Biografia Il luogo e la data di nascita di Andrea di San Vittore sono incerti; nasce all'inizio del XII secolo, forse in InghilterraJohn Bale, scrittore inglese del XVI secolo, scrive che Andrea era “Anglus natione”, ma non rivela l’origine dell’informazione, quindi o si serve di una fonte ora sconosciuta o lo ipotizza lui stesso. Uno storico inglese del XVII secolo, John Pits, riprendendo Bale, amplia l’“Anglus natione” con l’espressione “in Anglia parentibus Anglis natus” ed insinua che l’attacco di Riccardo di San Vittore ad Andrea era quello di uno scozzese contro un inglese. Beryl Smalley pensa che Andrea sia davvero inglese, dice che “tale convincimento è maturato in lei lentamente con lo studio dei suoi scritti”. Cfr. Beryl Smalley, Lo studio della Bibbia nel Medioevo, Bologna, il Mulino 1971, pp. 174-177.. Andrea arriva all'abbazia di San Vittore a Parigi, fondata poco tempo prima, diventa discepolo di Gilduino, che è abate tra il 1113 e il 1155, ed inizia i suoi studi sotto Ugo di San Vittore. Mentre Andrea è priore, i canonici di una fondazione vittorina situata a Wigmore, lo eleggono come loro primo abate intorno al 1147. I canonici lo accolgono con grande onore ed Andrea riceve l’investitura dal vescovo di Hereford. Circa nel 1154, Andrea torna a San Vittore, per incomprensioni con la comunità dell'Herefordshire. Poi, tra la primavera degli anni 1161 e 1163, i canonici di Wigmore richiamano Andrea come loro abate. Rimane qui fino alla fine della sua vita; muore il 19 ottobre 1175Le vicende della vita di Andrea sono mutuate da Smalley, Lo studio della Bibbia cit., pp. 167-177..

Esegesi biblica Andrea è un esegeta dell’Antico Testamento. Nel XII secolo sono comuni tre tipi di esegesi: il commento, la glossa e l’esposizione. Andrea sceglie questa terza forma, che ha alle spalle una solida tradizione e che risale agli scholia di età patristica. Le sue opere nei manoscritti sono chiamate “notule”, “compilationes”, “expositio historica”. Egli non si occupa mai di tutti i passi di un testo, glossa soltanto quelli che contengono parole oscure, mentre gli altri si limita a commentarli. Andrea dice di scrivere per se stesso e di essere quindi libero di soffermarsi sui punti che lo interessano.

L’autore dichiara di voler illustrare il senso storico della Scrittura; non si occupa di problemi spirituali o teologici, della discussione omiletica o dottrinale. Suo scopo è di esaminare soltanto ciò che può essere necessario all’intelligenza della lettera.

Per quanto riguarda le fonti esegetiche, Andrea, nel suo prologo ai profeti, dice di essersi servito di commenti e di libri recanti glosse e di aver attinto informazioni dai giudei. Infatti dai suoi testi emerge che usa la Glossa ordinariaPer maggiori informazioni sull’uso della Glossa ordinaria da parte di Andrea, si veda l’introduzione di ANDREAS DE SANCTO VICTORE, Expositio hystorica in librum regum, ed. Franciscus A. van Liere, Turnhout 1996, pp. XI-XVIII., da cui copia citazioni di Origene, Agostino e Girolamo; l’autore mostra anche di conoscere direttamente le Questiones in Genesim di Girolamo, le Questiones in Regum et Paralipomenon, del IX secolo erroneamente attribuite al santo, le Questiones in Pentateuchum di Agostino, il commento ai Re di Rabano Mauro e Beda il Venerabile. Dei padri, Andrea riprende soprattutto GirolamoANDREAS DE SANCTO VICTORE, Expositionem super duodecim prophetas, ed. Franciscus A. Van Liere et Marcus A. Zier, Turnhout 2007, pp. XIV-XVII., poiché era l’unico a essersi soffermato sul senso letterale. Il suo più importante punto di riferimento rimane il suo maestro, Ugo di San Vittore. Egli incorpora quasi parola per parola le AdnotationesUgo di San Vittore scrive le Adnotationes in Pentateuchon, contenute in PL CLXXV, col. 29-86, le Adnotatiunculae in librum Judicum et Ruth, col. 87-96, e le Annotationes in libros Regum, col. 95-114, Adnotatiunculae in threnos Jeremiae, col. 255-322, Adnotatiunculae in Joelem prophetam, col. 322-372. di Ugo.

Un punto sorprendente del rapporto di Andrea con le sue fonti è che non sempre accetta le spiegazioni dei padri e nemmeno quelle del suo maestro Ugo. Ad esempio, a proposito del sogno del profeta DanieleANDREAS DE SANCTO VICTORE, Expositionem super Danielem, ed. Marcus Zier, Turnhout 1990, pp. 57-59. (VII, 7-8), Andrea sostiene una lunga discussione con un immaginario obiettore, che in realtà si capisce essere Girolamo. Un altro esempio interessante del suo metodo di indagine letterale e del suo rapporto con i padri della Chiesa è il tentativo di risolvere il fatto che nelle Genesi vi siano due differenti racconti della creazione. Agostino ricorre ai sensi allegorici e spirituali della Bibbia, Andrea invece tenta di chiarire sotto i profili storico e filologico l’esistenza dei due racconti. L’origine dei malintesi e le difficoltà interpretative risalgono per lui a un errore di traduzione dall’ebraico al latino di alcuni versetti della Genesi. Andrea, cercando il contesto storico nel quale venne scritto il primo libro biblico, arriva a supporre che Mosè (ritenuto il primo autore del testo sacro) avesse utilizzato fonti a lui precedenti e proprio sul valore che alle fonti si deve attribuire dedica acute riflessioni, distinguendo il diverso peso che devono avere quelle successive nel tempo, come i riferimenti alla creazione presenti in altri libri della BibbiaCfr. AMBROGIO M. PIAZZONI, L’esegesi vittorina, in La Bibbia nel Medioevo, a cura di Giuseppe Cremascoli e Claudio Leonardi, Bologna 1996, pp. 247-248..

Nelle sue opere, si trovano citazioni di Cicerone, Seneca, Sallustio, Vegezio, Virgilio, Ovidio, Orazio, Giovenale e Lucano. Andrea si rifà alle regole dei grammatici classici anche per annotare le inesattezze della Vulgata.

Il suo stile è piuttosto vario, i suoi prologhi sono ricchi, elevati e pieni di immagini, mentre i commenti hanno un andamento più farraginoso e un latino più semplice.

Andrea si descrive come uno studioso solitario e scontroso, non ha alcuna mira di farsi maestro d’altri, ciò nonostante ha discepoli affezionati. Egli sa stimolare con le sue capacità di argomentatore, ha anche il desiderio di essere chiaro.

Fonti giudaiche L'esposizione letterale per Andrea è una vera e propria scienza e, in quanto tale, richiede ricerca. L’autore non consulta solo libri, ma anche studiosi vivi. In quel periodo, sia nelle scuole giudaiche che in quelle cristiane, si stanno elaborando nuove idee ed una nuova tecnica per lo studio della Bibbia. Andrea accoglie le sue nozioni ebraiche così come gli vengono trasmesse dai rabbini francesi del suo tempo. Difficilmente avrebbe potuto raccogliere il materiale, senza avere un qualche contatto intellettuale con i medesimi.

Nel XII secolo, i giudei della Francia settentrionale vivono generalmente in rapporti amichevoli con i cristiani. Le opere dei rabbini ce li presentano come tipicamente francesi: gente media, benestante, che conduce una vita rispettabile, aliena da manifestazioni di intolleranza. In questo contesto si inserisce la scuola esegetica di Rashi (1040 – 1105). Rashi introduce un tipo di esegesi letterale o razionale, differente da quelle a lui precedenti (l’esegesi halachicaL’esegesi halachica consiste in un’esposizione dell’Antico Testamento, condotta sulla base di testi autorevoli, allo scopo di ricavare dalla Bibbia la regola di vita. e l’esegesi aggadicaL’esegesi aggadica (midrashica o omiletica) considera il testo biblico come un punto di riferimento al quale ricondurre la dottrina morale e narrazioni edificanti. Nel Midrash si trova di tutto: ricchezza di immagini anche audaci, allegoria, racconti moraleggianti, storia nuda e cruda, ingegnose speculazioni e sporadici brani di interpretazione letterale.). Egli è molto attento alle norme grammaticali e sintattiche; la sua originalità è proprio nella sua preferenza per l’esposizione letterale. Alcune caratteristiche di questa scuola sono: lo spiegare la Scrittura facendo continui riferimenti ai costumi della regione in cui vivono, la libertà e la franchezza nel criticare le interpretazioni dei predecessori e dei contemporanei, l’uso del vernacolo nella spiegazione di determinate parole e il razionalismo ad esempio nell'interpretare come fenomeni naturali i miracoli biblici. In questo quadro è collocabile la serie di autori che Andrea indica come “Hebraei”; le sue parole lasciano supporre che la sua fosse una consultazione orale, infatti usa verbi come “dicunt”, “tradunt”, “asserit”. Andrea conosce l’alfabeto ebraico, la base della grammatica, ma di certo non può leggere l’ebraico rabbinico in cui gli esegeti giudei della Francia settentrionale scrivono. Anche alcuni aspetti linguistici inducono a pensare che egli abbia avuto contatti personali con loro. L’atteggiamento di Andrea nei confronti dei rabbini che incontra deve essere a metà tra quello del discepolo verso il precettore e la disputatio. Nei suoi commenti, Andrea critica tanto le opinioni giudaiche quanto quelle cristiane, a volte riconoscendole giuste, a volte sbagliate.

Si può comprendere il suo atteggiamento verso i propri maestri giudaici, soltanto se si tiene presente il concetto che egli ha di esegesi. Andrea vuole interpretare “iuxta superficiem litterae”, vale a dire “secondo la superficie della lettera” e per lui dire “giudei e lettera” è dire la stessa cosa. In Occidente, prima di lui, nessun autore esegeta aveva dato un’interpretazione letterale dell’Antico Testamento. Vi era una generale incertezza sul contenuto della lettera, Andrea deve chiarire che cos'è l’interpretazione letterale. Il suo maestro Ugo di San Vittore ritiene importante il senso letterale, poiché pensa che sia il fondamento di quello spirituale. Ugo collega il senso letterale alla grammatica e alla storia, mentre quello allegorico alla teologia. La tendenza dei suoi discepoli è invece quella di dissociare la teologia dal senso letterale. Andrea impara da Girolamo ad associare il senso letterale all’esegesi giudaica, poiché Girolamo, in alcuni testi, reputa che i giudei danno una spiegazione letterale, mentre i cristiani danno una spiegazione spirituale. L’interesse di Ugo per la lettera diventa, nel suo discepolo, una vera passione. Andrea, però, porta anche nell'esegesi una nuova energia, dovuta alla sua acutezza ed indipendenza di giudizio; il suo è un vero successo nel rinnovamento della cultura biblicaLe nozioni contenute negli ultimi due paragrafi sono mutuate principalmente da Smalley, Lo studio della Bibbia cit., pp. 177-246..

Opere Le opere di Andrea di San Vittore, che sono state ritenute autentiche, sono i commenti ai seguenti libri dell’Antico Testamento: il Pentateuco, il libro di Giosuè, il libro dei Giudici, i quattro libri dei Re, i Proverbi, l’Ecclesiaste, i libri dei profeti Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e i libri dei profeti minori.

Rainer Berndt, nella sua monografia su AndreaRAINER BERNDT, André de Saint-Victor (✝ 1175), exégète et théologien, Paris–Turnhout, Brepols 1991, pp. 50-81., sostiene che si hanno due strumenti per comprendere quali sono le opere di questo autore: da un lato i manoscritti che riportano esplicitamente il suo nome, dall'altra le indicazioni di bibliografi dei secoli successivi che elencano i nomi delle opere riconducibili all'autore. Infatti la prova dell’autenticità dei commenti esegetici attribuiti abitualmente ad Andrea riposa sulla concordanza di due differenti testimoni: le notizie bibliografiche e i manoscritti conosciutiI manoscritti finora ritrovati con opere di Andrea sono stati elencati da RICHARD SHARPE, A handlist of the Latin writers of Great Britain and Ireland before 1540, Turnhout, Brepols 1997, numero 117, p. 58-59; e da Compendium auctorum Latinorum Medii Aevi, 500-1500, Firenze, SISMEL Edizioni del Galluzzo 2001, vol. 3, numero 104, pp. 255-256..