Per Neoclassicismo a Milano si intende il movimento artistico principale della città tra la seconda metà del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo. Durante la fine del regno di Maria Teresa d'Austria, tutto il successivo Regno d'Italia napoleonico e la Restaurazione, Milano fu protagonista di una forte rinascita culturale ed economica, in cui il Neoclassicismo fu lo stile artistico dominante e la maggiore espressione. La stagione neoclassica milanese fu per questo tra le più importanti in Italia e in Europa, v. anche introduzione al volumeA tal proposito nel 1809, Leopoldo Cicognara, direttore dell'accademia delle belle arti di Venezia, scrive:"...Milano è talmente superiore in artisti e produzione che, senza mezzi straordinari, non potrà mai da alcuna città del regno essere adeguata" v. nota precedente.
Introduzione
Nei primi anni del XVIII secolo Milano passò dalla dominazione spagnola a quella austriaca, a seguito del Trattato di Rastadt nel 1714. Sotto il regno di Maria Teresa d'Austria (1740-1780) e di Giuseppe II d'Austria (1765-1790), la città fu protagonista di una forte rinascita economica e culturale: l'imperatrice e il figlio, fortemente influenzati dalle teorie illuministiche, svolsero una notevole attività riformatrice.. Anche grazie al governo illuminato e alle riforme, Milano si dimostrò aperta alle novità provenienti dall'Europa, e divenne in breve tempo un vivace centro intellettuale.. Anche per questo fu uno dei principali centri dell'Illuminismo italiano: la città vide attivi i più famosi interpreti del movimento, come i fratelli Alessandro e Pietro Verri e Cesare Beccaria, e fu sede de Il Caffè e dell'Accademia dei Pugni, oltre che dell'Accademia dei Trasformati. Le riforme interessarono vasti ambiti dell'assetto pubblico cittadino: in attuazione della riorganizzazione tributaria, la città si dotò di uno dei più moderni ed efficaci catasti in Europa, oggi conosciuto come il Catasto Teresiano.A tale riguardo lo storico Sergio Zaninelli descrive il catasto milanese nell'epoca come "elemento fondamentale del progresso agricolo lombardo del XVIII e XIX secolo, e celebrato per la sua perfezione tecnica" Cfr. .
Tra il 1765 ed il 1785 Giuseppe II attuò la soppressione di alcuni ordini religiosi; fu abolita l'inquisizione, furono soppresse le congregazioni degli ordini religiosi, tra cui l'ordine dei Gesuiti, e confiscati i loro beni che divennero della città, dove, avendo a disposizione vaste aree, si poté attuare una risistemazione urbanistica senza precedentiA tale riguardo Aldo Rossi scrive che la città ebbe la possibilità "di disporre di vaste aree urbanizzate, di sistemare le strade (...), di costruire scuole, accademie, giardini; proprio sugli orti di due conventi di suore e su quello del senato sorsero i giardini pubblici." Cfr. organizzata dall'architetto di corte Giuseppe Piermarini, che fece del Neoclassicismo lo stile della rinascita della città. Vennero aperti i primi giardini pubblici ed eleganti palazzi, ispirati alla nuova corrente artistica, vennero costruiti scegliendo opportunamente le zone di destinazione.. Alcune tra le istituzioni milanesi più famose, come il Teatro alla Scala, il polo culturale di Brerav. Accademia di belle arti di Brera, Biblioteca Nazionale Braidense, Orto botanico di Brera e Osservatorio astronomico di Brera e le riformate Scuole Palatine, furono create proprio in questo periodo.
Nel 1796 con l'arrivo in Italia di Napoleone, l'arciduca Ferdinando d'Austria abbandonò la città, che dal 1800 passò in mano ai francesi. La dominazione francese non fermò l'eccezionale attività culturale milanese, la popolazione era in rapida crescita e nella città si incontravano alcuni tra i più grandi intellettuali italiani: da Melchiorre Gioia a Vincenzo Monti, da Alessandro Volta ad Ugo Foscolo e Silvio Pellico; venne inoltre inaugurato l'Istituto lombardo di scienze e lettere e furono fondati numerosi giornali nella città.. In quanto capitale del Regno d'Italia, per Milano vennero redatti numerosi progetti urbanistici con l'obiettivo di conferirle l'aspetto di capitale europea, tuttavia questi non trovarono piena attuazione.. Da tempo la popolazione aveva presentato delle petizioni popolari per l'abbattimento del Castello Sforzesco e con decreto del 23 giugno 1800 Napoleone ne ordinò la demolizione. Essa venne parzialmente realizzata a partire dal 1801; in quello stesso anno l'Antolini fu incaricato di realizzare il Foro Bonaparte, l'architetto propose di rimaneggiare il castello in forme neoclassiche, ma a causa dei costi eccessivi per la realizzazione il progetto fu accantonatoL'idea dell'Antolini rimase però come pura idea formale Cfr. .
Nel 1807 per decreto le municipalità di Milano e Venezia furono dotate di una Commissione di Ornato dotata di vasti poteri e ampia sfera di azione. La Commissione era composta dalle personalità più autorevoli presenti a Milano, fra questi il Cagnola e il Canonica. Il primo tema affrontato fu il Piano regolatore, redatto nello stesso anno. Fino al 1814 lo sviluppo della città fu regolato da quel piano che "si può considerare uno dei piani più moderni creati in Europa".
Con il ritorno degli austriaci, la città completò la sua affermazione culturale ed economica. Le attività di commercio e finanza fecero di Milano il principale polo economico italiano.Occorre ricordare che Milano, all'epoca ha il grande vantaggio di essere l'unica grande città italiana inserita in uno stato moderno v. , mentre l'agricoltura del milanese, anche grazie al completamento di molte opere idriche da parte del governo, era tra le più sviluppate e moderne d'Europa: al tempo stesso la città divenne il maggiore centro editoriale e culturale d'Italia, vedendo l'operato di personaggi come Carlo Cattaneo, Cesare Cantù e Carlo Tenca. Milano presenta edifici e monumenti neoclassici frutto di committenza privata e pubblica: in primo luogo ciò è dovuto al forte legame presente tra illuminismo ed arte neoclassica, specie nelle architetture di carattere pubblico, e in secondo luogo al ruolo che l'architettura neoclassica giocò nella celebrazione delle rivoluzioni e delle gesta di Napoleone. Tali stagioni si conclusero inevitabilmente con la Restaurazione.: il Neoclassicismo iniziò un lento declino, e fu infine sostituito dal gusto e dallo stile romantico ed eclettico, lasciando tuttavia una importante eredità. In tale fiorente periodo, infatti, vengono poste le basi che consentiranno più tardi a Milano di affermarsi come capitale economica, e in certi periodi anche culturale., dell'Italia unita..
Caratteri generali
Il periodo neoclassico milanese può essere diviso in tre fasi, che corrispondono a tre definiti periodi storici, tra il Settecento e l'Ottocento: il periodo dell'Illuminismo austriaco, gli anni napoleonici, e infine la Restaurazione.
La stagione neoclassica milanese partì con qualche anno di ritardo rispetto alle principali concorrenti europee, principalmente per i problemi di successione al trono dell'impero austriaco, per i quali Maria Teresa fu lungamente impegnata. Il primo Neoclassicismo milanese, così come i suoi artisti, non si ispirarono tanto ai modelli classici dell'antica Roma o al Neoclassicismo romano, quanto alle esperienze già avviate in città come Londra, Parigi, Parma.. Questo fu il periodo delle grandi opere pubbliche, come teatri, biblioteche, scuole e, in generale, grandi strutture di pubblica utilità, che vennero realizzate mettendo in opera i precetti di un governo illuminato: un periodo nel quale lo Stato e il governo stesso parteciparono in prima linea alla vita culturale e al progresso della città, promuovendo e finanziando nuove attività e premiando le opere e cittadini più meritevoli.. I tratti di questo primo Neoclassicismo sono più sobri e severi, dove prevalgono strutture simmetriche e ordinate.
Il periodo napoleonico, da un lato si inserì con continuità rispetto al precedente, proseguendo le opere rimaste in sospeso sotto il governo austriaco, dall'altro si distinse per un carattere più monumentale e celebrativo, che rispecchiava la volontà di inserire Milano tra le grandi capitali europee: si iniziarono allora a scorgere le prime influenze eclettiche e romantiche nelle architetture. Vale la pena citare in particolar modo le nuove arterie stradali e le nuove porte urbiche, che segnavano l'ingresso nella città.. Venne quindi pianificato un elevatissimo numero di progetti per abbellire la città e celebrare le vittorie del generale Bonaparte; che, sia per il breve tempo del dominio francese, sia per il carattere decisamente ambizioso di alcune opere, verranno in gran parte accantonate.
Con la Restaurazione e il ritorno degli austriaci, si può osservare un riavvicinamento al precedente stile neoclassico, sebbene si assisté alla progressiva fine dei governi a stampo illuministico: in questi anni la scultura e la pittura assunsero un ruolo di primo piano, e vennero promosse mediante rassegne annuali e concorsi pubblici. Lo Stato assunse una linea meno laica rispetto ai due precedenti periodi, che doveva coincidere con un riavvicinamento alla chiesa, in cui vennero realizzati significativi interventi di restauro o rinnovo di chiese, soprattutto negli interni.. Passati i primi anni della Restaurazione, i tempi del Neoclassicismo più puro erano già lontani e in molti artisti si potevano già individuare i tratti tipici dell'arte romantica che sarebbe venuta pochi anni dopo: verso la fine degli anni trenta dell'Ottocento l'esperienza neoclassica milanese poté definirsi conclusa..
Le grandi opere cittadine Per la prima volta dopo il fallito tentativo rinascimentale, l'urbanistica neoclassica si propose di rinnovare la città di Milano nella sua interezza: si assisté ad un punto di rottura con i precedenti sviluppi, che si erano distinti per opere, seppur di grande valore artistico, isolate tra di loro e spesso lasciate all'iniziativa dei singoli privati. Lo sviluppo della città fu quindi pianificato razionalmente secondo rigidi canoni e criteri generali e supervisionato nella sua interezza dalla commissione d'ornato. Alcune opere, si distinguono tuttavia per l'alto valore artistico o culturale.
Palazzo Reale
All'arrivo degli austriaci a Milano, il palazzo reale, sede del potere nella cittàSpesso alternata o condivisa col castello, era ormai vecchio e del tutto inadeguato ad ospitare una corte di una città come Milano, destinata a diventare la seconda città per importanza nell'impero austriaco.. Al proprio insediamento, l'arciduca Ferdinando, figlio di Maria Teresa, si adoperò per dare alla corte una sede rinnovata: il nuovo palazzo, avrebbe dovuto dare prestigio alla città, oltre che una nuova sede degna dell'importanza della corte. Il progetto iniziale prevedeva un nuovo palazzo a fabbrica rettangolare tra la cerchia dei navigli e la porta orientale della città., tuttavia si decise per un restauro del palazzo originale. Per il progetto venne quindi chiamato Luigi Vanvitelli, che presentò tre differenti progetti; che furono tutti bocciati, in quanto ritenuti troppo costosi.. Nel 1769 il Vanvitelli lascia però la direzione del progetto a favore del suo giovane allievo Giuseppe Piermarini., a cui si deve l'attuale aspetto del palazzo.