Il dialetto modenese (nome nativo dialàt mudnés) è una varietà dialettale della lingua emiliana parlata nella città di Modena e nella parte centrale della provincia omonima; più specificamente, è articolato in un sottogruppo di parlate che, con il reggiano, forma un complesso più ampio definito emiliano centrale.
Storia Il dialetto modenese è di origine neo-latina, formata dal latino volgare che si è innestato sull'idioma parlato dai precedenti abitanti, i Galli Boi, nel momento dell'occupazione dell'Emilia da parte dei Romani.
Nel sesto secolo d.C. la città viene invasa dai Longobardi, il cui lascito linguistico - il cosiddetto superstrato germanico - lascia qualche traccia nel dialetto sia nei termini sia nella morfologia, senza però modificarne la base neolatina.
Nel 1859 Vittorio Emanuele II annette il Ducato al Regno di Italia; il dialetto subisce moltissimo l'influenza dell'italiano, influenza che persiste fino ai giorni nostri. Questa "italianizzazione forzata" ha causato un notevole impoverimento del dialetto modenese, che ha perso molti suoi termini arcaici in favore di nuovi italianismi.
Diffusione Il modenese, nelle sue numerose varianti, è diffuso in quasi tutta la provincia di Modena. Nel comune di Castelfranco Emilia (che comprende anche Piumazzo, comune autonomo fino al 1861) si parla un dialetto bolognese rustico occidentale. Ciò non è particolarmente sorprendente, in quanto la località fece parte della provincia di Bologna fino al 1929, e ancora oggi appartiene all'Arcidiocesi di Bologna. Una particolare forma di transizione modenese-bolognese è parlata a Savignano sul Panaro. A Finale Emilia, infine, si parla un dialetto di tipo ferrarese.
Secondo Ethnologue e l'ISTAT, il numero di persone che conoscono questo dialetto è stimabile intorno ai 330.000 locutori (2005), ossia circa il 51% degli abitanti della provincia di Modena (escluso Castelfranco Emilia); questo numerò è in calo, in quanto il numero dei parlanti era stimato in 380.000 unità nel 1980 (78%) e in 430.000 nel 1950 (99%). Il dialetto è ancora molto diffuso nei piccoli paesi della provincia, sia della Bassa sia dell'Appennino, mentre lo è meno a Modena città e nei comuni più urbani.Nei primi decenni del XXI secolo, il dialetto modenese pare oggetto di rinnovata attenzione degli abitanti della provincia, come dei media e degli enti locali. L'emittente televisiva locale TRC-Telemodena trasmette dal 2004 la trasmissione "Mo pensa te", dedicata al dialetto modenese e all'ambito culturale emiliano-romagnolo, e nel 2016 il comune di Modena ha inserito una versione in dialetto modenese nell'opuscolo turistico della Ghirlandina (accanto all'italiano e alle traduzioni in inglese, russo e cinese).
Varianti del modenese Il modenese propriamente detto, chiamato talvolta modenese di città o modenese urbano, è parlato nel centro storico di Modena. Nei dintorni (comuni di Formigine, Maranello, Castelvetro, Spilamberto, Savignano sul Panaro, Vignola, San Cesario sul Panaro, Castelnuovo Rangone, Nonantola, Ravarino, Bomporto e Camposanto), si parlano vari dialetti modenesi rustici, le cui particolarità aumentano man mano che la distanza dal centro urbano aumenta.
Nel resto della provincia sono diffuse quattro macrovarianti che, pur presentando chiare affinità con il modenese, sono troppo caratterizzate da tratti propri per essere considerate sue parlate rustiche: nella Bassa orientale (comuni di Mirandola, San Felice sul Panaro, Cavezzo, Medolla, San Possidonio, San Prospero, Concordia sulla Secchia) è diffuso il Mirandolese, piuttosto conservativo nel vocalismo e leggermente influenzato dai dialetti dell'Oltrepò mantovano. nell'area compresa tra Sassuolo e Fiorano è diffusa una variante simile al reggiano parlato nell'area compresa tra Scandiano-Rubiera-Castellarano. nella Bassa occidentale (comuni di Carpi, Novi di Modena, San Prospero, Bastiglia e Campogalliano) è diffuso il Carpigiano, che non si discosta eccessivamente dal modenese propriamente detto e influenza i dialetti della confinante pianura reggiana. in montagna (nei 18 comuni delle Comunità montane del Frignano, dell'Appennino Ovest e dell'Appennino Est) è diffuso il Frignanese, varietà decisamente frammentaria e maggiormente divergente rispetto al modenese urbano.
Queste varianti sono intelligibili tra loro e, in ogni caso, i confini tra una parlata e l'altra sono sfumati e graduali.
Il sassolese e il fioranese Questa varietà è parlata nell'area compresa tra Sassuolo e Fiorano. Essa, pur modenese di genesi, possiede elementi che l'accostano al dialetto della vicina area reggiana Scandiano-Rubiera-Castellarano. Tali caratteristiche sono il dittongo ou in finale di parola e il dittongo ei. "Dunque" è tradotto dounca al contrario del donca nel modenese, "fiore" è tradotto fiour al contrario del modenese fior, "amore" è tradotto amour al contrario del modenese amor, "sopra" è tradotto souver al contrario del modenese sover, "sole" è tradotto soul al contrario del modenese sôl, e "giovane" è tradotto souven al contrario del modenese sôven. Allo stesso modo, "mese" è tradotto meis al contrario del modenese mês, "paese" è tradotto paeis al contrario del modenese paes e "spesa" è tradotto speisa al contrario del modenese spesa.
Il mirandolese
Questa varietà è parlata nella bassa vicino a Mirandola, nel nord della provincia; ha subito qualche influenza dal mantovano e dal ferrarese, rendendo la pronuncia delle vocali più aperte. Risulta invece assente nel mirandolese la palatalizzazione della vocale latina tonica a che invece caratterizza il resto della regione. Scarsa ma importante la produzione letteraria redatta in questo dialetto: si ricorda il celebre Barnardon, uno dei più antichi lunari d'Italia pubblicato tutt'oggi, La divino commedia, traduzione di Gianni Bellini dellInferno di Dante. Note anche le poesie di Brunetta Panzani Quand al Sgnòr al girava pr'il stradi (Vilmo Cappi, 1979) e La coa dal gatt e alti storii. Di singolare importanza è anche Il nuovo vocabolario mirandolese-italiano di Eusebio Meschieri, pubblicato nel 1932. La prima versione del "vocabolario Mirandolese - Italiano" compilato da Eusebio Meschieri (maestro normale superiore) risale al 1876 (Bologna - Regia Tipografia).
Il carpigiano
Questa varietà viene parlata nelle vicinanze di Carpi, nella parte occidentale della provincia; ha subito una forte influenza dal dialetto reggiano e, a sua volta, influenza parecchio il reggiano di Correggio.
Differisce dal modenese soprattutto per quanto riguarda le vocali: quando una vocale accentata ha un suono intermedio tra a ed o oppure tra a ed e, in modenese si sceglierà (graficamente) di scrivere sempre a e si tenderà a pronunciarlo come tale; in carpigiano, invece, si tenderà a scrivere e pronunciare o nel primo caso, e nel secondo. Degno di nota è il libro Poesie in dialetto carpigiano di Argia Montorsi.
Il frignanese
Il frignanese è il dialetto dell'Appennino modenese, dai confini con la montagna reggiana e quella bolognese.
Fonologia Vocali Lo spazio vocalico del dialetto modenese di città corrisponde a quello dell'italiano, comprendendo le sette vocali: /a/, /ɛ/, /e/, /i/, /ɔ/, /o/, /u/. Esse possono tutte presentarsi in posizione tonica, mentre, per quanto riguarda la posizione atona, l’inventario si riduce a /a/, /e/, /i/, /o/, /u/, in accordo con quanto accade in italiano. La differenza più significativa rispetto all’italiano è legata alla presenza di una opposizione di durata fonologicamente distintiva delle vocali toniche /a/, /ɛ/, /e/, /ɔ/, /o/ (/V/ vs /V:/, cioè vocale breve vs. vocale lunga). Le vocali /i/ e /u/, invece, si presentano esclusivamente nelle rispettive versioni lunghe (/i:/ e /u:/) in posizione tonica.. Nell'ortografia, tale differenza viene marcata tramite l'uso di accenti e diacritici sulle vocali toniche, anche se a tutt'oggi non esiste una convenzione di scrittura universalmente accettata. Le vocali atone sono sempre brevi e si scrivono e si leggono come in italiano.
Grafia Fonema Esempio Pronuncia Equivalenteâ[a:] - a lungagât (gatto) mareê[ɛ:] - e aperta lungalêt (letto)zeroē[e:] - e chiusa lungaprēda (pietra)menoô[ɔ:] - o aperta lungabôsch (bosco)motoō[o:] - o chiusa lungadulōr (dolore)doloreî[i:] - i lungamarî (marito)vitaû[u:] - u lungacarsû (cresciuto)crudoä, ë, ö[a] - a breve prima di sequenze ortografiche di due consonanti ugualiSëccia (Secchia)radiceà[a] - a brevemànd (mondo)cittàè[ɛ] - e aperta brevelè (lì)caffèé[e] - e chiusa breveprém (primo)cenereò[ɔ] - o aperta brevesò (su)andòó[o] - o chiusa breverósch (spazzatura)totale
Consonanti Il sistema consonantico del modenese non si discosta molto da quello italiano, presentando comunque importanti differenze, come l'assenza della fricativa post-alveolare sorda [ʃ]. La differenza più significativa rispetto all'italiano è l'assenza delle consonanti geminate (le cosiddette "doppie") nel sistema fonologico del modenese, anche se l'ortografia tende comunque a presentare lettere doppie, in analogia con le corrispondenze in italiano e per ragioni etimologiche.
G', C', Gh, Ch Dal punto di vista dell'ortografia, in finale di parola le lettere /g/ e /c/ aggiungono una h per indicare le occlusive velari, un apostrofo (') per indicare le affricate palatali.
Grafia Fonema Esempio Pronuncia Equivalentech[k] Castelfrânch (Castelfranco Emilia) cosac'[t͡ʃ] cócc' (spinta) ceragh[g] fèregh (fargli) gattog'[d͡ʒ] curag' (coraggio) gelo
S , Z Le lettere s z indicano le due fricative alveo-dentali [s] e [s̪]. Spesso nell'ortografia tradizionale si usa un puntino per indicare le fricative alveo-dentali sonore [z] e [z̪].
Grafia Fonema Esempio Pronuncias[s] acsè (così)ṡ[z] aṡē (aceto)
Grafia Fonema Esempio Pronunciaz[s̪] zēl (cielo)ż[z̪] żēl (gelo)
Nella parlata di città le due consonanti sono tipicamente realizzate in modo simile alle fricative alveolari [s] e [z], con un punto di articolazione particolarmente dentalizzato. Bisogna notare come la pronuncia vari sensibilmente da zona a zona: ad esempio, dette consonanti possono essere realizzate come fricative alveolari, corrispondenti a [s] e [z], o come affricate alveolari [ts] e [dz].
S'c Il suono [ʃ] non esiste in modenese, quindi, a differenza dell'italiano, le grafie sci, sce, scio ecc. corrispondono alle pronunce [st͡ʃi], [st͡ʃe], [st͡ʃo] ecc. Spesso in questi casi si aggiunge un apostrofo per evitare confusione con la pronuncia italiana.
Esempio Pronuncias'cèt (schietto)s'ciòp (fucile)
J La lettera j indica la semivocale [j].
Esempio Pronunciatvâja (tovaglia)mójj (bagnato)
Grammatica La grammatica modenese presenta alcune differenze da quella dell'italiano standard. Essa presenta molti costrutti di carattere tipicamente francese e altre influenze galliche.
Morfologia Articoli Per quanto riguarda gli articoli, il modenese ha una struttura piuttosto simile all'italiano; tuttavia esistono, in aggiunta agli altri, gli articoli indeterminativi plurali, che corrispondono circa al nostro [del/della/degli/delle].
DeterminativoSingolare IndeterminativoSingolare DeterminativoPlurale IndeterminativoPlurale Maschile al, l' un i, gli d'i Femminile la, l' ónna, 'na él, éj, j, le d'él
Pronomi I pronomi dimostrativi sono:
Singolare:
M quást [questo]; quáll [quello]; chelò, chilò [colui]; F quásta [questa]; quálla [quella]; chelê, chelê [colei];
Plurale:
M quìst [questi]; quî [quelli]; chelôr, chilôr [coloro]; F quìsti [queste]; quìli [quelle]; chelôr, chilôr [coloro];
Pronomi personali Per quanto riguarda i pronomi personali, nel modenese la faccenda si fa più complessa: al contrario dell'italiano, occorre sempre esplicitare il soggetto in presenza del verbo. Inoltre i pronomi personali esistono in due forme: la prima forma è uguale all'italiano, mentre la seconda forma è una sorta di rafforzativo che si interpone tra la prima ed il verbo.