Il porto di San Benedetto del Tronto è un'infrastruttura situata sul mare Adriatico dedicata alla pesca commerciale, all'approdo turistico e al diporto nautico.

Storia Già nel 1763 la marineria di San Benedetto del Tronto disponeva di una dozzina di tartane che, nel 1773, salirono a venti paranze. Nel 1809 il comune contava una cospicua flotta peschereccia, strutturata in due dozzine di paranze e una dozzina di battelli, che impiegava circa 200 pescatori; in tale periodo storico l'ammaraggio e il ricovero dei natanti avvenivano direttamente sull'arenile. Nei due decenni successivi la flottiglia raddoppiò il numero delle proprie imbarcazioni, costringendo gli operatori a eseguire manualmente le faticose operazioni di varo e di rimessa a terra.

Nel 1860, a fronte della consistente crescita del comparto navale, l'amministrazione comunale decretò la necessità di realizzare un bacino portuale. L'iter burocratico e progettuale fu tuttavia molto lungo e richiese diversi anni; tra le figure istituzionali impegnate nel progetto vi fu l'onorevole Luigi Dari, già Ministro di Grazia, Giustizia e Culti del Governo Salandra I e Ministro dei Lavori Pubblici del Governo Orlando. Nel luglio del 1908 si conclusero i lavori del primo braccio del molo nord, che fu ultimato definitivamente nel 1912 per una lunghezza complessiva di 230 metri.

Nel maggio del 1912 i pescatori sambenedettesi impiegarono, per la prima volta in Italia, un'imbarcazione a motore (il "San Marco" su impulso di monsignor Francesco Sciocchetti), utilizzata inizialmente per traghettare il pescato dalle navi in alto mare fino alla spiaggia.

Nel 1919 iniziarono i lavori per la costruzione del primo tratto del molo sud. Nel corso degli anni trenta, con la rapida diffusione della motorizzazione navale, la struttura portuale dovette adeguare e ampliare le proprie banchine per renderle idonee all'attracco dei natanti di stazza maggiore e allo sbarco industriale del pescato. Si procedette di conseguenza al prolungamento del molo nord, i cui cantieri si protrassero fino al 1932.

Dalla seconda guerra mondiale allo sviluppo degli anni sessanta

Durante la Seconda guerra mondiale la città di San Benedetto del Tronto subì pesanti bombardamenti che danneggiarono gravemente le banchine, i moli e distrussero l'edificio del mercato ittico all'ingrosso. Nel corso del conflitto la marineria locale perse dieci pescherecci, mentre altri diciassette furono catturati dalle forze Alleate. Nel dopoguerra l'attività peschereccia, seppur fortemente ridimensionata, riprese gradualmente parallelamente alla ricostruzione delle infrastrutture e al varo di nuovi natanti commissionati ai cantieri navali sambenedettesi.

In pochi anni lo scalo fu interamente ristrutturato e la flotta crebbe sensibilmente, arrivando a contare oltre 160 unità nel 1960. Favorito da un forte incremento delle attività commerciali, l'invaso portuale fu dotato di uno scalo di alaggio e del relativo prolungamento della banchina. In questo medesimo periodo la marineria locale avviò l'espansione verso la pesca oceanica; il progressivo sviluppo di imbarcazioni di grandi dimensioni e tecnicamente avanzate rese tuttavia lo spazio del bacino portuale insufficiente a ospitare i nuovi scafi. Di conseguenza, nel 1968 venne depositata presso l'Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime di Ancona una proposta di aggiornamento del piano regolatore che prevedeva l'ampliamento dello scalo tramite la realizzazione di un terzo braccio a nord di quello esistente.

Storia recente Nel corso degli anni settanta la flotta sambenedettese era dotata di trenta natanti oceanici che solcavano i mari di tutto il mondo, estendendo le proprie rotte di pesca tra la Liberia, il Perù, il Brasile, il Golfo di Guinea, il Golfo Persico e il Mar Rosso. Negli anni ottanta la marineria registrò la sua massima espansione, arrivando a contare 212 motopescherecci, di cui dodici oceanici e duecento dedicati alla pesca costiera e mediterranea. In questo periodo il porto ottenne il primato nazionale per la trasformazione dei prodotti ittici, grazie anche al proliferare di moderne industrie di surgelazione sorte a ridosso delle banchine.

Nei decenni successivi l'infrastruttura è stata oggetto di continui interventi di ammodernamento. Tra le principali opere pubbliche spicca la nuova sede della Capitaneria di porto, inaugurata il 7 dicembre []. L'area ha visto inoltre la realizzazione di pontili turistici per il diporto, l'ampliamento dei moli e l'avvio di dragaggi periodici per ridurre l'insabbiamento del fondale. L'integrazione di moderni servizi di rifornimento di combustibile e acqua, unitamente a interventi di arredo urbano e all'installazione di opere monumentali, ha reso lo scalo un punto d'attrazione integrato nel tessuto turistico cittadino. Sebbene il comparto registri una costante flessione, il porto sambenedettese rimane uno dei maggiori mercati ittici d'Italia per volumi di pescato e consistenza della flotta.

Il faro

Il faro entrò ufficialmente in funzione nel 1957 ed è situato in posizione centrale tra la rotonda Giorgini e l'area portuale. L'infrastruttura costituisce un fondamentale punto di riferimento per i naviganti durante l'avvicinamento alla costa e il richiamo notturno; prima della sua costruzione, la marineria locale aveva come unici punti di orientamento la torre dei Gualtieri e il suono delle campane del Paese Alto. Per questo motivo, la struttura fu eretta lungo la perpendicolare che dal vecchio incasato si dirige verso est.

Sotto il profilo architettonico, l'opera è costituita da una torre cilindrica in muratura che poggia su un fabbricato di servizio, per un'altezza complessiva di 31 metri. Sulla sommità è collocata una lampada alogena da W la cui luce bianca, convogliata da un sistema di lenti rotanti, proietta un fascio di raggi paralleli visibile a una distanza di 32 miglia nautiche in condizioni di perfetta visibilità (22 miglia nautiche di portata nominale). Al fine di non arrecare disturbo al centro urbano, il versante occidentale dell'ottica è oscurato. Il segnale luminoso notturno emette due lampi in un periodo di dieci secondi. In caso di avaria entra in funzione un fanale di riserva più piccolo, con una portata di 18 miglia nautiche.

In presenza di nebbia fitta viene azionato un nautofono acustico collocato sulla punta del molo sud; l'apparecchio emette segnali sonori per orientare le imbarcazioni verso i due fanali identificativi posti all'imboccatura del bacino, contraddistinti rispettivamente da luce verde sul molo nord e luce rossa sul molo sud. Al suo interno, una scala a chiocciola di 150 gradini conduce alla terrazza sommitale. L'impianto odierno è completamente automatizzato tramite una fotocellula, mentre all'epoca della costruzione il funzionamento era manuale e regolato quotidianamente dal farista tramite ingranaggi mossi da un peso motore. Il presidio riveste una notevole importanza storiografica e geografica, configurandosi come l'unico faro di grande portata dell'Adriatico centrale nel tratto compreso tra Ancona e Ortona.

Pesca

San Benedetto del Tronto si è affermata nel corso dei secoli come un polo peschereccio e turistico di primaria rilevanza nazionale; a partire dagli anni cinquanta, e per circa un quarantennio, la marineria sambenedettese ha rappresentato una delle realtà più imponenti d'Italia e dell'intero bacino del Mediterraneo.

Nella storia della marineria sambenedettese si distinguono in particolare due momenti di rilievo: il 1765 — anno in cui venne introdotto il sistema della "paranza" per la pesca a coppia — e il 1912, allorquando il curato Francesco Sciocchetti fece installare, per la prima volta in Italia, un motore a scoppio su un'imbarcazione, la barca porta-pesce "San Marco", varata il 26 maggio di quell'anno. Le attività legate alla pesca del porto sambenedettese rivestono una rilevanza nazionale: per tonnellate di stazza lorda, l'infrastruttura si posiziona al nono posto in Italia, preceduta in ambito regionale solo dalla flotta di Ancona. Quest'ultima è composta da circa 123 motopescherecci dediti alla pesca a strascico e volante, 25 unità per la pesca delle vongole e altre 46 attive nella piccola pesca, per un totale di circa 400 marittimi imbarcati.

Pesca oceanica

L'epopea della pesca oceanica rappresenta uno dei capitoli più significativi della storia socio-economica locale. Il comparto ricevette un primo impulso negli anni venti con la fondazione della "SAPRI" (Società Anonima di Pesca e Reti Italiana) da parte della famiglia Merlini; già nel 1926 i primi motopescherecci varcarono lo stretto di Gibilterra per spingersi nell'oceano Atlantico e, nel 1938, fino alle coste della Groenlandia.

La vera e propria espansione atlantica si avviò tuttavia nel 1956, quando il motopeschereccio "Nicola Marchegiani" superò le Colonne d'Ercole, seguito da numerose unità di altri armatori locali. Avendo come base logistica principale l'isola di Las Palmas de Gran Canaria, i marinai sambenedettesi estesero progressivamente le proprie rotte all'oceano Indiano e all'oceano Pacifico, operando stabilmente anche davanti alle coste del Perù.

Questa stagione d'altura coincise con il periodo del boom economico cittadino: le ingenti rimesse dei marittimi oceanici favorirono una rapidespansione urbanistica, la nascita di nuovi quartieri e un diffuso benessere economico che investì l'intera struttura sociale del comune. L'apice della flotta oceanica si registrò tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni ottanta, periodo durante il quale oltre 70 motopescherecci d'alto mare batterono regolarmente le rotte oceaniche.

Il mercato ittico all'ingrosso

Nel corso degli anni trenta, in concomitanza con la marcata espansione della marineria sambenedettese, l'amministrazione comunale avviò la progettazione di una nuova struttura per il commercio ittico. Nel 1932, in occasione di una campagna nazionale di propaganda peschereccia, furono gettate le basi per il nuovo stabilimento, affidato all'ingegnere Luigi Onorati, già progettista del lungomare.

Entrato ufficialmente in funzione nel 1935, il mercato ittico all'ingrosso sorge all'interno del bacino portuale, a breve distanza dalla banchina di riva nord "Malfizia", dedicata all'attracco dei motopescherecci e allo scarico delle reti. L'edificio fu dotato fin dall'origine di una direzione, di un servizio sanitario e di una propria "Cassa del Mercato" in sostituzione della vecchia pescheria rionale. Lo stabilimento si sviluppa su una superficie complessiva di m² scoperti e m² al coperto.

Gravemente danneggiata dai bombardamenti alleati durante la Seconda guerra mondiale, la struttura fu costretta alla chiusura temporanea. Nel 1948 vennero eseguiti i radicali lavori di ricostruzione e restauro di tutto il complesso. Nei decenni successivi, San Benedetto del Tronto conquistò il primato nazionale per volumi di pesce sbarcato, astato e commercializzato nell'intero bacino del Mediterraneo. Nel 1964 fu inaugurata una prima asta automatica, aggiornata nel 1992 con l'introduzione di un sistema elettronico di tipo "olandese", in cui le contrattazioni iniziano da un prezzo massimo che decresce progressivamente fino all'offerta dell'acquirente.

L'intera infrastruttura è stata ristrutturata e ampliata nel 1997, implementando nel 2002 una nuova tecnologia di asta telematica. Nel 2020 l'area è stata oggetto di interventi di manutenzione straordinaria che hanno compreso il consolidamento strutturale, il rifacimento dei marciapiedi, delle reti fognarie e della segnaletica interna. Nel maggio 2021, all'interno dei locali del mercato, è stata allestita un'esposizione permanente che documenta l'iniziativa ecologica "A Pesca di Plastica", tramite una serie di immagini dedicate ai marittimi sambenedettesi impegnati nel recupero e conferimento a terra dei rifiuti solidi raccolti dalle reti durante le battute di pesca.