Di origine aristocratica, ha trascorso gran parte della sua vita di artista viaggiando per l'Europa alternando lunghi periodi di isolamento, con altri in cui si mescolava con le persone di tutti i ceti sociali - nobili, artisti, contadini e soldati - molti dei quali divennero i soggetti dei suoi dipinti. Le sue più importanti opere raffigurano paesaggi naturali, mendicanti e persone al lavoro, in particolare della sua regione d'origine.
Biografia Nacque a Beckov, nell'attuale Slovacchia, all'epoca parte del Regno d'Ungheria, da Eduard Mednyánszky e Maria Anna Mednyánszky (nata Szirmay), entrambi ricchi proprietari terrieri. Discendeva da una nobile famiglia con ascendenze slovacche, ungheresi e polacche. Una delle sue nonne, Eleonora Richer era di origine francese. La sua lingua madre era comunque l'ungherese e non è neanche sicuro sapesse parlare in slovacco. Nel 1861 si trasferì con la famiglia a Strážky, nel castello di suo nonno, Baltazar Szirmay, vicino a Spišská Belá, nel nord-est della Slovacchia, dove trascorse l'adolescenza. Questi luoghi sarebbero diventati lo sfondo per molte sue opere.
Dopo gli studi superiori a Kežmarok, vicino a casa sua, Mednyánszky si iscrisse all'Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera nel 1872-1873. Insoddisfatto di Monaco, si trasferì a Parigi per frequentare l'École des Beaux-Arts. Dopo la morte del suo professore, Isidore Pils, nel 1875, lasciò l'École e cominciò a dipingere in proprio a Montmartre. Tornò a Strážky dopo il 1877 per continuare a dipingere, e successivamente viaggiò molto in Europa: prima in Alta Ungheria, sua terra natale, poi visitò Budapest, Vienna, Parigi. Nell'autunno del 1877 soggiornò a Szolnok, città che era punto di riferimento degli artisti ungheresi dell'epoca, in seguito fece un lungo viaggio in Italia dal 1878. Negli anni successivi visse sempre tra Parigi e Strážky: continuò sempre a lavorare pur avendo esposto una sola volta nel 1897 presso la galleria di Georges Petit. Negli anni tra il 1905 e il 1911 ha vissuto a Budapest, per poi trasferirsi a Vienna.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, Mednyánszky era di nuovo a Budapest. Lavorò come corrispondente di guerra sulle linee austro-ungariche in Galizia, in Serbia e in Alto Adige e rimase gravemente ferito al fronte. Nella primavera del 1918 tornò a Strážky per riprendersi dalle ferite riportate in guerra, ma la sua salute non migliorò e dopo aver trascorso ancora qualche mese di lavoro a Budapest, morì nella primavera del 1919 a Vienna.
L'opera Le opere di Mednyánszky si riconoscono in gran parte nella tradizione impressionista, con influenze provenienti dal Simbolismo e dall'Art Nouveau. Le sue opere raffigurano scene di paesaggi naturali nelle diverse stagioni e suoi soggetti preferiti sono i poveri, i contadini e gli operai. Lo sfondo preferito delle sue opere sono i paesaggi della sua terra, la Slovacchia, dai Carpazi alla Grande pianura ungherese. Dipinse anche i ritratti di suoi parenti e amici, e di molti soldati mentre era corrispondente di guerra.
Molte sue opere sono attualmente esposte nella Galleria Nazionale Slovacca di Bratislava e al castello di Strážky, che è stato donato allo stato dalla nipote Margita Czóbel nel 1972 e oggi è sotto l'amministrazione della stessa Galleria Nazionale. Dal 1992 questo castello ospita un'esposizione permanente delle sue opere.
Altre opere si trovano a Budapest presso la Galleria Nazionale Ungherese. Un gran numero delle sue opere è tuttavia andato distrutto durante la seconda guerra mondiale.
Galleria d'immagini
Bibliografia Marcel Cornis-Pope, John Neubauer, History of the literary cultures of East-Central Europe: junctures and disjunctures in the 19th and 20th centuries, John Benjamins Publishing Company, 2006. Simon, Andrew L. (1998). Made in Hungary: Hungarian Contributions to Universal Culture. ISBN 0966573420 Simons, Mary (2 October 1988). "Budapest As a City Of Museums". The New York Times. Retrieved 13 May 2008. Genocchio, Benjamin (11 January 2004). "ART REVIEW; Foreigners in Strange Lands, But at Home in the World". The New York Times. 13 May 2008. Katarína Bajcurová, Iveta Ledecká (a cura di), Il modernismo slovacco. La Patria e il Mondo (catalogo della mostra), Musei San Domenico, Forlì, 2016.
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