Gli Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo (in traduzione: Due libri di storia romana al console Marco Vinicio) sono l'unica opera pervenuta di Velleio Patercolo.
Titolo Il titolo originale dell'opera è controverso.
Nel frontespizio dell'editio princeps di Beato Renano del 1520 l'opera s'intitola Historiae Romanae duo volumina ad M. Vinicium cos.Historiae ad M. Vinicium cos. prius volumen, a p. ; posterius volumen Historiae ad M. Vinicium cos., a p. 12 (vale a dire "Il primo e il secondo di due volumi di Storia romana al console Marco Vinicio").
Giusto Lipsio nella sua edizione del 1591 criticò tale titolo, perché l'opera non tratta soltanto di storia romana, ma non osò mutarlo«Titulus in iis [libellis duo] hodie est: Historiae Romanae ad M. Vinicium cos. [libri II] nec credo hunc probum esse, aut a Velleio. An haec Historia? […] An etiam Romana tantum? mihi non videtur. […] Itaque de titulo ambigo & damnare tamen magis audeo, quam immutare» ().«[…] the aptness of Romana has been questioned by Lipsius and Sauppe 47 on the grounds that the work, esp. its early part, contains also non-Roman material» (). e lo mantenne in epigrafe al testo..
È invece incontestabile che la dedica a Marco Vinicio faccia parte del titolo e che richieda necessariamente l'apposizione di console al suo nome, in quanto l'opera fu scritta e pubblicata proprio in occasione del suo consolato«[…] the omission of consulem is unfortunate, since it is clearly important that the work was dedicated to M. Vinicius as consul» ()..
Datazione Dalla dedica a Marco Vinicio e dai riferimenti cronologici relativi al suo consolato è possibile affermare con certezza che l'opera è stata scritta intorno all'anno 30, un anno significativo per i Romani, in quanto ricorreva il cinquantesimo anniversario della sottomissione dei Parti.. Velleio all'interno della sua Storia romana spesso accenna alla fretta con cui è stato costretto a scrivere l'opera: perciòA. Dihle, Velleius Paterculus, in RE, vol. 8A (1955), col. 640. la stesura del trattato deve aver richiesto poco tempo, forse anche meno di un anno.
Italo LanaLa data di composizione dell'opera di Velleio, in . avanza dei dubbi sulla data di composizione e, di conseguenza, su quella di pubblicazione -che Charles WachsmuthC. Wachsmuth, Einleitung in das Studium der alten Geschichte, Berlin 1895, p 607, n. 1., sulla base di alcuni indizi interni al testo di Velleio, stabilisce corrispondere al 1º gennaio 30 d.C.- dell'opera.
A II, 130,4quantis hoc triennium, M. Vinici, doloribus laceravit animum eius!. Velleio fa un riferimento cronologico molto specifico, affermando che da tre anni l'animo di Tiberio è lacerato da gravi dolori: l'inizio degli affanni di Tiberio può coincidere, secondo Lana, o con il 26 d.C. (e la composizione dell'opera risalirebbe quindi al 28 d.C.) o con il 28 d.C. (in tal caso l'opera risalirebbe almeno alla seconda metà del 30 d.C.). Inoltre a II, 103,3abhinc annos XXVII. Velleio informa che Tiberio era stato adottato da Augusto ventisette anni prima. In tal caso l'ultima parte del II libro dovrebbe essere stata scritta dopo il 26 giugno del 30 d.C. Ancora, a II, 126,1horum XVI annorum opera. l'autore fa un riferimento al sedicesimo anno di regno di Tiberio e Lana dimostra come si possa intendere il sedicesimo anno compiuto e non in corso, rimandando di nuovo la composizione dell'ultima parte del II libro - e quindi la sua pubblicazione - alla seconda metà dell'anno 30 d.C.
Nonostante sia impossibile risolvere il problema della cronologia velleiana, la composizione dell'opera si data, con Lana, agli anni 29-30 d.C. con pubblicazione successiva al luglio del 30 d.C.
Struttura Probabilmente scritta nel 29-30 d.C., anno della sua pubblicazione, l'opera è dedicata a Marco Vinicio, console in quello stesso annoVelleio Patercolo aveva combattuto in Tracia e Macedonia nell'1 a.C. in qualità di tribuno militare sotto il padre di Marco, Publio Vinicio, da cui il suo legame con la famiglia del console.. L'autore si ripropone di scrivere un compendio di storia universale distribuita - in misura non uguale - in due libri: il primo libro, per buona parte lacunoso, è costituito da 18 capitoli, il secondo da 131. Gran parte dell'opera si concentra sugli eventi più vicini all'epoca della stesura.
Primo libro Il primo libro si apre con gli avvenimenti successivi alla caduta di Troia: gli studiosi concordano sulla presenza di una lacuna iniziale. comprendente il proemio e la narrazione dei primi eventi riguardanti la guerra di Troia.
Nei capitoli 1-2 vengono esposte le vicende di alcuni degli eroi sopravvissuti alla caduta di Troia (Epeo, Teucro, Neottolemo, Fidippo, Agamennone - con una digressione sulle vicende di Oreste -, i fratelli Lido e Tirreno), le lotte fra Pelopidi ed Eraclidi, la fine della monarchia ad Atene.
I successivi, fino al 6, riguardano le migrazioni di popoli in Grecia, con una digressione geografica. Fondazione di nuove colonie. Digressione di carattere letterario su Omero e poeti successivi interrotta dall'accenno alle leggi di Licurgo a Sparta e alla fondazione di Cartagine; nei capp. 7-8 si parla dei Giochi olimpici e cambiamenti politici ad Atene, oltre alla Fondazione di Roma.
Si registra una lacuna tra VIII e IX capitolo, dalla fondazione di Roma all'inizio della terza guerra macedonica contro il re Perseo (580 anni), per riprendere, nei capitoli 9-11, con la terza e quarta guerra macedonica e una digressione su Metello Macedonico.
Dal cap. 12 al 18 si narra lo scontro di Roma con la Lega achea, fino alla distruzione di Corinto e di Cartagine. In questo, Velleio tesse un elogio di Publio Cornelio Scipione Africano e Lucio Mummio, per poi aprire una digressione sulla cronologia delle colonie fondate dopo la conquista di Roma da parte dei Galli avvenuta nel 390 a.C.. Infine, Velleio chiude il libro con considerazioni dell'autore riguardo alla propria opera e confronto tra autori greci e latini nei vari ambiti e nelle varie epoche e città Capp. 16-18.. Secondo libro Il libro inizia, nei capitoli 1-4, con una annotazione moralistica di critica dei vizi del II secolo a.C.. Si narrano, in questo contesto, la guerra contro Viriato (148 a.C.) e contro Numanzia, introducendo il personaggio di Tiberio Gracco e la morte di Publio Cornelio Scipione Africano Emiliano. Sempre nel solco dell'esemplificazione del declino morale di Roma, dopo aver parlato di Decimo Bruto in Spagna, si racconta di Gaio Gracco, dei, delitti compiuti da Lucio Opimio e si esprimono considerazioni sulle leggi dei Gracchi Capitoli 5-7..
I capitoli 8-10 sono dedicati a una digressione sulla fioritura dell'oratoria e della letteratura tra II e I secolo a.C.. Severità dei censori, per poi riprendereCapitoli 11-17. con la guerra contro Giugurta, in cui emergono le figure di Lucio Silla e Mario, oltre all'operato di Marco Livio Druso, alla cui morte scoppia la Guerra sociale.
Nei capitoli 11-23 Velleio tratta della guerra contro Mitridate, con la marcia di Silla su Roma. Si parla, inoltre, dell'uccisione di Quinto Pompeo Rufo. Si racconta, poi, del personaggio di Gneo Pompeo Strabone e del suo scontro con Cinna, per dedicarsi alla figura di Valerio Flacco.
Nei capitoli 24-29 sono descritte le imprese di Silla in Italia, poi, la Guerra contro Sertorio in Spagna e il consolato di Mario. Gli eventi offrono a Velleio il destro per un giudizio morale sui costumi di Roma e sulla guerra civile che, dopo lo scontro tra Silla e i Sanniti, culmina con l'uccisione di Mario e la dittatura di Silla e l'emergere di Gneo Pompeo.
SeguonoCapitoli 30-36. il trionfo sulle Spagne, l'episodio di Spartaco e la Guerra contro i pirati, con le figure di Marco Antonio Cretico e Quinto Lutazio Catulo. Nel mentre, dopo lo scontro tra Pompeo e Lucio Lucullo, si ha la conquista di Creta. Emerge, intanto, la figura di Marco Tullio Cicerone, con la congiura di Catilina, in cui si distingue la fermezza di Marco Porcio Catone. Infine, Velleio fa una digressione sulle grandi figure dell'epoca.
La campagna di Pompeo contro Mitridate nel Armenia consente a Velleio un riepilogo delle conquiste di Roma fino al I secolo a.C., in cui si distingue Cesare nelle Gallie, con un suo ritratto. Pompeo, Cesare e Crasso stipulano il Primo triumvirato, mentre a Roma Publio Clodio si scontra con Cicerone.
Scoppia, intanto, la guerra civile: vengono narrati i contrasti fra Cesare e Pompeo, passaggio del Rubicone e marcia su Roma da parte di Cesare, che è in Spagna, scontro con i legati pompeiani. Dopo la Battaglia di Farsalo, si ha la fuga di Pompeo in Egitto e la sua uccisione (48 a.C.)Capitoli 48-53..
Cesare è in Africa contro i Pompeianiː al suo ritorno a Roma, segue la sua uccisione, mentre i Cesaricidi occupano il CampidoglioCapitoli 54-58..
Nei capitoli 59-87 si ha la dettagliata narrazione della guerra civile tra Ottaviano e Antonio, con la Battaglia di Azio e suicidio di Antonio e Cleopatra.
SuccessivamenteCapitoli 88-95. si delinea l'età augustea, in cui inizia ad emergere, dopo la morte di Marco Claudio Marcello (nipote di Augusto), Tiberio, di cui Velleio tratteggia le campagne in Oriente e, col fratello Druso Claudio, contro Reti e Vindelici. Nei capitoli seguenti96-122. Velleio attinge anche a sue esperienze personali, come la guerra contro la Pannonia, la Campagna in Germania e la morte di Druso, sostituito da Tiberio, che si ritira a Rodi per le dissolutezze di sua moglie Giulia.
Dopo la morte di Gaio Cesare e Lucio Cesare Augusto procede all'adozione di Tiberio e di Marco Agrippa da parte di Augusto. Il trionfo di Tiberio porta Velleio ad un elogio della sua modestia.
InfineCapitoli 123-130., dopo la morte di Augusto e la sua apoteosi, Tiberio sale al potere. Insurrezioni dell'esercito stanziato in Germania e di quello nell'Illirico vengono sedate, il che porta ad un elogio del governo di Tiberio, con esempi di grandi “uomini nuovi” del passato e la scelta di Seiano come collaboratore di Tiberio. Eventi particolari del principato di Tiberio sono il trionfo di Germanico e le opere pubbliche di Tiberio.
Il secondo e ultimo libro dell'opera si conclude al capitolo 131 con una preghiera di Velleio per la lunga vita di Tiberio e la sopravvivenza dell'impero.
Tradizione L'opera è stata tramandata da un unico manoscritto, oggi perduto, il Murbacensis.: Beatus Rhenanus, il monaco che lo trovò nel 1515 nell'abbazia di Murbach in Alsazia, trasse una copia dal manoscritto, giudicandolo eccessivamente corrotto. Nel 1520 a Basilea fu pubblicata ad opera di Alberto Burer, amanuense di Beatus Rhenanus, l’editio princeps con un'appendice contenente correzioni. Nel frattempo Bonifacio Amerbach, discepolo di Beatus Rhenanus, realizzò una seconda copia del manoscritto di Murbach, rinvenuta nel 1834 presso la biblioteca dell'Università di Basilea.
Genere, scopo e destinatari Nella sua opera Velleio fa spesso riferimento alla velocità con cui doveva scrivere e alla conseguente necessità di brevità: tali riferimenti, che alludono alla selettività del materiale, sono una qualità propria di molti generi, tra cui la storiografia. A tal proposito WoodmanA.J. Woodman, Questions of date, genre, and style in Velleius: some literary answers, in "Classical Quarterly", n.s. 25, (1975), pp. 282 ss. avvicina l'opera anche al genere del compendio e alla storiografia universale. In altri scrittori non meno che in Velleio, inoltre, i riferimenti alla velocità e alla brevità sono convenzionali metodi di omettere materialeː spesso Velleio promette che questo materiale comparirà in un'opera futura, con una formula che, tuttavia, si inserisce nelle convenzioni letterarie della letteratura panegiristica.