Via Antonio Canova si trova nel centro di Treviso, collega piazza del Duomo a borgo Cavour (già borgo SS. Quaranta).

Note urbanistiche La via mantiene all'imboccatura da piazza Duomo la direzione nord ovest-sud est del Calmaggiore, identificato come cardo massimo della Tarvisium romanaAdriano Augusto Michieli, Storia di Treviso, p. 35..

A poche decine di metri dalla piazza, all'inizio di via Roggia, l'omonimo corso d'acqua (anche noto come Cagnan della Roggia o Siletto) scompare sotto la strada passando per l'arco ribassato di ponte San Chiliano. Alla fine dell'Ottocento l'abate Luigi Bailo scrisse che gli scavi effettuali nelle vicinanze del ponte avevano portato alla luce dei resti da lui identificati come fortificazioni di età romanaLuigi Bailo, Guida della città di Treviso, Treviso 1872.Giovanni Roman, Il Ducato Longobardo di Treviso in Rivista quadrimestrale di studi vittoriesi IL FLAMINIO Edita dalla Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane, n° 12, 1999 Il Flaminio .. Questa testimonianza sembra dunque confermare l'identificazione della direttrice quale cardo maximus e sembra anzi suggerire che proprio in corrispondenza del ponte si trovasse un accesso al centro abitato.

Il ritrovamento di epigrafi funerarie e di alcuni frammenti pertinenti ad un monumento funerario ad edicolaM. Tirelli, A proposito della presenza di edifici monumentali nelle necropoli di Tarvisium, Opitergium e Iulia Concordia: un appunto, in Antichità Altoadriatiche, 43, 1997; p. 169. può far supporre che nei pressi sorgesse una necropoliP. Furlanetto, Fluvius Silis ex montibus Tarvisanis, in Il Sile, a cura di A. Bondesan, G. Caniato, F. Vallerani, M. Zanetti, Verona, 1998, p. 84..

All'altro lato, a partire dall'incrocio con via Fra Giocondo, la strada cambia improvvisamente direzione, riceve da destra via Orsoline, da sinistra via Riccati e si innesta in borgo Cavour.

Nella pianta del XVII secolo era ancora presente un tronco viario che univa via Canova all'attuale viale Monfenera, probabile ulteriore continuazione del cardo al di là delle mura: la spiegazione della nuova conformazione è da attribuirsi all'assegnazione nel Cinquecento di questa zona ai Gesuati per il loro nuovo convento (ora sede del Museo Bailo e della Biblioteca) che sorse in linea con Porta Santi Quaranta. I lavori di sistemazione degli orti conventuali determinarono successivamente la scomparsa dell'antico tracciatoGiovanni Netto, Guida di Treviso, p. 281..

Toponomastica La strada era detta nel Medioevo contrada della Panciera, denominazione mutuata per alcuni dalla nota famiglia trevigiana. Altri sostengono invece che la derivazione sia stata inversa e che il nome derivi dalla parte inferiore della corazza, forse ad indicare che qui anticamente si svolgevano esercitazioni militariGiovanni Netto, Guida di Treviso, p. 288.. Nel 1883 fu dedicata ad Antonio Canova, scultore nato a Possagno, in provincia di Treviso.

L'intitolazione originaria rimane nella via più a nord, parallela a via Orsoline.

Edifici storici Lato nord Casa da Noal

Il complesso noto come Casa da Noal (in realtà costituito da tre diversi immobili: Ca' da Noal, Ca' da Robegan e Casa Karwath), di proprietà del Comune, è oggi sede di mostre ed eventi.

Tempietto del Beato Enrico Costruito nel 1830 su iniziativa del vescovo Sebastiano Soldati, nel sito dov'era la casetta nella quale i da Castagnole ospitarono Arrigo da Bolzano, è un'imitazione, in scala ridotta, del Pantheon.

Casa Karwath La facciata neoclassica del civico 44, forse opera di Andrea Bon, è caratterizzata da un frontone marcapiano decorato con metope e triglifi con rappresentazioni di attrezzature militariLuigi Coletti, Catalogo delle cose d'arte e di antichità di Treviso, p. 62..

Lato sud Ex monastero delle Benedettine Il vasto complesso cinquecentesco, sgombrato e requisito nel 1806, è stato per diversi anni sede del Catasto. Nel 2007 è stato venduto dall'Agenzia del territorio di Treviso a privati.

Ex chiesa di Santa Maria Nova Sede fino al 1943 del Museo del reggimento di Treviso, dopo il restauro postbellico fu sede dell'Intendenza di finanza, della Direzione del tesoro, della Ragioneria provinciale e dello Stato, quindi magazzino provinciale degli stampati, per tutta la burocrazia statale della Provincia.

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Note

Bibliografia Luigi Coletti, Catalogo delle cose d'arte e di antichità di Treviso, Libreria dello Stato, Roma, 1935; pp. 61-62. Giovanni Netto, Guida di Treviso, Edizioni LINT, Trieste, 1988; pp. 281-8.

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