Il Quarto di San Pietro è uno dei quattro quarti dell'Aquila; quarto amiternino, fa riferimento al quadrante nord-occidentale della città.
Blasonatura Il Quarto è caratterizzato dal colore azzurro e il suo stemma occupa il primo quadrante del gonfalone cittadino. Lo stemma è d'azzurro all'albero piantato su un terreno erboso, sormontato da un uccello sulla chioma.
In origine lo stemma doveva avere l'effigie di San Pietro apostolo, in riferimento all'intitolazione della chiesa capoquartiere.
Storia Caratteristiche dei Quarti dalla fondazione
Un caso eccezionale in Abruzzo nell'ambito storico e artistico-architettonico, è la fondazione dell'Aquila nel 1254 circa, come descrive la Cronica in versi di Buccio di Ranallo. Infatti una consistente parte del romanico abruzzese, presente soprattutto nelle chiese della Valle d'Aterno, del Gran Sasso, della piana di Navelli, della Valle Subequana, della Piana del Cavaliere e anche della Valle Peligna, dove lo stile aquilano si incontrò con quello sulmontino-casauriense, è proprio legata allo sviluppo artistico aquilano, che nel difficile percorso di affermazione, a causa delle varie ricostruzioni per terremoti, riuscì a consolidare un modello base per una consistente parte delle architetture religiose.
Insomma il romanico delle chiese di Acciano, Assergi, Fontecchio, Navelli, Bominaco, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo sarebbe stato diverso dalla matrice aquilana che lo plasmò, e si sarebbe diffuso con un influsso più umbro o marchigiano; per cui le vicende dell'arte romanica aquilana, che già di per sé è un originale compendio di questo periodo e del gotico, esempio unico nel centro Italia, racchiuso come sostengono gli studiosi nella facciata della basilica di Santa Maria di Collemaggio. Per cui fu determinante la fondazione della città, e soprattutto assai originale la ripartizione in "locali" e "cantoni" nei quartieri storici.
Con diploma di Corrado IV di SveviaA. Clementi, Storia dell'Aquila, Laterza Editore, 1997, p. 19, figlio di Federico II, la città nuova venne fondata presso il villaggio di Acculi, oggi nel rione Borgo Rivera, presso la fontana delle 99 cannelle; il permesso venne accordato a feudatari, contadini e artigiani stanchi delle vessazioni dei signorotti dei diversi castelli che popolavano la conca amiternina, quali Bagno, Assergi, Paganica, Roio, Arischia, Sassa. Benché la conca aquilana fosse da secoli abitata come dimostrano le città romane di Amiternum e Forcona, che condividevano anche la sede vescovile, a causa della tesa situazione politica del governo svevo sull'Abruzzo, e della relativa vicinanza di Amiterno ai territori pontifici, venne definito un programma di costruzione della nuova città, con un'area cinta da mura di guardia, e ripartita in rioni con cantoni e locali, ossia il pezzo di terra colonica dove i cittadini avrebbero eretto le case, i palazzi di guardia e le chiese.
Il progetto fu assai originale, anche se della città originaria non si sa quasi nulla a causa della distruzione di Manfredi di Svevia nel 1259 per ribellione; mentre dai documenti di Carlo I d'Angiò che volle fortemente la rinascita della città nel 1265, si desume con chiarezza il piano di scansione dei vari cantoni e dei quartieriA. Clementi, p. cit., pp. 29-31.I quarti dell'Aquila, legati in parte con i locali agli antichi castelli (la leggenda vuole fossero 99), vennero suddivisi nel 1276, e sono ancora oggi il San Giorgio (o Santa Giusta), Santa Maria, San Pietro e San Giovanni d'Amiterno (o anche San Marciano).
Il primo occupa la zona sud-est, il secondo che è il più grande tutta la zona nord fino a Piazza Palazzo, il terzo la fascia ovest, e l'ultimo la fascia sud-ovest. Il punto focale della nuova città era ed è ancora oggi Piazza Duomo, dove confluiscono tre dei quattro quartieri.
Inoltre furono progettati dei cardi e dei decumani, come il Corso Vittorio Emanuele (anticamente la Strada Maggiore, che da Porta Paganica, presso il castello cinquecentesco, da nord porta a Piazza Duomo), il corso Federico II, che da Piazza Duomo a sud portava a Porta Napoli, e poi le due vie trasversali di corso Umberto I a ovest, che attraversa i due rioni San Pietro e Santa Maria, diventando poi via Andrea Bafile e via Roma fino a Porta Barete, che incrociandosi al corso Vittorio Emanuele presso il Palazzo del Convitto (costruito sopra l'ex monastero di San Francesco d'Assisi), verso est mediante via San Bernardino che porta fino alla Porta Leoni delle mura, creava l'intersezione detta "Quattro Cantoni".
Inoltre ciascuno dei quattro quarti era ripartito in piccoli locali dei coloni provenienti dai castelliA. Clementi, Op. cit., p. 31, e ciascun gruppo di essi legato indissolubilmente, almeno per il livello storico, più che per il livello politico e religioso a suo tempo. Ad esempio il quarto Santa Giusta ha i locali dei castelli fondatori stanziati nella fascia sud-orientale della valle (Fontecchio, Tione, Goriano Valle, Bazzano, Bagno), Santa Maria quelli del nord (Assergi, Arischia, Camarda, San Silvestro, Pizzoli), San Pietro i castelli di Coppito, Sassa, Barete, Porcinaro, Vigliano, e San Marciano quelli di Roio, Lucoli, Tornimparte, Rocca di Corno (oggi Sella di Corno), Preturo.
Per sottolineare ancora di più il legame di appartenenza ai castelli, anche se altri dicono che si trattò di questioni economico-amministrative, le chiese nuove fondate nei quartieri ebbero lo stesso nome dei relativi castelli di appartenenza, facendo gli esempi più chiari delle quattro chiese parrocchiali dei quarti (la chiesa di Santa Giusta da Santa Giusta extra moenia di Bazzano, chiesa di San Pietro a Coppito dalla parrocchia di Coppito, la chiesa di San Marciano da quella dei SS. Marciano e Nicandro di Roio, e ancor prima da San Giovanni di Lucoli, e infine la chiesa di Santa Maria Paganica dalla parrocchia di Maria SS. Assunta di Paganica).
Storia del Quarto Dalle origini al 1424 Il Quarto, insieme a quello di Santa Maria di Paganica, si sviluppò con delle prime colonizzazioni nel 1254, con l'arrivo dei castellani provenienti dai centri di Poppleto (Coppito, il castello maggiore), Arischia, Barete, Pettino e Pile. I castellani di Poppleto, volendosi distaccare dai signorotti locali che governavano il territorio, e che entrarono anche in conflitto con Federico II di Svevia nel 1233 durante la sua discesa in Italia, colonizzarono il locale omonimo che si trova presso Piazza San Pietro, erigendo la chiesa di San Pietro a Coppito, in ricordo della chiesa omonima situata in castello di Poppleto, e ancora oggi esistente, dedicata alla Madonna delle Grazie.
Altre chiese simboliche delle parrocchie degli antichi castelli, vennero erette dei castellani di Barete (San Paolo da Barete in via Roma), da Arischia (San Benedetto d'Arischia che fu abbattuta nel 1934, per ampliare via Duca degli Abruzzi), San Lorenzo da Pizzoli (il complesso oggi detto "La Lauretana" situata in viale San Giovanni Bosco, sede dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice), la chiesa di Santa Croce presso via Roma, San Biagio d'Amiterno o anche San Michele, dai castellani di San Vittorino, eretta inizialmente presso l'attuale cappella dell'oratorio di San Giuseppe dei Minimi in via Roio; e conseguentemente al terremoto del 1703, rifatta quasi totalmente con la facciata rivolta su via Sassa, e nella zona sud, dopo la chiesa dei Domenicani, la chiesa di San Quinziano di Pile e la chiesa di San Pietro di Sassa.
Tra i palazzi di maggior rappresentanza, si hanno le famiglie Porcinari, di Poppleto, e soprattutto dal XIV-XV secolo i Gaglioffi, originari commercianti della lana, che si insediarono nel Collegio dei Nobili.
Il Quarto di San Pietro era divenuto da subito il centro politico della città, con la casa del Capitano Regio in Piazza Palazzo e il Collegio dei Nobili in Piazza Santa Margherita, ma altresì, rispetto ai due quarti Santa Giusta e San Marciano e a quello alto borghese di Santa Maria, era il quartiere più popolare, provvisto delle botteghe dei macellai, che si trovavano in via dei Macelli (oggi via Patini) e di intere strade di case popolari, come via Sassa, il Vicolaccio, e via Roma. Le famiglie più influenti erano i Pretatti e i Gaglioffi, rappresentanti dell'imprenditoria privata che interessava i suoi guadagni sullo sfruttamento dei propri feudi, ma anche molto influenti nel commercio e nel mercato.
I Pretatti nel 1355, per il governo della città, ebbero una violenta lite con i nemici Camponeschi di Santa Maria, e nella guerra con Lalle Camponeschi, i Pretatti furono esiliati, benché tentarono con il favore di una parte del popolo di riprendersi la città con la forza, mentre nei disordini civici, il capitano regio veniva cacciato. I fatti sono molto ben descritti dal cronista Buccio di Ranallo.
Il Quattrocento e l'epoca rinascimentale Il XV secolo fu il secolo d'oro della città, che divenne tra le più illustri d'Italia. Nel 1423-24 presso la parte nord del Quarto, in locale Santanza, si acquartierò il capitano Braccio da Montone che con il suo esercito cinse d'assedio la città, fedele al partito angioino contro quello aragonese di Alfonso I d'Aragona. Con la pace stipulata con Alfonso nel 1442 presso Cordinio, il commercio tornò a fiorire in città, che rimase sempre nel regio demanio, con il Collegio delle Arti, che aveva le stesse funzioni di quello di Napoli, nel 1458 la città divenne sede dell'Università civica.
Nel Quarto nel XV secolo i protagonisti sono i membri della famiglia Gaglioffi, che aveva due palazzi ancora oggi visibili, lungo via Sassa verso il monastero del Corpo di Cristo l'antica casa Gaglioffi con cortile, e all'altezza del sagrato di San Biagio d'Amiterno il Palazzo Gaglioffi Benedetti. Durante la decadenza degli Aragona, negli anni in cui giunse in Italia Carlo VIII di Francia, i Gaglioffi che avevano la roccaforte nel Quarto, si allearono con i Casella, di partito francese, e si pensò che la famiglia intendesse rovesciare il governo oligarchico dei Nobili, il cui massimo rappresentante favorito era il membro della famiglia Camponeschi del Quarto Santa Maria e di partito aragonese, alleato con gli Antonelli. I rancori popolari esplosero l'8 maggio 1495 con una rivolta dei cittadini di San Pietro contro quelli di Santa Maria; ci fu un tentativo di pacificazione de parte del capitano civico e di Prospero Colonna, tuttavia la rivolta si propagò per il centro, i cittadini di San Pietro assaltarono il quarto nemico, incendiando le case, assassinando i cittadini, e i membri degli Antonelli, che rispondevano con il saccheggio del quarto e l'uccisione di membri dei Casella
Durante il periodo di transizione della storia della città dal Quattrocento alla conquista spagnola nel 1503, nel quarto si ricorda la figura di Giacomo Gaglioffi, nato nel 1470, per metà legato alla famiglia Porcinari, sempre del quarto. In seguito alla congiura dei baroni, quando era arcidiacono della città, Giacomo si rifugiò presso Carlo VIII, volendosi vendicare degli aragonesi Camponeschi, discendendo col sovrano francese in Italia, ed entrando acclamato all'Aquila il 4 febbraio 1495, facendosi nominare sindaco e procuratore il 25 marzo. Fu l'inizio di un periodo di ascesa dei Gaglioffi, che ebbero il modo di controllare la città, e contrastare la voracità predatoria dei nobili e degli alto borghesi di Santa Maria contro le piccole e medie imprese. Si sostiene che Giacomo Gaglioffi fu intimo del magistrato Ludovico Franchi, sempre del Quarto San Pietro, il quale concordò con lui la successione al seggio del Collegio dei Nobili nel 1499. Tuttavia dopo una fallita congiura da F. Lucentini arcidiacono aquilano avvenuta il 23 giugno 1501, l'8 agosto anche il Franchi dovette darsi alla fuga dopo Giacomo, e dopo che tornò in città dovette ottenere ancora una volta l'appoggio francese per placare la rivolta delle fazioni.