Leuropeismo è un insieme di correnti ideali, movimenti politici e iniziative concrete volti a favorire l'integrazione europea degli Stati d'Europa in un ordinamento sovranazionale più vasto, che superi le specificità culturali e sociali di ciascun popolo europeo.Treccani, EuropeismoSapere.it, Europeismo Tale corrente di pensiero si esprime prevalentemente a sostegno dell'Unione europea e del suo progressivo allargamento e rafforzamento. Le posizioni che vi si oppongono sono identificate principalmente con il termine euroscetticismo.
Il concetto racchiude in sé le norme e i valori condivisi dagli europei, che trascendono l'identità nazionale o statale. Oltre a promuovere l'integrazione dell'Unione europea, questa dottrina fornisce altresì la base per le analisi che interpretano la politica, l'economia e la società europee come il riflesso di un'identità culturale comune. I critici di questa impostazione sottolineano tuttavia l'esistenza di rilevanti differenze tra i gruppi europei e sostengono che gli elementi considerati caratteristici di tale cultura condivisa non corrispondano necessariamente ai presupposti teorici dell'europeismo.
Storia Il concetto di europeismo nell'era moderna Il concetto di Europa si sviluppa al termine del Medioevo, in coincidenza dell'Umanesimo e del Rinascimento, in antitesi al concetto di Cristianità fino ad allora prevalente. Assieme al concetto geo-politico di Europa si sviluppano progetti politici per la sua organizzazione unitaria, al fine di porre termine ai conflitti tra gli Stati europei che segnavano l'epoca della Controriforma. L'Umanesimo e il Rinascimento diedero vita ad una "repubblica dei dotti", una comunanza culturale a livello continentale tra letterati che diede fondamento all'idea di una unità culturale del continente europeo e che, nei secoli successivi, avrebbe portato all'Illuminismo.
Fu l'umanista olandese Erasmo da Rotterdam tra i primi a proporre un concerto europeo dei sovrani. Ulteriori progetti politici per la "pace perpetua" attraverso l'unificazione europea vennero redatti nel XVII secolo dal duca di Sully, il ministro delle finanze di Enrico IV di Francia, per una respublica christianissima che garantisse la convivenza tra cattolici, luterani e calvinisti e la libertà di commercio. Il progetto del duca di Sully prevedeva un Consiglio che rappresentasse i quindici principali Stati europei, oltre a sei Consigli competenti per aree regionali, e ciascuno dotato di un esercito sovranazionale. La respublica di Sully avrebbe potuto imporre leggi ai propri Stati, ripartire le imposte, e redistribuire le conquiste territoriali coloniali.
Nel 1623, il francese Émeric Crucé (1590?-1648) pubblicava il Nouveau Cynée. Nella sua opera, Crucé immaginava una "Società universale delle Nazioni" in grado di sostituire alla guerra un tribunale internazionale per regolare i conflitti d'interesse tra gli Stati europei, tribunale dotato di un proprio esercito per assicurare la messa in atto delle decisioni e tutelare quei sovrani minacciati da rivolte popolari.
Similarmente a Crucé, l'idea di abbandonare il dominio della forza a favore del dominio della legge fu centrale nell'opera del giurista e filosofo olandese Ugo Grozio (1583-1645), così come di quella del quacchero inglese William Penn (1644-1718), che propugnava l'idea di un parlamento in grado di stabilire norme internazionali e sanzionare gli Stati che le violassero.
In ciascuno di questi piani utopistici non mancava, tuttavia, l'interesse particolaristico degli Stati d'origine dei pensatori: Sully intendeva anche garantire la Francia in relazione all'Impero tedesco; Crucé voleva proteggere i regimi monarchici assolutisti dalla minaccia delle repubbliche popolari; Penn intendeva garantire all'Inghilterra una preminenza nella promozione di questa Lega Europea per opporsi alla Francia di Luigi XIV.
La fine delle guerre di religione avvenne, anziché tramite una unificazione continentale, tramite un equilibrio di potenza sanzionato con la pace di Westfalia (1648) e con il trattato di Utrecht (1712-1713), che posero rispettivamente fine alla guerra dei Trent'anni e alla guerra di successione spagnola. Tuttavia, la prassi politico-diplomatica dell'equilibrio non si trasformò in una norma giuridica, dando vita ad ulteriori conflitti europei nel XVIII secolo.
Ulteriori proposte pacifiste per l'unificazione degli Stati europei vennero, in quegli anni, da Saintard (1747), Ange Goudar (1757), Lilienfeld (1716-1785) con il suo Neues Staatsgebäude in drey Büchern (1767) e, soprattutto, da Charles-Irénée Castel, l'"abate di St. Pierre". Quest'ultimo propose l'istituzione di una lega di Stati europei, un Corps Européens, basato sul libero commercio e gestito con minuziose procedure di voto, oltre che dotato di un esercito proprio per prevalere su eventuali rivolte, pur nell'autonomia interna di ciascuno Stato membro.
Tutti i progetti europeisti settecenteschi si basavano sull'unità tra gli Stati europei, intesi come monarchie, anziché tra i popoli europei intesi come soggetti politici. Quest'ultimo concetto venne introdotto solo al tempo della Rivoluzione francese. La partecipazione democratica del popolo alla gestione della cosa pubblica, centrale nella Francia rivoluzionaria, si fuse presto con un concetto di difesa della Patria e della nazione francese dall'attacco congiunto degli altri Stati monarchici europei, finendo per esportare tale nazionalismo come fondamento dei movimenti anti-assolutistici nel resto d'Europa. L'europeismo ottocentesco si trovava pertanto dilaniato tra la ricerca della pace attraverso l'unità continentale e la ricerca della democrazia popolare attraverso l'indipendenza nazionale e la sovranità statale assoluta.
Un tentativo di risolvere questa contraddizione venne dall'opera del politico ed economista statunitense Alexander Hamilton (1755-1804) nella Costituzione degli Stati Uniti d'America sancita nel 1787 a Filadelfia, si proponeva così come strumento per arrivare ad una compensazione tra autonomia statale e ordinamento sovranazionale.
L'europeismo nell'Ottocento Il Congresso di Vienna e la Restaurazione posero fine a tali ideali liberal-democratici. Tuttavia, il Congresso delle Nazioni stabilito nel 1815 rappresentava già una prima organizzazione, seppure puramente diplomatica, tra gli stati europei, per la regolazione degli affari continentali. Altrettanto, il romanticismo ottocentesco propugnava una visione culturale nazionalista, che negava l'ideale culturale universalista dell'Illuminismo a favore di un particolarismo nazionale.
Non mancò tuttavia chi, come il socialista utopista Claude Henri de Saint-Simon e lo storico Jacques-Nicolas-Augustin Thierry nel loro De la Réorganisation de la société européenne (1814), riprendeva l'ideale kantiano di un legame tra pace e libertà, interpretando l'unità europea nei termini di un'unione dei popoli. Saint-Simon e Thierry proponevano un sistema politico continentale basato sull'accordo tra Francia ed Inghilterra e sulla creazione di un Parlamento ispirato al modello inglese.
Il concetto di "europeismo dei popoli" risorse presto con le rivoluzioni del 1830 e del 1848, seppur restando denso di contraddizioni. Giuseppe Mazzini, con la sua Giovine Italia e Giovine Europa, fu tra quei rivoluzionari convinti che la collaborazione tra i popoli d'Europa sarebbe venuta una volta che gli stati del continente fossero stati organizzati come repubbliche indipendenti e costituzionali.
Nel 1831 Wojciech Jastrzębowski elaborò la prima proposta di Costituzione per un'Europa unita come un'unica repubblica senza confini interni, con un sistema giuridico unificato e con istituzioni composte da rappresentanti di tutti i popoli europei. Il documento, intitolato "Sulla pace duratura tra le nazioni" (il cui titolo originale in polacco era "O wiecznym pokoju między narodami"), sosteneva che tutti i popoli europei dovessero rinunciare alle loro sovranità individuali ed essere vincolati da un sistema comune di leggi, e che tutti i capi della repubblica dovessero d'ora in poi essere custodi ed esecutori di tali leggi e non essere chiamati in altro modo se non padri dei loro popoli.
La visione del federalismo ritornò negli studi di Carlo Cattaneo, che poneva l'obiettivo finale degli Stati Uniti d'Europa, così come in quella dell'inglese John Robert Seeley. Questi, nel 1871 segnato dalla guerra franco-prussiana, indicava l'obiettivo dell'unità continentale come necessario non solo a superare i rischi dell'anarchia internazionale, ma anche a governare gli effetti della rivoluzione industriale e a non far sì che USA e Russia, gli unici Stati già dotati di una dimensione continentale, arrivassero a sopraffare il continente. Da qui la necessità di un federalismo continentale basato su un vasto movimento popolare anziché solo su pratiche diplomatiche.
Nell'ultima parte del XIX secolo le istanze europeiste rimasero marginali, nonostante furono portate avanti da varie personalità come il francese Charles Lemonnier, direttore del periodico Les États Unis d'Europe, o degli svizzeri Konstantin Franz, che propugnava un federalismo mondiale, e Johann Kaspar Bluntschli, che nel 1881 propose una federazione tra 18 stati europei.
La fine della Belle Époque vide il principio nazionale degenerare in nazionalismo e imperialismo aggressivo. L'allargarsi del suffragio spinse portò alla creazione di partiti sempre più di massa, che si rifacevano alle grandi ideologie del liberalismo, della democrazia e del socialismo, attraverso le quali l'europeismo prendeva i connotati di un problema politico concreto anziché solo di una discussione utopistica.
L'europeismo nel primo dopoguerra La Grande Guerra provocò un soprassalto d'europeismo nel primo dopoguerra, basato sui principi wilsoniani (i "14 punti" di Woodrow Wilson): autodeterminazione dei popoli, tutela delle minoranze, libero commercio, riduzione degli armamenti, rifiuto della guerra come metodo di soluzione delle controversie. La Società delle Nazioni, fondata nel 1919, si proponeva di garantire la pace tra i suoi stati membri, in maggioranza europei. Tuttavia la sua inefficacia spinse presto varie personalità ad immaginare nuove soluzioni.
L'europeismo degli anni '20 e '30 si basava sulla volontà di restituire al vecchio continente la primazia mondiale perduta con la Grande Guerra. Tra i suoi propulsori, lo scrittore e sociologo spagnolo José Ortega y Gasset, fautore di un unico grande Stato europeo che superasse divisioni etniche e nazionali. Tra i federalisti, Luigi Einaudi criticava il permanere alla base della Società delle Nazioni della sovranità statale assoluta, da lui considerata la radice delle guerre. Assieme a Giovanni Agnelli e Attilio Cabiati, Einaudi proponeva una Federazione europea o Lega delle nazioni in grado di fare tesoro dell'esperienza bellica tramite la messa in comune delle materie prime per la ricostruzione economica.
Progetti più prettamente politici di unificazione continentale nel primo dopoguerra furono quelli di Richard Nicolas von Coudenhove-Kalergi, fondatore del movimento Paneuropa (1923), e promotore nel 1926 e 1930 di congressi per la nascita degli Stati Uniti d'Europa, dando vita ad un movimento d'opionione che raccolse l'adesione dei principali intellettuali dell'epoca (Thomas Mann, Sigmund Freud, Albert Einstein, Paul Claudel, Paul Valéry, Lucien Romier, Miguel de Unamuno).
Affascinato dalle idee di Coudenhove-Kalergi, il primo ministro francese Aristide Briand, già patrocinatore della riconciliazione franco-tedesca e dell'ingresso della Germania nella Società delle Nazioni, d'accordo con il cancelliere tedesco Gustav Stresemann, propose nel 1929 la creazione di un vincolo politico, economico e sociale tra gli Stati europei, in base alla formula “unirsi o perire”. Tuttavia la proposta non andò lontano, per l'opposizione dell'Italia fascista e per la crisi economica che venne a colpire la Germania di Weimar.