Il Messaggero, fondato nel 1878, è uno storico quotidiano nazionale con sede a Roma, di proprietà della Caltagirone Editore. Nel 2020 è l'ottavo quotidiano italiano per diffusione e il più venduto nella capitale. La sua storica sede è in via del Tritone 152, in un edificio d'inizio Novecento.
Storia Fondazione
Il quotidiano è fondato a Roma l'8 dicembre 1878 dal milanese Luigi Cesana (all'epoca solo ventisettenne) e dallo spezzino Baldassarre Avanzini (già fondatore de Il Fanfulla a Firenze). Tra il 16 e il 19 dicembre vengono stampati quattro numeri di prova. Escono come inserti de Il Fanfulla, quotidiano che dal 1871 si stampa a Roma e di cui uno dei proprietari è il padre di Cesana.
Le pubblicazioni regolari iniziano il 1º gennaio 1879 con una tiratura di copie. Il prezzo è di 5 centesimi, com'è d'uso all'epoca per i giornali di quattro pagine. La testata porta il nome di "Messaggiero" (dal 5 febbraio abbandona la "i"). Il primo direttore è Fedele Albanese, cui subentra in aprile il giornalista e fumettista Luigi Arnaldo Vassallo (Gandolin).
Il nuovo quotidiano si nota per il suo formato ridotto. È fatto per lo più di notizie prese da altri giornali. Non ha coloritura politica, ma punta tutto sulla cronaca, specialmente sui fatti che accadono nella capitale. Vassallo dà molto risalto al processo FaddaIl processo si celebrò nel 1879 per un delitto commesso il 6 ottobre 1877. Si concluse con la condanna di Raffaella Saraceni, giudicata colpevole di aver fatto assassinare il marito, Giovanni Fadda, e del suo amante, Pietro Cardinali, riconosciuto esecutore materiale dell'omicidio., che coinvolge ambienti dell'alta società romana. Il giornale, attraverso i suoi resoconti, mette alla berlina i personaggi più influenti della nobiltà capitolina. Grazie alla notorietà acquisita nei primi due anni di vita, Il Messaggero raggiunge una tiratura di copie. Nel 1880 il cofondatore Luigi Cesana assume personalmente la guida del quotidiano.
Forte del successo di vendita, nel 1888 Cesana rinnova interamente la produzione del giornale, adottando, primo in Italia, la stereotipia. Viene potenziata la distribuzione: Il Messaggero esce in due edizioni. Nel 1890 il quotidiano romano vende copie: è il secondo per diffusione e per importanza di tutta l'Italia centrale dopo La Tribuna. La linea politica verso Giovanni Giolitti è inizialmente di sostegno, poi di contrasto.
Il primo Novecento
Il successore di Cesana, nel 1905, è Ottorino Raimondi, proveniente dalla redazione romana del Corriere della Sera. Alle elezioni comunali del 1907 Il Messaggero dichiara il suo appoggio al candidato Ernesto Nathan, capo del "Blocco del Popolo". Il quotidiano sostiene il sindaco durante il suo mandato (dal 1907 al 1913).
Alla vigilia della prima guerra mondiale Il Messaggero è il secondo quotidiano di Roma, con copie diffuse, dietro a Il Giornale d'ItaliaASV, Segret. Stato, 1915, rub. 162, fasc. 3, p. 38 - citato in: Antonio Scottà, Giacomo Della Chiesa, arcivescovo di Bologna, Rubbettino, 2002, pag. 453.. Il quotidiano appoggia la campagna interventista e, a guerra iniziata, molti suoi redattori partono per il fronte. Negli anni del conflitto la tiratura supera le copie.
A partire dal 1918, per far fronte alla riduzione della foliazione a 4 pagine (a causa della guerra in corso), il quotidiano lancia numerosi supplementi settimanali: Il Messaggero dello sport, Il Messaggero commerciale, Il Messaggero giudiziario e Il Messaggero della domenica. Nel 1920 il quotidiano si trasferisce nell'attuale sede di via del Tritone 152 (tra piazza Barberini e il Corso) prendendo il posto dell'Hotel Select.
Durante gli anni venti Il Messaggero subisce un calo di vendite. Nel novembre 1932 viene chiamato a risollevare il giornale Francesco Malgeri. In soli due anni di lavoro il nuovo direttore modernizza il quotidiano e ne fa una testata di rango nazionale. Malgeri chiama a collaborare col quotidiano giornalisti affermati come Mario Missiroli, Vittorio Gorresio, Ermanno Contini, Sandro De Feo, Renzo Rossellini, Diego Calcagno, Vincenzo Talarico, Giuseppe Longo. Inoltre, invita a collaborare alla Terza pagina personalità del calibro di Alberto Moravia, Ugo Betti, Gaetano Volpe, Guido Mazzoni, Luigi Salvatorelli, Ruggero Orlando, Arturo Tofanelli, Renzo Sereno, Giovanni Comisso, Diego Valeri. Mario Missiroli, collaboratore principe del giornale, era l'autore di quasi tutti gli articoli di fondo ma, essendo egli inviso al regime fascista, gli articoli venivano pubblicati in forma anonima.
Nel 1940 Il Messaggero ha una tiratura media di 240 000 copie e si attesta al quinto posto tra i maggiori quotidiani italianiManterrà questa posizione fino alla metà degli anni ottanta.. Guidato autorevolmente da Malgeri, è insieme un giornale popolare e attendibile.
Il 25 luglio 1943 cade il regime fascista. L'articolo di fondo del 26-27 luglio viene scritto da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti assieme a Leo Longanesi, Ennio Flaiano e Mario Soldati. In agosto viene nominato direttore Tomaso Smith. Nei giorni immediatamente successivi al proclama Badoglio (8 settembre), Roma subisce l'occupazione tedesca. I nazisti comunque consentono l'uscita del quotidiano nelle edicole.
Il 4 giugno 1944 Roma viene liberata dagli Americani. Il primo direttore dopo la Liberazione è Tomaso Smith, personaggio non compromesso col regime.Una nota editoriale pubblicata il 6 giugno recitava: «Tomaso Smith riassume oggi la direzione del Messaggero. "Dopo vent'anni di volontaria assenza egli tornò al giornalismo il 25 luglio 1943. Il 10 settembre se ne allontanò. Arrestato e sfuggito dopo 3 mesi alla sicura deportazione egli ritorna fra noi che lo abbiamo sempre considerato il nostro Direttore». Il Messaggero «indipendente» guidato da Smith esce per tre giorni. Il 9 giugno le autorità vietano tutti i quotidiani romani, «per la passata attività» di fiancheggiamento della Repubblica Sociale Italiana e dell'occupante tedesco, oltre che per ridurre il grande consumo di carta.
Il giornale torna in edicola il 21 aprile (Natale di Roma) del 1946 con il nuovo nome di Messaggero di Roma.
Il secondo Novecento: la direzione di Alessandro Perrone
La famiglia Perrone, segnatamente Mario e il figlio Alessandro, riprende la gestione del quotidiano. In settembre è nominato come nuovo direttore Mario Missiroli; il redattore capo è Vincenzo Spasiano. Nel 1952, dopo la morte del padre Mario (proprietario al 50% del giornale), Alessandro Perrone prende direttamente la guida de Il Messaggero assumendone la direzione. Redattori di spicco sono Fabrizio Menghini, capo dei servizi giudiziari e Nino Longobardi, arguto commentatore di costume, nella rubrica di terza pagina "Cronache Italiane". Un'altra rubrica "di punta" è Avventure in città, dialogata in dialetto romanesco e redatta da Giancarlo Del Re. Nel 1956 cominciano ad apparire le vignette umoristiche dell'illustratore Alfonso Artioli. Il giornale continua ad avere, inoltre, collaboratori autorevoli che ne confermano il prestigio: Benedetto Croce, Luigi Salvatorelli, Pietro Paolo Trompeo, Manara Valgimigli, Amedeo Maiuri, Vincenzo Cardarelli, Aldo Valori, Alfredo Panzini, Giovanni Spadolini, Orio Vergani, Giorgio Bocca. Mantiene saldamente la quarta posizione tra i quotidiani nazionali, dopo Corriere, Stampa e Gazzetta del PopoloCostanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008..
Nel 1967 il quotidiano pubblica a puntate l'anticipazione delle memorie di Luigi Federzoni, gerarca del regime fascista. La pubblicazione inizia in febbraio, un mese dopo la morte di Federzoni, e si conclude in marzo. Nel 1968 Alessandro Perrone avvia un nuovo corso tecnologico al giornale. Istituisce, primo in Italia, l'ufficio grafico, chiamando a dirigerlo due esperti come Piergiorgio Maoloni e Pasquale Prunas. La nuova impaginazione, il rapporto tra immagini, testi e titoli, rivoluzionano l'aspetto del giornale. Nel 1969 lo sbarco sulla Luna è annunciato con un'unica grande foto con un titolo lapidario: Scesi!. «Il Messaggero» diventa il nuovo modello grafico e fotografico della stampa quotidiana italianaCostanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 91.». Nei primi anni settanta il quotidiano romano assume una linea politica di sinistra laicaSergio Turone, Prefazione a Corrotti e corruttori dall'Unità d'Italia alla P2, Laterza, Roma-Bari, 1984, p.19.. Nel 1970, Perrone assume Silvano Rizza, già redattore de Il Giorno e del Corriere di Sicilia e lo mette a capo dei servizi della cronaca di Roma, la spina dorsale del giornale. Nel 1973 viene nominato redattore capo Giampaolo Pansa, proveniente anch'egli dal Giorno.
Tra il 1973 e il 1974 cambia l'assetto proprietario de Il Messaggero. Nel 1973, infatti, nasce una vertenza tra Alessandro e Ferdinando Perrone, cugini e proprietari alla pari del quotidiano, sulla linea politica del giornale molto vicina alla sinistraAlberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p.429.. Lo scontro si trascina per un anno e si conclude con la cessione del Messaggero alla MontedisonSecondo Luca Telese (Cuori Neri, Sperling&Kupfer 2006) fu la Democrazia Cristiana, sconfitta al referendum, ad esercitare pressioni fino ad indurlo alla vendita.Secondo Piero Ottone (Italia mia, Longanesi 2009) la conduzione battagliera di Alessandro aveva fortemente indebitato il giornale.Secondo Costanzo Costantini (La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 115) Eugenio Cefis, presidente della Montedison, rilevò il quotidiano per conto di Amintore Fanfani, storico dirigente DC.Secondo Andrea Aveto (Giornalismo italiano 1968-2001, «I Meridiani») la regia della trattativa fu condotta dal Partito socialista.Eugenio Cefis dirà a Enzo Biagi di avere acquistato il quotidiano "per fare un piacere a Fanfani e a De Martino", in Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, op.cit. p. 430..
La redazione non accetta il passaggio ad un'azienda pubblica (cioè governativa) ed entra in sciopero. Il 12 maggio 1974 il comitato di redazione fa pubblicare un'intera pagina di protesta sul giornale. La trattativa per la cessione comunque va in porto. Dopo un mese e mezzo di braccio di ferro viene trovata una soluzione di compromesso: la Montedison accetta alla direzione un uomo proveniente dalla sinistra come Italo Pietra. Pietra, già direttore del Giorno arriva a Roma portando tre firme importanti dal quotidiano milanese: Sergio Turone, Luigi Fossati (insediatosi come vice-capo redattore e poi nominato condirettore) e Vittorio Emiliani.
In occasione del referendum sul divorzio (12-13 maggio 1974) il quotidiano si schiera per il "No", confermando la propria linea politicaEugenio Santoro, PSI 1992: dirsi addio?, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2006.. Dopo Pietra seguono alla direzione Luigi Fossati (1975) e, nel 1980, Vittorio Emiliani. Con la sua conduzione (1980-1987) si espande la Cronaca di Roma, che passa da 4 a 6 pagine e viene collocata a partire da pagina 6, cioè dopo la cultura e prima delle sezioni di politica interna ed estera. Nel 1977 il governo sopprime alcune festività, tra cui la Befana. «Il Messaggero» lancia una appassionata campagna di stampa in favore del suo ripristino. Con la sua rubrica Aridatece la Befana, curata da Aldo De Luca, il quotidiano romano raccoglie migliaia di firme. L'iter burocratico fu piuttosto lungo, ma si concluse felicemente nel 1985 con il ripristino della ricorrenza come festa nazionale.