel corso della storia dell'uomo cercando di descrivere e comprendere le pratiche mediche, sia passate che presenti, in tutte le società umane.
Questo campo di studio comprende anche altre discipline come l'antropologia, l'economia, le scienze della salute, la sociologia e la politica al fine di poter comprendere meglio le istituzioni, le pratiche, le persone, le professioni e i sistemi sociali che hanno influenzato e plasmato la medicina nel corso dei secoli.
Lo studio della storia della medicina permette di comprendere come le società siano cambiate nel loro approccio alla malattia dai tempi antichi al presente. Le tradizioni mediche dell'antichità includono quella mesopotamica, cinese, egizia e indiana. Il giuramento di Ippocrate venne formulato nell'antica Grecia nel V secolo a.C. e ispira i giuramenti che i medici e successivamente gli infermieri con l'avvento di Florence Nightingale, prestano tutt'oggi al momento dell'ingresso nella professione. Nel Medioevo, le pratiche chirurgiche ereditate dagli antichi maestri furono perfezionate e poi sistematizzate nel trattato Pratica della Chirurgia di Rogerio Frugardi. In Italia, intorno al 1220, con le università medievali iniziò la formazione sistematica dei medici.
L'invenzione del microscopio, avvenuta durante il rinascimento, ebbe come conseguenza una migliore comprensione della natura. Prima del XIX secolo, si riteneva che la teoria umorale fosse in grado di spiegare le cause delle malattie, ma fu gradualmente sostituita dalla teoria dei germi, portando allo sviluppo di trattamenti efficaci e persino a cure per molte malattie infettive. I medici militari furono i protagonisti dello sviluppo delle tecniche di trattamento, anche chirurgico, dei traumi. Nel XIX secolo si assistette ad uno sviluppo delle pratiche di sanità pubblica poiché la rapida crescita delle città richiedeva misure sanitarie sistematiche. All'inizio del secolo successivo iniziarono a comparire i primi centri di ricerca medica avanzati, spesso collegati a grandi ospedali. La metà del XX secolo è stata caratterizzata dall'introduzione di nuovi trattamenti biologici, come gli antibiotici. Questi progressi, insieme agli sviluppi nella chimica, nella genetica e nella radiologia hanno portato a quella che è la medicina moderna.
I primordi
Anticamente la medicina, come le altre branche del sapere, era di pertinenza dei sacerdoti.
In effetti nella Grecia, in Egitto, in Mesopotamia, tra gli ebrei, si sviluppa una medicina sapienziale, esorcistica, esercitata da sacerdoti, in cui la terapia è la penitenza, l'eziologia della malattia è divina. Accanto a questa medicina sapienziale, in tutti gli ambiti si sviluppò anche una medicina artigianale, di artigiani della guarigione, di manipolatori di farmaci, di operatori manuali.
Tra costoro l'atto terapeutico delle origini era essenzialmente autoreferenziale: il soggetto ferito o malato ricercava il rimedio allontanandosi dal gruppo o essendo abbandonato da esso (questo comportamento ha una testimonianza antico testamentaria; nella Bibbia si prescrive l'estromissione dalla tribù in presenza di alcune malattie ed è inoltre confermato dai moderni studi antropologici sui gruppi primitivo-moderni).
Tuttavia con lo stabilizzarsi dei gruppi e sviluppando maggior predominio del territorio, sorse una progressiva divisione dei ruoli: le femmine, oltre ad occuparsi dei piccoli, si diedero alla raccolta di vegetali, mentre i maschi si dedicarono alla caccia. Lo sviluppo della complessità del sistema comunitario contemplò come sua parte integrante la definizione dei ruoli, delle gerarchie corrispondenti e delle figure preposte al loro mantenimento, ossia una configurazione della dinamica sociale in cui ad ogni individuo era assicurata la sopravvivenza in funzione di un ruolo. In questo quadro, individui con appropriate caratteristiche si assunsero il compito di provvedere al mantenimento del tenore sanitario della comunità. Essa si sviluppò secondo due criteri ormai ben riconosciuti: la costante intellettuale e la ricerca istintiva del farmaco.
Questo esercizio primordiale, di attività finalizzate alla sanificazione del corpo attinto da malattia o da lesione, si ritrova in tutte le civiltà; spesso, nelle forme primigenie, si nota una commistione, una confusione, o comunque sempre almeno una vicinanza, fra le attività medicali e quelle religiose.
Medicina in età antica
I primi riferimenti della medicina egizia appartengono alla prima epoca monarchica (2700 a. C.). Essa aveva una concezione magica della infermità, esistevano svariate conoscenze e pratiche ma le pratiche mediche erano accompagnate da specifiche formule apotropaiche.
Più o meno contemporanea è la medicina mesopotamica, la cui principale testimonianza scritta è il Codice di Hammurabi (circa 1772 a.C.). Esso riportava, in tredici articoli, le responsabilità del medico nell'esercizio della sua professione, come pure i castighi previsti.
Anche qui primeggia una concezione soprannaturale della malattia: si tratta di un castigo divino a seguito della rottura di un tabù.
Medicina greco-romana
Grecia
Nell'antica Grecia, la divinità della medicina e della guarigione era Asclepio, figlio di Apollo secondo la mitologia greca. Molte polis possedevano templi a lui dedicati tra i principali si annovera quello di Epidauro, attestato da evidenze archeologiche ed epigrafiche.. I templi di Asclepio non era solo luoghi di culto, ma anche centri di cura dove i malati si recavano per pratiche rituali di purificazione e sacrificio seguiti dalla pratica dell'incubazione, ovvero un sonno sacro in cui si attendeva una rivelazione sulla propria malattia o una guarigione in sogno.. Le iscrizioni votive attestano che i fedeli attribuivano alla divinità tali comunicazioni.. Parallelamente a tali pratiche religiose, negli stessi santuari iniziarono nel tempo a svilupparsi una medicina empirica basata sull'osservazione di casi concreti arrivando a sviluppare una certa strutturazione del sapere medico. Tutto questo, tuttavia, senza mai arrivare ad una netta separazione con le credenze tradizionali..
È proprio nel cotesto dei templi di Asclepio che emerge la figura di Ippocrate di Cos (V-IV secolo a.C.), tradizionalmente indicato il "padre della medicina". Nato in una famiglia aristocratica con interessi medici, i cui membri erano appartenuti alla corporazione degli Asclepiadi; il padre, egli stesso medico, affermava di essere un discendente di Asclepio.58 Gran parte del suo pensiero medico e filosofica venne raccolto nel Corpus Hippocraticum, un insieme di testi medici greci composti tra V e III secolo a.C., trasmessi e organizzati in età ellenistica.. In alcuni trattati a lui attribuiti si afferma l'origine naturale delle malattie e si contestano le interpretazioni di tipo religioso di determinate patologie, tra cui l’epilessia (conosciuta al tempo come "male sacro").. Ippocrate concepì la teoria umorale, il più antico tentativo, nel mondo occidentale, di fornire una spiegazione eziologica dell'insorgenza delle malattie, superando la concezione superstiziosa, magica o religiosa.Voce Umori in Nicola Ubaldo, Atlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, p. 82, 2000. ISBN 8844009277; ISBN 9788844009274. Nuova ed.: 2005. ISBN 8809041925; ISBN 9788809041929. Secondo tale teoria, la malattia è la conseguenza degli squilibri quantitativi o qualitativi tra i quattro costituenti umorali, ossia sangue, flegma, bile gialla, bile nera..
Sostenne inoltre che il centro delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti (oltre che del pensiero) fosse il cervello e non il cuore, come si credeva all'epoca, in quanto sede dell'anima. La visione animista è infatti quella con cui viene raccontata la storia della medicina antica, ed anche Galeno, nelle sue descrizioni che distinguevano tra arterie, vene e nervi, utilizzava il vocabolario dell'anima.
Tradizionalmente Ippocrate viene legato alla cosiddetta "scuola di Coo", dal nome dell'omonima isola, di cui si dice che ne fu il principale espoennte. Secondo quanto raccontato, essa privilegiava l'osservazione diretta del malato, l'analisi dei sintomi e dell'evoluzione delle malattie, ponendo attenzione all'intero organismo e alle condizioni ambientali che influivano sulla salute.. Contrapposta alla scuola di Coo, la tradizione medica di Cnido è attestata dalle fonti antiche e si caratterizzava per un'impostazione prevalentemente descrittiva e nosologica, con particolare attenzione alla classificazione delle malattie e alla raccolta sistematica di osservazioni cliniche..
Tra gli altri celebri medicina della Grecia antica si può nominare, Alcmeone di Crotone a cui è attribuita l’individuazione del ruolo centrale del cervello nelle funzioni sensoriali e cognitive;. Filistione di Locri operante alla corte di Dionisio II di Siracusa e sostenitore del Cardiocentrismo;. Diocle di Caristo appartenente alla Scuola dogmatica e di fama pari a quella di Ippocrate secondo Plinio il Vecchio; Alcmeone di Crotone ritenuto il primo a compiere dissezioni su animali e il padre della teoria che vede la salute come equilibrio (isonomia) tra elementi o proprietà (dynameis) opposte
Anche i filosofi greci si occuparono di medicina. I presocratici e i pitagorici elaborarono diverse concezioni relative alla sede delle funzioni vitali e psichiche, con particolare riferimento al cervello e al cuore.. Aristotele (IV secolo a.C.) contribuì in modo decisivo allo sviluppo della biologia antica, con particolare attenzione all’osservazione zoologica e alla classificazione sistematica degli organismi..
In età ellenistica, soprattutto ad Alessandria d'Egitto, andarono a svilupparsi pratiche di studio anatomico basate sull'osservazione diretta e sulla dissezione animale. Le fonti attribuiscono ai due principali medici del tempo, Erofilo ed Erasistrato, un ruolo di particolare rilievo in tale ambito.. Attivi tra la fine del IV e la prima metà del III secolo a.C., le loro ricerche riguardarono in particolare l'anatomia e la fisiologia, con attenzione al sistema nervoso e a quello circolatorio. Parallelamente andò ad affermarsi anche la scuola empirica, che, in contrapposizione alla scuola dogmatica di tradizione ippocratica, proponeva il primato dell'esperienza clinica e dell'osservazione..
Epoca etrusca e romana
Tra il VIII e il III secolo a.C. nell'Italia centrale si sviluppò la civiltà degli Etruschi, caratterizzata da una cultura urbana avanzata e con forti scambi con il mondo greco. Il greco Teofrasto riferisce che gli Etruschi erano ritenuti esperti nella preparazione di medicamenti e nell’impiego di diverse erbe a scopo terapeutico, in linea con la più ampia tradizione greca che attribuiva alle popolazioni dell’Italia preromana una buona conoscenza delle piante medicinali. Dovendo fare i conti con la presenza endemica della malaria, è stato ipotizzato che avessero sviluppato anche pratiche empiriche di contenimento dei miasmi, come l’uso del fuoco e la fumigazione con piante aromatiche (tra cui il ginepro). Si ritiene che possedevano anche delle rudimentali competenze odotoiatriche e chirurgiche nonché conoscenze anatomiche provenienti dalle pratiche di aruspicia. Accanto a tali approcci empirici, la cultura etrusca integrava comunque la dimensione terapeutica con quella religiosa e divinatoria, attraverso riti, sacrifici e l’interpretazione dei presagi celesti secondo la disciplina etrusca, in cui medicina e sfera sacra non risultano nettamente separabili..Maria Fenelli, Speranza e sofferenza nei votivi anatomici dell'antichità, p. 76,Franco Frati, Paolo Giulierini, Medicina etrusca: alle origini dell'arte del curare, 2002, pp. 89-91, 110-123.