Biografia Origini e carriera militare
Di asserite origini armene, figlio di un patrizio di nome Barda, secondo altre fonti Leone era invece di origini assire. Leone in giovane età decise di entrare nell'esercito bizantino. Aveva un'intelligenza acuta e sottile, era molto astuto ed ambizioso e non si faceva abbattere dagli avvenimenti in suo sfavore, cercando sempre una soluzione. Queste qualità portarono Leone a scalare la gerarchia militare, fino a diventare un abile generale. Nel campo di battaglia Leone dimostrò coraggio, ottime doti di comando e anche una spiccata crudeltà.
Nell'803 servì sotto il generale ribelle Barda Tourkos, ma disertò in favore dell'imperatore Niceforo I (802-811). Niceforo lo ricompensò donandogli due palazzi, ma in seguito fu esiliato in quanto aveva sposato Teodosia, figlia del patrizio Arsaber che si era ribellato nell'808. Verso la fine dell'811, il nuovo imperatore Michele I Rangabe (811-813) richiamò Leone in patria e lo nominò strategos del thema dell'Anatolikon dove iniziò ad orientarsi verso gli ideali iconoclasti, tipici negli ambienti aristocratici militari dell'Asia Minore.. Nell'812 si distinse in guerra contro gli Arabi, respingendo una loro invasione.
Ascesa al trono Prese parte alla spedizione contro i Bulgari, voluta da Michele I; partecipò quindi alla battaglia di Versinicia, nei pressi di Adrianopoli, il 22 giugno 813, dove comandava le truppe dell'Anatolikon,Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina, p. 87. quindi tutta l'ala destra dello schieramento bizantino. La battaglia si risolse inizialmente a favore dei Bizantini, che misero in fuga i Bulgari, ma la situazione cambiò quando, durante l'inseguimento dei Bulgari, le truppe di Leone disertarono, lasciando Leone con il suo stato maggiore. Il khan dei bulgari, Krum, rimase stupito dell'abbandono del campo di battaglia da parte delle truppe di Leone, quindi ordinò ai suoi uomini di fermare la ritirata e di scontrarsi con le truppe rimaste fedeli a Michele I, che da inseguitori si trovarono inseguiti. Furono così massacrati tutti i macedoni, che erano l'ala sinistra dello schieramento bizantino, comandata da Giovanni Aplakes.
Le truppe avevano agito in questo modo su ordine dello stesso Leone, che voleva usurpare il trono dei basileis, ma senza macchiarsi l'onore, ossia scappando dal campo di battaglia, perché i Bizantini non avrebbero mai accettato come imperatore un traditore. Questa mossa costò all'Impero bizantino una pesante sconfitta, in una battaglia che invece si profilava un enorme successo. Michele I, che non era rimasto ferito in battaglia, capì che il suo regno era in pericolo e che in breve tempo qualcuno gli avrebbe usurpato il trono, quindi decise di tornare di tutta fretta a Costantinopoli, dove prese la moglie e i cinque figli e riparò a Santa Sofia, dove chiese ed ottenne protezione dal patriarca di Costantinopoli, dicendogli che voleva abdicare anche per non iniziare una guerra civile.Anonimo, Historia Imperatorum, 123-126.
L'11 luglio 813 Leone entrò trionfante a Costantinopoli, attraversando la Porta Aurea, fino ad arrivare al palazzo reale. Fu acclamato imperatore dai suoi soldati e la popolazione della capitale non obiettò, anzi lo acclamò a sua volta. Ma per salire al trono Leone doveva dimostrare al patriarca Niceforo di non essere un iconoclasta: gli scrisse una lettera rassicurandolo della propria ortodossia, riuscendo a convincerlo a incoronarlo.Teofane il Confessore, Χρονογραφία, 502, 19-22. Alla cerimonia di incoronazione Leone aveva al suo fianco destro il suo migliore amico, Michele l'Amoriano, un ufficiale bizantino rozzo, balbuziente e analfabeta. Era anche maldestro, infatti proprio alla cerimonia d'incoronazione di Leone, scendendo da cavallo, calpestò il mantello di Leone e per poco non lo strappò, ma Leone non si arrabbiò, anzi lo nominò capo degli escubitori, una delle guardie imperiali del palazzo reale..
Quando Leone venne a sapere che Michele I si trovava con la sua famiglia a Santa Sofia e che aveva abdicato, decise di risparmiargli la vita. Ordinò che Michele diventasse monaco, in un monastero delle isole dei Principi con un appannaggio annuale, che la moglie e le due figlie entrassero in convento e che i tre figli maschi fossero evirati ed esiliati anch'essi in un convento, in modo che non avrebbero mai potuto reclamare il trono bizantino, in quanto non potevano aver più progenie.Scrittore incerto, 341, 10-11. Il terzogenito, Ignazio (847-858; 867-877), sarebbe in seguito diventato patriarca di Costantinopoli.
Per consolidare il suo potere e mantenere buono il rapporto con il patriarca Leone, ad agosto durante il suo ingresso nel palazzo imperiale, si inginocchiò davanti all'icona di Cristo davanti alla Porta Chalke.
Nell'814 Leone nominò il figlio Simbatio co-imperatore; perché fosse chiaro a tutti chi sarebbe stato il suo successore, gli cambiò il nome in Costantino, nome più attinente ad un futuro imperatore. Quando Leone fece coniare le sue monete, si fece sempre rappresentare con il figlio.Anonimo, Historia Imperatorum, 160-163.
La minaccia bulgara
Il primo obbiettivo di Leone era di riportare l'impero all'antica forza, ma il regno di Leone non iniziò con i migliori auspici: la sconfitta dei Bizantini nella battaglia di Versinicia aveva portato all'avanzata dei Bulgari,. che il 17 luglio 813 si erano accampati sotto le mura di Costantinopoli. Krum sapeva che i suoi uomini non potevano conquistare Costantinopoli, viste le forti difese della città. Mandò così un messaggero a Leone, dicendo che si sarebbe ritirato se gli fossero stati dati in tributo bauli pieni di pregiate vesti bizantine e alcune bellissime vergini bizantine. Leone volle parlamentare direttamente con Krum: l'incontro sarebbe avvenuto nella parte settentrionale delle mura di Costantinopoli. Leone sarebbe arrivato per mare con una piccola scorta disarmata, Krum invece da terra, anch'egli con una piccola scorta disarmata.
Krum accettò senza problemi e si diresse a cavallo nel punto indicato da Leone. Il basileus arrivò poco dopo l'arrivo del khan, accompagnato da un suo cortigiano, Exabulios. I due stavano per concludere l'accordo di pace quando, da un cenno che Exabulios aveva fatto con la testa, Krum capì che gli era stata tesa un'imboscata. Corse verso il suo destriero, vi montò sopra, e iniziò a scappare al galoppo; immediatamente da un nascondiglio sbucarono tre arcieri bizantini, che riuscirono a colpire il khan. Fortunatamente per Krum, le ferite non erano gravi, ma ciò che veramente lo feriva era la sua fiducia tradita: pertanto giurò a sé stesso che l'avrebbe fatta pagare cara all'impero.
Il khan abbandonò Costantinopoli perché sapeva di non poterla conquistare, ma fece terra bruciata di tutto quello che si trovava fuori dalle mura: furono distrutti i sobborghi del Corno d'Oro, le chiese, i palazzi e i monasteri, fu trucidato chiunque venisse trovato dall'esercito bulgaro. Nel fare ritorno verso la loro terra, i Bulgari bruciarono qualsiasi cosa e saccheggiarono i campi, massacrando la popolazione e schiavizzando donne e bambini. Il palazzo di Hebdomon fu raso al suolo insieme alla città di Selimbria. Krum si diresse successivamente verso Adrianopoli, che dal 22 giugno era cinta d'assedio dal fratello. I viveri scarseggiavano e l'arrivo di Krum fu fatale: la città stremata cadde nelle mani dei Bulgari. Tutta la popolazione, composta da 10.000 abitanti, fu catturata. Molti furono uccisi, tra cui l'arcivescovo della città, gli altri furono deportati al dì là del Danubio, tra questi c'era il futuro imperatore Basilio I, che all'epoca aveva solo quattro anni, e che fu deportato insieme alla famiglia.
Leone decise allora di vendicarsi e nella seconda metà di settembre organizzò una spedizione contro un'armata bulgara, vicino a Mesembria. I soldati bulgari furono uccisi mentre dormivano, in un attacco a sorpresa organizzato da Leone stesso. In territorio bulgaro, Leone uccise tutti i bambini che furono trovati, essi furono scagliati contro delle rocce. Gli adulti furono risparmiati.
Krum, enormemente offeso, decise che l'anno successivo avrebbe distrutto le mura di Costantinopoli e con esse l'impero bizantino. Prima che si concludesse l'anno, il khan voleva ancora una volta razziare l'impero e, nonostante l'avvicinarsi dell'inverno, Krum approfittò del buon tempo per inviare un esercito di 30.000 soldati in Tracia, dove conquistò Arcadiopoli e catturò circa 50.000 persone. Il bottino di guerra arricchì Krum e la sua nobiltà, e includeva elementi architettonici utilizzati nel ripristino di Pliska, che venne ricostruita grazie al lavoro degli artigiani bizantini prigionieri.
Intanto in Bulgaria, Krum ordinò l'approntamento di una potente artiglieria, per poter così demolire le mura di Costantinopoli. Le cronache riportano che il khan fece costruire scale, arieti, macchine d'assedio altissime, catapulte che potevano lanciare grossi massi e torce fiammeggianti. Nei primi giorni di primavera, la notizia che Krum era pronto ad assediare Costantinopoli arrivò nella capitale bizantina e Leone ordinò alla popolazione di lavorare giorno e notte al rinforzo delle mura. Ma la fortuna fu dalla parte dei Bizantini; infatti il 13 aprile 814, Krum morì a causa di un attacco d'epilessia, che durò qualche minuto, mentre era in marcia alla volta di Costantinopoli. Leone approfittò del temporaneo disordine per attaccare i Bulgari nei pressi di Mesembria, dove li sconfisse. A Krum successe al trono il giovane e inesperto figlio Omurtag, che non aveva tempo per far guerra ai Bizantini, visto che l'aristocrazia bulgara si era ribellata: per questo nell'815 firmò un trattato di pace con l'impero, che durò trent'anni. Per l'impero si profilava un periodo di pace, dato che a Occidente la pax Nicephori era ancora solida e a Oriente, il califfo Ma'mun era impegnato a Baghdad a sedare una rivolta dell'aristocrazia.
Reintroduzione dell'iconoclastia
Sventata la minaccia bulgara, Leone nell'814 reintrodusse l'iconoclastia in tutto l'impero:Anonimo, Historia Imperatorum, 150-154. se la questione, 88 anni prima, fu per Leone III e Costantino V non solo religiosa ma anche politica, l'elemento strategico risulta ancor più forte per Leone, anche se la sua iconoclastia non ebbe forza paragonata a quella dell'VIII secolo, nonostante si ispirasse ad essa. A questa decisione aveva portato l'emigrazione di molti piccoli proprietari e contadini bizantini dalle terre dell'Asia Minore appena conquistate dagli Arabi verso Costantinopoli. Ridotti in miseria, furono aiutati dall'imperatore che li arruolò nell'esercito per combattere contro i Bulgari. Quando la guerra coi bulgari finì e regnò nuovamente la pace nell'impero, essi si trovarono senza lavoro e tornarono nuovamente nella miseria a mendicare per le strade della capitale. Questi emigrati che chiedevano la carità per le strade di Costantinopoli erano quasi tutti iconoclasti e maledicevano l'ex imperatrice Irene (797-802), che aveva abolito l'iconoclastia (787), ritenendo che ella fosse la causa dei loro mali.