L’eremo di Monte Giove costituisce la sommità più elevata della serie di colline che circonda la città di Fano, collocandosi a 223 metri sopra il livello del mare. Dall'alto del colle è possibile osservare la città lungo la fascia costiera e, risalendo la valle del Metauro, verso la catena appenninica dominata dal Monte Catria.

Storia La sommità del colle divenne proprietà dei monaci della Congregazione Camaldolese dell'ordine di san Benedetto a partire dal 1609, anno di costruzione del loro convento, ultimato nel 1627. Alla sua edificazione contribuirono molti benefattori e lo stesso comune di Fano, che si impegnò a somministrare alla famiglia religiosa una notevole quantità di grano. La chiesa precedente all'attuale, consacrata nel 1631 dal cardinale Giulio Sacchetti, aveva un’unica navata con quattro cappelle laterali. L'Eremo acquistò un grande splendore in breve tempo e, nel 1657, venne visitato dalla regina di Svezia Cristina Alessandra Maria.

Nel 1741, a causa di cedimenti dovuti all'instabilità del terreno, la chiesa venne completamente ricostruita in posizione più arretrata, su disegno dell'architetto riminese Giovan Francesco Buonamici.

Descrizione

La chiesa attuale, dedicata al Salvatore, con facciata tripartita, presenta un interno a pianta ottagonale aperto in un lato in un profondo coro. L'ambiente è decorate da diverse statue in stucco, quelle di San Benedetto, Santa Scolastica, San Pier Damiani e San Bonifacio, eseguite dallo scultore riminese Carlo Santi. La statua di san Romualdo da Ravenna, fondatore dell'ordine Camaldolese, è invece opera del veneziano Antonio Corradini.

Nel presbiterio, la tela della Trasfigurazione che sovrasta il coro ligneo, dipinta intorno alla metà del Settecento, è del pesarese Giovanni Andrea Lazzarini, autore anche l'altra con la Madonna con santi e l'arcangelo Gabriele in sagrestia.

Dalla precedente chiesa seicentesca provengono le due tele: quella raffigurante San Romualdo e il miracolo del faggio era stata attribuita al pittore camaldolese Venanzio da Camerino, ma più recentemente è stata riconosciuta opera di Gian Domenico Cerrini, databile tra 1655 e 1656Tommaso Borgogelli, Da Venanzio l'eremita al Cavalier Perugino: aggiunte al catalogo di Gian Domenico Cerrini e Anton Maria Fabrizi, in "Arte Cristiana", 102, 2014, 881, pp. 153 - 156.. Il Cristo bambino con la croce, san Giuseppe e i santi Maria Maddalena, Benedetto, Romualdo e Scolastica è invece davvero assegnabile a Venanzio da Camerino e collocabile negli anni quaranta del Seicento, periodo nel quale il religioso ha frequentato l'eremo.

La cappella di sinistra, fatta erigere da Guido Nolfi, è dedicata a sant'Onofrio e a san Giuseppe.

Attualmente l'eremo è caratterizzato, oltre che dalla presenza della chiesa, da alcune casette per i monaci con relativi orti e da una foresteria con camere. Il tutto si estende su un'area di circa tre ettari e mezzo di terreno. Per le sue caratteristiche di luogo silenzioso e appartato, la località viene spesso utilizzata per ritiri spirituali e incontri di studio.

Note

Bibliografia Associazione Argonauta - Federazione Nazionale Pro Natura, Venti itinerari nei dintorni di Fano, Fano, 1991. F. Battistelli, Fano. Storia, monumenti, escursioni, Senigallia, 1973. G. Bortone, L'Eremo di Monte Giove, Società Tipografica Fortuna, Fano, 1925. M.Belogi, Un eremo Camaldolese a Fano, Banca di Credito Cooperativo di Fano, Fano, 1996.

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