Con l'espressione corte dei miracoli ci si riferiva a un'area di una città dove si riunivano in gruppi organizzati mendicanti ed emarginati sociali. Nell'immaginario letterario romantico il fenomeno è temporalmente collocato nel MedioevoVictor Hugo, Notre-Dame de Paris, Newton Compton Editori, 2011, ma è storicamente identificabile intorno al XVII secolo.
I "miracoli" A Parigi i luoghi chiamati "la cour des miracles" (il "cortile" dei miracoli) erano in diversi quartieri della città dove soggiornavano ladri e pezzenti che avevano preso l'abitudine di eleggere un loro "re" di cui essi costituivano quel popolo dove avvenivano "miracoli", poiché le finte infermità dei mendicanti, ostentate per impietosire i passanti, vi guarivano di notte come per miracolo. Secondo una leggenda relativa alla corte di Rouen, il vero miracolo era che in essa, con un completo rovesciamento dei valori sociali, "il più miserabile era considerato il più ricco"Henry Kamen, European Society. 1500 to 1700, trad. it. L'Europa dal 1500 al 1700, Roma-Bari, Laterza, 2000, p. 192.. Secondo un'altra interpretazione i mendicanti e gli emarginati, che durante il giorno stazionavano nei quartieri, al sopravvenire della notte "sparivano" come per miracolo rintanandosi nei loro rifugi.
Una memoria del 1617 su «i poveri che si dicono infermi» menziona una piazza parigina «popolarmente chiamata la "corte dei miracoli"» situata dietro il convento delle Figlie di Dio «tra le porte Saint-Denis e Montmartre, dove si vedono i miserabili danzare, giocare e ridere e darsi a buon tempo: questa piazza così chiamata per i suddetti pezzenti non espone alla vista né zoppi né ulcerati se non al di fuori di essa»In L. Cimber et Félix Danjou, Archives curieuses de l'histoire de France, depuis Louis XI jusqu'à Louis XVIII, ou Collection de pièces rares et intéressantes, telles que chroniques, mémoires, pamphlets, lettres, vies, procès... : ouvrage destiné à servir de complément aux collections Guizot, Buchon, Petitot et Leber, tome 15, Paris, 1837, pp. 250-251]..
Le corti francesi In Francia le corti dei miracoli erano numerose specialmente durante i regni di Luigi XIII (1601-1643) e di Luigi XIV (1638-1715).
Paul Bru nella sua Histoire de Bicêtre (1890) le descrive così:
La più celebre delle corti dei miracoli parigini era quella denominata La Grande Cour des miracles, Fief d’Alby, tra la "rue du Caire" e la "rue Réaumur", nell'attuale II arrondissement di Parigi. A questa infatti si riferisce Victor Hugo nel suo romanzo Notre-Dame de Paris che nella sua visione romantica-medioevale la colloca erroneamente nel XV secolo sotto il regno di Luigi XI, sebbene «per raffigurarci la corte dei miracoli quale realmente è stata bisogna prima di tutto allontanarsi dalla visione deformante del romanticismo e respingere le raffigurazioni offerteci dal cinema del romanzo Notre-Dame de Paris. Bisogna scacciare dal pensiero la parola "Medioevo".»André Rigaud, Paris, ses rues et ses fantômes. La vraie cour des Miracles, Berger-Levrault, 1972, p.234Maria Ley-Deutsch, Le gueux chez Victor Hugo, Paris, Librairie E. Droz, Bibliothèque de la Fondation Victor Hugo, 1936..
La gerarchia della corte
Hugo attinse le sue fonti nella descrizione di Henri Sauval che l'aveva a sua volta in parte ripresa dal Jargon o Linguaggio dell'Argot riformato, un libretto popolare burlesco scritto verso il 1630 da Ollivier Chereau, di Tours. Secondo le buffonesche descrizioni di questo autore i mendicanti membri dell'Argot (una corporazione di pezzenti), gerarchizzati e perfettamente organizzati, avevano leggi, un loro linguaggio e eleggevano un loro re chiamato "Coësre" o "re di Tunisi""Tune": appellativo di un mendicante che era stato Coësre per tre anni; questo celebre pezzente si faceva trainare da una carretta tirata da due grandi cani; morì sulla strada per Bordeaux. (Ribton Turner, A history of vagrants and Vagrancy, p.519, nota 1).
Questo sovrano dei pezzenti comandava su tutti i mendicanti di Francia, che in ogni provincia obbedivano ai "cagous" cioè ai luogotenenti del re; erano loro che istruivano i mendicanti principianti nel mestiere. Al di sotto di questi nella gerarchia venivano gli "archissupots" che rappresentavano i saggi del regno. Erano per lo più anziani studenti che insegnavano l'argot ai mendicanti esordienti e godevano del privilegio di non pagare alcuna tassa al Coësre.
La corte era costituita da tre piazze collegate da vicoli così stretti che i soldati del "guet" (corpo di polizia) reale non osavano entrarvi.
Nel 1630, sotto Luigi XIII, quando si volle costruire una strada che attraversasse la grande corte dei miracoli i muratori furono assassinati prima ancora di poter iniziare l'opera.
Le prove per diventare "maestri"
Non tutti potevano diventare tagliaborse: per essere ammessi a questa professione bisognava superare delle prove in presenza dei "Maestri". Così nel racconto di Sauval:
La fine delle corti dei miracoli
La società organizzata dei ladri e dei mendicanti rappresentava per il potere reale un danno crescente, creando turbamento nella vita della città di Parigi che oltretutto era la sede del sovrano.
Sauval nella sua opera Histoire et recherche des Antiquités de la ville de Paris (1660) riferisce a proposito della corte di Fief d'Alby: «Mi è stato assicurato che in questa corte abitano più di cinquecento famiglie», quindi una moltitudine notevole formata dai 3000 alle 5000 persone adulte.
A partire dal 1660, dopo alcuni crimini particolarmente orrendi, vennero inutilmente fatti dei tentativi per ridurre le corti dei miracoli. Il 15 marzo 1667 con l'editto di Saint-Germain-en-Laye, Luigi XIV creò la carica di Luogotenente generale di polizia di Parigi affidandola a Gabriel Nicolas de la Reynie.
Nella primavera del 1668, dopo aver unificato e riorganizzato le forze di polizia della città, il luogotenente mandò nella corte di Fief d'Alby tre commissari che furono tutti e tre cacciati via. La Reynie fece allora aprire sei brecce nel muro di cinta "Charles V" e vi dispose le sue scarse forze in modo da far credere che esse fossero le prime file di un esercito più numeroso.
Il luogotenente si recò poi da solo nella piazza della corte per annunciare con un portavoce che il re ordinava l'evacuazione del luogo e che «gli ultimi dodici saranno impiccati o mandati nelle galere». Da qui ne venne una fuga generale dei malviventi.Nel suo articolo La "Monarchie d'argot" entre le mythe et l'histoire(1979), Roger Chartier sottolinea che «il fatto è meno conosciuto di quanto sembri poiché la descrizione della scena, copiata da storico in storico risale a una descrizione priva di fonti di H. Raisson nel 1844.» (Horace Raisson si accontenta di richiamare come fonte «una corrispondenza del tempo rimasta sino ad oggi inedita». In una nota del suo articolo, Chartier stabilisce così la catena delle notizie: « H. RAISSON, La Police de Paris 1667-1844, Paris, 1844, p. 39-42 ; P. CLEMENT, la Police sous Louis XIV, Paris, 1866, p. 134-135 ; M. CHASSAIGNE, La Lieutenance générale de police à Paris, Paris, 1906, p. 52 ; infine, il più che mediocre C. DUPILLE, Histoire de la Cour des Miracles, Paris, 1971, p. 189-192.»
L'aneddoto della dispersione della Corte dei miracoli operata da La Reyne in persona è stato allo stesso modo ripreso senza fonti da R. CHESNAIS, SDF, Truands et assassins dans le Paris du Roi-Soleil, Paris, 1998, riedito sotto il titolo Crimes, fastes et misères dans le Paris du Roi-Soleil, Paris, 2008, p. 157-167.
In seguito ci si adoperò a ridurre gli altri centri della delinquenza: case abbattute e invio alle galere di 60000 malviventi marchiati a fuocoQuesto numero che si riferisce ai 30 anni della carica di La Reyne è probabilmente esagerato. Parallelamente si adottò una politica di ospedalizzazione forzata ma ladri e mendicanti ripresero a poco a poco possesso dei loro luoghi.
A partire dal 1750 al posto del sistema repressivo prese piede una politica igienista e medica che prevedeva la cura e l'assistenza dei mendicanti.
Il 21 agosto 1784, un editto reale ordinò la distruzione totale di tutte le catapecchie di Fief d'Alby per costruirvi un mercato del pesce, ma il posto aveva una così cattiva reputazione che i pescivendoli rifiutarono di stabilirvisi e allora il luogo fu occupato dai fabbri (da qui il nome di "Rue de la Forge").
Si legge talvolta che il nome del boulevard e del quartiere di "Buona novella" stia a ricordare come i parigini si rallegrassero di questa "buona novella" della cacciata della corte dei miracoli ma in realtà il nome deriva dalla chiesa di Notre-Dame de Bonne Nouvelle (l'Annunciazione) consacrata nel 1551.
Le strade "rue de la Grande-Truanderie" (via della Grande Malavita) e "de la Petite (Piccola)-Truanderie" - fra il boulevard di Sebastopoli e il Forum Les Halles - perpetuano il ricordo delle corti dei miracoli.
Cultura contemporanea Oggi, in lingua italiana si usa definire come "corte dei miracoli" ambienti o gruppi di persone con deformità fisiche, o in misere condizioni, o comunque sospette o disoneste .
"Corte dei miracoli" (in greco: Η αυλή των θαυμάτων) è una delle più importanti opere teatrali greche contemporanee scritta da Iakovos Kambanellis e rappresentata per la prima volta ad Atene nel 1957–1958. L'opera racconta le storie di vita e le relazioni di un gruppo di vicini del quartiere operaio di Vironas ad Atene che stanno affrontando lo spostamento dalle loro umili unità abitative circondate da un cortile a causa di un nuovo progetto edilizio avviato dal proprietario.
Note
Bibliografia Ollivier Chereau, Le Jargon ou Langage de l'Argot reformé, édition critique annotée et commentée à partir des éditions lyonnaises complètes (1630, 1632, 1634) avec des documents complémentaires et un dictionnaire-glossaire du jargon du livret par Denis Delaplace, Paris, Honoré Champion, collection « Textes de la Renaissance », 2008. Henri Sauval, Histoire et recherches des antiquités de la ville de Paris, 3 tomes, Charles Moette et Jacques Chardon, 1724. L. Cimber et Félix Danjou, Archives curieuses de l'histoire de France, depuis Louis XI jusqu'à Louis XVIII, ou Collection de pièces rares et intéressantes, telles que chroniques, mémoires, pamphlets, lettres, vies, procès... : ouvrage destiné à servir de complément aux collections Guizot, Buchon, Petitot et Leber, tome 15, Paris, 1837, p. 243-270. Lazare Sainéan, Les sources de l'argot ancien. Tome premier. Des origines à la fin du XVIIIe siècle, Paris, Librairie ancienne Honoré et Édouard Champion Éditeurs, 1912. Réédition (fac-similé) : Genève, Slatkine, 1973. Michel Aubouin, Arnaud Teyssier, Jean Tulard (dir.), Histoire et Dictionnaire de la police du Moyen Âge à nos jours, Robert Laffont, collection « Bouquins », 2005. Roger Chartier : « Les élites et les gueux. Quelques représentations (XVIe-XVIIe siècles) » in Revue d'histoire moderne et contemporaine, juillet-septembre 1974, « Marginalités et criminalité à l'époque moderne », pp. 376–388. « La "Monarchie d'argot" entre le mythe et l'histoire » in Les marginaux et les exclus dans l'histoire, Cahiers Jussieu , Université Paris 7, Christian Bourgois Éditeur, collection « 10/18 », 1979, pp.275-311. Figures de la gueuserie, textes présentés par Roger Chartier, Montalba, collection « Bibliothèque bleue », 1982, Robert Chesnais, SDF, truands et assassins dans le Paris du Roi-Soleil, Paris, L'Esprit frappeur, 1998. Réédition augmentée sous le titre Crimes, fastes et misères dans le Paris du Roi-Soleil, Paris, Éditions Nautilus, 2008, pp.157-167. Pierre Clément, La police sous Louis XIV, Paris, Librairie académique Didier & Cie, 1866, pp.134-135. Chantal Dupille, Histoire de la Cour des Miracles, Paris, éditions Hachette, 1971. Bronisław Geremek, Les Fils de Caïn. L'image des pauvres et des vagabonds dans la littérature européenne, Flammarion, 1991.