La Carta del restauro di Atene è la denominazione convenzionalmente utilizzata per indicare i principi e le raccomandazioni associati alla Conférence internationale d’experts pour l’étude des problèmes relatifs à la protection et à la conservation des monuments d’architecture, svoltasi ad Atene dal 21 al 30 ottobre 1931. L'incontro fu promosso dall'Office International des Musées (OIM; in inglese International Museums Office), organismo dell'Institut international de coopération intellectuelle (IICI; in inglese International Institute of Intellectual Cooperation), nel quadro della Società delle Nazioni.

Il tema centrale della conferenza era la protezione, la conservazione e il restauro architettonico dei monumenti: edifici di interesse storico, artistico o scientifico, costruzioni ancora in uso, monumenti in rovina e resti archeologici, insieme al rapporto fra tali opere e l'ambiente circostante. Le conclusioni affrontarono anche la scultura monumentale in relazione al contesto per il quale era stata concepita; il restauro delle collezioni museali e dei beni mobili non costituiva invece l'oggetto generale delle deliberazioni.

La denominazione non va confusa con la Carta di Atene (CIAM), relativa all'urbanistica moderna e legata al IV congresso dei CIAM del 1933. Nel caso del restauro, la conferenza del 1931 produsse delle Conclusions e altri materiali, mentre gli atti complessivi furono pubblicati nel 1933 dall'Office International des Musées con il titolo francese La conservation des monuments d'art et d'histoire; il catalogo UNESCO registra anche il titolo parallelo inglese The conservation of artistic and historical monuments. La tradizione disciplinare e istituzionale consolidò successivamente per le conclusioni della conferenza la denominazione di «Carta di Atene».

Contesto e conferenza del 1931 La conferenza maturò nel sistema di cooperazione intellettuale sviluppato dopo la prima guerra mondiale dalla Società delle Nazioni. L'Office International des Musées operava nell'ambito dell'Institut international de coopération intellectuelle e svolgeva attività rivolte ai musei, alle opere d'arte e alla conservazione dei monumenti. Nella documentazione storica e negli atti del congresso prevalgono le denominazioni francesi degli enti e dei testi; il catalogo UNESCO registra parallelamente le forme inglesi dei soggetti istituzionali e del titolo degli atti.

Fra i precedenti dell'incontro è stata individuata la conferenza internazionale sui metodi scientifici applicati all'esame e alla conservazione delle opere d'arte tenuta a Roma nel 1930. La storiografia ha ricostruito un processo preparatorio articolato, nel quale ebbero particolare rilievo Jules Destrée ed Euripide Foundoukidis; fra le personalità coinvolte nel dibattito figuravano inoltre Paul Léon, Gustavo Giovannoni e Victor Horta.

I lavori di Atene si svolsero dal 21 al 30 ottobre 1931 e furono organizzati in ambiti dedicati alle dottrine e ai principi generali, alle misure amministrative e legislative, alla valorizzazione dei monumenti, al restauro, al degrado dei materiali, alle tecniche di conservazione e alla collaborazione internazionale.

Ambito della conservazione e del restauro Il riferimento principale delle discussioni e delle conclusioni era costituito dai monumenti di architettura e dagli edifici di interesse storico e artistico. Il documento considerava sia costruzioni ancora utilizzate, per le quali raccomandava il mantenimento di funzioni compatibili con il loro carattere, sia monumenti degradati o in rovina, per i quali affrontava manutenzione, restauro e consolidamento.

Un secondo ambito riguardava i monumenti e i resti archeologici. Le conclusioni disciplinavano gli scavi, la conservazione delle rovine, il possibile reinterro dei resti non conservabili e l'anastilosi, raccomandando la collaborazione fra archeologo e architetto.

La conferenza prese inoltre in considerazione il rapporto fra monumenti e ambiente circostante, con indicazioni relative alle nuove costruzioni nelle vicinanze, alla tutela delle visuali e dei raggruppamenti, alla vegetazione e agli elementi capaci di alterare il carattere dei luoghi. Per la scultura monumentale le conclusioni raccomandavano, come principio generale, di scoraggiare la rimozione delle opere d'arte dall'ambiente per il quale erano state concepite.

Conclusioni e principi Nella versione oggi diffusa dal Consiglio internazionale per i monumenti e i siti (ICOMOS) sono riportate sette risoluzioni principali, definite «Carta del Restauro», seguite dalle General Conclusions of the Athens Conference. Queste ultime affrontano temi dottrinali, legislativi e tecnici e non si limitano alle sole modalità materiali dell'intervento sui monumenti.

Conservazione, manutenzione e uso Le conclusioni registravano una tendenza a limitare i restauri integrali e a privilegiare la manutenzione regolare e permanente degli edifici. Quando il restauro risultava indispensabile a causa del degrado o della distruzione, veniva raccomandato il rispetto del valore storico e artistico dell'opera, senza escludere aprioristicamente le testimonianze delle diverse epoche. Era inoltre considerato favorevolmente il mantenimento degli edifici in uso, purché la destinazione fosse compatibile con il loro carattere storico o artistico.

Tutela legislativa e contesto dei monumenti La conferenza esaminò le legislazioni nazionali di tutela, riconoscendo un interesse della collettività nella conservazione dei monumenti anche in presenza di proprietà privata e richiamando la necessità di conciliare diritto pubblico, diritti dei proprietari e differenti ordinamenti nazionali. Raccomandò inoltre che le autorità pubbliche potessero adottare misure conservative nei casi di emergenza.

Le conclusioni affrontarono anche il rapporto fra monumenti e ambiente circostante. Per le nuove costruzioni venivano raccomandati il rispetto del carattere e dell'aspetto delle città, un'attenzione specifica alle aree prossime ai monumenti, la tutela di visuali e raggruppamenti e la considerazione della vegetazione e degli elementi che potevano alterare il carattere dei luoghi. Genovese ha collocato questo tema fra i contributi del congresso alla considerazione dell'ambiente del monumento nella cultura della conservazione.

Tecniche moderne e collaborazione scientifica Per il consolidamento dei monumenti le conclusioni ammettevano l'impiego prudente delle risorse offerte dalla tecnica moderna, compreso il cemento armato. Quando possibile, le opere di consolidamento dovevano essere dissimulate per non modificare l'aspetto e il carattere dell'edificio.

La conferenza affrontò anche il degrado prodotto dagli agenti atmosferici e, ritenendo impossibile stabilire regole generali valide per ogni caso, raccomandò la collaborazione fra architetti e conservatori e specialisti delle scienze fisiche, chimiche e naturali.

Archeologia, anastilosi e documentazione Per i monumenti in rovina veniva raccomandata una conservazione scrupolosa e, quando possibile, la ricollocazione dei frammenti originali recuperati secondo il principio dell'anastilosi. In questo caso i materiali nuovi impiegati nelle integrazioni dovevano essere riconoscibili. Qualora la conservazione dei resti portati alla luce dagli scavi non fosse possibile, era ammesso il reinterro dopo un'accurata documentazione; le operazioni archeologiche richiedevano inoltre la collaborazione fra archeologo e architetto.

Le conclusioni attribuivano infine rilievo alla cooperazione internazionale, all'educazione al rispetto dei monumenti e alla documentazione. Raccomandavano la predisposizione di inventari corredati da fotografie e informazioni, la costituzione di archivi nazionali e lo scambio internazionale di pubblicazioni e documenti.

Pubblicazione e fortuna della denominazione La documentazione complessiva della conferenza fu pubblicata a Parigi nel 1933 dall'Office International des Musées nel volume in lingua francese La conservation des monuments d'art et d'histoire, di 487 pagine. Il catalogo UNESCO ne registra come titolo parallelo inglese The conservation of artistic and historical monuments e segnala appendici in inglese, tedesco, spagnolo e italiano. La pubblicazione degli atti costituisce quindi un momento distinto rispetto allo svolgimento della conferenza nel 1931.

ICOMOS utilizza la denominazione inglese The Athens Charter for the Restoration of Historic Monuments per il testo delle risoluzioni e delle General Conclusions. Una diversa ricostruzione della fortuna del termine è stata proposta nel 2024 da Susanna Caccia Gherardini, che ha distinto la conferenza, le Conclusions, gli atti del 1933 e la successiva trasformazione storiografica delle conclusioni in una «Carta di Atene». Secondo la studiosa, questo passaggio terminologico si consolidò soprattutto nella ricezione successiva e venne rafforzato dal richiamo alla «Athens Charter of 1931» nella Carta di Venezia del 1964.

Ricezione in Italia e sviluppi successivi Gustavo Giovannoni partecipò al dibattito ateniese e nel 1932 pubblicò sul Bollettino d'Arte il saggio La Conferenza internazionale di Atene pel restauro dei monumenti. Nello stesso anno furono pubblicate le Norme pel restauro dei monumenti, ricondotte nella storiografia alla Carta italiana del restauro (1932). Caccia Gherardini ha indicato questa elaborazione come una delle più immediate ricezioni italiane della discussione ateniese.

Nel successivo dibattito italiano sulla tutela dei centri storici, Cesare Crova e Antonio Ciaschi hanno interpretato la Carta di Gubbio del 1960 come un passaggio di aggiornamento rispetto ai principi maturati ad Atene nel 1931 e nella Carta italiana del 1932, collocandola, nella loro ricostruzione, nel percorso che conduce alla Carta di Venezia del 1964. Dal convegno di Gubbio e dalla Carta nacque inoltre il processo che portò nel 1961 alla costituzione dell'Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici (ANCSA), destinata a proseguire il dibattito sulla salvaguardia e il risanamento dei centri storici.

La Carta di Venezia richiamò nel proprio preambolo la «Carta di Atene del 1931», attribuendole un ruolo nello sviluppo del movimento internazionale della conservazione e dichiarando allo stesso tempo la necessità di riesaminarne e ampliarne i principi in un nuovo documento. Il congresso di Venezia del 1964 propose inoltre la costituzione di un organismo internazionale dedicato ai monumenti e ai siti; ICOMOS fu fondato a Varsavia nel 1965.

Note

Bibliografia

Voci correlate Restauro architettonico Carta italiana del restauro (1932) Carta di Gubbio Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici Carta di Venezia Consiglio internazionale per i monumenti e i siti Carta di Atene (CIAM) Anastilosi

Collegamenti esterni The Athens Charter for the Restoration of Historic Monuments, su ICOMOS CIVVIH. La conservation des monuments d'art et d'histoire (1933), su UNESCO Digital Library.

Categoria:Restauro