Il campo di concentramento (o internamento) è una struttura carceraria all'aperto adatta alla detenzione di civili e/o militari. Si tratta solitamente di una struttura provvisoria, adatta a detenere grandi quantità di persone, in genere prigionieri di guerra, destinati a essere scambiati o liberati alla fine del conflitto.

Comunemente è formato dalle baracche o container disposti ordinatamente, contenenti dormitori, refettori, uffici e analoghe costruzioni necessarie alla reclusione dei prigionieri, e circondate da reticolati di filo spinato o altri tipi di barriere. Il perimetro del campo è sorvegliato da ronde di guardie armate.

I metodi e le finalità di sistematica eliminazione dei prigionieri, attuati in queste strutture nel XIX secolo nella guerra di secessione americana da ambedue le parti in conflitto, e nel XX secolo, soprattutto da parte degli inglesi durante la seconda guerra boera, nella Germania nazista e nell'Unione Sovietica stalinista negli anni intorno alla seconda guerra mondiale, hanno fatto sì che nel linguaggio comune campo di concentramento sia spesso assimilato a campo di sterminio, che ne è invece un sottotipo anomalo.

Il trattamento di prigionieri civili e militari nei campi di internamento in tempo di guerra è regolato dalla III e IV Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949.Trattamento dei prigionieri di guerra - Convenzione (III), Ginevra, 12 agosto 1949 e Protezione delle persone civili in tempo di guerra - Convenzione (IV), Ginevra, 12 agosto 1949. I campi d'internamento sono tuttora usati da unità politiche in guerra, regimi illiberali o come soluzione estrema nella regolazione dei flussi migratori verso alcuni Paesi (campo per rifugiati).

Repressione spagnola a Cuba (1896-1898)

Il primo utilizzo dei campi di concentramento nella storia contemporanea risale all'insurrezione cubana del 1896 quando il generale dell'esercito spagnolo Valeriano Weyler, d'origini prussiane, attuò, dal 16 febbraio 1896, un "riconcentramento" della popolazione. Dapprima ne bruciò case e campi e poi la deportò, con i soli vestiti indossati, in zone ove era permesso costruire capanne di foglie di palma, circondati da una trocha, sorta di trincea al cui interno erano gettati tutti i rifiuti ed esternamente circondata da una recinzione di filo spinato e ai lati d'essa erano presenti degli escubitorii con 2-10 soldati ognuno. Scopo del riconcentramento fu la privazione dell'appoggio popolare ai guerriglieri impedendo ogni contatto tra questi ultimi e i deportati che secondo l'esercito spagnolo svolgevano attività informativa in favore della guerriglia.

Nel 1898 la guerra ispano-americana pose fine, con la cessione da parte ispanica dell'arcipelago delle Filippine agli Stati Uniti per 25 milioni di dollari, alla dominazione spagnola. L'intervento statunitense motivato umanitariamente come la necessità di porre termine all'attività di concentramento e allo sterminio causato dalla guerra civile, come detto nel febbraio 1898 dal presidente William McKinley, si rivelò poi una politica d'ingerenza dato che i cubani non furono ammessi ai trattati di pace e, dal 1901, furono poste forti limitazioni all'indipendenza dell'isola. Dai documenti pervenuti a oggi i reconcentrados furono circa 300 000, in maggioranza donne e bambini, e ne decedettero almeno 100 000.

La fondatrice della Croce Rossa Americana, Clara Barton, dichiarò che i massacri hamidiani furono meno violenti, comparati a quanto gli si presentò a Cuba, ove arrivò il 9 febbraio 1898 per svolgere attività di soccorso ai deportati..

Guerra filippino-americana

Dal 1899 nelle Filippine, durante la guerra filippino-americana, morirono centinaia di migliaia di civili. Causa di tali decessi fu la strategia del riconcentramento e della terra bruciata per la cui attuazione gli statunitensi poterono confrontarsi con quanto già fecero, nei due anni precedenti, gli spagnoli a Cuba e, dal 1900, gli inglesi in Sudafrica..

Guerre boere in Sudafrica

In Sudafrica durante la seconda guerra boera, fra il 1900 e il 1902, il comandante britannico Horatio Kitchener praticò su larga scala la strategia della terra bruciata. Per far sì che i boeri si arrendessero bruciò 30 000 fattorie e deportò in 58 campi di concentramento circa 120 000 boeri (il 50% della popolazione), dei quali, a causa delle cattive condizioni (clima, denutrizione, epidemie), morirono 4 000 donne, 22 000 bambini e 1 676 uomini..

L'uso dei campi di concentramento ebbe un ruolo non secondario nel garantire la vittoria all'esercito britannico. Alla fine della guerra si conteranno non meno di 26 000 donne e bambini boeri morti nei campi di concentramento britannici, a cui vanno aggiunte le vittime della popolazione nera che viveva nelle fattorie boere, che seguirono la sorte dei loro padroni nei campi di concentramento.

Prima guerra mondiale

In seguito alla rotta di Caporetto circa 300 000 soldati italiani furono fatti prigionieri dagli eserciti degli imperi centrali. Essi furono avviati con una marcia, in cui molti morirono, nei campi di concentramento austro-ungarici e tedeschi. Le condizioni di vita nei campi furono assai difficili. Le scarsità alimentari che tormentarono tutti i paesi coinvolti nel primo conflitto mondiale si riversarono in misura particolare sui prigionieri con la conseguenza di una mortalità molto elevata all'interno dei campi.

Alcuni prigionieri di guerra italiani furono internati nel castello di Kufstein in Tirolo. Oggi il castello, trasformato in museo, ospita una targa con i nomi di tutti i prigionieri di guerra ospitati nelle sue celle. I prigionieri italiani ebbero un'assistenza e un trattamento non benevolo da parte della autorità austriache.Camillo Pavan. I Prigionieri italiani dopo Caporetto (con l'elenco e la carta dei campi di prigionia a cura di Alberto Burato). Treviso: Camillo Pavan Editore, 2001.

In Italia i prigionieri degli Imperi centrali furono detenuti in campi situati principalmente in Sardegna e nel Centro-Nord Italia nelle città di Alessandria, Avezzano, Asti, Cuneo, Voghera, Bracciano, Servigliano e altre.A. Tortato La prigionia di guerra in Italia (1915-1919) Mursia ISBN 978-88-425-3171-5

Gulag

Prima del Gulag, ramo della Komitet gosudarstvennoj bezopasnosti che controllò il sistema penale dei campi di lavoro correttivo in Unione Sovietica, esistevano in Russia già dal Seicento campi di lavoro col nome di Katorga, pensati per criminali comuni e oppositori politici anti-zaristi (lo stesso Iosif Stalin fu internato in un Katorga tra il 1913 e il 1917). Durante la Rivoluzione bolscevica, Lenin ordinò la liberazione dai Katorga dei prigionieri anti-zaristi. I bolscevichi nei primi anni 1920, durante la guerra civile russa, aprirono il Lager Soloveckij, dove detenevano i prigionieri. Nel 1930 gli ex Katorga, con Stalin, vennero ribattezzati in "Gulag" e vennero ristrutturate le attrezzature di detenzione.

Campi coloniali dell'Italia fascista Il governo fascista di Benito Mussolini, dopo la guerra di riconquista della Libia, fra il 1930 e il 1934, deportò oltre 100 000 seminomadi in tredici campi di concentramento lungo la costa desertica ed inospitale della Sirtide, in condizioni di sovraffollamento, sottoalimentazione e mancanza di igiene che ne portarono circa la metà alla morte nei tre anni seguenti - in assenza di documentazione specifica, dobbiamo rifarci alle cifre generali dei censimenti italiani. Come scrisse Pietro Badoglio il 20 giugno 1930 allo stesso comandante Graziani: "Non mi nascondo la portata e la gravità di questo provvedimento, che vorrà dire la rovina della popolazione cosiddetta sottomessa. Ma ormai la via ci è stata tracciata e noi dobbiamo perseguirla sino alla fine anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica".

Lager

Tra il 1934 e il 1945, sul modello dei gulag sovietici, la Germania nazista fece uso su vasta scala dei campi di concentramento (i Konzentrationslager o KZ) e dei campi di sterminio, per detenere ebrei, renitenti alla leva (tra i quali i Testimoni di Geova, che facevano obiezione di coscienza), zingari, omosessuali, prigionieri di guerra e dissidenti politici e sterminarli sistematicamente (inizialmente con l'ossido di carbonio poi con il gas Zyklon B, anche se in alcuni casi, soprattutto in campi improvvisati o sul finire della guerra al momento dell'evacuazione, si fece ricorso all'uso di mitragliatrici).

I primi lager vennero istituiti già nel 1933, ed erano già attivi circa un mese dopo l'avvento al potere di Adolf Hitler, al posto delle Case di lavoro previste dalla Costituzione di Weimar come strumento di aiuto ai più bisognosi. A partire dall'invasione della Cecoslovacchia e della Polonia, e ancor più negli anni della seconda guerra mondiale, il sistema concentrazionario nazista venne esteso a tutti gli Stati occupati dai nazisti o alleati con la Germania: troviamo perciò dei campi di lavoro e/o di sterminio in Austria, Cecoslovacchia, Italia, Polonia, Ungheria. In tutti i casi ci fu collaborazione locale nell'istituire i campi, sebbene la memoria ufficiale o collettiva del dopoguerra abbia teso a rimuovere tale correità, e la deportazione venga ora dimenticata o attribuita soltanto ai nazisti.

Alcuni sopravvissuti sono diventati scrittori e hanno raccontato la vita dei lager nei loro romanzi, tra questi l'italiano Primo Levi in Se questo è un uomo e in La tregua e l'ungherese premio Nobel per la letteratura Imre Kertész in Essere senza destino.

Il campo di concentramento nazista più conosciuto, ma non l'unico (ce n'erano più di 1 600), è considerato quello di Auschwitz. All'interno del lager nazista, la baracca (in tedesco: Block) era, generalmente, l'edificio adibito a dormitorio dei deportati. Vi erano diverse tipologie di baracche, sia per dimensioni e/o per materiali con cui erano state costruite (potevano essere in legno o in muratura), sia per lo scopo cui venivano adibite.

Fra le varie tipologie di baracca si ricordano: ricoveri per i deportati, baracche di quarantena, infermeria, infermeria speciale (chiamata anche blocco della morte, era riservata ai deportati destinati a essere soppressi entro breve tempo), lavanderia, cucina, edificio del carcere, camere a gas, forni crematori, locali adibiti alle esecuzioni capitali e alle torture, locali adibiti agli esperimenti su esseri umani, officine, baracche dei sorveglianti, edifici degli uffici interni.

I deportati erano rinchiusi nelle baracche tutte le sere e anche durante il giorno, in occasione di quelle operazioni di eliminazione che le SS volevano condurre in segreto (le esecuzioni capitali potevano essere pubbliche, e in questo caso i deportati erano costretti a vedere tutta l'operazione, oppure segrete, e in questo caso i deportati erano chiusi nelle baracche).

Nei campi di concentramento e di sterminio venivano usati dei simboli, appuntati sui vestiti in corrispondenza della parte sinistra del torace, per l'identificazione degli internati. Per gli internati di tipo politico veniva usato il triangolo rosso, per gli "anti-sociali" (anarchici, senzatetto, malati mentali, prostitute) il triangolo nero, per gli omosessuali il triangolo rosa, per i renitenti alla leva (tra cui i Testimoni di Geova) il triangolo viola, per Rom e Sinti il triangolo marrone, per gli immigrati il triangolo blu, e per i criminali comuni (da cui venivano attinti i Kapo, perché erano già abituati a commettere atti di violenza) il triangolo verde.La stella di Davide, di colore giallo-oro e con la scritta jude, identificava invece gli ebrei.

Lista dei campi di concentramento nazisti

Il seguente elenco indica solo alcuni dei principali e più conosciuti campi di concentramento/sterminio/lavoro nazisti, e pertanto non è un elenco esaustivo: Auschwitz Bergen-Belsen Bitterfeld Bredtvet Breitenau Buchenwald Dachau Flossenbürg Majdanek Mauthausen Sachsenhausen (Oranienburg) Stutthof Riga Risiera di San Sabba Ravensbrück Theresienstadt Treblinka