Comabbio (Cumàbi in dialetto varesotto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Varese in Lombardia.

Storia Dall'Antichità al Medioevo Secondo una teoria non verificata, il primo insediamento risalirebbe all'epoca neolitica, visto il ritrovamento nel lago di Monate, assai vicino a Comabbio, di palafitte risalenti al periodo in questionev.d. M.A. Binaghi Leva, Le palafitte del Lago di Monate, Gavirate, 2003.. Più probabile è il IV sec. a.C., dal momento che il termine Comabbio pare derivi dal celtico com, ossia "curva" o "conca", a descrivere la conformazione morfologica del luogo che, addossato ad una catena di colline moreniche, offre proprio tale ideaL'Olivieri (Dizionario di Toponomastica Lombarda, 'Milano, 2001, p. 202) sbaglia di grosso nell'attribuire al termine Comabbio un'etimologia romana.. Certezze si hanno dal I sec. d.C., periodo a cui si data un sepolcreto romano quale testimonianza incontrovertibile della presenza di un villaggio romano proprio in quel periodo. Il Bertolone segnala il ritrovamento ai primi del Novecento di materiali archeologici riconducibili a età imperiale, materiali un tempo conservati al Museo Civico di Varese, poi andati perdutiM. Bertolone, Orme di Roma della regione Varesina, Milano, 1939, p. 143.. Indubbia è la presenza, sempre in quel periodo, di numerose strade di romana fattura che passavano proprio per Comabbio e ne garantirono in epoche seguenti una certa prosperitàG. Bascapè, Le vie dei pellegrini medioevali attraverso le Alpi Centrali e la pianura lombarda, in Archivio Storico della Svizzera Italiana, Milano, 1936.. La storia di Comabbio è meglio ricostruibile dal 1005 in poi, anno della prima citazione rinvenuta negli atti notarili del Museo DiplomaticoArchivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, n. 265 del dicembre 1005, Milano. L. Frascotti, Storia di Comabbio - dall'Invasione Ungara all'Età Comunale, Comabbio, 2013, p. 135-136.. Si dà oramai per scontato che la Pieve di Brebbia, di cui all'epoca faceva parte anche Comabbio, fosse stata ceduta, insieme a molti altri feudi, all'arcivescovo di Milano Valperto dall'imperatore Ottone I intorno al 960 d.C., quale riconoscimento dei servigi resi dal prelato al neoeletto imperatoreG. P. Bognetti, Pensiero e vita a Milano e nel Milanese durante l'età carolingia, in «Storia di Milano», vol. II, Milano, 1960, p. 782. L. Seniore, Historia Mediolanensis, in «Monumenta Germanie Historica», vol. VIII, n. 54. Non a caso il 22 giugno del 999 d.C. si legge che la Pieve di Brebbia fosse già in possesso all'arcivescovado milaneseL. Seniore, Historia Mediolanensis, in «Monumenta Germanie Historica», vol. VIII, n. 964.. Quali conseguenze di questo fatto storico si hanno a Comabbio due circostanze: la prima è l'accrescimento della presenza fondiaria arcivescovile entro i confini comabbiesi dalla fine del X secolo in poiL. Frascotti, Storia di Comabbio - dall'Invasione Ungara all'Età Comunale, Comabbio, 2013, pp. 111-115, la seconda è la nomina della famiglia de Curte di Brebbia quali feudatari di ComabbioIvi, pp. 57-60. Di incerta proprietà è invece il castrum, risalente al X secolo in epoca di invasioni ungare, per il quale l'ipotesi più accreditata lo verrebbe edificato da un consorzio di ricchi proprietari fondiari, poi in seguito ceduto alla famiglia de CurteIvi, p. 46 ss.. La sua struttura, ricostruita da Lorenzo Frascotti, era quella del comune castello-recinto, per adottare la definizione cara a Carlo PerogalliCarlo Perogalli, Il tipo del Castello recinto, in Le fortificazioni del Lago di Como, Como, 1971., ossia una possente cinta muraria di cinque metri per uno di spessore cui erano annesse due torri, l'una d'avvistamento e l'altra con funzione di porta del villaggio. Parte delle mura sono ancora visibili e perfettamente integre. All'interno delle mura vi era un abitato più recente, il vicus, mentre il più antico, la villa, si stendeva sul lato sud-est del castrum. La vita economica della Comabbio a cavallo fra l'XI e il XIII secolo era fiorente. Buona parte della popolazione era impiegata in agricoltura, in particolare coltivazioni cerealicole, noci, alberi da frutto; un'altra parte era impiegata nell'allevamento ittico, come testimonia la presenza di numerose peschiere che si rinviene negli atti del Museo Diplomatico; un'altra era impiegata nell'edilizia; un'altra nell'allevamento soprattutto di ovini; una parte consistente, infine, era costituita da ricchi proprietari terrieri fra cui spiccano i nomi della famiglia de Curte, de Solario, de Puteo, de Fontana, Brugnoli de Ecclesia, de Besutio, una straordinaria concentrazione che si spiega solo con l'importanza del locus. Altissimo era il valore commerciale dei terreni agricoli, pari al quadruplo della vicina Ternate, al quintuplo della vicina Varano e a dieci volte Cologno Monzese. Tecnicamente evoluti erano i sistemi di irrigazione e di bonifica dei terreni paludosi, nonché la vita politica della cittadina che sicuramente fra il 1187 e il 1221 vantava una struttura di tipo comunale con doppia rappresentanza consolare per rustici e cortesiArchivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, n. 244, 9 novembre 1187. Archivio di Stato di Milano, Fondo di Religione, n. 5, 13 agosto 1221. Risalente ad epoca longobarda era l'allora chiesa di Santa Maria, ampliata nel XII secolo con un porticato esterno e un campanile romanicoArchivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, n. 300, 4 novembre 1196. Alla seconda metà del XII risale la chiesa di San Giacomo di Alfeo, abbattuta nel 1609 per far posto al Santuario della Beata Maria Vergine del Rosario. La coesistenza di due edifici religiosi nella stessa piazza è un topos dell'architettura varesina, ma riservata ai centri plebani di Angera, Brebbia, Domo Valtravaglia e Olgiate Olona, un lusso che denota già di suo l'importanza del luogo in epoca medioevaleL. Frascotti, Storia di Comabbio - dall'Invasione Ungara all'Età Comunale, Comabbio, 2013, p. 75 ss. Vd anche G. da Bussero, Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, a cura di U. Monnaret de Villard e M. Magistretti, Milano, 1917, 254 D e 315 D..

Dal Trecento al XX secolo La località di Comabbio, citata negli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano, era tra le comunità che contribuivano alla manutenzione della strada di RhoGli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano fatti nel 1346, a cura di Giulio Porro Lambertenghi, Milano, 1856. Il comune nel 1751 risultava infeudato al conte Giulio Visconti Borromeo Arese, mentre il libro delle entrate camerali riporta il nome di Lodovico Visconti. Al comune risultava aggregata nella mappa la comunità di S. Sepolcro, di 30 anime, per cui era prevista una successiva aggregazione a Ternate. In realtà però le due comunità erano separate, anche per quanto riguardava i carichi fiscali. Le due comunità utilizzavano congiuntamente la palude Brabbia, pagando 6 lire all'anno. Il giudice competente era il podestà di Gavirate. Il console prestava il proprio giuramento alla banca criminale dell'ufficio di Gallarate, competente per le cause di maggior magistrato. Non vi era consiglio e l'amministrazione era regolata da due sindaci eletti dalla comunità, previo il suono della campana. I sindaci, che rimanevano in carica per due o tre anni, secondo l'accordo, curavano i pubblici affari e vigilavano sull'esattezza dei riparti.