Sansepolcro (anticamente Borgo San Sepolcro, da cui la forma vernacolare Bórgo, oggi diffusa, o Bòrgo secondo la fonetica più antica) è un comune italiano di abitanti della provincia di Arezzo in Toscana, al confine con Umbria e Marche. Libero comune prima e poi culla di cultura rinascimentale, fu elevato a sede di diocesi e insignito del titolo di città il 17 settembre 1520 da papa Leone X. Il gonfalone comunale è decorato con medaglia d'argento al valor militare.

Posta a nord est di Arezzo sulle rive del Tevere, all'estremo est della Toscana, al crocevia di quattro regioni Toscana, Marche, Umbria ed Emilia-Romagna è polo principale di una conurbazione che coinvolge anche il limitrofo comune di San Giustino, in provincia di Perugia.

Dal 1520 al 1986 la città è stata sede dell'omonima diocesi; dal 1986 fa parte della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, di cui è sede contitolare.

Geografia fisica Territorio Il territorio comunale ha un'estensione di ; inserito nel sistema geografico dell'Appennino tosco-romagnolo, pur appartenendo geograficamente all'area umbra dal 1441 fa amministrativamente parte della Toscana, rispetto alla quale si trova al confine orientale, tra la riva sinistra del Tevere e l'Alpe della Luna sullo spartiacque appenninico. Inoltre, costituisce il territorio toscano che si incunea tra le regioni Marche e Umbria

La città si trova a 330 m s.l.m. L'altitudine minima del territorio comunale è di 295 m s.l.m., quella massima di m s.l.m., per un'escursione altimetrica di metri. Il territorio comunale, classificato di sismicità media, si estende prevalentemente su una zona collinare interna compresa tra la bassa catena preappenninica a ovest e l'Appennino a est; la zona pianeggiante occupa la parte sud-ovest del territorio ed è attraversata dal fiume Tevere.

Pur essendo posta sul versante tirrenico, nel corso dei secoli ha sviluppato profondi legami culturali, economici e sociali con l'area adriatica (la costa adriatica dista meno di 100 km), particolarmente con la Romagna — con la quale comunica attraverso il Passo di Viamaggio, in direzione di Rimini — e il Montefeltro.

Il territorio del comune di Sansepolcro è un'area di intensità sismica di livello medio-alto. Dopo quelli del 1781 e del 1789, l'ultimo terremoto di una certa rilevanza si è verificato il 13 giugno 1948 (noto come terremoto di Sansepolcro). In seguito si sono avuti fenomeni sismici nel 1984, nel 1997 (in parte collegato al terremoto di Umbria e Marche), e nel 2001. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003

Clima Secondo la stazione meteorologica di Sansepolcro il periodo invernale, come succede in Toscana è piuttosto freddo con frequenti gelate che interessano il fondovalle. Le precipitazioni nevose, presenti ogni anno ma discontinue quanto a frequenza ed intensità, interessano prevalentemente le alture e occasionalmente raggiungono il fondovalle. La primavera e l'autunno sono le stagioni più piovose, l'estate è la più siccitosa. Il periodo di utilizzo del riscaldamento a metano va dal 15 ottobre al 15 aprile. Il mese più freddo è gennaio, con una temperatura media di +4,0 °C, mentre quello più caldo è luglio con una temperatura media di +22,1 °C. Classificazione climatica: zona E, 2231 GR/G Diffusività atmosferica: media, Ibimet CNR 2002

Origini del nome

Storia

Il territorio del Comune di Sansepolcro ha restituito significative tracce di antropizzazione a partire dall'VIII secolo a.C.; la zona più abitata era quella della pianura, alla confluenza del torrente Afra nel fiume Tevere. Nell'area dell'odierna città, però, mancano tracce archeologiche che facciano pensare a un popolamento differente da un abitato fatto di case sparsi e piccoli nuclei almeno per tutto il primo millennio dell'era cristiana. È agli inizi del secondo millennio che cominciano ad apparire le prime tracce documentarie sicure.

Sulla fondazione esistono comunque alcune ipotesi fra cui quella di Vincenzo Benini che sostiene che il centro si sviluppi sui resti di un solitario accampamento romano abbandonato a se stesso dopo la crisi dell'impero. A sostegno mancano prove documentali, ma lo studioso mette in relazione a questa tesi un monumento funebre romano conservato al Museo Civico con la pianta della parte antica della città, che pare ricalcare quella di un castrum romanum. Contro questa tesi scrisse il cognato di Benini, Antonio Ribalta, forse però per rivalità familiari. Dopo la pubblicazione di questa ipotesi (1978), l'arch. Giovanni Cecconi, in due studi apparsi nel 1992 e nel 1994, ha proposto la tesi dell'origine del Borgo, poi Sansepolcro, dal vicus romano di Voconianus (località Boccognano)V. Benini, Le origini di Sansepolcro. Una analisi, Sansepolcro, Arti Grafiche, 1978; G. Cecconi, Indagini su una genesi urbana (Borgo Sansepolcro), Selci-Lama, Pliniana, 1992; G. Cecconi, La Gens Voconia in Valtiberina e a Borgo Sansepolcro, Selci-Lama, Pliniana, 1994..

Origini del Borgo attorno all'abbazia del Santo Sepolcro La fondazione del centro abitato viene fatta risalire al X secolo. Secondo la tradizione locale due pellegrini di ritorno dalla terra santa, Arcano ed Egidio da Sansepolcro, vi fondarono un oratorio, con annesso ospedale per i pellegrini, dedicato a San Leonardo per custodirvi alcune reliquie del Santo Sepolcro, e fu da queste che il nuovo abitato ebbe il nome di Borgo San Sepolcro.

Poco più tardi i benedettini fondarono nei pressi dell'oratorio una comunità monastica, erigendo l'abbazia dedicata al Santo Sepolcro e ai Santi Quattro Evangelisti. Questa è documentata a partire dall'anno 1012 in località Noceati. Le prime fonti storiche parlano di una abbazia benedettina, poi passata tra il 1137 e il 1187 alla congregazione camaldolese, nel territorio della Diocesi di Città di Castello. Attorno al monastero si sviluppò, successivamente, il nucleo del centro cittadino che raggiunse la fisionomia recente agli inizi del XIV secolo. Un elemento propulsore dello sviluppo del centro abitato fu il privilegio di organizzare il mercato settimanale nel giorno di sabato e una fiera annuale all'inizio di settembre, concesso all'abate dall'imperatore Corrado II nel 1038.

Comune e signoria

Le magistrature comunali sono documentate dal 1163, quando si parla dei consoli in un privilegio inviato all'abate dall'imperatore Federico I Barbarossa per confermarne uno analogo emesso nello stesso anno dal suo legato Rainaldo di Colonia. Successivamente si sviluppano anche le magistrature del podestà (documentato dal 1203) e del capitano del popolo (documentato dal 1251). Vi sono pure alcuni consigli, il principale dei quali è il Consiglio dei Ventiquattro. Nel 1203 si inizia a costruire la nuova pieve urbana, dedicata a Santa Maria, trasferendo l'antica pieve dalla località di Boccognano a un sito presso le mura e di prossima urbanizzazioneL'atto è pubblicato in A. Czortek, Un'abbazia, un comune: Sansepolcro nei secoli XI-XIII, Città di Castello, Tibergraph, 1997, pp. 131-133..

All'inizio del XIII secolo si sviluppa un movimento eremitico autonomo, legato al vescovo diocesano, il cui insediamento maggiore è quello di Montevicchi (eremo sorto nel 1211). Attorno al 1213 viene donato a san Francesco d'Assisi l'eremo di MontecasaleA. Czortek, A servizio dell'altissimo creatore. Aspetti di vita eremitica tra Umbria e Toscana nei secoli XIII-XIV, Assisi, Edizioni Porziuncola, 2010..

Nel corso del XIII secolo si insediano a Sansepolcro vari Ordini mendicanti: i Frati Minori (che fondano un primo convento a Pozzuolo negli anni trenta circa e si trasferiscono entro le mura nel 1258), i frati Eremiti di sant'Agostino (che costruiscono il loro convento urbano nel 1281, ma che dal 1249 circa erano fuori delle mura) e i frati Servi di santa Maria (che costruiscono un primo convento nel 1255 e quello definitivo nel 1294). Precoci anche le forme di vita religiosa femminile, con un monastero di damianite già presente nel 1228 e uno della congregazione benedettina della beata Santuccia fondato nel 1271. Attorno alla metà del XIV secolo si insedia nell'eremo di Vepre una comunità di Fraticelli di Monte Malbe.

Nel 1301 Borgo Sansepolcro passa sotto la signoria di Uguccione della Faggiuola e, un ventennio dopo, di Guido Tarlati. Dal 1335 al 1351 si ha un periodo di sottomissione a Perugia, città con la quale il Borgo era stato più volte alleato nel secolo precedente; dal 1351 al 1358 si impadroniscono di Sansepolcro i Visconti di Milano. Nel decennio successivo Sansepolcro si sottomette a Città di Castello. Successivamente ritorna a far parte dei domini pontifici, per essere poi ceduta nel 1370 ai Malatesta di Rimini. Quello della signoria malatestiana è considerato il periodo di maggior splendore della storia cittadina. Nel corso del terzo decennio del XV secolo divenne feudo di Niccolò Fortebraccio, poi di Bartolomeo d'Alviano e di nuovo per poco tempo di Niccolò Fortebraccio.

Nei secoli XIII e XIV la città assume la caratteristica di città turrita, munita di una ventina di torri, pubbliche e private (alcune gestite da consorzi), tra le quali la più celebre è la Torre di Berta.

Nel corso della battaglia di Anghiari, combattuta il 29 giugno 1440, uomini di Sansepolcro si uniscono all'esercito di Piccinino per combattere contro la lega pontificio-fiorentina. Nel 1441, sconfitto il Piccinino, Sansepolcro venne ceduta in pegno a Firenze per ducati da papa Eugenio IVNiccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, libro VI § 3. Venticinque anni dopo, nel 1466, il comune, accogliendo le sollecitazioni di fra Fortunato Coppoli da Perugia, francescano dell'Osservanza, fonda il Monte di Pietà, il primo sorto nel territorio dell'attuale Toscana.

Nei secoli XIV-XV l'economia cittadina è particolarmente florida grazie alla coltivazione del guado, pianta usata nella tintura delle stoffe e commercializzata nei vicini porti adriatici.

Sansepolcro fortezza di confine

Nell'ambito di un più ampio piano strategico, i Medici dotarono Sansepolcro di nuove mura. Le ultime modifiche alla cinta muraria furono effettuate nel XVI secolo da Giuliano da Sangallo che vi sperimentò le prime soluzioni di fortificazione alla moderna.

Sempre nel XVI secolo, il Borgo venne identificato con il centro romano di Biturgia, citato da Claudio Tolomeo nella sua Geografia. L'ipotesi cinquecentesca (di cui rimane testimonianza in una delle forme usate per indicare gli abitanti: biturgensi) è stata scartata dalla storiografia moderna.

Significativo l'intervento sulle mura condotto negli anni '50 del XVI secolo su iniziativa di Cosimo I de' Medici, che intendeva fortificare il confine dello Stato fiorentino in vista della guerra contro Siena; per evitare la spesa di ampliare le mura, nel 1555 furono abbattuti i borghetti esterni, causando un notevole danno urbanistico alla cittàV. Donti-P. Labardi-M. Luongo, Il cantiere delle fortificazioni delle mura di Sansepolcro (1544-1565), in La Valtiberina Lorenzo e i Medici, a cura di G. Renzi, Firenze 1995, pp. 265-283.. Nel corso del XVI secolo Sansepolcro, elevata a sede vescovile da papa Leone X nel 1520 e insignita del titolo di "città", conosce un momento di fioritura artistica notevole, grazie anche alle aperture verso Roma (la famiglia degli Alberti) e alle vicine zone dell'Umbria (con i pittori Cristoforo Gherardi e Raffaellino dal Colle) e delle Marche (ancora con l'attivissimo Raffaellino dal Colle). Inoltre, il fatto che il territorio della nuova diocesi comprenda anche la Val di Bagno, in Romagna, contribuisce a creare profondi rapporti sociali e culturali con questa zona, all'interno della quale Sansepolcro, ancora per tutto il XVI secolo, si pone come crocevia e luogo di incontri economici e culturali. In questo periodo la città viene visitata da varie personalità: papa Clemente VII nel 1525 e nel 1532 e i granduchi di Toscana Ferdinando I e Cosimo II, rispettivamente nel 1593 e nel 1612.

I secoli della crisi (XVII-XVIII)