Ein Sof, En Sof o Ayn Sof, (), nella Cabala ebraica viene concepito come Dio prima della sua automanifestazione nella produzione di un qualsiasi reame (Seder hishtalshelus, "Ordine Evolutivo"); probabilmente derivato dal termine "l'Uno Infinito" (she-en lo tiklah), così tradotto da Avicebron. Ein Sof può tradursi come Senza fine, Interminabile, o semplicemente Infinito.. Ein Sof è "definizione" o "espressione" per Dio, soprattutto connessa all'origine divina di tutta l'esistenza creata, in contrasto allo Ein (o Ayn), che è infinito nulla. Usato anche dal mistico Azriel ben Menahem di Gerona che, confrontandosi con il neoplatonismo, secondo cui Dio non può avere desideri, pensieri, parole o azioni, enfatizzava con esso la negazione di qualsiasi attributo per l'impossibilità di definire un'"esistenza" di Dio poiché, in quanto perfetto, non suscettibile a cambiamento, inoltre eterno e santo - infatti, secondo un'analisi del Creato, pare che lesistenza debba avere un inizio per una continuazione per esprimere la propria funzione o natura - Dio, Causa Prima, non presenta fine o inizio. DellEin Sof, nulla (Ein) può esser compreso (Sof). È l'origine dell‘Ohr Ein Sof, la "Luce Infinita" (o "luce dell'Infinito Dio") della paradossale divina autoconoscenza, annullata dentro l'Ein Sof prima della Creazione. Nella Cabala lurianica il primo atto della Creazione, l'"autocontrazione" (Tzimtzum) di Dio per creare uno "spazio vuoto", avviene da lì. Nel chassidismo lo Tzimtzum è soltanto un occultamento illusorio ("acosmistico") dello Ohr Ein Sof, che dà origine al panteismo monistico. Conseguentemente, il chassidismo si concentra sull'essenza divina, Atzmut (ebraico: עצמות - da Etzem עצם, che significa "essenza"), radicata più in alto di Ein Sof nell'ambito del Divino Essere: Ein Sof infatti "si limita" all'infinità e "si riflette" nell'essenza (Etzem) della Torah e dell'anima.Nome presente anche nello Zohar, tradotto letteralmente in italiano con Nulla Infinito, si riferisce all'immensa grandezza divina onnicomprensiva del tutto, onnisciente ed eterna nel tempo, prima che il mondo fosse; non può essere misurata, pur essendo Dio concepito come conoscente di ogni cosa nella propria provvidenza: dalla concezione dell'espressione Ein Sof se ne trae che egli è inconoscibile. Gershom Scholem, Major Trends in Jewish Mysticism, Schocken, 1995, p. 214, dove l'autore definisce En Sof come "il Dio nascosto". Afferma altrove (p. 12) che il termine significa "l'Infinito" come tale, ma non, come a volte è stato suggerito, "Colui che è infinito" bensì "ciò che è infinito". Isacco il Cieco chiama il deus absconditus "ciò che non è concepibile col pensiero". È chiaro che con questo postulato di una realtà impersonale basilare in Dio, che diventa persona – o appare come persona – solo nel processo di Creazione e Rivelazione, la Cabala abbandona la base personalistica del concetto biblico di Dio; cfr. Scholem, ibid.

Questa concezione di Ein Sof richiama quella del Nome Divino che sarebbe stata rivelata a Mosè in :

Spiegazione Lo Zohar spiega il termine Ein Sof come segue:

In altre parole, Ein Sof sta a significare l'essere innominabile. In un altro passo dello Zohar, si riduce il termine a Ein (non-esistente), perché Dio trascende talmente la comprensione umana da essere "praticamente" inesistente.Zohar, ibid. parte III. 288b

Oltre allo Sefer Yetzirah e allo Zohar, altre note spiegazioni sono state formulate da pensatori mistici ebrei medievali, specialmente sulla relazione tra Ein Sof e altre realtà e livelli di realtà. Tra questi si annoverano Isacco il Cieco e Azriel. Judah Ḥayyaṭ, nel suo commentario Minḥat Yehudah sul Ma'areket Elahut, fornisce la seguente spiegazione del termine "Ein Sof":

Riscontri testuali Il termine Ein Sof si trova nella letteratura cabalistica dopo il 1200. Tuttavia non fu apparentemente coniato come termine tecnico, in quanto questo non era lo stile in cui, nel periodo medievale, erano coniati i termini negativi. Molto probabilmente la sua origine è da ricercarsi in quelle frasi che sottolineano la "sublimità di Dio", che è infinita (ad le-ein sof), o che sottolineano le caratteristiche del Pensiero (Divino), la cui comprensione "non ha fine" (ad le-ein sof). L'uso di questo epiteto nella prima letteratura cabalistica dimostra senza dubbio che il termine è nato da questo tipo di espressione. Apparentemente la sua origine risale al circolo di Isacco il Cieco e dei suoi discepoli. Dal punto di vista di alcuni cabalisti, il nome "Ein Sof" era ugualmente applicabile al primo prodotto dell'emanazione, la Sephirah Keter, a causa della sua natura completamente nascosta, e questo doppio uso della parola ha dato luogo nella letteratura cabbalistica a notevole confusione. Non c'è dubbio che fin dall'inizio l'intenzione era quella di utilizzare il nome per distinguere l'Assoluto dalle Sephirot che emanavano da Lui. La scelta di questo nome particolare può essere spiegata dall'enfasi posta sull'infinità di Dio nei libri del Saadya Gaon, che ebbero una grande influenza sul cerchio dei cabalisti provenzali., di Tracey R Rich, su Judaism 101, 2011. Il termine indica anche che il linguaggio antropomorfico con cui i cabalisti parlavano del Dio vivente della fede e della rivelazione, non rappresenta la totalità del loro approccio teosofico-teologico. In un primo momento non c'era nessun articolo determinativo utilizzato in combinazione con Ein Sof, e veniva trattato come un nome proprio, ma dopo il 1300 ci furono cabalisti che parlarono dellEin Sof. Inizialmente il termine fu usato solo raramente (anche nella parte principale dello Zohar la sua presenza è molto rara), ma dal 1300 circa il suo uso divenne abituale e più tardi la Cabala viene a citare anche diversi "tipi di Ein Sof", ad esempio: l'avvolgente Ein Sof, l'avviluppante Ein Sof, lEin Sof superiore.Gershom Scholem, op. cit., passim., su newkabbalah.com

Un'altra possibile fonte della teoria cabalistica di Ein Sof è il termine "aperantos", che appare in una fonte gnostica della tarda antichità, in un libro in cui si trovano interpretazioni di versetti e temi biblici. Secondo alcuni cabalisti, più eminentemente Rabbi David ben Judah he-Ḥasid, all'interno di Ein Sof ci sono dieci Sephirot superne chiamate Ẓaḥẓaḥot, che sono descritte ricorrendo a molti termini antropomorfici classici. Questa visione del Ein Sof si riscontrava nella Cabala safedica.

Le Dieci Sephirot

Secondo Gershom Scholem, Ein Sof è l'emanatore delle dieci Sephirot, ovvero emanazioni di energia che si trovano nell'Albero della Vita cabalistico. Ein Sof, lAntico di tutti gli Antichi (Atik Yomin), emana le Sephirot nel grembo cosmico dell'Ayin in un modo che causa l'universo creato. Le tre lettere che compongono la parola "Ayin" (אי״ן) indicano le prime tre Sephirot puramente spirituali, che precedono emozioni o azioni.Shoshan Sodot, 1b. L'ordine di devoluzione può essere descritto nella seguente maniera:Gershom Scholem, , Merdian, 1978, s.v.; ibid., , Schocken Books, 1965; ibid., , Princeton University Press, 1991.

000. Ayin (Nulla; אין) 00. Ein Sof (Illimitatezza; אין סוף) 0. Ohr Ein Sof (Luce Infinita; אור אין סוף) -.Tzimtzum (Contrazione; צמצום) Keter (Corona; כתר) Chokhmah (Saggezza; חכמה) Binah (Comprensione; בינה) Chessed o Gedulah (Grazia o Misericordia; חסד) Ghevurah o Din (Potenza o Giustizia; גבורה) Tiferet (Bellezza o Compassione; תפארת) Netzach (Trionfo o Resistenza; נצח) Hod (Maestà o Splendore; הוד) Yessod (Fondamento; יסוד) Malkhuth (Reame; מלכות)

Le dieci Sephirot erano precedute da una fase di occultamento chiamato tzimtzum, che "concede spazio" alle creazionei di percepirsi come esistenze separate dal loro creatore. Le Sephirot producono riflessi in serie di triadi contrapposte tra gli stati più esaltati dell'essere (o "non-essere", quando l'"alterità" ancora non esiste) e livelli più bassi e mondani di esistenza:

Ayin, Ein Sof, Ohr Ein Sof Keter, Chokhmah, Binah Chessed, Gevurah, Tiferet Netzach, Hod, Yessod

Preoccupati per le critiche filosofiche sui fraintendimenti che potrebbero generarsi per teorie, non sempre chiare sulle dualità o molteplicità in Dio, Uno ed Unico, i cabalisti non stancano mai di sottolineare che le Sephirot sono legate allEin Sof e senza lEin Sof non hanno esistenza o non vanno intesi come "fisici" o "materiali" (vedi sopra). Tuttavia, nella Cabala medievale, se le sephirot sono soltanto mezzi per manifestare Dio, allora perché sono a volte descritte come divine di per sé stesse? Moses Cordovero, che ha dato la prima sistematizzazione completa della Cabala nel XVI secolo, adotta una posizione di compromesso: le Sephirot sono costituite da 10 luci investite in vasi. I vasi sono veicoli differenziati della creazione, mentre la luce è luce indifferenziata dell'Ein Sof, nella maniera in cui l'acqua viene versata in diverse forme di vasi, o flussi di luce attraversano diversi colori di vetro. Nonostante il cambiamento d'aspetto, l'acqua e la luce emanano da una sola fonte e sono essenzialmente immutate; i vasi servono semplicemente a filtrare e velare la luce per rivelare differenti aspetti del creatore, e permettere alle creazioni di beneficiare della sua luce. Questa spiegazione venne accettata e allargata in opere cabalistiche e chassidiche successive.Tanya, cap. 2, nota dell'autore.Hemshech Samech Vov, pp. 3-4, 6.

Essenza Atzmut

L'ebraismo chassidico del XVIII secolo interiorizzò le emanazioni esoteriche trascendenti della Cabala nelle percezioni e corrispondenze psicologiche immanenti. su inner.org Il termine usato nella filosofia chassidica per Fonte Divina è Atzmut ("Essenza"). Mentre l'''Ein Sof della Cabala può solo essere infinito, Atzmut, radicato più in alto nel Divino, va oltre la dualità del finito/infinito. Come Etzem, trascende tutti i livelli e permea tutti i livelli. Ciò si riflette nel monismo paradossale "acosmistico" del panteismo chassidico, e si collega all'essenza della Tōrāh e dell'anima. Nel pensiero chassidico, la Cabala corrisponde al Mondo di Atziluth, alla sephirah di Chokhmah e al livello spirituale di Chayah; la filosofia chassidica corrisponde ai Quattro Mondi di Adam Kadmon, alla sephirah di Keter e all'essenza dell'anima di Yechidah.On the essence of Chassidus, Kehot publications, New York. Il Baal Shem Tov insegnò che il solo riflesso di Atzmut è la sincerità dell'anima nello svolgimento delle osservanze ebraiche e della preghiera. Di conseguenza, il chassidismo ha dato nuova rilevanza alla gente comune e alla preghiera e azione, al di sopra del tradizionale e preminente Studio della Torah, poiché Atzmut si riflette soprattutto nei livelli più bassi, essendo il proposito della Creazione di fare un "Luogo di Dimora" per Dio nei Reami più bassi. Come reazione, Chaim Ickovits di Volozhin, il principale teorico teologico dei Mitnagdim, si oppose al panteismo chassidico e riaffermò lo studio talmudico.Torah for Torah's sake in the works of Haim Volozhin and his contemporaries, Norman Lamm, Yeshivah University

Interpretazione