Fu deputato e poi senatore del Regno d'Italia; riuscì a risollevare l'economia scledense portando grandi riforme e innovazioni soprattutto nell'industria laniera facendo della Lanerossi (industria fondata dal padre) una delle maggiori industrie italiane.

Tra le opere da lui realizzate a Schio il nuovo quartiere operaio, l'asilo Rossi, il monumento al Tessitore. La città di Schio è intitolata a Alessandro Rossi.

Biografia Alessandro cominciò subito a lavorare nell'industria laniera del padre, Francesco Rossi, originario della contrada Rossi di Santa Caterina di Conco, ora Lusiana Conco. Dopo la morte del padre nel 1845, Alessandro fu posto alla guida della fabbrica nel 1849 subito dopo la fine dei moti del 1848 che avevano in quel periodo interrotto l'attività dell'azienda. Dal 1849 al 1866 il Veneto era ancora dominio austriaco e in questo periodo l'azienda risentì fortemente dei vincoli doganali esistenti che rendevano difficoltose le esportazioni verso il mercato italiano. Nonostante le difficoltà, Alessandro promosse numerosi investimenti per aumentare la capacità produttiva dell'azienda, introducendo innovazioni tecniche, potenziando gli impianti esistenti e costruendone di nuovi (come, ad esempio, la Fabbrica Alta).

Nel 1865 Rossi acquistò l'antica Villa Bonifacio-Velo di Santorso, allora proprietà della famiglia Prosdocimi e in stato di totale abbandono, la Chiesetta di Santo Spirito e una notevole estensione di terreno. Lo scopo era quello di costruire un luogo di riposo e di pace per la sua famiglia e nel contempo un Podere Modello in cui venissero attuate produzioni agricole a fini didattici. Attorno alla villa di Alessandro Rossi si estendeva uno splendido parco in stile romantico realizzato dall'architetto di fiducia Antonio Caregaro Negrin. Una parte del podere modello originario oggi fa parte dell'Oasi Rossi, uno spazio verde aperto al pubblico gestito dalla Cooperativa Nuovi Orizzonti Onlus che si occupa della manutenzione del Parco di proprietà dei comuni di Schio e Santorso.

Nel 1866 il Veneto è annesso al Regno d'Italia; Alessandro Rossi venne eletto deputato e quattro anni dopo senatore, facendosi portavoce degli interessi industriali. Il Lanificio Rossi diventò in questo periodo un punto di riferimento per tutta l'economia italiana. Nonostante l'impegno politico, Rossi non trascurò lo sviluppo dell'azienda, che fra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta espanse le sue attività alla filatura e alla tessitura della lana pettinata, prodotto fino a quel momento quasi interamente importato dall'estero. Alessandro Rossi era stato un forte sostenitore dei principi liberisti nel periodo della dominazione austriaca, ma durante la sua partecipazione alla Commissione d'inchiesta parlamentare sul corso forzoso nel 1869 avviene la sua conversione al protezionismo. Si convinse infatti in quell'occasione che era necessario cambiare la politica economica italiana e divenne negli anni successivi un grande sostenitore delle barriere doganali sull'esempio americano, sostenendo che la concorrenza internazionale è il principale ostacolo per lo sviluppo industriale italiano. Si rendeva necessario, per realizzare questo tipo di politica economica, coalizzare gli interessi industriali con quelli popolari, attraverso la coesione del mondo cattolico rurale ad un blocco conservatore che spingesse per uno sviluppo del capitalismo industriale a livello nazionale. Svolse inoltre una vasta attività pubblicitaria pubblicando numerose opere come ad esempio "Di una nuova economia politica" e promuovendo la diffusione di altre opere a sostegno dei suoi pensieri.

Punto cardine della sua politica economica si rivelò la ristrutturazione finanziaria e organizzativa dell'azienda. Nel 1873 il Lanificio Rossi fece quotare le sue azioni nella borsa a Milano. Questo permise di realizzare una enorme raccolta di capitali che a sua volta fece aumentare il valore delle azioni stesse. Contemporaneamente realizzò il sistema di gestione attraverso le cosiddette "Gerenze Autonome", che consistevano nella suddivisione dell'azienda in quattro ambiti produttivi guidati ognuno da un diverso manager, completamente indipendenti dal punto di vista organizzativo ma sottoposte al divieto di reciproca concorrenza e al controllo finanziario dell'Amministrazione Generale e del Consiglio di amministrazione. Questo permise ad Alessandro Rossi di dedicarsi maggiormente all'impegno parlamentare e pubblicistico, continuando a realizzare articoli che miravano a realizzare una nuova politica economica e industriale italiana e a promuovere la nascita di uno schieramento favorevole al protezionismo. La sua politica si sviluppò quindi su due piani: il primo a livello di politica nazionale e il secondo più strettamente imprenditoriale, in cui realizzò forme decisamente innovative di gestione d'impresa e di gestione della proprietà.

Negli anni tra il 1870 e gli inizi del XX secolo promosse la costruzione di una serie di vie di comunicazione stradali e ferroviarie nell'area alto-vicentina.

Nel 1877, a Roma, fondò l'Associazione Laniera Italiana.

Gli studenti diplomati portavano la feluca universitaria italiana azzurra e nera e avevano libero accesso all'università alle facoltà di Scienze e Ingegneria. Tale facoltà fu loro tolta dalla riforma Gentile del 1923 che fu disastrosa per lo sviluppo della tecnologia e la formazione dei quadri intermedi, indispensabili in una società industriale.

Nel 1892 Rossi si dimise dalla presidenza del Lanificio, continuando a svolgere solamente l'attività politica.

A lui è stato intitolato lo storico istituto tecnico industriale di Vicenza che ha avuto, tra gli altri come allievo il padre del microprocessore Federico Faggin.

È rimasta in ombra la sua capacità di scrivere versi e di cui ha dato prova in Schio artiera, Ai miei figli, il poemetto Massoneria, versi satiro-comici di economia politica, e la poesia dedicata al cugino, il poeta Giacomo Zanella in occasione dell'erezione del monumento dedicatogli dalla città di Vicenza.

Alessandro Rossi, grande appassionato di "modernismo", trasmise questa passione al figlio Gaetano, che fu il capostipite degli automobilisti nostrani. La prima autovettura circolante in Italia, precisamente a Piovene Rocchette in provincia di Vicenza, una "Peugeot Type 3", gli venne consegnata il 2 gennaio 1893. Questo evento è stato ricordato nel luglio 2007, quando una grande cerimonia ha festeggiato questo primato inaugurando, in onore del costruttore dell'auto, il "Largo Armand Peugeot" a Piovene Rocchette. È ora conservata presso il Museo dell'Automobile di Torino.

Impegno sociale Già durante il 1800, il pensiero di Alessandro Rossi risultava moderno, in quanto come industriale agì anche al di fuori dei cancelli della fabbrica e dimostrò un largo coinvolgimento nella vita sociale dei propri operai. Grande spazio nella sua visione sociologica fu dato alla tutela della salute e della vita degli operai che lavoravano nelle sue attività, in base anche all'educazione al rispetto del padre Francesco Rossi. Quest'ultimo ritenne già ai suoi tempi di dover fornire fornelli e stanze dedicate a riscaldare il cibo nelle fabbriche, dove gli operai che venivano da lontano potevano ripararsi dalle intemperie e mangiare un pasto caldo.

Fu inoltre grazie al padre che poté seguire, già dai 17 anni, il lavoro sul campo al fianco dei propri dipendenti e iniziare a creare quelle idee di modernità industriale che sarebbero state la sua fortuna. Questa vicinanza lo portò inoltre a considerare i punti di vista di chi aveva meno risorse e a cercare di migliorare significativamente le loro condizioni di vita. I suoi numerosi viaggi all'estero gli permisero di sperimentare diverse culture e di aprire la mente a nuovi modi di pensare, sfruttando al meglio la sua grande fame di sapere.

Fu in gioventù uno studente metodico e avido di novità, spaziando dall'architettura alla letteratura degli illuministi francesi, dalla sociologia di Jean Jacques Rousseau all'economia di Adam Smith. Non tralasciò lo studio di arti più pratiche come l'agricoltura e il commercio riesaminando i testi di Sully e Colbert.

Il suo pensiero sociale fu influenzato anche dagli avvenimenti e dalle condizioni dei lavoratori del suo tempo, soprattutto riguardo alle prime associazioni sindacali tessili in Francia, alle Trade Unions dei minatori in Inghilterra e ai Cavalieri del Lavoro in Irlanda.

Un punto in particolare emerge dal suo pensiero: che il dissidio tra capitale e lavoro sia una questione da valutare attentamente e che la meccanicizzazione arrivi a considerare l'operaio come parte dell'ingranaggio industriale e non come individuo.

Alfabetizzazione

Nel pensiero e nell'azione di Alessandro Rossi, è necessario evidenziare alcuni aspetti fondamentali: “il dovere, da parte dell'azienda, di corrispondere formazione”, “il senso di rivalutazione della figura dell'operaio” (basti pensare al "Monumento al Tessitore") e “l'importanza data all'istruzione” sia dell'età prescolari (Asilo Rossi) sia quella industriale e tecnica. Tutte queste opere educative si rivolgevano all'evoluzione della persona attraverso l'istruzione. Alessandro Rossi contribuì in modo fondamentale all'alfabetizzazione della popolazione, coinvolgendo tutte le età. Egli allargò la considerazione del problema formativo dall'istruzione ad ogni ordine e grado, con particolare attenzione a quella primaria e alla formazione professionale. Il Lanificio Rossi organizzò intorno agli stabilimenti una rete di scuole, con lo scopo principale di costituire un educandato operajo. Per realizzare tale fine:

fu impartita ai figli degli operai un'istruzione relativamente completa, per rispondere ai nuovi programmi governativi dopo l'unificazione d'Italia del 1861; le scuole si sostituirono ai genitori, impegnati nelle fabbriche, occupandosi dell'educazione fisica e morale dei loro figli, in modo che crescessero sani, onesti e utili. Infatti lo scopo ultimo era quello di preparare e formare esperti giovanotti che avrebbero lavorato in fabbriche, officine e negozi della città, onorando e amando il proprio lavoro.

Partendo dalla prima infanzia, nel 1872 venne costruito un asilo-scuola nel Nuovo quartiere in fase di urbanizzazione. Questa nuova edificazione fu possibile grazie alla sollecitazione dell'amministrazione comunale di Schio da parte di Alessandro Rossi, il quale voleva potenziare le strutture scolastiche e prese le redini dei lavori di costruzione. Questa nuova struttura venne inaugurata e donata al Comune nel 1876.

Nell'asilo aziendale, costruito in seguito per venire incontro ai suoi operai, il regolamento stabiliva che il vestiario, l'alimentazione e l'assistenza in generale, fossero a carico del Lanificio Rossi. Inoltre la madre interveniva per l'allattamento, ad ore prefissate.

Per quanto riguarda l'istruzione della scuola primaria, nel 1873, Rossi avviò l'edificazione di due scuole elementari, una femminile e una maschile. L'anno successivo, le due scuole vennero riunite in un unico stabile, ma in due ali separate: nel 1874 fu attiva l'ala maschile e nel 1875 quella femminile. L'edificio accoglieva bambini dai 7 agli 11 anni, i quali venivano istruiti con gli insegnamenti primari previsti, aggiungendo delle lezioni pratiche, differenziate per genere: alle femmine venivano insegnati i lavori donneschi, mentre ai maschi i lavori di fabbrica.