La storia di Casaloldo, comune italiano situato nella Provincia di Mantova a breve distanza dai confini con le province di Brescia e Cremona, può essere fatta iniziare nel II millennio a.C., anche se il centro abitato attuale nacque solo in età altomedievale per poi svilupparsi nel corso dei secoli successivi. In epoca medievale la storia del paese fu strettamente legata alla presenza della famiglia dei conti di Casaloldo, quindi nel Basso Medioevo la località passò sotto il controllo prima del comune medievale di Brescia, poi dei Visconti di Milano e dei Gonzaga di Mantova, infine, nel XV secolo, della Repubblica di Venezia. Come comune facente parte del territorio della vicina Asola rimase nei domini veneziani fino all'avvento di Napoleone, quando il comune passò a far parte della Repubblica Cisalpina e, dopo la sua caduta, del Lombardo-Veneto; nel 1861 venne infine unito al nascente Regno d'Italia seguendone le successive vicende storiche.

Preistoria A Casaloldo, tracce archeologiche di vita preistorica, in particolare del neolitico, sono emerse in località Bottino, non lontano dal cimitero, dove sono state rinvenute lamelle di selce e ceramiche; in località San Vito sono stati ritrovati resti ossei di pasti, oggetti di bronzo, lame e frecce di selce dell'età del bronzo. Questi ritrovamenti testimoniano la presenza di un insediamento dell'età del bronzo da mettere in relazione con quello delle Baselle di Castelnuovo Asolano.

Un altro insediamento della media età del bronzo è stato individuato in località Pistoni; questi ritrovamenti sono noti grazie agli studi di don Luigi Ruzzenenti. Fra i materiali rinvenuti si possono elencare: oggetti in rame e in bronzo; oggetti di pietra lavorata; oggetti di osso e di corno lavorato; terra lavorata; oggetti di terracotta. Gli insediamenti dell'età del bronzo della zona circostante Casaloldo sono tutti vicini ai corsi d'acqua; la scelta dei luoghi non era determinata da casualità ma da ragioni ben preciseCASALOLDO NEL TEMPO 2002, p. 15..

Età antica L'epoca che ha lasciato maggiormente le sue tracce nell'area di Casaloldo è quella romana. Per questo periodo non si può prescindere dal rimarcare una grande differenza nell'organizzazione del territorio rispetto a quella contemporanea: in antico l'attuale provincia di Mantova non era esclusivamente pertinente all'agro mantovano, ma parte era compresa in quello veronese, parte in quello cremonese; più incerta è una eventuale appartenenza di parte dell'odierno Alto Mantovano all'agro di Brescia.CASALOLDO NEL TEMPO 2002, p. 17..

Per Tozzi, se si nota la pertica –o biolca - mantovana oltre Casaloldo e Medole fino nei pressi di Castiglione delle Stiviere, ne consegue che l’ager mantuanus si spingeva nell'antichità più a settentrione di quanto generalmente si pensaTOZZI 1972, p. 56-57..

Tuttavia per altri studiosi, la maggior parte, Casaloldo era invece compreso entro i confini bresciani.

In effetti a oriente la definizione del confine bresciano risulta, almeno in parte, difficile, sia perché esso cadeva nella zona di incontro di tre territori – bresciano, mantovano, veronese – in un'area dalla morfologia irregolare, sia perché alcuni dati delle fonti letterarie ed epigrafiche sono fra loro contraddittori.

Ma, secondo Tozzi, la centuriazione mantovana sarebbe evidente a Casaloldo e a Medole sulla sinistra del fiume. Per il medesimo studioso sarebbe senz'altro azzardato, almeno in questa area, fondare il confine romano su posteriori circoscrizioni religiose: Casaloldo appartenne da antica data alla diocesi di Brescia, ma in età romana era, secondo Tozzi e al contrario di altri studiosi, certamente mantovanaTOZZI 1972, p. 58..

Centuriazione mantovana

Nel I secolo a.C. furono realizzati grandi tracciati viari e la suddivisione del territorio mediante la centuriazione, ed anche l'area di Casaloldo, o almeno, secondo coloro che la pongono in territorio non mantovano, una parte di essa, quella più ad oriente, venne divisa dal governo di Roma in tanti appezzamenti di terreno. Questi furono poi assegnati ai veterani dell'esercito romano reduci dalle guerre civili, che, in questo modo, venivano trasformati in coloni.

Molto probabilmente il decumano massimo della centuriazione di Mantova va rintracciato in un asse viario oggi minore, in gran parte rettilineo, che ha il suo punto di partenza proprio ai limiti del comune di Casaloldo, in località Pistoni, e si dirige verso la vicina PiubegaMUTTI GHISI 1981, pp. 23-25, 29-30..

Inoltre su uno dei cardini, secondo Tozzi, sorgerebbe Casaloldo, mentre all'incrocio di cardine e decumano Castel GoffredoTOZZI 1972, pp. 59-60..

Se le epigrafi dell'agro di Mantova non sono numerose, i luoghi di ritrovamento appaiono particolarmente significativi: esse provengono soprattutto dall'area direttamente centuriata – anche da Casaloldo -Corpus Inscriptionum Latinarum V, 4034-4054b (Ager inter Benacum, Mincium, Ollium, Clesum); TOZZI 1972, pagg. 61-63..

Naturalmente il fatto che una località abbia restituito un'epigrafe – al di là degli spostamenti sempre possibili delle iscrizioni – non è indizio sufficiente per pensare a un insediamento stabile e collettivo. Non è, invece, un caso che buona parte dei luoghi di ritrovamento cada proprio esattamente sulle linee dei cardini e dei decumani – sempre secondo Tozzi, Casaloldo -.

Anche i resti archeologici sono quasi esclusivamente compresi nelle maglie della centuriazione: si presentano più frequenti nell'area che conserva più intense tracce della limitatio mantovana. Scoperte di varia natura e consistenza sono state fatte anche a Casaloldo.E. PAGLIA, Saggio di studi naturali sul territorio mantovano, Mantova, 1879, pagg. 294-301; per Casaloldo, Veneranda Anticaglia V, 1957, n.1, pag. 23; TOZZI 1972, pag. 63..

Testimonianze archeologiche Tra i più interessanti reperti archeologici del periodo romano recuperati nella provincia di Mantova si segnala infatti una pregevole applique bronzea rinvenuta nel 1984 proprio a Casaloldo presso il locale cimitero. L'area in cui avvenne la scoperta ha restituito i resti di quella che fu una prosperosa villa rustica sorta presumibilmente in età triumvirale – seconda metà del I secolo a.C. - a seguito della centuriazione del territorio; villa che rimase vitale per tutto il periodo dell'Impero o quanto meno fino ad un momento avanzato del IV secolo d. C..

L’applique, denominata spesso “bronzetto di Casaloldo”, rappresenta due figure: un soldato dall'elmo piumato e caudato, lo scudo circolare al braccio sinistro, la lorica e il mantello fermato sulla spalla destra, reso nell'atto di vezzeggiare, abbracciandolo, un giovanetto - o una fanciulla - ritratto di spalle e vestito alla maniera orientale: probabilmente la scena ritrae le due figure mitologiche di Achille e Pentesilea. L'oggetto è conservato nel Museo archeologico nazionale di Mantova.

I materiali più antichi rinvenuti vicino al cimitero sono riconducibili all'età augustea, mentre alcune monete risalgono all'età di Costantino, coniate indubbiamente nella prima metà del IV secolo.

L'oggetto di maggior pregio è però ritenuto un balsamario in argento e oro con maschere teatrali, anch'esso presente nel museo archeologico di MantovaReperto riprodotto sulla copertina di E. M. Menotti, Archeologia dal territorio mantovano, Mantova, Tre lune edizioni..

Casaloldo, o almeno parte del suo territorio, si trova all'interno di quello che fu l'antico agro centuriato di Mantova e nell'ambito dell'odierno comune si contano i resti di sei ville rustiche: oltre all'insediamento del cimitero, sono stati localizzati resti di abitazioni risalenti al periodo imperiale anche nelle località di Palazzo, Gardesana (Morini), Molinello. Questi insediamenti rurali appaiono così strettamente connessi alla centuriazione – si trovano tutti all'estremità orientale del comune casaloldese, in quella che fu l'area sicuramente interessata dalle propaggini nord-occidentali della limitatio mantovana -, che evidentemente devono aver avuto origine nell'ambito dello stesso disegno politico-economicoCASALOLDO NEL TEMPO 2002, pp. 17-19..

Medioevo Alto Medioevo Sotto il dominio longobardo il territorio di Casaloldo sembra accedere ad un distretto minore incuneato tra i ducati di Brescia, Verona e Mantova: la “giudicaria” di Sirmione - Fines Sermionenses -, a cui, nelle vicinanze, appartenevano con sicurezza le aree di San Martino Gusnago, Piubega e Castel Goffredo.G. P. Bognetti, La Brescia dei Goti e dei Longobardi, in AA.VV., Storia di Brescia, vol. I, Brescia, Fondazione Treccani degli Alfieri, 1963; VIGNOLI 2010, p. 14, n. 16; DE MARCHI 1999, p. 120-121.

Ma con l'avvento dei Franchi il distretto di Sirmione è avviato a un irreversibile processo di disgregazione: nel 774 Carlo Magno assesta un colpo decisivo all'esistenza dei fines sermionenses che, pur sopravvivendo formalmente, almeno fino all'846, sono sottoposti a un graduale fenomeno di erosione e di dissolvimento.

Il distretto di Sirmione cancellato e progressivamente assorbito da Brescia da un lato – è il caso di Casaloldo - e da Mantova dall'altro, in verità non scompare completamente, e si mantiene a uno stadio larvale, in cui continua ad esprimere anche nell'XI e XII secolo una sua individualità storica, che vale a differenziarlo sia dal resto del comitato bresciano sia dal resto del comitato mantovano. È in questa fascia di frontiera compresa tra il lago di Garda, il Chiese, l'Alto Mantovano e la Via Postumia, che compaiono infatti i cosiddetti conti rurali, risultato postumo dello smembramento e della polverizzazione degli antichi fines sermionensesVIGNOLI 2000, pagg. 31, 33, 35, con cartina della “giudicaria” di Sirmione..

Casaloldo, in particolare, se già prima non apparteneva alla sfera d'influenza di Brescia romana, entra con sicurezza a far parte della contea-distretto e della diocesi bresciana proprio intorno al IX secolo, e vi rimarrà incluso per i successivi mille anni, fino all'inizio del XIX secoloV. Colorni, Il territorio mantovano nel Sacro Romano Impero, vol. I, Periodo comitale e periodo comunale, Milano, Giuffrè, 1959..

Pieno Medioevo Secondo alcuni vecchi storici bresciani, i monaci di Leno, intorno all'anno 900, per il timore delle scorrerie degli Ungari, fecero riattivare le fortificazioni di Toscolano Maderno e di Gambara, mentre altri avrebbero fatto lo stesso a Casaloldo, ed inoltre a Mezzane, Montichiari, Volongo, MosioODORICI 1854-58, vol. III, p. 255; BONAGLIA 1991, p. 109..

Tuttavia, la prima notizia certa riguardante questa località risale al dicembre del 964, quando una Ermengarda, honesta femina, moglie di Corrado di Verona, afferma d'essere debitrice, promettendo di pagare per venti anni il prezzo della infeudazione da lei ricevuta, di un livello annuo nei confronti della Scuola di sacerdoti della santa Chiesa Veronese per una cappella nel comitato di Brescia, nel luogo detto Casaloldo - Capella in Comitatu Brixsiensi locus ubi dicitur Casale alto -, già in proprietà della stessa scuola di sacerdotiODORICI 1854-58, vol. IV, doc. XXXI, pag. 92, Verona, dicembre 964; BESUTTI 1952..

La presenza della chiesa veronese continuerà a Casaloldo anche nei secoli successivi, in quanto in un privilegio di papa Eugenio III del 1145, la Piae postulatio voluntatis, risulta fra le sue dipendenze la chiesa di Sant Ambrogio in Casaloldo, ecclesia Sancti Ambrosii de Casali alto, molto probabilmente la medesima menzionata, senza intitolazione, nell'atto precedenteCASALOLDO NEL TEMPO 2002, pagg. 32-33; CONTI in VIGNOLI 2009, pag. 64; ODORICI 1855-58, vol. VI, doc. CXV, pagg. 16-17; F. Ughelli, Italia sacra, vol. V, Ristampa Bologna, Forni: nell'anno 1145 papa Eugenio riconferma con una Bolla data da Viterbo a Tebaldo vescovo di Verona i suoi diritti nella plebe de Tenesi…plebem de Patingulis cum capellis et decimis et castellum, monasterium de Magutiano, Rivoltellam…plebem Pozolengi…eccl. S. Ambrosii de Casalalto….