Nella storia del diritto romano il periodo 753 - 451 a.C. (periodo arcaico o primitivo) rappresentò la prima fase del diritto romano che, dalla fondazione di Roma (753 a.C.) all'emanazione delle leggi delle XII tavole (451-449 a.C.), corrispondeva grosso modo al periodo monarchico ed a quello della iniziale costituzione della Repubblica romana.
Contesto storico
L'organizzazione sociale del Lazio antico (Latium vetus) fu incentrata sui pagi (villaggi), uniti da vincoli di sangue, interessi economici, politici, religiosi e militari. Intorno ad essi nacquero gruppi sociali complessi, le gentes, che assunsero il controllo dei villaggi, organizzati in strutture gentilizie. Da essi, con l'unione della componente etrusca, nacquero i Quirites, parola di definizione sabina che indica i cittadini raggruppati in curiae-tribù (da co-iurites, il cui significato letterale è: coloro che godono degli stessi diritti). In pratica le gentes originarie della primitiva civitas romana furono di origine latina, soprattutto albana, sabina e etrusca. Ogni gens era quindi organizzata al suo interno sia religiosamente, che economicamente e militarmente, in modo non molto dissimile da quella nobiltà cavalleresca presente in quel periodo in Etruria, posta sotto il comando di un princeps. All'interno di questa struttura primitiva e cavalleresca vi erano sia i gentiles (signori) sia i clientes (vassalli).
Le origini della civiltà romana risalgono alla metà dell'VIII secolo a.C., epoca in cui si ebbe la fondazione della città di Roma e inizio della formazione della società romana. Da questo momento in poi, i primi quattro secoli della storia romana si conoscono anche come civiltà quiritaria. La ragione per cui lo Stato venne considerato un unicum non scindibile, va ricercata nella struttura che fu essenzialmente quella della civitas, dove la cittadinanza era costituita dai soli membri delle gentes patriciae, cioè dai Quirites (in seguito sinonimo di Romani). I primi abitanti di Roma erano di stirpe latino-sabina, anche se subirono fin dall'inizio l'influenza della vicina civiltà etrusca. Questa civiltà sembra appartenesse ad una stirpe dell'Asia Minore che, giunta in Etruria (Toscana), si fuse con la popolazione indigena italica, subendo anche l'influenza della vicina Magna Grecia. Gli Etruschi conquistarono, a partire dalla fine del VII secolo a.C., sia buona parte della pianura padana, verso nord; sia i territori del Latium vetus, Roma compresa, fino all'entroterra campano, verso sud.
Quando i Romani riuscirono a cacciare i Tarquini nel 509 a.C., furono favoriti dal fatto che la potenza etrusca era ormai in pieno declino nell'Italia meridionale.. Basti ricordare che pochi anni prima (nel 524 a.C.), gli Etruschi erano stati battuti presso Cuma dalle forze greche poste sotto il comando dello stratega, Aristodemo, segnando la fine del loro espansionismo e l'inizio del crollo della signoria etrusca a sud del Tevere. Ciò condusse le genti latine a ribellarsi, come dimostra la successiva battaglia di Aricia, nella quale i Latini, soccorsi da Aristodemo, ottennero una decisiva vittoria per la loro indipendenza, sconfiggendo le forze etrusche poste sotto il comando del figlio di Porsenna, Arrunte.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, II, 14.
In seguito Roma dovette combattere contro i Latini per la supremazia sul Latium vetus,. utilizzando un esercito composto anche da non Quiriti (la plebs, che col tempo andò ad inglobare anche quei clientes che erano riusciti a svincolarsi dal legame con le antiche gentes), che da sempre era stata esclusa dal governo cittadino. Convinta della propria indispensabilità, la plebs si riunì e mise in atto una vera rivolta contro i Quiriti fin dal 494 a.C., riuscendo ad ottenere col tempo gli stessi diritti dell'aristocrazia cittadina e contribuendo a costituire stato patrizio-plebeo, la Res publica Romanorum.
Società romana
Ai primordi la civiltà romana si basava su un'economia elementare orientata essenzialmente alla pastorizia transumante, molto diversa da altre tipologie,- tipo il nomadismo-( la transumanza era praticata dalle Genti italiche che poi formarono la grande Roma); la ricchezza privata era costituita da mandrie e greggi (pecunia, da pecus = bestiame formato da milioni di capi ovini accompagnati da- canis pastoralis e centinaia di migliaia di pastori- manovali addetti ai carriaggi per le derrate trainati da buoi-, tosatori, casari, falegnami,ecc.); praticavano anche agricoltura estensiva per grano, farro, ortaggi, ulivi, viti curate con curvam falcem (vedi) e maritate all'olmo; il potere politico era concentrato nelle mani dell'assemblea democratica che, in ogni pagus dei vari territorium eleggeva il capopopolo, il Meddix o meddis, che non era un Re e la sua carica non era ereditaria. Il meddix regolamentava il territorium con la pagilegis (o leges della futura legislatura romana). Erano importanti sia per l'agricoltura e le piantagioni, ma, soprattutto per regolarizzare il passaggio delle pecore sui tratturi (strade erbate da due metri, fino a oltre duecento metri di larghezza- misurati realmente nelle piane di Larino -CB- loc. Saccione-) che si sviluppavano per circa tremilaquattrocento chilometri ; partivano dal Piceno e il suo entroterra, attraversavano i popoli Vestini cismontani e submontani, i maruccini, i frentani fino ad arrivare alla Puglia. Altri percorsi, ancora visibili sul territorio, iniziavano dai territori Peligni, attraversavano i territori dei Carecini (Juvanum era il centro) e si dirigevano sempre verso la Puglia. Gli Equi e i Sagittari (Scanno- esistevano allevamenti fino a duecentomila ovini- Villetta Barrea, ecc.) a loro volta confluivano sempre nel territorium di Bojano e poi nelle piane di Larino (per quel motivo in quella località il tratturo aveva tale larghezza). La vita sociale e politica della "civitas quiritaria" si svolgeva attorno a due forme primitive di aggregazione, per estensione e grado: la familia e le gentes, intese come unione di più familiae, tutte discendenti dallo stesso capostipite (solitamente il loro eroe eponimo) e del quale memoria non extat (trad. "il ricordo continua ad esistere"Eneo Domizio Ulpiano, Digesto, L, 16, 195 § 2.) e dal quale derivano nome, culti delle divinità protettrici del gruppo (sacra gentilicia), mores,. territorio ed interessi economici (come la coltivazione in comune- la lega italica è stata una esperienza come prima forma cooperativa). Chi contravveniva alle regole di una gens veniva espulso, escluso dai sacra gentilicia e dalle tombe comuni..Stessa cosa capitava anche al Meddix, che poteva essere pure esautorato( in caso di cattiva gestione) e l'assemblea votava uno nuovo. Dell'assemblea facevano parte anche i primi nati a primavera (quelli del ver sacrum, che non venivano sacrificati o cannibalizzati, ma erano coloro che, dopo la transumanza in andata, erano destinati alla formazione di vici nei nuovi territorium).
Elemento essenziale che caratterizzò il fenomeno della civitas, oltre al riconoscimento della cittadinanza ai soli patrizi, fu la concentrazione dei cives in un piccolo centro urbano (urbs) dominato dall'acropoli (arx, parte più alta e fortificata di una città, comprendente anche edifici religiosi) e circondato da un contado (villaggio). Tutto questo era il territorio dell'antica civitas. Nella civitas Quiritium, i cittadini erano quindi solo i Quirites o patricii, raccolti in un certo numero di gentes, a cui si doveva la fondazione di Roma. In seguito ne erano i discendenti, i quali erano divisi in tre categorie: cives di piena capacità giuridica, ammessi a partecipare a tutte le funzioni di governo della civitas ed in particolare a far parte del senatus; cives con capacità limitata, ammessi soltanto ai comitia curiata, ed esclusi dalle altre funzioni di governo (maschi delle familiae sottoposti alla potestas del pater familias); cittadini nominali (mulieres) assoggettati alla potestas di un pater familias senza prospettive di liberazione.
I Clientes (da clière = obbedire; che in seguito al conflitto degli ordini andarono ad ingrossare le file della plebe) si trovavano nella società romana in una posizione di sudditanza rispetto ai cives. Il sistema clientelare non era una caratteristica propria dei soli Romani, ma anche di Latini, Sabini, Etruschi, Greci, Germani e Slavi, ovviamente con caratteristiche differenti tra queste popolazioni.. I clientes rappresentavano una classe "povera" formata da individui espulsi da altri gruppi, da piccoli proprietari terrieri con insufficiente reddito, da schiavi liberati, da stranieri che si erano arresi, ecc.; essi dipendevano dalle singole gentes quiritarie (o gruppi gentilizi), obbligata a rispondere ad un solo pater familias (o patronus), al quale erano affidati ed in cambio ne ricevevano la sua protezione (patronatus). Il rapporto di soggezione generato dal patronus sui propri clientes aveva il suo fondamento giuridico-religioso nella fides (vedi sotto). Qualora il cliente avesse tradito o abbandonato la gens, rompeva il rapporto di fiducia esistente (fides) ed incorreva in un illecito gravissimo, dando luogo ad una sanzione (sacerta): il pater poteva infatti sacrificare il proprio cliente di fronte ad un simile tradimento. Essi portavano il nomen gentilicium, partecipavano ai culti e contribuivano anche dando un aiuto all'economia della gens.
I plebei costituivano la maggior parte della popolazione e rappresentavano tutti quelli che non avevano nobili origini, dalle famiglie del contado, alle tribù rustiche. Oltre a queste due suddivisioni, vi erano anche gli stranieri o nemici (hostes), potenziali avversari della civitas.
Con la dominazione etrusca di Roma (616-509 a.C.), la comunità si organizzò in polis, e si organizzò militarmente con un nuovo modello di esercito, quello centuriato, nel quale vennero arruolati anche i plebei, che in tempo di pace si dedicavano all'attività agricola, utilizzata dagli stessi per potersi dotare di armi ed armatura. In questo caso il rex, comandante in capo della legione grazie al suo potere di comando (imperium), altri non era che il magister populi..
Fonti principali del periodo
Secondo le opere storico-giuridiche di Gaio e Sesto PomponioSesto Pomponio, De origine iuris fragmentum I, 1; Gaio, Istituzioni di Gaio, I, 1. i mores, all'inizio della storia di Roma, andarono ad identificarsi col diritto romano, determinando il modo in cui gli appartenenti alla comunità dovevano comportarsi: questi modelli di comportamento derivavano dalla tradizione dei primitivi pagi che occupavano le colline nei pressi del fiume Tevere.Mario Amelotti, Lineamenti di storia del diritto romano, p.45. Gli studiosi ritengono che prima dell'età regia (ovvero la fase pre-civica) i mores si basassero sul comportamento delle familiae e successivamente (a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C.) anche delle gentes, nel rispetto delle forze naturali, sulla base di quanto deliberavano i sacerdoti. Questi mores furono man mano raccolti dai sacerdoti, che li tramandarono oralmente, custoditi in archivi sacerdotali segreti.