Gattinara (Gatinèra in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vercelli, nell'estremità sud della Valsesia in Piemonte.
È al 5º posto, fra i comuni della provincia, per numero di abitanti e al 17º per estensione. Città fondata nel 1242 come borgo franco, con dodici isolati rettangolari, riunendo le genti dei villaggi circostanti (Castellazzo, Loceno, Locenello, Mezzano, Rado). Sul territorio cittadino sorge la Torre delle Castelle, uno degli ultimi resti delle fortificazioni medievali (con il castello di San Lorenzo), risalenti al XII-XIII secolo e oggi simbolo della città.
A Gattinara si produce l'omonimo vino DOCG.
Geografia fisica Territorio
Gattinara dista circa dalla provincia Vercelli, in direzione della Valsesia. Dista inoltre da Novara e da Biella. Il territorio è bagnato a est dal fiume Sesia, confine naturale con la provincia di Novara. Il paese di Gattinara è costituito dalle località di Sottomonte, Crosa, Castelle, Centro Storico, Bonda, Rado, San Bernardo.
Sottomonte è il quartiere più settentrionale della città, quando, lasciato il comune di Romagnano Sesia, si entra nel comune di Gattinara. I confini di Sottomonte sono a sud con il quartiere del Centro Storico, ovvero in via Monte Grappa e in via Fiume Sesia, a ovest e sud-ovest con le località Castelle e Crosa, ovvero in via Monte Cervino.
Il quartiere del Centro Storico è limitato a nord in via Monte Grappa, a sud in via Carlo Furno, a est in piazza Molino, a ovest dalla circonvallazione. San Bernardo, il primo quartiere per estensione e densità demografica, sede della seconda parrocchia della città, si estende a ovest della circonvallazione, in direzione di Lozzolo e di Rovasenda, limitato a nord-est in via Castellazzo e a sud-est dal sottopassaggio in via Ottaviano.
Tra Sottomonte (nord), San Bernardo (ovest) e il Centro (sud-est) si trova il quartiere Crosa. Tra Sottomonte (nord), San Bernardo (ovest), Crosa (sud-est), in direzione di Serravalle Sesia e di Lozzolo, si trova la Regione delle Castelle, a cui appartiene l'omonima Torre. Procedendo da essa, in direzione nord-est, si trovano i colli di San Lorenzo e di San Grato, da cui ha origine il quartiere di Sottomonte.
Tra via Carlo Furno (a nord), via Dante Alighieri (a est) via Ottaviano (a sud) e via Luigi Faglia (a ovest) si estende la Bonda. Tra la Bonda a nord e San Bernardo a nord-ovest, si estende il quartiere di Rado. Tra il Fiume Sesia e il centro abitato si estende la Baraggia gattinarese: si trovano a nord la ex Colonia Bertotto, geograficamente annessa a Sottomonte, i Mulu al centro e la Cà d'Assi a sud.
Il comune è classificato nella zona sismica 4 (bassa possibilità di danni sismici).
Clima
Gattinara, secondo la classificazione dei climi di Köppen, gode di un clima temperato delle medie latitudini, piovoso o generalmente umido in tutte le stagioni e con estati molto calde e afose. Le precipitazioni si concentrano nei periodi compresi tra marzo e maggio, con un leggero calo nei mesi estivi, e un riacutizzarsi nel periodo compreso tra ottobre e novembre inoltrato. L'inverno è caratterizzato generalmente da una discreta percentuale di piovosità e di neve.
Il comune è stato inserito nella zona climatica E ed ha un fabbisogno termico di 2502 gradi giorno. La normativa attuale consente l'accensione degli impianti di riscaldamento per quattordici ore giornaliere, dal 15 ottobre al 15 aprile.
Storia
Età antica e medievale La Gattinara di oggi nasce a metà Duecento nel quadro di un territorio che fin dall'età romana vede fasi intense di occupazione: all'età imperiale risalgono infatti i resti di insediamenti e aree funerarie emersi tanto presso l'attuale centro abitato, quanto nelle campagne circostanti. Da sempre, e ciò vale anche per l'antichità, l'asse di percorrenza lungo il fiume Sesia è uno dei più frequentati, soprattutto poiché funge da collegamento tra la pianura e le vie per i valichi alpini, e proprio in corrispondenza di Gattinara si unisce ai percorsi provenienti anche dal Biellese. Un punto cruciale, dunque, che anche nei primi secoli del Medioevo non vede venir meno una presenza umana che resta strettamente legata, oltre che alle valenze stradali, alle numerose risorse offerte dall'ambiente circostante. Nascono in questo periodo numerosi piccoli centri abitati, la maggior parte dei quali trova collocazione sicura sui primi contrafforti collinari: Loceno, Locenello, Mezzano, Gattinaria, questi sono i loro nomi, oltre all'importante centro di Rado, che invece si sviluppa, con il suo castello, lungo la strada Vercellese, accanto al fiume e al guado per Ghemme.
A ridosso del Mille la popolazione stanziata in questi insediamenti è impegnata nell'opera di dissodamento e sfruttamento di ampie superfici di terreno, sottratte al bosco e alla brughiera, e verosimilmente nello sfruttamento dei versanti collinari mediante la pratica della viticoltura. A livello politico e strategico in questo periodo cresce anche l'attenzione nei confronti di questa zona, che diviene cruciale nell'ambito dei complessi equilibri di potere che intercorrono tra i comuni di Vercelli e di Novara, per i quali il fiume è linea di confine. Proprio a guardia delle bocche della Valsesia, distretto di pertinenza novarese, i vercellesi decidono di costruire tra 1185 e 1187 un forte castello intorno alla pieve d'altura di S. Lorenzo, occupando la sommità di un colle che forse già qualche secolo prima aveva visto stabilirsi un insediamento.
Nel 1242, per irrobustire ulteriormente il presidio di questa fascia territoriale, il comune di Vercelli stabilisce di fondare un borgo franco – cioè un insediamento di nuova fondazione, privo di gravami feudali e dipendente direttamente dall'autorità comunale – nel quale si dovranno trasferire forzosamente gli abitanti dei piccoli centri della zona. Scompaiono così gli insediamenti poco fa ricordati – con l'eccezione di Loceno, divenuta l'attuale Lozzolo – per dare origine al nuovo borgo che prende il nome di Borgo della Pieve, e poi – da uno dei centri più importanti tra quelli abbandonati – Gattinara. Gattinara cresce e prospera nei secoli immediatamente successivi, autonoma e libera com'è da tutti i vincoli feudali, si dà un governo indipendente munendosi di statuti, approvati dal comune di Vercelli e a più riprese confermati anche dal successivo dominio sabaudo.
Signori di Gattinara sono i Signori di Vintebbio dai quali discendono i Gattinara appunto e gli Arborio, quindi i Testa, i de Rege, i Biamino e altre nobili famiglie di origine consortile. Il centro abitato, costruito su una maglia regolare e caratterizzato da uno sviluppo urbanistico rigidamente controllato sin dalla fondazione, è munito di un sistema di fortificazioni complesso, integrato – probabilmente a partire dal XIV secolo – da un castello ricetto; numerose chiese si affacciano sulle vie principali, e tra tutte la più importante, la pieve di San Pietro Apostolo, che costituisce un punto di riferimento, a livello ecclesiastico e sacramentale, per i centri della zona sino a Lozzolo e Roasio. La vita economica e politica del borgo tra XIV e XV secolo è vivace, e ne è riflesso uno sviluppo artistico di assoluto rilievo, del quale oggi rimane a testimonianza la stupenda facciata in cotto istoriato della chiesa parrocchiale.
Età moderna Il giovane Mercurino Arborio, nato a Gattinara nel 1465 da una delle famiglie più ricche del borgo, dopo molteplici e sempre più prestigiosi incarichi diplomatici tanto alla corte sabauda, quanto a quella di Massimiliano d'Asburgo, giunge a ricoprire la carica di gran cancelliere dell'imperatore Carlo V e a rivestire l'abito cardinalizio; muore nel 1530, e la storiografia odierna, dopo anni di ingiusto oblio, lo ricorda come un personaggio di levatura culturale eccezionale, che ha profondamente influenzato gli sviluppi politici europei. Dopo la morte del cardinale, la sua famiglia, impugnando le volontà testamentarie dell'illustre congiunto e trovando appoggio negli ambienti sabaudi, riesce a estendere sul borgo le forme di una feudalità – inedita, sinora, per la comunità fondata come "franca" nel 1242 – che diviene elemento di costante contrasto sino alle soglie del XIX secolo, quando la bufera napoleonica la eliminerà di fatto.
Con il XVI secolo, inoltre, i problemi per Gattinara arrivano anche dall'esterno: pestilenze, eserciti di passaggio, assedi e saccheggi, nel quadro delle guerre gallo-ispaniche, dalle quali il borgo esce malconcio, mutilato delle sue fortificazioni e fortemente depauperato a livello demografico. L'occupazione francese nel 1555 costituisce il momento culminante di questo periodo di crisi, che solo dopo il 1559 trova sollievo, nell'aprirsi di un breve periodo in cui si registra un deciso ristabilimento economico, caratterizzato da un'evoluzione agricola sinora rallentata dagli eventi bellici. Tra il 1580 e il 1630 – anno della terribile pestilenza – nuove sciagure belliche colpiscono la zona, che solo grazie a una forte immigrazione dalla Valsesia non vede troppo drammaticamente ridotta la sua popolazione. Grazie a ciò, la ripresa a metà Seicento è abbastanza rapida, testimoniata anche da una intensa e qualificata attività edilizia che vede cambiare i lineamenti del borgo, abbellirsi e ampliarsi le sue chiese e i suoi conventi e aumentare la densità edilizia. Il Settecento è per Gattinara un secolo di grande prosperità; mercati e commercio, agricoltura, viticoltura, sono settori prosperi, che alimentano flussi di merci imponenti, facendo del borgo un punto di riferimento per le comunità dell'alta pianura vercellese e un punto di snodo di traffici che in gran parte calcano i valichi alpini. La vivacità socio-culturale trova riflesso nella nascita e nello sviluppo di confraternite e compagnie religiose, che con la gestione di infermerie e scuole assicurano alla popolazione una serie di servizi che contribuiscono a migliorare nettamente il tenore di vita anche delle fasce più deboli.
Età contemporanea A fine '700 l'avvento della dominazione napoleonica significa l'abolizione di privilegi feudali e corporazioni religiose: una enorme quantità di beni immobili, confiscata dal governo e immessa sul mercato a prezzi favorevoli, favorisce la formazione di un robusto ceto borghese e la costituzione di molti patrimoni familiari di medie dimensioni, accelerando il passaggio da un'economia per molti versi ancora di stampo rurale, a equilibri che si potrebbero definire urbani. Nel 1820 la demolizione della antica chiesa di San Pietro e la sua ricostruzione in forme neoclassiche sembra segnare anche simbolicamente la nuova coscienza collettiva di Gattinara, che nel corso del XIX secolo – demolito quanto resta delle antiche fortificazioni – si munisce progressivamente di tutti i servizi e delle infrastrutture caratterizzanti le realtà urbane. Col finire del secolo migliorano anche i collegamenti con il Vercellese, che agevolano lo smercio dei vini della zona, ormai consacrati come prodotti d'eccellenza e oggetto di intensa esportazione, mentre tarda a venire uno sviluppo industriale vero e proprio, nonostante la vicinanza a zone da questo punto di vista molto vocate, come il Biellese e la Bassa Valsesia. L'occasione per questo sviluppo arriva nel 1905: una terribile grandinata distrugge gran parte dei vigneti, causando un venir meno delle risorse più preziose del territorio, fatto che da subito determina flussi inarrestabili di emigrazione, soprattutto verso il Nuovo Mondo.