La pirarubicina (chiamata anche 4'-O-tetraidropiraniladriamicina)è un antineoplastico, appartenente alla classe delle antracicline, con struttura ed azione simili a quelle della doxorubicina. Il farmaco inibisce la sintesi del DNA e del RNA. La pirarubicina si intercala nella doppia elica del DNA ed inibisce le polimerasi degli acidi nucleici.

Farmacocinetica Dopo somministrazione endovenosa di una singola dose terapeutica si osserva un decremento trifasico della concentrazione plasmatica di pirarubicina. Si osserva infatti una fase iniziale di distribuzione tissutale di 1-5 minuti, quindi una fase intermedia di 20-30 minuti ed una fase terminale che può variare da 13 a 23 ore. Il volume apparente di distribuzione nei tessuti è elevato. In particolare nei tessuti tumorali sono state riscontrate concentrazioni più elevate di quelle plasmatiche. L'escrezione della pirarubicina avviene principalmente per via biliare. L'escrezione urinaria è invece modesta: in 48-72 ore viene escreto circa il 5-10% della dose somministrata. Nel plasma e nelle urine si ritrovano una serie di metaboliti: la doxorubicina (in quantità modesta), l'1,3-diidro-derivato, metaboliti glicosidici (THP-adriamicinolo e adriamicinolo, entrambi metaboliti biologicamente attivi) e composti agliconici inattivi. L'emivita più breve, una maggiore diffusione ed una più elevata concentrazione tissutale distinguono la pirarubicina dalla doxorubicina.

Tossicità Nel topo il valore della DL50 è di 27,8 mg/kg dopo somministrazione endovenosa.

Usi clinici La pirarubicina è impiegata nel trattamento del cancro della mammella. Il farmaco si è dimostrato particolarmente valido nel cancro metastatico ed in caso di recidive locali. In letteratura esistono anche studi sperimentali nel trattamento della leucemia acuta e dei linfomi.

Dosi terapeutiche La pirarubicina viene somministrata per iniezione endovenosa della durata di 5-10 minuti. Nel trattamento del cancro della mammella la dose usuale è di 25–50 mg/m2 ogni 3-4 settimane. È possibile impiegare altri regimi posologici in base alla risposta del paziente. La pirarubicina può essere somministrata anche per via intraarteriosa ed intravescicale.

Effetti collaterali ed indesiderati In corso di trattamento sono stati descritti alcuni possibili effetti collaterali, fra questi la granulocitopenia (con recupero nel giro di 3-4 settimane), raramente trombocitopenia, nausea, vomito, stomatite, alopecia reversibile, amenorrea ed azoospermia. Durante l'iniezione endovenosa va prestata attenzione ad evitare lo stravaso della soluzione che può causare necrosi tissutale.

Controindicazioni La pirarubicina è controindicata nei soggetti con ipersensibilità nota al principio attivo. È inoltre controindicata in caso di insufficienza cardiaca, gravidanza ed allattamento. Il farmaco non deve essere impiegato nei pazienti che hanno avuto un recente infarto del miocardio e nei soggetti che hanno già sviluppato aritmie ventricolari. In caso di insufficienza epatica (in particolare in caso di disfunzioni nel metabolismo della bilirubina) o renale, esiste il rischio di accumulo di pirarubicina con conseguente aumento della tossicità. Durante la terapia è necessario un controllo frequente di emocromo e formula leucocitaria. Data la nota cardiotossicità del farmaco è bene effettuare anche controlli della funzione cardiaca attraverso l'esecuzione periodica di un elettrocardiogramma e se necessario di un ecocardiogramma. Al raggiungimento di dosi cumulative di 600–700 mg/m2 si consiglia un controllo della frazione d'eiezione ventricolare prima di ogni ciclo.

Sovradosaggio Il sovradosaggio da pirarubicina si manifesta con un potenziamento degli effetti collaterali; in particolare si può manifestare una grave aplasia midollare.

Precauzioni d'uso La pirarubicina non deve essere miscelata, nello stesso set di perfusione, con altri farmaci o soluzioni (in particolare con sodio cloruro col quale formerebbe un gel).

Note

Voci correlate Doxorubicina

Categoria:Chemioterapici