Direttore del TG1 dal 1990 al 1993, è ideatore e conduttore del programma televisivo Porta a Porta, trasmesso da Rai 1 a partire dal 1996.
Carriera
Esordì giovanissimo come collaboratore per la stampa locale abruzzese: a sedici anni fu autore di articoli sportivi per la sede aquilana del quotidiano Il Tempo. Nel 1962, a diciotto anni, divenne cronista radiofonico alla Rai; nel 1968 conseguì all'Università "La Sapienza" di Roma la laurea in giurisprudenza (con una tesi sul diritto di cronaca) e si classificò al primo posto in un concorso nazionale per radiotelecronisti. Fu quindi assegnato alla redazione del Telegiornale unificato e poi, dal 1976, del TG1, di cui diventò inviato speciale. Nel 1969, in diretta, diede la notizia che Pietro Valpreda sarebbe stato il colpevole, anziché l'accusato, della strage di piazza Fontana, errore del quale si è poi pentito e scusato pubblicamente.
Intervistò i principali personaggi della politica degli anni settanta e ottanta. Il 10 marzo 1975 intervistò, in Portogallo, il militare José Sanches Osorio, segretario democristiano (PDC), alla vigilia del fallito colpo di Stato ordito per l'indomani da quest'ultimo, scappato in Spagna l'11 marzo.L'Unità 21 marzo 1975 Si ricorda anche un'intervista del 1977 all'arcivescovo di Cracovia, cardinale Karol Wojtyła, che l'anno successivo sarebbe stato eletto papa con il nome di Giovanni Paolo II. Lo stesso Wojtyła telefonò in diretta a Vespa nel 1998 durante la trasmissione Porta a Porta dedicata al ventennale del suo pontificato, ricordando l'evento.
Nel 1977 fu conduttore, insieme ad Arrigo Petacco, della rubrica televisiva di attualità Tam Tam; nel 1978 diede la notizia in diretta, nel corso di una edizione straordinaria del TG1 del pomeriggio del 9 maggio, del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro; nello stesso anno divenne conduttore di Ping Pong, programma giornalistico con ospiti in studio, una sorta di precursore di Porta a Porta. La sera del 2 agosto 1980 fu il primo a dare in diretta la notizia che la strage della stazione di Bologna non era frutto di un incidente, come si era creduto fino a quel momento (e riportato dalle prime edizioni di tutti i giornali), ma di un attentato compiuto con una bomba, di cui Vespa mostrò per primo il cratere.
Nel mese di giugno del 1984 fu il commentatore ufficiale per il TG1 dei funerali del segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer, in diretta da piazza San Giovanni a Roma. Nel periodo della crisi Iraq-ONU (agosto 1990-gennaio 1991) fu l'unico giornalista italiano a intervistare il dittatore iracheno Saddam Hussein, nonostante il parere ufficiale contrario del governo italiano. Dal 1990 al 1993 fu direttore del TG1.
Dal 1996 conduce su Rai 1 il programma di approfondimento culturale, politico e di attualità Porta a Porta, da lui ideato, considerato una delle principali sedi del dibattito politico in Italia, tanto da essere stato ironicamente definito dall'ex premier e senatore a vita Giulio Andreotti "la terza camera del parlamento italiano". È qui che cinque giorni prima delle elezioni politiche in Italia del 2001, l'8 maggio 2001, Silvio Berlusconi, allora capo dell'opposizione, firmò il cosiddetto "contratto con gli Italiani".
Il 3 aprile 2006, in occasione delle elezioni politiche, è stato il moderatore del secondo confronto televisivo elettorale tra il leader del centro-sinistra Romano Prodi e il Presidente del Consiglio uscente Silvio Berlusconi. Il 6 aprile 2009 conduce uno speciale di Porta a Porta sul terremoto che ha colpito l'Abruzzo in quei giorni: lo speciale viene aperto con un servizio dello stesso Vespa che racconta, dal suo personalissimo punto di vista, i danni creati dal terremoto a L'Aquila, sua città natale.
Il 15 settembre 2009 conduce uno speciale di Porta a Porta sulla consegna delle case ai terremotati dell'Abruzzo, suscitando le ire dell'opposizione di centro-sinistra, che accusano il giornalista di aver fatto "propaganda" nei confronti del governo Berlusconi.
Nel 2009, nel 2010 e nel 2011 conduce le serate del Premio Campiello. Nel 2011 ha condotto insieme a Pippo Baudo il varietà Centocinquanta, dedicato ai 150 anni dell'Unità d'Italia. Nello stesso anno ha vinto il Premio Saint Vincent alla carriera, dopo averlo vinto due volte (1978 e 2000) per la televisione. Vince anche il Premio Estense alla carriera.
Dal 2007 al 2020, insieme al figlio Federico, ha condotto su RTL 102.5 un programma di approfondimento della fascia mattutina intitolato Non Stop News: Raccontami, in onda ogni venerdì mattina alle 8:00.
Dal 2014 al 2019 è stato direttore di QN-Quotidiano Nazionale (consorzio che riunisce i tre quotidiani La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino). Continua tuttora a scrivere per queste tre testate, oltre a essere editorialista dei quotidiani Il Mattino e Il Gazzettino.
Vespa svolge anche l'attività di saggista ed in oltre cinquant'anni ha pubblicato numerosi titoli, soprattutto per Arnoldo Mondadori Editore.
Il 7 dicembre 2021 conduce assieme a Milly Carlucci la serata Prima della Scala - Macbeth al Teatro alla Scala di Milano, dedicata alla prima visione dell'opera Macbeth di Giuseppe Verdi introdotta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Dal 2023 conduce, dopo il TG1 delle 20.00, un altro programma da lui ideato, la rubrica giornaliera Cinque minuti, di tale durata.
Il 21 gennaio 2026 conduce una puntata speciale di Porta a porta in occasione dei 30 anni del programma.
Parodie Una sua celebre parodia è quella offerta regolarmente dall'imitatore Giampaolo Fabrizio nel programma Striscia la notizia, in cui il giornalista viene ironicamente soprannominato "Vespone".
Vita privata È sposato dal 14 giugno 1975 con la magistrata Augusta Iannini, già capo dell'ufficio legislativo del Ministero della giustizia e già membro dell'Autorità Garante della Privacy, da cui ha avuto due figli: Federico, giornalista ed ex conduttore di RTL 102.5, e Alessandro, avvocato d'affari.
È proprietario, insieme alla propria famiglia, di una masseria denominata Masseria Li Reni in Puglia, a Manduria.
Controversie Nel periodo in cui dirigeva il principale telegiornale della televisione di Stato, fecero scalpore alcune sue dichiarazioni pubbliche in cui affermava di considerare il partito della Democrazia Cristiana il suo "editore di riferimento": venne di conseguenza accusato di non considerare l'informazione un servizio pubblico e di produrre un'informazione subordinata agli interessi della partitocrazia. Vespa si difese dicendo che, essendo il Parlamento italiano l'editore della Rai, un accordo tra i partiti aveva assegnato alla DC l'influenza sul primo canale, al PSI quella sul secondo e al PCI quella sul terzo, come fu riconosciuto poi da tutti.
È stato contestato a Vespa un atteggiamento ritenuto troppo compiacente nei confronti dei politici di destra. La polemica è stata corroborata dalla pubblicazione di una sua conversazione telefonica, intercettata dalla procura il 4 maggio 2005, con Salvatore Sottile, portavoce dell'allora ministro degli esteri Gianfranco Fini: Vespa discusse al telefono con Sottile circa la scelta del contraddittore che Fini avrebbe preferito nella puntata di Porta a porta, poi ricaduta su Piero Fassino. Destò scalpore in particolare la frase di Vespa: "La puntata gliela confezioniamo addosso". Tale episodio provocò critiche da parte della dirigenza Rai: Claudio Petruccioli chiese una inchiesta interna commentando che «se questo era l'andazzo, Porta a Porta si fondava su un metodo giornalisticamente miserevole». Vespa affermò a sua discolpa che «con il portavoce di Fini, Sottile, abbiamo avuto un rapporto di proficua collaborazione. Quando le intercettazioni saranno pubblicate nella loro interezza, verranno fuori anche i profondi dissensi con lui, però, e con gli altri portavoce. Tipici di chi difende interessi diversi». Numerose polemiche esistono da sempre relativamente alla tendenza di Vespa a rendersi eccessivamente amichevole verso Silvio Berlusconi. In occasione di uno speciale del 15 settembre 2009, con ospite lo stesso Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, le puntate dei programmi potenzialmente concorrenti (Ballarò su Rai 3 e Matrix su Canale 5) furono sospese e rinviate ad altra data.
Sempre nel 2009, fece scalpore la richiesta di aumento di stipendio del 33%: da 1 200 000 euro, il nuovo contratto avrebbe dovuto prevedere un importo di 1 600 000 euro. Vespa ha dichiarato in una intervista al Corriere della Sera che «il consiglio Rai ha chiesto giustamente un approfondimento. Se si rifanno conti e confronti, qualche piccola limatura tecnica è possibile. Ma vorrei andare oltre. In tempi difficili bisogna essere solidali. Alle opere umanitarie, come è noto, giro ormai quasi per intero i proventi di convegni e dibattiti. Adesso vorrei rinunciare a 150 mila euro all'anno del mio nuovo contratto (600 mila euro in quattro anni) se la Rai utilizzasse questa somma per dieci borse di studio annuali da 15 mila euro l'una per dieci giovani da ammettere, dopo una accurata selezione, a un corso-concorso serissimo come quello che quarant'anni fa portò me e altri trenta colleghi in Rai. Mi piacerebbe che una somma analoga (collettiva, non voglio impoverire nessuno...) la sottoscrivessero insieme Santoro, Fazio, Dandini, Bignardi, Annunziata, Floris in modo da raggiungere le venti borse di studio. Da sempre a 'Porta a porta' il modesto turn over si fa guardando i prodotti dei candidati prima di incontrarli. E molti, ovviamente, non li incontriamo nemmeno. Ho detto ai miei: "Non voglio sapere per chi votate, ma fate sì che io non me ne accorga mai". Vorrei che quei dieci o venti ragazzi fossero scelti così. È un sogno? E continuo a chiedermi: ma perché tutto questo capita soltanto a me?».
Ha suscitato molte critiche e scalpore per la sua decisione di invitare alcuni esponenti del clan dei Casamonica alla sua trasmissione il 9 settembre 2015. Una situazione analoga si è presentata il 7 aprile 2016, quando ha deciso di invitare il secondo figlio di Totò Riina, storico esponente di primo piano dell'organizzazione Cosa nostra, suscitando altrettanta indignazione.
Il 18 aprile 2024 è stata trasmessa una puntata di Porta a Porta che trattava, tra gli altri, il tema dell'aborto indotto, di cui in studio si è discusso unicamente tra ospiti di sesso maschile. Il fatto ha attirato dure critiche di esponenti dei partiti di centrosinistra e della Vigilanza Rai. La redazione del programma ha replicato che l'assenza di donne tra gli ospiti della puntata era dovuta all'indisponibilità di quelle che erano state invitate. Vespa ha comunque ricevuto un richiamo da parte della presidente della Rai Marinella Soldi, a cui il giornalista ha risposto che "non può essere insensibile alle presenze femminili chi da direttore del TG1 affidò a tre donne la conduzione delle 13:30" e che "ci sono soltanto 5 donne (PD e M5S) su 18 presidenti, vicepresidenti e presidenti dei gruppi parlamentari dei primi 5 partiti".
Il 31 gennaio 2025, nella sua trasmissione in prima serata Cinque minuti, difende l'operato del governo Meloni sulla questione del criminale internazionale Usāma al-Maṣrī Nağīm, il «torturatore libico» catturato in territorio italiano pochi giorni addietro ma rimpatriato con volo di stato anziché essere consegnato alla Corte penale internazionale. Durante la trasmissione ha dichiarato che «in ogni Stato si fanno delle cose sporchissime, anche trattando con i torturatori, per la sicurezza nazionale». Questo episodio ha suscitato critiche dal mondo politico e dal sindacato USIGRai, accusando Vespa di essere veicolo di propaganda di regime. Parte del mondo politico ha invece accusato le critiche mosse a Vespa come una ingerenza politica nel giornalismo. Successivamente alla polemica, Vespa ha ribadito la sua posizione, affermando che «operazioni moralmente discutibili vengono fatte in ogni Stato da governi di ogni colore».
Procedimenti giudiziari