Le sponsorizzazioni nel calcio italiano sono una pratica commerciale – relativa sia squadre di club e nazionali, oltreché campionati, coppe e singoli giocatori – permessa e regolamentata dalla fine degli anni 1970, ma che già nei decenni precedenti aveva visto numerosi tentativi di applicazione.
Storia Fin dagli albori del calcio in Italia, i club hanno cercato di ottenere profitti legandosi a degli sponsor. Questo era l'obiettivo delle stesse aziende, che vedevano ovviamente nel calcio un efficace medium per pubblicizzare i propri marchi e prodotti,«Ente o operatore economico che, allo scopo di ricavarne pubblicità, finanzia attività sportive, culturali, di spettacolo e sim.», cfr. grazie alla sua popolarità che ne fece in breve lo sport nazionale per eccellenza..
La pratica delle sponsorizzazioni – riguardante sia fornitori tecnici che sponsor commerciali.«Gli sponsor, in base al rapporto che si stabilisce tra i loro prodotti e l'attività sponsorizzata, possono essere classificati in: tecnico, quando lo sponsor fornisce agli atleti i prodotti indispensabili per lo svolgimento dell'attività sportiva; di settore, quando i prodotti possono essere utilizzati nell'attività sportiva pur non essendo strettamente legati al "gesto sportivo"; extrasettore: produttore di beni, quando i prodotti non vengono utilizzati nell'attività sportiva; fornitore di servizi o sponsor sociale, quando i prodotti sono accantonati per far posto al marchio dell'azienda, al taglio sociale dell'iniziativa, alla filosofia aziendale, alla presenza dell'azienda sul territorio», cfr. – venne però a lungo severamente osteggiata e proibita dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che per molti decenni vietò alle società di "sporcare" le divise da gioco con dei marchi estranei al mondo del calcio;«Recitava l'articolo 16 comma M del regolamento organico della FIGC, ora soppresso: durante qualsiasi gara non è permesso ai giocatori portare sulle maglie distintivi di natura politica, confessionale o scritte pubblicitarie. Eventuale deroga, limitatamente alle scritte pubblicitarie, è ammesso per le società del settore giovanile e dei dilettanti, sempre se debitamente autorizzate dal proprio comitato regionale», cfr. tutto ciò a differenza di quanto invece già accadeva, contemporaneamente e con più libertà, in altre discipline a carattere nazionale quali ciclismo, pallacanestro e pallavolo: il connubio sport-sponsor era infatti generalmente malvisto, in quanto si riteneva che la purezza dell'agonismo dovesse essere in qualche modo salvaguardata da qualsiasi venalità commerciale..
Evoluzione Club Calcio e dopolavoro Nel 1925 il regime fascista all'epoca al potere in Italia istituì l'Opera Nazionale del Dopolavoro, associazione atta al compito di occuparsi del tempo libero dei lavoratori attraverso varie attività, nelle quali era compresa quella sportiva. In questo ambito molte aziende crearono così una propria squadra di calcio composta dai propri lavoratori, oppure contribuirono ad affiancare il loro nome a quello di squadre già esistenti (in particolare di livello dilettantistico) consentendo ai propri dipendenti di affiliarsi a queste società: fu il caso del CRDA Monfalcone (Dopolavoro Aziendale Cantieri Riuniti dell'Adriatico Monfalcone, portò questo nome fino al 1964), del (dopolavoro dell'azienda chimica Bombrini Parodi Delfino), della SIAI Marchetti (dopolavoro dell'omonima ditta aeronautica con sede a Sesto Calende, che nel 1934 acquisì la società della Sestese, cambiando poi nome in Savoia Marchetti nel 1938), della (dopolavoro dell'omonima azienda alimentare, portò questo nome dalla nascita, nel 1935, fino alla fusione con l' nel 1964) e del (dopolavoro del lanificio Marzotto, noto come Dopolavoro Aziendale Marzotto (DAM) Valdagno dal 1926 al 1946 e come Marzotto Valdagno dal 1946 al 1970).
Tuttavia si era ancora lontani dal concetto di sponsorizzazione, seppur le aziende cominciassero a entrare nel mondo del calcio. L'associazione dopolavorista mise però le basi per le modalità dell'abbinamento.
La pratica dell'abbinamento
Per ovviare al divieto della Federazione, tra i club italiani iniziò a farsi strada la formula dell'abbinamento, consistente nell'affiancare il nome di un'azienda alla denominazione societaria di un club sportivo, unendo le rispettive ragioni sociali.«Nel linguaggio sportivo, rapporto di natura economica per fini pubblicitari tra un'associazione sportiva e una ditta industriale. Comporta l'affiancamento delle due ragioni sociali», cfr. . Come ancora oggi stabilisce il Regolamento delle divise da gioco, la FIGC e la Lega Calcio hanno il veto sul disegno delle maglie ma non sullo stemma societario di un club: una squadra può quindi scegliere liberamente il proprio nome e il proprio stemma, senza il rischio di violare le regole e incorrere in sanzioni.
Precursore di ciò può essere inteso quanto accadde a Torino durante gli anni della seconda guerra mondiale. Per proseguire l'attività agonistica in una situazione di emergenza, e soprattutto evitare ai propri tesserati la chiamata alle armi, e «Allo scopo di favorire la ripresa calcistica nella nostra città è stato concluso, sotto l'egida della Direzione Generale della Fiat, tra l'A.C. Torino e il Dopolavoro Aziendale della grande ditta torinese, un accordo in virtù del quale i giuocatori granata sono entrati a far parte del G.S. Fiat, con la costituzione di un 'Gruppo Torino' in seno al dopolavoro stesso», cfr. si associarono ai gruppi sportivi delle case automobilistiche cittadine Cisitalia e FIAT rispettivamente, facendo così passare i loro calciatori come operai necessari al fabbisogno nazionale e quindi esentati dal servizio di leva: sorsero così nel 1944 i fugaci connubi della Juventus Cisitalia e del Torino FIAT«Il Torino è diventato Torino-Fiat, la Juve è diventata Juventus-Cisitalia: un modo per far passare i calciatori dalla divisa da gioco alla tuta da operaio e sottrarli ad obblighi militari», cfr. poi sciolti al termine del conflitto.
Durante questi brevi intermezzi, i bianconeri non vivranno mutamenti sulla loro maglia – pur se gli organi di stampa identificarono sovente la formazione col solo nome Cisitalia –, mentre i granata apporranno sui petti delle loro casacche, a mo' di stemma societario, il logo dell'azienda della famiglia Agnelli.«La parola 'guerra' diventava ufficiale anche per il calcio nell'anno 1944 quando si giocava, appunto, "il campionato di guerra". [...] Sulla maglia granata lo scudetto della Fiat. Torino Fiat, appunto. Mario Gerbi ricorda adesso: "È stata la prima sponsorizzazione nella storia del nostro calcio"», cfr.
Dal Lanerossi Vicenza al Talmone Torino Approfittando di questo vuoto normativo, è nel secondo dopoguerra che la pratica dell'abbinamento prese piede nel mondo del calcio italiano. Tra i vari esempi affacciatisi nella storia della Serie A, il più noto, fortunato e longevo rimane quello del , risultato dell'acquisizione della squadra berica da parte del Lanificio Rossi;. l'azienda aveva peraltro già attuato la medesima operazione con le compagini minori dello e del Piovene nei primi anni 1940. La nuova società vicentina si contraddistinse subito per la caratteristica "R", spesso colorata di blu, inserita come stemma sulle maglie, a richiamare il marchio del lanificio: questo abbinamento, nato nel 1953, proseguirà con successo fino al 1990 (anche se la "R" scomparve dalle maglie biancorosse già nel 1989), ben oltre la legalizzazione delle sponsorizzazioni in Italia, e finendo per radicarsi stabilmente nella tradizione sportiva berica. Nella stagione 2001-2002 la storica "R" è tornata una prima volta, momentaneamente, sulle casacche vicentine in occasione del centenario della società, per poi ritornare a essere stabilmente presente dal 2006 come secondary logo sulle maglie. A seguito della rifondazione societaria del 2018, il neonato Lanerossi Vicenza Virtus ha infine riadottato la "R" come proprio stemma ufficiale.
Altre società seguirono a ruota i berici, portando all'immediata nascita di operazioni analoghe come il (1955-1964),Nel 1955 l'A.C. Monza in crisi si fuse con l'A.S. Simmenthal del presidente della Simmenthal, Gino Alfonso Sada, portando alla nascita dell'A.S. Simmenthal-Monza, nuova società calcistica mantenente nella denominazione il nome di entrambe. Sada aveva fondato l'A.S. Simmenthal nell'ottobre 1953 (nota bene: la Simmenthal era la ex Società Anonima Sadital che già vendeva carne in scatola dagli anni 1930), affiliandola il 12 ottobre alla FIGC. L'abbinamento terminò nel 1964. l' (1955-1960),La ditta petrolifera Ozo al tempo era proprietaria della raffineria sorta alle porte della città di Mantova: il (1954-1964)La Sarom di Ravenna era una società di raffinazione fondata nel 1950 da Attilio Monti e lo (1957-1959).La Zenit è un'azienda cremonese di carburanti e lubrificanti, cfr. Non altrettanto fortunato fu il tentativo del Talmone Torino, abbinamento messo in piedi nella stagione 1958-1959 tra i granata e l'azienda dolciaria piemontese: la fallimentare annata della squadra, culminata con la prima retrocessione della loro storia (peraltro nel decimo anniversario della strage di Superga), portò a chiudere anzitempo l'esperimento e a rimuovere immediatamente la grande "T" bianca dalle divise granata.
Nelle serie minori Anche nelle serie minori si ebbero casi di abbinamento. Tra le più note la , che per via dell'acquisizione della squadra da parte della Bombrini Parodi Delfino aveva cambiato denominazione già nel 1931, inserendo poi lo stemma "B.P.D." sulle maglie con la stagione 1952-1953.L'anno dopo la formazione Juniores del Colleferro presentava lo sponsor Facis. Negli stessi anni ci furono il Circolo Sportivo Rizzoli (attivo dal 1948 al 1964, emanazione del circolo dei lavoratori dell'omonima casa editrice), la e la (1946-1966),La Falck, al tempo nota come Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck, è una società attiva nel settore siderurgico con sede a Sesto San Giovanni ma con uno stabilimento anche a Vobarno. la Elah Genova, la (1947-1973)La SNIA è un'azienda chimica nel settore delle fibre tessili, tra le cui sedi vi è quella di Varedo. La squadra dal 1947 al 1953 era nota come SNIA Viscosa, dal 1953 al 1957 come SNIA Varedo e dal 1957 al 1973 come Lilion SNIA Varedo. e la (1950-1957),La Chinotto Neri è una società di bevande che fu presieduta da Pietro Neri, il quale ricoprì anche la carica di presidente della squadra di calcio. alla quale succedette la .FEDIT era la sigla telegrafica della Federconsorzi. Altro caso di abbinamento si ebbe con la ,La Ma.Co.Bi era una fabbrica di camicie di Asti attiva fino alla fine degli anni 1980. nata nel 1966 per volere dell'industriale tessile Bruno Cavallo, allora vicepresidente del Torino e membro della dirigenza dell'Asti, allontanatosi da quest'ultimo per incomprensioni, e poi fusa con l'AC Asti nel 1968 dando vita al Gruppo Sportivo Asti Ma.Co.Bi che mantenne questo nome fino al 1980. Sorte simile a quella dell' che nel 1955, in un periodo di difficoltà economiche, venne aiutata dall'imprenditore Cino Del Duca il quale, tramite una fusione con la squadra di sua proprietà, la Del Duca (sponsorizzata dalla casa editrice Éditions Mondiales Del Duca), diede ossigeno alle casse della nuova società, rinominata poi Del Duca Ascoli fino al 1972.
La formula era però destinata ad avere vita breve: cogliendo proprio l'esperienza negativa del Talmone Torino, verso la metà degli anni 1960 la Federazione bandì la pratica dell'abbinamento per le squadre militanti nei campionati di vertice: il solo Lanerossi poté continuare a fregiarsi del doppio titolo, in virtù di una speciale concessione. Tuttavia le squadre dei campionati minori e quelle che mantenevano il nome storico derivante dal dopolavoro degli anni del fascismo, poterono ancora usufruire di questa pratica.