Esponente di spicco della Democrazia Cristiana, è stato più volte ministro della Repubblica (in particolare Ministro degli affari esteri, Ministro delle finanze, Ministro del tesoro e Ministro del bilancio), deputato alla Camera dal 1946 al 1992, europarlamentare dov'è stato Presidente del Parlamento Europeo e ha presieduto la Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo.

È stato senatore a vita dal 2003 fino alla sua morte. Nei suoi ultimi due mesi di vita (dal 6 maggio 2013, giorno della morte di Giulio Andreotti, suo ex compagno di partito e anch'egli senatore a vita) è stato l'ultimo membro ancora in vita dell'Assemblea Costituente.

Biografia Giovinezza Colombo nasce a Potenza l'11 aprile 1920, in una famiglia borghese, quarto di sette figli (tre maschi e quattro femmine) di Angelo Colombo, funzionario della pubblica amministrazione originario di Reggio Calabria, e dalla casalinga Rosa Silvia Elvira Tordela, di origini avellinesi. Cresciuto sia nella sua città natale sia in quella del padre, da ragazzo entra nella scia spirituale e organizzativa di due monsignori che segneranno la storia recente della chiesa lucana, Augusto Bertazzoni e prima ancora Vincenzo D'Elia, di cui è chierichetto.

Nel 1935 fondò a Potenza la prima sezione locale di Azione Cattolica, un'associazione cattolica, tra le poche organizzazioni non fasciste ammesse dal regime di Benito Mussolini.

Nel 1937 fu presidente di Azione cattolica della Diocesi di Potenza e componente del Consiglio nazionale della Gioventù di Azione cattolica; consegue la maturità classica presso il Liceo "Quinto Orazio Flacco" di Potenza.

Studi e servizio militare Nel 1941, a soli 21 anni, si laurea in giurisprudenza all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" con una tesi in diritto ecclesiastico. Orientato inizialmente verso la carriera accademica, infatti s'iscrisse alla Pontificia Università Lateranense con l'intento di specializzarsi in diritto canonico, fu chiamato alle armi, prima di frequentare il corso per allievi ufficiali di complemento, il 1º agosto 1942 e destinato al Deposito 39º Fanteria, per il successivo avviamento al 32º Battaglione d'Istruzione in Nocera Inferiore per frequentarvi il 4º Corso preparatorio di addestramento.

Inizio della carriera politica Nel 1943, dopo l'armistizio dell'8 settembre, rientrò in Basilicata, iniziando a intraprendere il suo impegno politico, nell'ottica di una ricostruzione da fondare sulle basi dell'antifascismo e dei principi cattolici e democratici. Dal 1944 al marzo 1947 è stato segretario generale della Gioventù di Azione Cattolica.

Il 2 e 3 giugno 1946, Colombo fu eletto all'Assemblea Costituente come capolista della Democrazia Cristiana (DC) per la circoscrizione Potenza-Matera, risultando uno dei membri più giovani del Parlamento italiano, da poco ventiseienne, e ottenendo circa voti di preferenza; in seguito a questo successo elettorale Francesco Saverio Nitti, che in passato aveva definito il giovane Colombo un "sagrestanello", sarà costretto ad ammettere: «è un colombo che volerà»L'espresso, Volume 47, Edizioni 6-10, p. 21. Durante la fase costituente ha ricoperto il ruolo di componente e segretario della «4ª commissione per l'esame dei disegni di legge». Emilio Colombo è stato uno dei più giovani padri costituenti, e da allora è stato riconfermato alla Camera dei deputati in tutte le legislature per la DC nella circoscrizione Potenza-Matera, che resterà la sua roccaforte fino alle dimissioni da deputato il 9 settembre 1992. Membro storico della Democrazia Cristiana, fu anche europarlamentare dal 1976 al 1980 e dal 1989 al 1992.

Sottosegretario di Stato all'Agricoltura

Dopo essere stato rieletto alle politiche del 1948, con più di preferenze nella sua roccaforte, il 27 maggio diventa Sottosegretario di Stato all'Agricoltura e alle foreste, incarico che mantiene fino al 26 luglio 1951, nei governi De Gasperi V e VI. In questi anni Colombo svolse una proficua mediazione a Melissa, in Calabria, nel 1949, durante gli scontri per l'occupazione delle terre da parte dei contadini. Collaborò inoltre con l'allora Ministro dell'agricoltura e delle foreste Antonio Segni all'approvazione della Riforma agraria, che venne approvata dal Parlamento nell'ottobre 1950, finanziata in parte dai fondi del Piano Marshall varato dagli USA nel 1947 e considerato da alcuni studiosi come la riforma più importante dell'intero dopoguerra.Corrado Barberis, Teoria e storia della riforma agraria, Firenze, Vallecchi, 1957

Nel 1950, in qualità di deputato, venne incaricato dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi di studiare un disegno di legge finalizzato al risanamento dei Sassi di Matera. La proposta di legge di Colombo venne consegnata a De Gasperi nel 1951, presentata in parlamento come disegno di legge n. 2141 "Risanamento dei Sassi di Matera", e infine approvata all'unanimità il 17 maggio del 1952 come la "Legge speciale per il risanamento dei Sassi" (n. 619) che, in virtù del suo propositore, divenne nota anche come "Legge Colombo".

Sottosegretario ai Lavori pubblici e Ministro dell'agricoltura Dopo aver rivestito l'incarico di sottosegretario di Stato ai Lavori pubblici dal 17 luglio 1953 al 6 luglio 1955 in numerosi governi (De Gasperi VIII, Pella, Fanfani I e Scelba), con la nascita del primo governo Segni il 6 luglio 1955 divenne ministro dell'Agricoltura, ricoprendo anche l'incarico di Alto Commissario per l'alimentazione, venendo poi riconfermato nel successivo governo Zoli e passando quindi, nel secondo governo Fanfani, al Commercio con l'Estero.

Contemporaneamente, negli anni al Ministero, iniziarono i primi impegni europeisti di Colombo.

Sindaco di Potenza Alle elezioni comunali del 25-26 maggio 1952 viene eletto al consiglio comunale di Potenza con preferenze, dove il 14 giugno è stato eletto sindaco di Potenza con 25 voti su 38, incarico che lascerà nel dicembre dello stesso anno.

Durante questo periodo si è occupato del varo di alcune importanti opere, facendo sì che il consiglio comunale deliberasse la costruzione di edifici scolastici, acquedotti, case popolari, linee elettriche per le zone rurali, affrontò anche il tema del risanamento delle finanze comunali, prevedendo una revisione a rialzo di alcune imposte e tariffe, e l'implementazione del servizio di nettezza urbana nelle periferie. Sotto la sua amministrazione comunale furono anche deliberate la ricostruzione del Rione Libertà e l'allargamento di «Piazza 18 agosto», attraverso la costruzione della terrazza belvedere.

Ministro dell'Industria e Commercio Con la nascita del governo presieduto da Antonio Segni, il 16 febbraio 1959 giura nelle mani del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi come Ministro dell'Industria e Commercio nel secondo governo Segni della DC con appoggio esterno del Partito Liberale Italiano.

Venne riconfermato in tale incarico nei successivi governi Tambroni, Fanfani III e IV.

Durante il suo mandato da ministro dell'Industria e del commercio, nel 1959 costituì una commissione di giuristi e alti funzionari, della quale fu presidente avendo come vice Francesco Santoro Passarelli, con l'incarico di redigere una proposta di riforma del diritto delle società. A questa commissione ne seguiranno altre due nominate dal ministro di Grazia e Giustizia e il cammino della riforma si concluderà quindici anni più tardi con l'emanazione della legge n. 216 del 7 giugno 1974.

In quegli anni da ministro si consolidò in lui la visione volta ad assicurare, nelle scelte compiute, l'armonizzazione tra questioni sociali ed esigenze legate al mercato e alle logiche del profitto: quella che, nelle letture di Colombo, sarebbe tornata più volte con i termini di «economia sociale di mercato». In quella scia si collocò innanzitutto la legge per le piccole e medie industrie, con la quale furono concessi incentivi a favore delle medie e piccole industrie dell'artigianato.

Nel 1962 giunse a compimento il piano di nazionalizzazione dell'energia elettrica, con la nascita dell'Enel. Contestualmente, procedette alla fondazione del Comitato per l'energia nucleare e dei Centri di ricerca di Frascati e Ispra, in provincia di Varese. Durante l'elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1962, fu uno dei maggiori artefici dell'elezione alla Presidenza della Repubblica di Antonio Segni, del quale era stato uno dei principali collaboratori in occasione della riforma agraria del 1950.

Industrializzazione dell'Italia meridionale Inoltre, agli inizi degli anni sessanta, è stato impegnato in un piano organico di industrializzazione nel Mezzogiorno, il quale avrebbe dovuto mettere a sistema risorse e investimenti. Durante il quale fu colta l'occasione delle scoperte dei giacimenti di petrolio a Gela e di metano a Pisticci per avviare un vasto piano di sviluppo con l'Eni di Enrico Mattei in Val Basento (per le industrie chimiche a Ferrandina e Pisticci); contestualmente furono avviati gli investimenti a Brindisi con la Montecatini, ma anche a Pomigliano D'Arco con l'Alfa Romeo e a Termoli con lo stabilimento FIAT.

Ministro del tesoro

Con la nascita del governo presieduto da Giovanni Leone, il 22 giugno 1963 giura nelle mani del Presidente della Repubblica Antonio Segni come Ministro del tesoro nel governo Leone monocolore DC. Mantenne il ministero fino al 6 agosto 1970, riconfermato nei governi Moro I, II, III, Leone II, Rumor I, II e III. Nel governo Leone bis ha rivestito anche l'incarico di Ministro del Bilancio e Programmazione Economica ad interim.

In tale veste, operò a stretto contatto con la Banca d'Italia governata da Guido Carli, che non si discostò ad applicare una linea politica di ortodossia finanziaria (opposta alla linea keynesiana preconizzata da Antonio Giolitti, Ministro del bilancio dal 4 dicembre 1963 al 22 luglio 1964). Questa scelta non lo mise al riparo da dure polemiche, anche interne alla DC, circa i possibili risvolti politici e sociali di un tale orientamento, ma tuttavia nell'estate del 1963, la linea intransigente del Tesoro e della Banca d'Italia riuscì ad arginare in breve tempo l'improvvisa e vertiginosa impennata dell'inflazione, che rappresenterà un primo inquietante segnale di quello che avverrà dieci anni più tardi, in occasione della prima crisi petrolifera.

Nel gennaio del 1966, Colombo presiedette la riunione del Consiglio dei Ministri delle Comunità Europee, in cui venne raggiunto il compromesso di Lussemburgo, che reintegrò la Francia nel mercato europeo comune, dopo il periodo detto della "sedia vuota".

Presidente del Consiglio dei ministri

Fu presidente del Consiglio tra il 6 agosto 1970 e il 17 febbraio 1972 (il primo proveniente dalla Basilicata dall'avvento della Repubblica, il secondo dall'Unità d'Italia dopo Francesco Saverio Nitti).

Fatti di Reggio e Piano Colombo

Nel 1970, la decisione di assegnare alla città di Catanzaro la funzione di capoluogo della Regione Calabria, innescò moti di piazza a Reggio Calabria. La rivolta, che durò da luglio 1970 a febbraio 1971, è stata caratterizzata da un ricorso costante alla violenza con uso di armi e di esplosivo. Il gruppo promotore, inizialmente, si è contraddistinto da una sostanziale eterogeneità: in esso vi erano esponenti locali della DC, dell'associazionismo cattolico e popolare, dei partiti laici di governo, dei sindacati CISL e UIL e persino della Chiesa. Anche il locale PCI reggino assunse verso i moti un atteggiamento non sempre lineare, avvicinandosi alla protesta, seppure per un brevissimo periodo, nell'ottobre del 1970. Ad assumere, però, una funzione nevralgica nell'organizzazione dei moti furono comitati civici egemonizzati dalla destra. In sede giudiziaria è stato poi denunciato il contributo delle mafie all'organizzazione degli atti terroristici, nei quali vi è stato un uso massiccio del tritolo, come nel caso del deragliamento della Freccia del Sud avvenuto il 22 luglio 1970, che provocò sei morti e settanta feriti.