LIrredentismo in Istria era il movimento esistente tra gli istriani di etnia italiana che nell'Ottocento e Novecento promuoveva l'unione dell'Istria al Regno d'Italia.

Vicende storiche

Nella prima metà dell'Ottocento l'Istria era passata sotto l'Austria. Come conseguenza della terza guerra d'indipendenza italiana, che portò all'annessione del Veneto al Regno d'Italia, l'amministrazione imperiale austriaca, per tutta la seconda metà del XIX secolo, aumentò le ingerenze sulla gestione politica del territorio per attenuare l'influenza del gruppo etnico italiano temendone le correnti irredentiste. Durante la riunione del consiglio dei ministri del 12 novembre 1866 l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria tracciò un progetto di ampio respiro mirante alla germanizzazione o slavizzazione dell'aree dell'impero con presenza italiana:

In seguito il nascente nazionalismo italiano iniziò a manifestarsi, specialmente a Capodistria.

Nel 1861 l'Istria, in occasione della proclamazione del Regno d'Italia, e nel 1866, dopo la terza guerra d'indipendenza, non fu unita all'Italia, per cui molti istriani si organizzarono per ottenere questa unione, abbracciando l'irredentismo italiano. Del resto gli irredentisti volevano l'annessione dell'Istria all'Italia perché la ritenevano terra irredenta in quanto culturalmente parte del retaggio identitario italiano e geograficamente inclusa nei confini naturali dell'Italia fisica. thumb|left|upright=1.4|Manifestazione irredentista a Fiume (11 novembre 1918), all'epoca non ancora facente parte del Regno d'Italia. Fiume passò all'Italia nel 1924, per poi essere ceduta alla Jugoslavia nel 1947.

Nel 1894 l'introduzione del bilinguismo italiano-slavo, in città con decisa prevalenza etnica italiana aumentò i malumori, che a Pirano sfociarono in una rivolta, che tuttavia non modificò la politica asburgica.

Nel 1909 la lingua italiana venne vietata però in tutti gli edifici pubblici e gli italiani furono estromessi dalle amministrazioni comunaliDizionario Enciclopedico Italiano (Vol. III, pag. 730), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970. Queste ingerenze, insieme ad altre azioni di favoreggiamento al gruppo etnico slavo ritenuto dall'impero più fedele alla corona, esasperarono la situazione andando ad alimentare le correnti più estremiste e rivoluzionarie.

Il più noto di questi irredentisti istriani fu Nazario Sauro, tenente di vascello della Regia Marina nel primo conflitto mondiale, che fu giustiziato dall'Austria-Ungheria: solo nel 1918 l'Istria fu "redenta" (ossia unita alla madre patria). Ad un patriota capodistriano, il generale Vittorio Italico Zupelli, già distintosi nella Guerra italo-turca (1911-1912), fu addirittura affidato il "Ministero della guerra" italiano durante il primo conflitto mondiale. Uno dei più noti irredentisti istriani, ed italiani, nonché uno dei capi dell'irredentismo istriano, fu Francesco Salata. Salata si batté a Roma per l'entrata in guerra dell'Italia, e le sue pubblicazioni, quali Il diritto d'Italia su Trieste e l'Istria: documenti (1915) contribuirono a rafforzare le rivendicazioni italiane. Salata ebbe poi un ruolo fondamentale nei negoziati che si conclusero con il Trattato di Rapallo. Negli anni dieci, durante il suo esodo a Roma, le autorità austriache si rivalsero su sua moglie Ilda Mizzan, irredentista triestina, che morirà a causa della sua prigionia in Austria pochi anni dopo la fine della Grande Guerra.

Come conseguenza si ebbe un'accoglienza festosa dei soldati e dei marinai italiani da parte delle popolazioni di Fiume e delle città istriane (ed anche dalmate) nei primi giorni del novembre 1918, dopo la Battaglia di Vittorio Veneto, come attestano le documentazioni filmate e fotografiche.

Note

Bibliografia Carlo Pignatti Morano. La vita di Nazario Sauro ed il martirio dell'eroe. Fratelli Treves Editori. Milano, 1922

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