Il è stato un incrociatore pesante appartenente alla Marina imperiale giapponese, prima ed eponima unità della stessa classe e così chiamato in onore del fiume omonimo che segnava il confine tra le vecchie province di Uzen e di Ugo. Fu varato dal cantiere di Kure nel marzo 1934 come incrociatore leggero e assunse il suo aspetto definitivo dopo che, nel 1939-1940, fu dotato di cinque torri binate con cannoni da 203 mm.
Appartenente alla 7ª Divisione incrociatori, nel corso degli anni trenta prestò servizio nel teatro di guerra cinese. Con l'inizio delle ostilità sul fronte del Pacifico fu assegnato con le navi sorelle alla 2ª Flotta e scortò diversi convogli militari e, nella notte del 28 febbraio-1º marzo, ebbe parte determinante nella battaglia dello Stretto della Sonda. Dopo aver partecipato attivamente alla riuscita incursione giapponese nell'Oceano Indiano (prima decade di aprile), tornò in patria e, raddobbato, fece parte della grande armata navale riunita dall'ammiraglio Isoroku Yamamoto per occupare l'atollo di Midway: nel corso dell'omonima battaglia speronò il gemello Mikuma e rimase gravemente danneggiato da tre attacchi aerei. Riuscì a tornare alla base di Truk e poi in Giappone, dove fu trasformato in "incrociatore-portaerei" tramite la rimozione delle artiglierie di poppa e l'aggiunta di un ponte di volo (furono caricati una decina di idrovolanti). Tornato operativo nell'aprile 1943, da allora in avanti fu assegnato direttamente ai comandi di flotta: nel corso dell'anno, però, si limitò a scortare convogli, seguire esercitazioni e prendere parte a due vane sortite. All'inizio di novembre accusò danni di una certa entità dopo essere rimasto coinvolto nel bombardamento di Rabaul, dove era stato inviato per condurre un contrattacco alla testa di ponte americana su Bougainville.
Nel febbraio 1944 rientrò in servizio e rimase nelle vicinanze di Singapore con il resto delle forze da battaglia, impegnato in regolari esercitazioni e addestramento al tiro. A fine maggio salpò assieme alle altre unità della 2ª e 3ª Flotta e fu presente alla battaglia del Mare delle Filippine (19-20 giugno), cui sopravvisse illeso; tornò quindi nelle ex Indie orientali olandesi. Al momento dell'attacco statunitense alle Filippine (17-18 ottobre), fu assegnato alla formazione distaccata del viceammiraglio Shōji Nishimura, che doveva passare dallo Stretto di Surigao e aggredire le spiagge di Leyte, affollate di trasporti e mezzi anfibi statunitensi. Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre la formazione tentò di forzare il passaggio, fallendo con perdite disastrose. Il Mogami, in un primo momento rimasto indenne, fu ripetutamente colpito dagli incrociatori americani e incassò anche due bombe; nella mattinata del 25, completamente fuori uso, fu abbandonato e il cacciatorpediniere , preso a bordo l'equipaggio (tranne 190 morti circa, incluso il comandante) lo mandò a fondo con un siluro.
Caratteristiche
Il Mogami formava con i gemelli Mikuma, Suzuya e la classe omonima, derivata da un progetto che la stipula del trattato navale di Londra, nell'aprile 1930, aveva costretto a mettere da parte. Pensata inizialmente come gruppo di incrociatori leggeri, prevedeva sei esemplari da tonnellate, dotati di quindici cannoni da 155 mm in cinque torri trinate, dodici tubi lanciasiluri da 610 mm e capaci di 37 nodi di velocità. Inoltre lo stato maggiore generale impose di concepire le navi perché fosse possibile, in futuro, rimuovere le torri originarie per imbarcarne altre con pezzi da 203 mm. Sin da subito si comprese che le specifiche erano esagerate e già nel 1931 fu preventivato un dislocamento di tonnellate: allo scopo di contenere il peso (obiettivo del tutto mancato), fu introdotta massicciamente la saldatura e la struttura portante dello scafo fu ridotta in maniera drastica..
Il Mogami presentava una lunghezza alla linea di galleggiamento di 197 metri (201,50 fuori tutto), una larghezza massima di 18 metri e un pescaggio di 5,50 metri. Il dislocamento a pieno carico durante le prove in mare fu calcolato in //. L'unità era gestita da un equipaggio di 860 tra ufficiali, sottufficiali e marinai. L'armamento principale comprendeva quindici cannoni Type 3 da 155 mm lunghi 60 calibri (L/60) suddivisi in cinque torri, disposte due a poppa sovrapposte e tre a prua: di queste, la centrale era la più bassa e poteva sparare solo in bordata. Sul primo ponte (nella sezione compresa tra le torri poppiere e l'imponente fumaiolo, altra peculiarità della classe) furono ricavate quattro camere – due per murata – dove furono posti altrettanti impianti trinati di lanciasiluri da 610 mm brandeggiabili, equipaggiati con un sistema di ricarica rapida. Numerosa era la dotazione contraerea, con due impianti binati in torri corazzate ospitanti pezzi Type 10 da 120 mm L/45, quattro installazioni doppie di cannoni Type 96 da 25 mm L/60 e due doppie di mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm. Sul ponte di poppa, infine, si trovavano due catapulte e due hangar per il ricovero di quattro idrovolanti da ricognizione.
L'apparato motore era costituito da dieci caldaie Kanpon che alimentavano quattro turbine a ingranaggi a vapore, a ciascuna delle quali era vincolato un albero motore con elica; era erogata una potenza totale di shp e la velocità massima toccava i 37 nodi. La riserva di carburante arrivava a tonnellate di olio combustibile, permettendo un'autonomia pari a miglia alla velocità di 14 nodi. La corazzatura aveva rinunciato alle linee curve delle precedenti classi e presentava uno spessore di 100 mm alla cintura (65 mm per la parte sommersa), cui erano solidali controcarene spesse 65 mm (25 mm nella fascia inferiore, dove si trovava lo scafo a doppio fondo); cintura e controcarene arrivavano a 140 mm in corrispondenza delle riservette. Le paratie stagne trasversali allo scafo erano spesse 105 mm, attorno alle macchine di governo 100 e 35 mm; il ponte di coperta era spesso 60 (zone orizzontali) o 35 mm (aree inclinate), il primo ponte 40 mm, torri d'artiglieria e barbette 25 mm. La torre di comando era racchiusa in un guscio spesso 100 mm, dimezzato per il tetto.
Già in fase di completamento il Mogami e il resto della classe cominciarono a essere modificati: dopo l'incidente occorso alla torpediniera Tomozuru due giorni prima del varo (il 12 marzo 1934 si rovesciò durante una tempesta, a causa del baricentro troppo alto e del rapporto negativo tra larghezza e dislocamento), gli hangar furono eliminati e gli idrovolanti ridotti a tre, la torre di comando, le sovrastrutture di prua e l'albero di trinchetto ridimensionati. Durante le prove di tiro in mare nel marzo 1935, però, si ebbero rotture e deformazioni lungo le saldature dello scafo. Danni simili, ma più estesi, si ebbero durante il cosiddetto incidente della 4ª Flotta, quando tale squadra fu investita da un violento tifone durante un'esercitazione tra Hokkaidō e le isole Curili, riportando danni anche molto gravi su numerose navi. Il Mogami fu perciò trasferito alla riserva e subito posto in bacino di carenaggio per un'accurata ricostruzione, che durò sino al gennaio 1938: quasi tutte le giunzioni saldate furono rimpiazzate con i più tradizionali rivetti, le paratie trasversali furono irrobustite, furono aggiunte controcarene più larghe su quelle originarie, le sovrastrutture furono ulteriormente abbassate e la riserva di siluri fu ridotta ad appena sei ordigni; tuttavia i pezzi Type 10 furono rimossi in favore di quattro cannoni Type 89 da 127 mm L/40, montati a coppie in due impianti corazzati. A lavori terminati il dislocamento era salito a tonnellate a pieno carico, il pescaggio a 5,90 metri e la larghezza a 19,20 metri, a detrimento della velocità massima (35 nodi).
Dopo la denuncia del trattato del 1930 e il rifiuto del suo rinnovo, si poté procedere tra il 1939 e la primavera 1940 alla sostituzione delle artiglierie principali con cinque torri binate, ospitanti dieci cannoni Type 3 modello 2 da 203 mm L/50: il Mogami fu così riclassificato incrociatore pesante, incrementò il dislocamento a tonnellate e la larghezza dello scafo a 20,20 metri. Durante quest'intervento furono inoltre introdotti i siluri Type 93 da 610 mm nei lanciatori (con scorta di dodici armi) e rimpiazzate le catapulte con modelli recenti più capaci.
Servizio operativo Costruzione e primi anni L'incrociatore leggero Mogami fu ordinato nell'anno fiscale edito dal governo giapponese nel 1931. La sua chiglia fu impostata nel cantiere navale di Kure, il 27 ottobre dello stesso anno e il varo avvenne il 14 marzo 1934; fu completato e immesso in servizio il 28 luglio 1935.
Non appena iscritto nei registri della Marina imperiale giapponese, fu unito con il Mikuma nella 7ª Divisione incrociatori e posto alle dipendenze della 4ª Flotta, circostanza che lo coinvolse nell'incidente del settembre 1935. All'inizio del 1938 rientrò in servizio e con il Mikuma, il Suzuya e il Kumano (nel frattempo completati) riformò la 7ª Divisione, che spese il successivo anno in operazioni di pattugliamento e appoggio lungo le coste della Cina; di nuovo fermo in porto in vista del potenziamento dell'artiglieria principale, il Mogami si riunì ai gemelli nella 7ª Divisione il 1º maggio 1940. Dopo altri mesi di azioni nel Mar Cinese Orientale, fu inviato nelle acque dell'Indocina francese allo scopo di fare pressione sul locale governo coloniale e favorire la mediazione nipponica nella guerra franco-thailandese, tornando in patria in febbraio. Tra il 1935 e il 1941 il Mogami fu al comando dei seguenti capitani di vascello: Tomoshige Samejima (1º febbraio - 15 novembre 1935), che si era anche occupato dell'allestimento finale dell'unità; Seiichi Itō (15 novembre 1935 - 15 aprile 1936), Tetsuri Kobayashi (15 aprile - 1º dicembre 1936), un ufficiale rimasto ignoto (1º dicembre 1936 - 15 novembre 1939), Shunji Isaki (15 novembre 1939 - 28 novembre 1940) e un secondo ufficiale sconosciuto.
1941-1942