Teologia dell'Olocausto (dal greco ὁλόκαυστος (olokaustos, "bruciato interamente", a sua volta composta da ὅλος /holos, "tutto intero", e καίω / kaio, "brucio") Essa definisce una tipologia di sacrificio, specificatamente della religione greca, ebraica e dei culti dei Cananei, nel quale ciò che si sacrifica viene completamente arso. Per estensione, si riferisce anche all'oggetto del sacrificio. Nella Tanakh, יolah è un termine ricorrente. Si veda p. es. Levitico, specialmente in occasione di sacrifici rituali, di animali uccisi e bruciati sull'altare del tempio, tesi a sancire un rinnovo dell'alleanza tra il Dio di Israele e il proprio popolo. Nei culti cananei, tenutisi nello specifico nella valle dell'Hinnom, l'olocausto indica il sacrificio umano al dio Moloch. Cfr. Dalla seconda metà del XX secolo, "Olocausto" è divenuto per antonomasia il termine con il quale ci si riferisce al genocidio compiuto dal Terzo Reich e dai suoi alleati a danno degli ebrei (circa sei milioni di vittime). Il termine Shoah è stato adottato più recentemente per descrivere la tragedia ebraica di quel periodo storico, anche allo scopo di sottolinearne la specificità rispetto ai molti altri casi di genocidio, di cui purtroppo la storia umana fornisce altri esempi. Shoah (in lingua ebraica שואה), significa "desolazione, catastrofe, disastro". Questo termine venne usato per la prima volta nel 1940 dalla comunità ebraica in Palestina, in riferimento alla distruzione degli ebrei polacchi (Sho'at yehudei polin). Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d'Europa. Ciò spiega come la parola Shoah non sarebbe sinonimo di Olocausto, in quanto la seconda si riferisce allo sterminio compiuto dai tedeschi nei confronti di ebrei, comunisti, Rom, testimoni di Geova, dissidenti tedeschi e pentecostali, mentre la prima definisce solamente il genocidio degli ebrei. si riferisce ad un corpo di dibattiti e riflessioni teologiche e filosofiche, e relativa letteratura, nell'ambito dell'Ebraismo, che tenta di affrontare con diverse opinioni contrastanti, il ruolo di Dio nell'universo e nel mondo del genere umano, alla luce dell'Olocausto avvenuto dai primi anni 1930 fino al 1945, quando circa 11 milioni di persone, tra cui 6 milioni di Ebrei, sono stati sterminati in un genocidio perpetrato dal regime nazista e suoi alleati. La "Teologia dell'Olocausto" viene anche definita come "Theologie nach Auschwitz" (dal tedesco: "teologia dopo Auschwitz" o "teologia post-Auschwitz"), a causa della pratica comune di utilizzare Auschwitz come sineddoche dell'Olocausto nel suo complesso.

Storia Questo termine venne usato per la prima volta nel 1940 dalla comunità ebraica in Palestina, in riferimento alla distruzione degli ebrei polacchi (Sho'at yehudei polin). Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d'Europa. Ciò spiega come la parola shoah non sarebbe sinonimo di olocausto, in quanto la seconda si riferisce allo sterminio compiuto dai nazisti e loro alleati nei confronti di tutti coloro che vennero imprigionati e uccisi nei campi di concentramento durante il regime di Hitler, quindi non solo ebrei ma anche prigionieri di guerra, persone diversamente abili, persone affette da disturbi mentali, sovietici, italiani (cfr. Armistizio di Cassibile), spagnoli (cfr. Guerra civile spagnola), serbi, slavi, rumeni, ucraini, Rom, Sinti, africani, persone LGBT, intellettuali, comunisti, socialisti, socialdemocratici, anarchici, liberi pensatori, dissidenti tedeschi (cfr. Resistenza tedesca), cattolici, protestanti, pentecostali, testimoni di Geova eccetera, mentre la prima definisce solamente il genocidio degli ebrei.

Indica un corpo di dibattiti e riflessioni teologiche e filosofiche, e relativa letteratura, nell'ambito dell'ebraismo, che tenta di affrontare con diverse opinioni contrastanti, il ruolo di Dio nell'universo e nel mondo del genere umano, alla luce dell'olocausto avvenuto dai primi anni 1930 fino al 1945, quando circa 11 milioni di persone, tra cui 6 milioni di ebrei, sono stati sterminati in un genocidio perpetrato dal regime nazista e dai suoi alleati. La teologia dell'olocausto viene anche definita come Theologie nach Auschwitz (dal tedesco: "teologia dopo Auschwitz" o "teologia post-Auschwitz"), a causa della pratica comune di utilizzare Auschwitz come sineddoche dell'olocausto nel suo complesso.

L'interpretazione nella teologia ebraica

La varietà di argomentazioni teologiche che gli ebrei hanno articolato sull'olocausto può essere collegata a più ampie tradizioni di pensiero. Al fine di comprendere le loro opinioni in proposito, è utile vedere l'ampiezza e la portata delle tradizionali teodicee ebraiche del male, come anche descrivere le radici delle opinioni filosofiche ebraiche revisioniste moderne e postmoderne.

La tradizione classica della cultura e spiritualità ebraica, rappresentata nei suoi testi storici, comprende molte interpretazioni dell'ebraismo post-esilico e rabbinico. Tali interpretazioni variano da intendimenti legali, o filosofici e complessi, fino a quelle di esoteriche teologie mistiche. Insieme formano una cultura specialistica che gli ebrei hanno sviluppato e portato con sé nella diaspora. Questa tradizione di pensiero si è evoluta da fonti proprie, e talvolta anche attraverso incontri intellettuali con altre tradizioni, dando e a sua volta ricevendo idee. La teologia rivelata dell'ebraismo ha influito sul pensiero occidentale attraverso le sue forme adattate nel cristianesimo. L'altra fonte della cultura occidentale nasce in parallelo dalla filosofia umanistica della Grecia antica, basata su un pensiero indipendente generato da principi primi.

Quando alla comunità ebraica furono concessi i diritti sociali dopo l'età dell'illuminismo, allora svilupparono le proprie risposte religiose e filosofiche al pensiero moderno. Queste variano da un re-impegno e reinterpretazione dell'osservanza tradizionale, tramite sintesi che comprendono il meglio dei due mondi, e la rivalutazione radicale o revisionista dell'ebraismo storico. In ciascuno di questi approcci, una nuova creatività è emersa, con nuove interpretazioni teologiche e filosofiche. La filosofia chassidica ha sviluppato la mistica ebraica in modi nuovi. L'ortodossia Litvish ha formato nuovi approcci agli studi talmudici e mussarici (introspezione etica). Entrambe queste civiltà dell'Europa orientale hanno continuato l'interpretazione teorica della Cabala lurianica, che è alla base della fede ebraica charedì fino ad oggi. I pensatori dell'ebraismo ortodosso moderno reinterpretano l'ebraismo nel linguaggio della moderna filosofia laica.

L'Haskalah ha generato approcci critici e accademici all'ebraismo, a partire dal movimento tedesco Wissenschaft des Judentums ("Scienza del giudaismo") del XIX secolo. Teologi di confessioni ebraiche non ortodosse hanno espresso una serie di opinioni revisioniste della spiritualità e degli studi ebraici. Nuove scuole di pensiero, come ad esempio l'esistenzialismo ebraico, hanno trovato nuovi significati nella Rivelazione, al di fuori dell'ebraismo ortodosso.

Gli sviluppi storici del pensiero ebraico ritrovano un nuovo significato nelle precedenti tradizioni. I primi studiosi dell'Haskalah respinsero la mistica nell'ebraismo, in comune con il pensiero laico occidentale del loro tempo, e il loro personale desiderio di lasciarsi alle spalle lo Shtetl (in yiddish: שטעטל; plurale shtetlekh שטעטלעך; equivalente al tedesco Städtlein, "piccola città", diminutivo di Stadt, "città"). Questa tendenza fu condivisa con i valori prevalenti dell'Illuminismo occidentale secolare loro contemporaneo, che cerca di razionalizzare la Rivelazione. Il padre filosofico dell'Haskalah, Moses Mendelssohn, poteva quindi cercar di rimuovere le dimensioni mistiche della spiritualità ebraica.

La nascita degli studi accademici della Cabala con Gershom Scholem, e la ricerca di una più profonda spiritualità ebraica nel XX secolo, hanno riscoperto il misticismo ebraico per gli ebrei di tutte le denominazioni odierne. Nuovi movimenti di "rinnovo ebraico" e "neochassidismo", riescono a trovare intuizioni spirituali e filosofiche dal misticismo ebraico, al di fuori dell'ortodossia. Ciò riflette altresì vaste correnti di pensiero nella società occidentale, dagli aspetti non meccanicistici e neo-mistici della scienza e matematica del XX secolo, a interessi filosofici e artistici nei valori di identità culturale.

Gli sviluppi della vita ebraica dell'Ottocento e Novecento comprendono i più grandi cambiamenti e sconvolgimenti in un breve lasso di tempo che mai siano avvenuti nella storia degli ebrei. Simili cambiamenti possono caratterizzare la storia nella sua concezione più ampia, ma l'individualità dell'esperienza ebraica rende il loro incontro con eventi e idee della modernità particolarmente turbolento. Nello spazio di un secolo, hanno vissuto la tragedia dell'olocausto, con la fine dei grandi centri di vita ebraica, seguita dal ritorno storico alla patria biblica, con il simultaneo ristabilimento dello studio e della spiritualità ebraica in Israele e negli Stati Uniti. I due eventi determinanti dell'olocausto e della nascita di Israele influenzano le interpretazioni religiose e filosofiche degli ebrei di oggi. La diversità delle risposte teologiche ebraiche all'olocausto, sono plasmate dalla storia del pensiero ebraico precedente. I grandi testi, le idee e gli sviluppi creativi del pensiero ebraico, danno il contesto alle interpretazioni più recenti. Risposte teologiche tradizionali e revisioniste all'olocausto, si adattano o reinterpretano precedenti idee ebraiche, in modo da esser meglio comprese nel contesto della loro base più estesa. Tra le diverse risposte teologiche (e i loro contesti) che gli ebrei hanno dato all'olocausto, se ne elencano alcune qui di seguito.

Teologia dell'Olocausto e il problema del male

I tragici eventi in Europa nel secolo XX hanno offerto nuovi soggetti di riflessione sul problema del male, già presente da secoli nel Libro di Giobbe e teologicamente rilevante nelle religioni monoteiste.

Ebraismo, cristianesimo e Islam tradizionalmente hanno insegnato che Dio è onnipotente (può tutto), onnisciente (sa tutto) e infinitamente buono (tutta bontà). Tali affermazioni sembrano essere in stridente contrasto con il fatto che c'è molto male nel mondo. Forse la domanda più difficile che i monoteisti hanno affrontato è come conciliare l'esistenza di questa visione di Dio con l'esistenza del male.

Nell'ambito di tutte le fedi monoteistiche molte risposte (teodicee) sono state proposte. Tuttavia, alla luce della grandezza del male visto durante l'Olocausto, molte persone hanno riesaminato le vedute classiche di questo argomento. Una domanda comune è: "Come può la gente aver ancora qualche tipo di fede dopo l'Olocausto?"

L'olocausto nel contesto storico Nessuna risposta nuova è necessaria: l'olocausto sarà più grande di altre tragedie, o la sua forma e intenti saranno unici, tuttavia teologicamente non è diverso da tanti altri eventi terribili. Connesse con questo punto di vista sono le discussioni comparative sull'unicità dell'olocausto. Si distingue dagli altri genocidi storici e internazionali? È il caso di commemorare le vittime ebree separatamente dalle altre numerose vittime non ebree? Nel pensiero ebraico è di solito visto come un evento fondamentalmente ebraico. Ciò è giustificato dalla natura speciale dell'attacco nazista agli ebrei, nel suo obiettivo essenziale, e dall'intenzione metafisica della filosofia nazista. Dal punto di vista della spiritualità ebraica, può essere visto come una guerra contro il messaggio spirituale di Israele per l'umanità, una lotta contro il biblico Dio d'Israele e la moralità.