Assassinato a 41 anni, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, negli uffici della questura milanese e gettato dalla finestra del quarto piano, dell'ufficio del commissario Luigi Calabresi. Era trattenuto lì illegalmente da più di 48 ore in stato di fermo, perché sospettato della strage di piazza Fontana, i cui responsabili furono poi individuati tra i terroristi neri, dell'estrema destra italiana. Fu aperta un'indagine ma la dinamica della morte a livello giudiziario non fu mai chiarita. I poliziotti interrogati cambiarono svariate versioni, l'anarchico Pinelli, a detta degli agenti, si sarebbe inizialmente buttato volontariamente dalla finestra, quindi suicidato, poi sarebbe scivolato accidentalmente. La posizione del corpo però esclude la possibilità che Pinelli fosse cosciente o ancora vivo al momento della caduta. Nonostante le incongruenze portate alla luce dalle inchieste giornalistiche e la pressione dell'opinione pubblica, l'indagine fu archiviata nel 1975 e ad oggi resta un omicidio irrisolto.

Biografia Origini e formazione Nato a Milano, nel quartiere popolare di Porta Ticinese, il 21 ottobre 1928. Finite le scuole elementari deve andare a lavorare prima come garzone, poi come magazziniere, per mantenersi e aiutare la famiglia. Legge però molti libri per colmare i suoi studi lacunosi, fino ad avere una buona cultura da autodidatta.

La partecipazione alla resistenza Nel '44/'45 partecipa alla Resistenza antifascista come staffetta della Brigata autonoma Franco, qui conosce l'anarchico Angelo Rossini, attraverso cui entrerà nel movimento libertario. Il fatto che Rossini compaia anche negli elenchi delle Brigate Bruzzi Malatesta fa supporre che tra le due formazioni vi fosse un collegamento.Licia Pinelli, Piero Scaramucci, Una storia quasi soltanto mia, Milano, Feltrinelli, 2009, p. 30Mauro De Agostini, Franco Schirone, Per la rivoluzione sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano (1943-1945), Zero in condotta, Milano, 2015, p. 82-84. Dopo la fine della guerra "Pino", come è chiamato, continua l'attività nel movimento anarchico a Milano.

La militanza politica Nel 1954 vince un concorso ed entra nelle Ferrovie dello Stato come manovratore. L'anno successivo si sposa con Licia Rognini (Senigallia, 5 gennaio 1928 – Milano, 11 novembre 2024), incontrata ad un corso di esperanto. Nel 1963 si unisce ai giovani anarchici della Gioventù Libertaria, due anni dopo è tra i fondatori del circolo Sacco e Vanzetti. Dal novembre 1966 partecipa e sostiene la rivista «Mondo Beat».

Nel mese di novembre del 1966, già militante anarchico, dà appoggio a Gennaro De Miranda, Umberto Tiboni, Gunilla Hunger, Tella e altri ragazzi del giro dei cosiddetti capelloni per stampare le prime copie della rivista Mondo Beat nella sezione anarchica "Sacco e Vanzetti" di viale Murillo.

Nel 1968 uno sfratto costringe i militanti alla chiusura del circolo, ma il 1º maggio Pinelli è tra i fondatori di un nuovo circolo, in piazzale Lugano 31, a pochi metri dal Ponte della Ghisolfa. Al nuovo Circolo si succedono cicli di conferenze e assemblee dei primi comitati di base unitari; è tra i promotori della ricostruzione della sezione dell'Unione Sindacale Italiana (USI), l'organizzazione di ispirazione sindacalista rivoluzionaria e libertaria..

Dopo gli arresti degli anarchici per le bombe (poste dai neofascisti di Ordine Nuovo, gli stessi dietro alla bomba di piazza Fontana) esplose il 25 aprile 1969 a Milano, alla stazione centrale e alla fiera campionaria (saranno assolti nel giugno 1971), Pinelli si impegna per raccogliere pacchi di cibo, vestiario e libri da inviare ai compagni in carcere. Nell'ambito della appena costituita Croce Nera Anarchica, si impegna nella costruzione di una rete di solidarietà e di controinformazione, che possa servire anche in altri casi simili.

La strage di piazza Fontana, il fermo e morte Il 1969 fu l'anno dell'autunno caldo, il momento di più alta unità e conflittualità operaia dalla nascita della Repubblica. Scioperi, picchetti, occupazioni delle fabbriche e cortei segnarono fortemente la seconda metà di quell'anno, in particolare per l'intensità dello scontro politico in atto che, alimentato da una diffusa ideologia rivoluzionaria dei gruppi della sinistra extraparlamentare nati dopo il Sessantotto, sfociava in violenti scontri di piazza. In questo clima arroventato, sul finire del 1969, il 12 dicembre, nei locali della Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana a Milano, lo scoppio di una bomba uccise numerose persone.

La sera stessa della strage la polizia fermò 84 sospetti, tra cui Pinelli, invitato dal commissario Luigi Calabresi a precedere la volante della polizia in questura con il suo motorino per accertamenti. Tre giorni dopo, il 15 dicembre, Pinelli si trovava ancora nel palazzo della questura. Erano abbondantemente scadute le 48 ore e il fermo era diventato illegale in quanto non convalidato dal magistrato. Durante un interrogatorio da parte di Antonino Allegra (responsabile dell'Ufficio politico della questura) e del commissario Calabresi, in presenza di quattro agenti della polizia in forza all'Ufficio Politico (Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi, Pietro Mucilli) e del tenente dei carabinieri (nonché agente del SISDe) Savino Lograno, Pinelli precipitò dalla finestra dell'ufficio al quarto piano della questura in un'aiuola sottostante. Portato all'ospedale Fatebenefratelli, ci arrivò già morto.Giampaolo Pansa - Il Riformista - 17 maggio 2009La prima versione data dal questore Marcello Guida nella conferenza stampa convocata poco dopo la morte dell'anarchico, a cui parteciparono anche il dott. Antonino Allegra ed il commissario Calabresi, fu quella del suicidio ("Improvvisamente il Pinelli ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto"Colpo di scena: un fermato si uccide in questura , articolo del "Corriere della Sera" del 16 dicembre 1969, riportato da isole.ecn.org), dovuto al fatto che il suo alibi si era rivelato falso; versione poi ritrattata quando l'alibi di Pinelli si rivelò invece credibileDossier a cura del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, contenente gli articoli Colpo di scena: un fermato si uccide in questura del "Corriere della Sera", Clamoroso colpo di scena nelle indagini sui terroristi e Gesto rivelatore da "La Notte" del 16 dicembre 1969 e l'articolo Improvviso dramma in questura: l'anarchico Pinelli si uccide del settimanale "Epoca". Secondo alcune versioni iniziali della polizia, mai confermate, Pinelli precipitando avrebbe gridato l'ormai celebre frase: «È la fine dell'anarchia!»

Il trattenimento di Pinelli in questura oltre le 48 ore, non essendo stato il fermo convalidato dall'autorità giudiziaria, in base a quanto previsto dall'art. 13 della Costituzione, doveva intendersi revocato e privo di ogni effetto: il 15 dicembre 1969, giorno in cui precipitò dalla finestra della questura, quindi, egli avrebbe dovuto essere libero. Il giorno successivo, 16 dicembre, in seguito alla comparsa di un testimone, un tassista, per la strage di Piazza Fontana veniva arrestato Pietro Valpreda, che sarà poi giudicato innocente.

Il 20 dicembre 1969 si svolsero i funerali di Giuseppe Pinelli, al cimitero Maggiore, a cui parteciparono la famiglia, i compagni anarchici e alcuni intellettuali come Franco Fortini (che ne scriverà un resoconto giornalistico), Vittorio Sereni, Marco Forti e Giovanni Raboni."I funerali di Pinelli" finalmente a Palazzo Reale Successivamente, il corpo di Pinelli sarà traslato nel cimitero di Turigliano, vicino a Carrara, e sulla lapide verrà apposta anche una poesia di Edgar Lee Masters, Carl Hamblin tratta dallAntologia di Spoon River (libro che Pinelli aveva regalato al commissario Calabresi nei giorni in cui la polizia indagava gli anarchici per le bombe dell'aprile 1969).

Indagini sulla morte Sulla morte di Giuseppe Pinelli si aprì un primo processo per diffamazione a mezzo stampa intentato da Calabresi nei confronti di Pio Baldelli, direttore del periodico Lotta Continua, iniziato il 9 ottobre 1970, di cui era presidente del consiglio giudicante Carlo Biotti. Gli interrogatori dei testimoni riguardo alla morte di Pinelli presentarono alcune discrepanze che spinsero la Procura della Repubblica a riaprire il caso Pinelli inviando un «avviso di reato» ai testimoni e al commissario CalabresiAppunti per un glossario della recente storia nazionale (Sen. Athos De Luca) in Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Doc. XXIII n. 64 Volume Primo Tomo IV. Su questo processo Francesco Leonetti realizzò il documentario "Processo Politico", con l'aiuto di Arnaldo Pomodoro e la fotografia di Carla CeratiCinema in La meglio gioventù. Accadde in Italia 1965-1975 (Diario 5 dic. 2003, Anno II, n. 5).

La prima autopsia Il presidente Carlo Biotti ordinò la riesumazione della salma di Pinelli e la relativa autopsia, ma fu ricusato prima in corte d'appello, poi sospeso da ogni funzione. Accusato di verbale rivelazione di segreti d'ufficio (si sostenne che avesse già comunicato ad altri la sua convinzione di giudizio), prima con un procedimento disciplinare e poi con un processo penaleil fatto è riportato da "Il Giornale" del giorno 11 settembre 1977, il Presidente Biotti, 7 anni più tardi, fu assolto con formula piena in primo e secondo grado e la sentenza fu confermata nel giugno dello stesso anno anche in Cassazione, circa due mesi dopo l'assoluzione fu colpito da arresto cardiaco sul molo di Alassio. Biotti lasciò ogni carica, affrontando il processo prima disciplinare e poi penale"Procedimento Penale contro il giudice Biotti, omissione di atti d'ufficio, il magistrato non fissò una udienza per discutere un incidente procedurale sollevato dall'avvocato Lener, autore dell'istanza di ricusazione", Corriere della sera di Mercoledì 28 luglio 1971 che durò sette anni. "Un piccolo episodio è rivelatore del clima di quei giorni: Biotti andò al cinema e, riconosciuto dal pubblico, fu fragorosamente applaudito" per venti minuti da tutti gli spettatori alzati in piedi. Il magistrato verrà portato sul banco degli imputati a Firenze e verranno chiesti per lui, oltre alla sospensione della pensione, diciotto mesi di reclusione"Il magistrato sul banco degli imputati a Firenze, A processo l'accusa chiede 18 mesi" Corriere della Sera del 15 novembre 1974. Le uniche accuse, poi completamente smentite, nate senza alcun supporto probatorio , furono la rivelazione di segreto d'ufficio e l'aver anticipato, in un colloquio privato, la sua convinzione già determinata sulla sentenza, che il presidente Biotti avrebbe fornito in confidenza all'avvocato Michele Lener, fatto sempre negato dal giudice Biotti. A sostegno dell'accusa fu determinante, come indizio, il fatto che al termine di un'udienza il presidente Biotti strinse la mano a un imputato, Pio Baldelli (il quale avvertiva che sarebbe mancato alla successiva udienza e il presidente Biotti "usa stringere sempre la mano a chi gliela porge"). La lunga battaglia legale finì con l'assoluzione di Biotti da ogni accusa in ogni grado di giudizio, con formula piena.

La seconda autopsia Alcuni organi di stampa, tra cui Lotta Continua (n. 12, 14/05/1970), sostenevano che la salma di Pinelli presentasse una lesione bulbare compatibile con quelle che può provocare un colpo di karate. Peraltro, una lesione bulbare avrebbe provocato la morte immediata di Pinelli, il quale morì due ore dopo la caduta dalla finestra.