Questa pagina contiene la storia della nazionale di calcio del Giappone.

La selezione calcistica giapponese è la nazionale di calcio più titolata della Asian Football Confederation (AFC), avendo vinto quattro volte la Coppa d'Asia su cinque finali disputate (1992, 2000, 2004 e 2011), fatto che costituisce un primato, e potendo vantare un secondo posto nella FIFA Confederations Cup, ottenuto nell'edizione del 2001.

Dal 1998 si è sempre qualificata per la fase finale del campionato mondiale di calcio, superando la prima fase in quattro occasioni (nel 2002 come Paese co-ospitante, nel 2010 e nel 2018). È l'unica nazionale non americana, assieme a quella del Qatar, ad aver partecipato alla Coppa America, cui è stata invitata a partecipare nel 1999, nel 2011 (dalla quale si ritirò a causa del terremoto e maremoto del Tōhoku) e nel 2019.

Epoca amatoriale Esordi Le prime tracce dello sport nel paese nipponico, definito «la terra promessa del calcio», sono rintracciabili nel 1873: un gruppo di marinai inglesi, al termine di una parata militare, disputò infatti un'esibizione.

La prima partita internazionale disputata dal Giappone risale alla terza edizione dei Giochi dell'Estremo Oriente, tenutisi a Tokyo nel 1917. Per l'occasione il paese nipponico è rappresentato da una selezione di calciatori della Scuola Normale Superiore di Tokyo. Anche se il paese ben figura in discipline quali nuoto, baseball e atletica, la squadra offre prestazioni molto negative, perdendo per 5-0 all'esordio il 9 maggio contro la e per 15-2 all'indomani contro le .

Inizialmente riservata alle scuole e ai circoli di matrice culturale britannica, la disciplina conosce contatti con l'estero negli anni venti ed è promossa nelle scuole. La federazione calcistica locale sorge nel 1921 e si affilia alla FIFA nel maggio 1929, mentre nel 1927 la squadra si classifica seconda nell'ottava edizione dei Giochi dell'Estremo Oriente, dopo aver perso per 5-1 contro la Cina e vinto per 2-1 contro le Filippine.

Il debutto della nazionale giapponese vera e propria (quindi non costituita da universitari selezionati per rappresentare il paese) risale, invece, ai Giochi dell'Estremo Oriente del 1930, in cui la squadra vince per 7-2 contro le Filippine e pareggia per 3-3 con la Cina, con cui si aggiudica la medaglia d'oro ex aequo.

La prima apparizione intercontinentale del Giappone si verifica in coincidenza delle Olimpiadi di Berlino del 1936, in cui, sotto la guida dell'allenatore Shigeyoshi Suzuki, si registra il sorprendente successo contro la (3-2) ma anche la pesante disfatta con l' per 8-0. La selezione azzurra, all'epoca guidata da Vittorio Pozzo, deteneva il titolo mondiale e avrebbe poi vinto quello olimpico. La squadra nipponica si iscrive alle eliminatorie del , ma si ritira prima della disputa della partita contro le Indie Orientali Olandesi.

Dopo la seconda guerra mondiale il Giappone non gioca alcuna competizione internazionale, ad eccezione di alcune partite contro la selezione della Manciuria e squadre di altre colonie. L'ultima partita disputata prima del primo conflitto è un'amichevole contro le Filippine del giugno 1940, giocata per motivi di classificazione Elo.

Nel periodo del domino giapponese in Corea molti coreani giocano per la nazionale giapponese: si ricordano Kim Yong-sik (1936-1940), Kim Sung-gan (1940) e Lee Yoo-hyung (1940).

Le mancate qualificazioni alla Coppa del mondo Il primo mondiale a cui il Giappone tenta di qualificarsi è quello del 1954, ma è battuto dalla nello spareggio. Anche le eliminatorie di Svezia '58, Cile '62 e Inghilterra '66 vedono i nipponici mancare l'accesso al torneo. Nel corso degli anni Sessanta la Federazione affida la panchina al tedesco Dettmar Cramer, primo allenatore straniero a guidare la rappresentativa del Sol Levante. Il Giappone raggiunge i quarti di finale dell'Olimpiade 1964 (organizzata proprio nella capitale) mentre nel 1968 coglie addirittura il bronzo, piazzandosi dietro e . A coronare l'impresa è la prestazione di Kunishige Kamamoto, capocannoniere del torneo e miglior marcatore nella storia della Nazionale (con 55 reti). Nel frattempo, si segnalano importanti innovazioni anche sul fronte nazionale: il 1965 vede la nascita della J-League, campionato cui prendono parte 8 squadre con gare di andata e ritorno.

Durante gli anni Settanta ed Ottanta, la formazione continua a prendere parte alle fasi preliminari del Mondiale ma senza ottenere alcuna qualificazione.

L'introduzione del professionismo e la svolta degli anni novanta

L'ascesa (1992-1998) Nel 1992 inizia l'era professionistica del calcio giapponese, con la fondazione della J. League, cui è affiancata la Coppa J.League, la coppa di lega. I calciatori giapponesi, atleticamente più preparati e anche più competitivi, portano la propria nazionale a un livello più alto e nel giro di pochi anni si vedono i primi risultati positivi. Già nel 1992 il Giappone vince per la prima volta la rassegna continentale, disputata in casa. Superato il girone come prima classificata grazie ai pareggi per 0-0 contro gli e 1-1 contro la (rete di Masashi Nakayama dopo l'iniziale svantaggio), i nipponici eliminano ai quarti di finale l' (1-0, rete di Kazuyoshi Miura) e in semifinale la , la quale si porta in vantaggio già al primo minuto, ma è raggiunta sul pari e poi sconfitta per 3-2. L'8 novembre 1992, nella finale contro l', è un gol di Takuya Takagi a permettere alla nazionale del Sol levante di aggiudicarsi il trofeo. Nella rassegna si mette in mostra l'attaccante Kazuyoshi Miura, che approda poi nel calcio europeo, giocando in Serie A col Genoa.

La grande aspettativa generata dal trionfo continentale è disattesa nei mesi seguenti. Nell'autunno 1993, infatti, la squadra manca per un soffio la qualificazione al campionato del mondo del 1994, in una partita nota come Agonia di Doha. Costretto a vincere l'ultimo incontro delle eliminatorie, il Giappone pareggia a Doha contro l', subendo nel recupero il gol del pari (2-2) e finendo terzo nel raggruppamento, alle spalle delle qualificate e . L'evento genera molta tristezza nel paese, ma il decennio vede comunque una decisa crescita della popolarità del calcio in Giappone, grazie soprattutto agli ingenti investimenti dei colossi economici in un campionato, la J. League, che ormai attira molti appassionati.

Dopo il campionato mondiale del 1994 il Giappone disputa, in qualità di campione d'Asia, la Confederations Cup del 1995, dove non ha accesso alla fase a eliminazione diretta, avendo perso per 3-0 contro la e per 5-1 contro l'. Nel 1996, in vista della Coppa d'Asia, la nazionale nipponica disputa varie partite amichevoli con ottimi risultati: contro il , pur essendo andata in svantaggio di due gol, recupera con un'inaspettata rimonta, vincendo infine per 3-2. I nipponici battono poi per 5-3 l' e per 1-0 la . A dicembre la squadra si qualifica alla fase a eliminazione diretta della Coppa d'Asia vincendo il proprio girone, con tre successi nelle partite contro (4-0), (2-1) e (1-0), ma esce già ai quarti di finale, perdendo per 2-0 contro il .

Nel 1996 la FIFA assegna inoltre al Giappone (congiuntamente alla Corea del Sud) l'organizzazione del campionato mondiale del 2002. La nazionale olimpica nipponica ben figura all'Olimpiade di Atlanta 1996, mettendo a referto una storica vittoria contro il Brasile. Parallelamente il campionato locale comincia ad accogliere assi stranieri, tra cui si ricordano Zico, Salvatore Schillaci, Daniele Massaro, Gérald Passi, Hans Gillhaus e Wynton Rufer. Per contro sono diverse anche le stelle giapponesi che si trasferiscono nei campionati europei, come Hidetoshi Nakata e Shunsuke Nakamura.

Un'altra data importante è il 16 novembre 1997, giorno in cui la selezione del Sol levante si qualifica per la prima volta al campionato mondiale di calcio. L'accesso al torneo francese è guadagnato contro l', battuto per 3-2 a Johor Bahru, in Malaysia, sotto la guida del commissario tecnico Takeshi Okada. I nipponici furono poi eliminati al primo turno di Francia 1998, perdendo tutte le tre gare: sconfitti per 1-0 da e , si arresero anche alla (2-1), pur trovando - con Masashi Nakayama - il loro primo gol nella fase finale della Coppa del mondo.

Il triennio 1998-2001 Dopo il campionato del mondo del 1998, l'incarico di selezionatore viene rilevato dal francese Philippe Troussier. Nel 1999 la nazionale nipponica viene invitata a prendere parte alla Coppa America, risultando – in tal modo – la prima contendente non sudamericana del torneo. La partecipazione si risolve nel mancato superamento dei gironi: la squadra si piazza ultima nel gruppo comprendente i padroni di casa del , dopo una pesante sconfitta per 4-0 contro i paraguaiani, una sconfitta per 3-2 nella combattuta gara con il e un pareggio per 1-1 contro la , grazie a un rigore trasformato di Wagner Lopes, calciatore brasiliano naturalizzato giapponese.

Un altro importante traguardo del calcio nipponico viene raggiunto dalla nazionale Under-20, che al mondiale di categoria del 1999 consegue uno storico risultato, qualificandosi alla finale dopo aver battuto l'Inghilterra per 2-0 nel girone e, nella fase a eliminazione diretta, il Portogallo per 5-4 ai tiri di rigore e l'Uruguay per 2-1. La finale contro la Spagna si conclude con una disfatta, stante la pesante sconfitta per 4-0.

Nel 2000 il Giappone coglie la seconda vittoria in Coppa d'Asia. Dopo aver superato la fase a gironi pareggiando per 1-1 contro il e imponendosi per 4-1 contro l' e per 8-1 contro il , ai quarti di finale elimina l' vincendo per 4-1 e in semifinale batte la Cina per 3-2, per poi sconfiggere in finale l' per 1-0 con rete di Shigeyoshi Mochizuki, alzando così al cielo la Coppa d'Asia allo stadio Città dello sport Camille Chamoun di Beirut. Per i giapponesi il successo giunge a otto anni dalla prima affermazione nel torneo.

Il trionfo nel continente asiatico vale l'ammissione alla Confederations Cup 2001. Nel girone i nipponici ottengono due vittorie consecutive, battendo per 3-0 il e per 2-0 e il , mentre un prestigioso 0-0 con il garantisce agli asiatici il primo posto in classifica. In semifinale viene battuta l' per 1-0, mentre in finale la campione del mondo e d'Europa si impone per 1-0. Il Giappone è la seconda nazionale asiatica, dopo l'Arabia Saudita, a vincere l'argento alla Confederations Cup.

I risultati conseguiti nel triennio, unitamente all'ingente preparazione in vista del campionato mondiale, conferiscono un notevole grado di credibilità alla selezione nipponica.

Il terzo millennio Il mondiale del 2002 e le partecipazioni alla Confederations Cup Il sorteggio per il mondiale casalingo inserisce il Giappone in un gruppo con , e . Al debutto con i diavoli rossi, i padroni di casa strappano un 2-2. Le successive vittorie ai danni di russi (1-0) e africani (2-0) valgono la qualificazione agli ottavi, in cui i giapponesi devono arrendersi (0-1) alla rivelazione , rivelazione del torneo e futura terza classificata.

Nel luglio 2002 l'incarico di selezionatore viene affidato all'ex calciatore brasiliano Zico, che guida i nipponici nella Confederations Cup 2003, cui il Giappone è ammesso in qualità di campione d'Asia in carica. La buona prestazione di due anni prima non viene ripetuta: dopo la vittoria per 3-0 contro la , infatti, i giapponesi perdono per 1-2 contro la Francia e per 0-1 contro la , fallendo l'accesso alla fase a eliminazione diretta del torneo.

Nel 2004 il Giappone si aggiudica per la terza volta (seconda consecutiva) la Coppa d'Asia. Battendo (1-0) e (4-1) e pareggiando contro l'Iran (0-0), viene superata la prima fase; ai quarti la viene sconfitta per 4-3 ai tiri di rigore (1-1 il punteggio dopo i tempi supplementari), in semifinale il per 4-3 ai supplementari. La finale, contro la padrona di casa, vede i nipponici imporsi con il risultato di 3-1.