Biografia Nacque a Legnaro, in provincia di Padova, il 31 gennaio 1889, figlio del coltivatore diretto Antonio e di Maria Basso. Arruolatosi nel Regio Esercito, frequentò la Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena, da cui uscì con il grado di sottotenente, nominato con Regio Decreto 30 gennaio 1908.Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n.37, 14 febbraio 1908, pag.760.. Partecipò alla guerra italo-turca e poi alle operazioni di controguerriglia dove, nel marzo 1915, si distinse in forza al II Battaglione "Benadir", venendo decorato con una Medaglia di bronzo al valor militare.

Combatté poi nella prima guerra mondiale, distinguendosi come maggiore addetto allo Stato maggiore della 35ª Divisione, operante sul fronte macedone nel corso del 1918, venendo decorato con una Medaglia d’argento al valor militare. Promosso tenente colonnello, fu comandante del I Battaglione eritreo durante le operazioni di riconquista della Libia, venendo decorato con una seconda Medaglia di bronzo al valor militare per le operazioni nel Gebel cirenaico, avvenute tra il 1926 e il 1927.

Nel corso degli anni successivi comandò reparti stanziati sia in Italia, come l'89º Reggimento fanteria, che nelle colonie dell'Africa orientale. Dopo aver ricoperto l’incarico di comandante delle truppe stanziate in Somalia, a partire dal 28 novembre 1935 assunse l'incarico di Capo dell'ufficio operazioni del Comando superiore in Africa orientale, di fatto diventando uno dei più stretti collaboratori del Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio. nel corso della guerra d'Etiopia..

Promosso generale di brigata per meriti di guerra il 5 maggio 1936, fino al 1938 ricoprì l'incarico di comandante militare del settore dell'Amara. Nel 1937 diede alle stampe per i tipi della Mondadori un libro sulla condotta delle operazioni in Etiopia contro l’esercito imperiale, e poi contro la guerriglia, intitolato Con Badoglio in Etiopia, contenente tra l'altro una corposa prefazione dello stesso generale piemontese. Rientrato in Italia, assunse il comando della fanteria della 32ª Divisione fanteria "Marche" e nel 1939 della Brigata "Piave". Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, Badoglio lo volle nuovamente al suo fianco come generale addetto presso lo Stato Maggiore Generale (poi divenuto Comando Supremo) da lui diretto.

Nel periodo immediatamente successivo alla sostituzione di Badoglio dalla carica di Capo di stato maggiore generale con Ugo Cavallero, avvenuta il 6 dicembre 1940, dovuta all'insuccesso della campagna italiana di Grecia, il generale Alfredo Guzzoni, al quale era affidato linterim del comando stante l'assenza di Cavallero, che aveva di fatto rimpiazzato Ubaldo SodduScrisse il generale Armellini, in merito al messaggio di Soddu a Mussolini sul suo diario: Soddu però dimentica di dire che uno dei responsabili è lui. Dimentica il giorno in cui era fuori della grazia di dio perché Badoglio – che considerava nella posizione di un cuscinetto – faceva un ultimo tentativo, andando dal Duce con i tre Capi di stato maggiore, per dimostrare che l'operazione contro la Grecia non si poteva fare. Dimentica di aver criticato aspramente Roatta quando faceva il computo delle forze, sostenendo che non si poteva numericamente paragonare un greco ad un italiano perché questo vale non so quanti di quelli. ed era impegnato sullo scacchiere greco, lo rimosse dall'incarico, rimpiazzandolo con Giovanni Magli, già comandante della 131ª Divisione corazzata "Centauro". Assunto l’incarico di comandante della 80ª Divisione fanteria "La Spezia", passò successivamente al comando. del XVIII Corpo d'armata,. di stanza in Dalmazia e Croazia, sostituendo il generale Gabriele Nasci.

Nella primavera del 1942 andò in aperto urto con il governatore della Dalmazia Giuseppe Bastianini a causa del ridimensionamento delle forze armate italiane presenti nell’area, venendo sostituito, per decisione di Mussolini, il 25 luglio con il generale Umberto Spigo (tale soluzione era stata suggerita a Mussolini dal Capo di stato maggiore dell’esercito, Mario Roatta, che aveva provato, inutilmente, a ricomporre il dissidio sorto tra Armellini e Bastianini). Il 1º dello stesso mese era stato elevato al rango di generale di divisione. Divenne poi comandante del IX Corpo d'armata di Bari, mantenendo l’incarico fino al luglio 1943. Dopo la caduta del Fascismo, avvenuta il 25 dello stesso mese, alla destituzione di Mussolini da Capo del governo, rimpiazzato da Badoglio, quest’ultimo lo nominò comandante della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che lui provvide a sciogliere, integrando gli uomini nell'esercito..

Dopo l'annuncio dell'armistizio, sembrò esser stato incaricato, sulla base delle indicazioni espresse da Badoglio, a dirigere il comando di Roma "città aperta" sotto l'occupazione nazifascista. Questo ruolo, nelle ore che seguirono il trasferimento da Roma verso Pescara del re Vittorio Emanuele III, dei vertici militari e del governo, venne assunto dal generale Carlo Calvi di Bergolo. ed allora egli lasciò la Capitale per raggiungere la colonna reale a Pescara, arrivandovi quando quest'ultima si stava imbarcando a bordo della corvetta Baionetta. Non potendo salire a bordo della nave, ritornò a Roma e il 25 gennaio 1944, dopo l'arrestoDopo l’arresto di Cordero Lanza di Montezemolo, il generale Armellini propose, inutilmente, a Badoglio di scambiarlo con un prigioniero tedesco di pari importanza. di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e fino al marzo successivo, fu a capo del Fronte militare clandestino della Resistenza romana. Sostituito dal generale Roberto Bencivenga, dopo la Liberazione di Roma e la fine della guerra, resse i comandi militari territoriali di Udine (V) e quindi di Palermo (XI), venendo poi nominato presidente del Consiglio Supremo delle Forze armate italiane.

Subito dopo la fine delle ostilità pubblicò due opere, La crisi dell'esercito - un duro atto d’accusa contro la riforma dell’esercito voluta dal generale Federico Baistrocchi - e Diario di guerra. 9 mesi al Comando Supremo, in cui ricostruiva le vicende italiane relative al secondo conflitto mondiale.In queste due pubblicazioni cercò di scagionare da ogni responsabilità i vertici militari, e particolarmente lo Stato Maggiore, sull'entrata in guerra e sulla direzione del conflitto. Decorato, nel corso della carriera, della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia e di quattro medaglie al valor militare, due d'argento e due di bronzo, nel corso del 1952 fu collocato in posizione di riserva per raggiunti limiti di età. Nel 1956 fu insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana. Si spense a Roma il 13 gennaio 1975 dopo aver svolto per alcuni anni una prolifica attività pubblicistica quale collaboratore, su temi di politica militare, di vari quotidiani e settimanali nazionali.

Onorificenze

Pubblicazioni Con Badoglio in Etiopia, A. Mondadori Editore, Milano, 1937. La crisi dell’esercito, Edizioni Priscilla, Roma, 1945. Diario di guerra. 9 mesi al Comando Supremo, Garzanti, Milano 1946.

Note Annotazioni

Fonti

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