La Spagna durante il regno di Juan Carlos vide il consolidamento delle sue istituzioni democratiche in una cornice di una monarchia costituzionale. Nel periodo che va dagli anni ottanta, dopo la Transizione democratica, la Spagna viene governata da Felipe Gonzalez, José Maria Aznar, José Luis Zapatero e Mariano Rajoy. Si conclude nel 2014 con l'abdicazione del re in favore del figlio.
Transizione democratica
Subito dopo la morte di Francisco Franco, Juan Carlos di Borbone divenne capo dello stato della Spagna (22 novembre 1975). Il primo governo di re Juan Carlos fu di Carlos Arias Navarro, in segno di continuità con il franchismo. Sotto questo governo vennero emanate, seppur in maniera molto timida, le prime libertà di manifestazione e di associazione. Tuttavia la libertà di manifestazione, ancora agli inizi del 1976, continuava ad essere repressa, anche con il sangue, dalla Guardia Civil.
Nel giugno del 1976 venne approvata la Legge sul diritto di associazione dei partiti politici. Agli inizi di luglio, il re, durante un viaggio negli Stati Uniti, si dichiarò favorevole all'instaurazione di un regime democratico in Spagna. In quei giorni Arias Navarro fu costretto alle dimissioni perché accusato di non essere in grado di mantenere l'ordine pubblico. Nuovo presidente del governo fu Adolfo Suárez González. tra il 1976 e il 1977, sotto il governo di Suarez, nonostante le forti resistenze di alcuni settori dell'esercito, vennero promosse la Legge di Riforma politica, approvata con un referendum, la legalizzazione di quasi tutti i partiti politici e la concessione di un'amnistia. Alle elezioni generali del 15 giugno 1977 videro l'affermazione di quattro partiti politici, i primi tre di ideologia riformista o progressista: l'UCD (Unión de Centro Democrático) di centro, PSOE (Partido Socialista Obrero Español) di centrosinistra, PCE (Partido Comunista de España) di sinistra, ed il partito conservatore dell'AP (Alianza Popular). Inoltre a livello locale prevalsero i partiti nazionalisti, soprattutto in Catalogna con il blocco del PDC e nel paese Basco con il PNV.
Il primo governo eletto democraticamente fu a guida dell'UCD. Nel 1978 venne redatta la nuova costituzione e approvata con un referendum nel dicembre dello stesso anno. Nel frattempo vennero creati i primi governi autonomi in Catalogna e nei Paesi Baschi.
Il 1º marzo 1979 si tennero nuovamente le elezioni generali, le prime dopo l'approvazione della Costituzione, che diedero all'UCD la maggioranza relativa con il 34,8% dei voti. Primo partito di opposizione fu il PSOE che ottenne il 30% dei voti, mentre il PCE giunse terzo con il 10%. Altre formazioni, come Coalición Democrática e partiti regionali raccolsero percentuali ad una cifra. Nel 1979 entrarono in vigore gli statuti in Catalogna e nei Paesi Baschi e tra il 1981 ed il 1983 anche in tutte le altre comunità. Nel 1979-1980 furono emanate le leggi sul lavoro, con la nascita dello statuto dei lavoratori, e le leggi sul divorzio. Nel gennaio del 1981 Suarez si mise dalla carica di premier. In febbraio l'UCD propose come capo del governo Leopoldo Calvo Sotelo, ma non riuscì a formare un governo. Il 23 febbraio 1981, duecento militari della Guardia Civil, sotto il comando del tenente colonnello Antonio Tejero, occuparono il Congresso dei deputati.https://www.youtube.com/watch?v=5M5oO0hdqJg Video su YouTube In quel momento prese forma un governo provvisorio. A Valencia, Jaime Milans del Bosch, capitano generale della Terza Legione Militare, decretò il coprifuoco ed occupò militarmente la città. Tuttavia, re Juan Carlos non appoggiò il golpe e circa all'una della notte inviò un messaggio al popolo spagnolo in cui difendeva la Costituzione e richiamava le forze armate. Milans del Bosch fu costretto a ritirarsi. Il golpe durò poche ore e il giorno successivo Calvo-Sotelo riuscì formare il nuovo governo. Il governo di Calvo-Sotelo durò solamente per poco più di un anno durante il quale la Spagna divenne membro della NATO.
I governi di Felipe Gonzalez Il 28 ottobre 1982 si tennero le elezioni generali. Con oltre il 48% delle preferenze, il PSOE di Felipe González ottenne una vittoria travolgente, riuscendo ad ottenere la maggioranza assoluta al congresso dei Deputati. L'UCD e il PCE si trovarono fortemente ridimensionati poiché ottennero rispettivamente il 6% e il 4% delle preferenze. D'altro canto, come forza di opposizione al PSOE, che con il 26% dei si rivelò Alianza Popular-Partido Demócrata Popular che andò ad occupare lo spazio politico-elettorale dell'UCD. Il 1 dicembre 1982 Gonzalez ottenne l'investitura con i voti del PSOE, del PCE, del CDS (Centro Democrático y Social) e di Euskadiko Ezkerra.
Il nuovo governo socialista dovette affrontare una serie di riforme in campo economico e sociale. In campo economico venne approvato, alla fine del 1983, il decreto-legge sulla riconversione industriale, venne sottoscritto il Piano Energetico Nazionale e, dal gennaio 1986, entrò in vigore l'IVA. In campo sociale il governo approvò, già dal dicembre 1982, la regolamentazione dell'orario settimanale a quaranta ore.Agli inizi del 1983 venne depenalizzato l'aborto. Nel corso del 1984 il Congresso approvò la legge sulle libertà sindacali e dell'obiezione di coscienza. Vennero anche approvate leggi organiche sulla scuola e la sanità. In politica estera Gonzalez fece indire un referendum sulla permanenza della Spagna nella NATO. Il referendum si celebrò nel 1986; i "si" furono il 52% dei votanti, mentre i "no" il 38%. Il 12 giugno la Spagna firmò il trattato di adesione alla Comunità Economica Europea di cui divenne membro effettivo, assieme al Portogallo, dal 1º gennaio 1986.
Ci fu una riconversione industriale, favorita da molti fattori, tra cui si distingue una crisi economica che si aggravò nel corso delle ultime legislature, un enorme indebitamento dello Stato causato da una spesa pubblica incontrollata e da due scioperi generali dei due principali sindacati, l'Unione Generale dei Lavoratori e le Commissioni Operaie. Appariranno anche i cosiddetti Gruppi Antiterrorositi della Liberazione, i GAL, organizzazioni illegali dedicate alla lotta contro il terrorismo ed eredi del terrorismo di Stato tardo-franchista. Vennero poi alla luce, tra cariche pubbliche iscritte al PSOE, diversi casi di corruzione, che contribuirono ad accentuare il degrado dell'immagine pubblica del partito. Tra tutti questi vanno ricordati i cosiddetti Caso Filesa e Caso Roldán.
Ingresso nella CEE
Una volta assicurata la democrazia, i principali paesi europei accettarono l'integrazione nella CEE, dopo vent'anni dalla prima petizione. Le negoziazioni furono rapide ed ottennero che la Spagna diventasse membro di pieno diritto nella CEE, attualmente denominata Unione europea, dal 1º gennaio 1986.
Da quel momento, questo spazio economico comune permette il libero transito di persone, merci, capitali e servizi tra i paesi membri. La struttura politica, con parlamento, Commissione e Tribunale Europeo, vuole ottenere, nel lungo periodo, la costruzione di un'unione politica alla stregua degli Stati Uniti Nordamericani.
Nel 1992 la CEE firmò il Trattato di Maastricht, che trasformava la Comunità in Unione europea e stabiliva una futura moneta unica, l'euro.
NATO Poco prima della fine del governo dell'UCD, Calvo Sotelo ottenne che il Parlamento autorizzasse l'ingresso della Spagna nell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO). Il 10 dicembre 1981 a Bruxelles veniva firmato il protocollo di adesione, anche se, secondo alcuni sondaggi, il 43% degli spagnoli erano contrari. Il PSOE, dopo aver vinto le elezioni, fermò l'ingresso e promise un referendum per far uscire la Spagna dall'alleanza militare. Nonostante questo, col passare degli anni mutò la sua posizione, rendendosi conto che l'appartenenza all'alleanza era un requisito per la piena integrazione in Occidente. Nel marzo 1986 si tenne il referendum con un risultato favorevole all'adesione.
Educazione L'applicazione del diritto costituzionale all'educazione guidò il compito del governo. Nell'istruzione universitaria, la Legge per la Riforma Universitaria del 1983 concesse autonomia di gestione alle università, facilitò la creazione di atenei privati ed accrebbe il numero di matricole, grazie all'immatricolazione quasi gratuita e ad un'ampia politica di borse di studio.
Nell'istruzione primaria e secondaria, venne garantita la scolarizzazione obbligatoria per tutta la popolazione di età inferiore ai 14 anni a partire dal 1985 ed ai 16 anni dopo l'entrata in vigore della LOGSE nel 1990. Il governo creò un sistema d'istruzione in tre percorsi: educazione pubblica, educazione privata e scuole concertate, la cui gestione ricade sotto un'impresa o organizzazione privata ma il costo degli studenti viene sostenuto dallo Stato, in modo da offrire così il maggior tasso di scolarizzazione possibile.
Economia La crisi economica, iniziata in parte a causa di fattori interni ed esterni, come la crisi energetica del 1973, riacutizzatasi nel 1979, aveva creato una situazione di recessione industriale, con fabbriche o macchinari obsoleti e settori industriali deficitarii. Per il lavoratore comportava la disoccupazione, fino al 20% nel 1985, e l'aumento continuo dei prezzi, fino al 25% annuo di inflazione.
La riconversione industriale venne applicata all'industria navale, alla siderurgia ed all'industria tessile, settori tecnologicamente danneggiati, geograficamente mal ubicati e non competitivi rispetto ai prodotti europei ed asiatici. In un primo momento, l'accordo incrementò la chiusura di fabbriche ed il licenziamento dei lavoratori, aumentando il malcontento sociale contro un governo socialista che si comportava, almeno inizialmente, contro gli interessi della classe operaia.
La riforma fiscale perseguì l'economia sommersa ed il denaro nero, creò l'Imposta sul valore aggiunto (IVA) comune al resto dei paesi europei ed aumentò la pressione fiscale sulle rendite da lavoro e da capitale, con il fine di ottenere più risorse e sanare lo Stato.
Per controllare l'inflazione, il governo ridusse la circolazione di capitale, con alti tipi d'interesse bancario e moderò la crescita sociale.
Questo malconento sfociò, il 14 dicembre 1988, e contro il governo del PSOE, in uno sciopero generale, al quale partecipò la stragrande maggioranza dei lavoratori, indetto dai due principali sindacati, UGT e CCOO.
Infrastrutture La necessità di ammodernamento delle infrastrutture obsolete costrinse il governo a una spesa pubblica smisurata. Dal 1985, la rete stradale migliorò con il raddoppio della lunghezza delle strade, più di 7.000 km. La ferrovia si sviluppò con servizi più moderni ed efficienti e con la scommessa della linea di Alta Velocità Spagnola (AVE) tra Siviglia e Madrid, con progetti per estenderla in futuro a Barcellona, Valencia, Alicante e Murcia.
Nelle elezioni generali del 1986 diedero nuovamente la maggioranza dei seggi al PSOE, come pure in quelle del 1989 e del 1993. Alla fine degli anni Ottanta il panorama politico, sia a destra sia a sinistra del PSOE, mutò, poiché il PCE si unì ad altre formazioni minori progressiste dando avvio a Izquierda Unida, l'UCD venne liquidato e la Coalición Popular, diventata ormai la vera forza di opposizione al PSOE, si trasformò nel Partito Popular.
Agli inizi degli anni novanta, per una serie di accuse di corruzione, la popolarità di Gonzalez e del PSOE fu in forte calo presso l'elettorato spagnolo.
I governi di José Maria Aznar José María Aznar divenne presidente del Partido Popular nel 1990. Aznar venne candidato premier nel 1993. In quelle elezioni il PP ottenne il 34% dei voti, contro il 38% del PSOE.
Il 3 marzo 1996 si tennero le elezioni generali in cui il PP ottenne la maggioranza relativa al congresso dei deputati. Agli inizi di maggio Aznar entrò in carica. Il PSOE, in piena crisi, nel 1997 nominò un nuovo segretario: Joaquín Almunia.