Fu uno dei principali ufficiali di marina francesi del XVII secolo. Nato non di nobili origini, ottenne il titolo di barone d'Indret nel 1650 e quello di marchese di Quesne nel 1682.

Biografia I primi anni

Nato a Dieppe, un porto navale francese, nel 1610, era un ugonotto. Figlio di Abraham Duquesne (1570-1635), armatore e capitano di vascello nella marina francese calvinista e di sua moglie, Marthe de Caux, entrambi originari della Normandia. I primi anni il giovane Abraham li trascorse a Dieppe dove frequentò la locale scuola idrografica. Nel 1627, all'età di 17 anni, entrò nella marina reale a bordo del Petit Saint-André come tenente di suo padre. Quando suo padre si ammalò gravemente, egli li rimpiazzò e portò a compimento la presa di una nave mercantile olandese, la Berger, che riportò a Dieppe e donò al servizio della città. L'anno successivo comandò un vascello all'assedio di La Rochelle contro i protestant guidati da Jean Guiton. Pur combattendo da protestante contro altri protestanti, Duquesne rimase fedele al dovere ma anche alle proprie convinzioni religiose.

La carriera militare Combattimenti nel Mediterraneo nell'ambito della Guerra dei Trent'anni Nel 1635 venne nominato capitano di vascello della marina francese e con la morte di suo padre, ne prese le funzioni e assaltò come primo incarico uno squadrone spagnolo che scortava un convoglio di navi mercantili provenienti dalla Svezia. L'anno successivo, a bordo della Neptune, si batté nel Mar Mediterraneo contro gli spagnoli in Bretagna e in Normandia, agli ordini del conte d'Harcourt e dell'arcivescovo di Bordeaux, monsieur de Sourdis. Partita alla volta dell'Isola di Ré il 23 giugno 1636, la flotta francese attraccò alle Isole di Lerino, situate al largo di Cannes, un mese più tardi. Questa isola era allora parte dei domini spagnoli i quali l'avevano pesantemente fortificata al fine di renderla inespugnabile. L'Isola di Santa Margherita era dotata di cinque forti, mentre sull'Isola di Sant'Onorato trovava spazio un solo forte. Alla presa dell'isola nel 1635, egli si distinse per le azioni militari sull'isola che perdureranno per nove mesi. Nel 1637 si scontrò nuovamente nel Mediterraneo contro gli spagnoli e i pirati barbareschi.

Di ritorno a Brest, si occupò di rinforzare le difese del porto della città. Nel 1638 ritornò al comando della Saint-Jean e stazionò a Belle-Isle-en-Terre. Forte di trentasei vascelli di linea, dodici vascelli incendiari e quattro sloop, fece vela verso le coste spagnole e sulla città di Fontarrabie, dove le armate francesi vennero battute. Il 22 agosto 1638, si distinse nella Battaglia di Gatari sempre a bordo della Saint-Jean, dotata di 24 cannoni, un particolare attacco coordinato gestito contemporaneamente su mare e su terra, grazie a un'armata di 12.000 uomini agli ordini del principe di Condé. Il cardinale Richelieu gli scrisse una lettera e lui contraccambiò nell'occasione dimostrando lealtà e affezione. Malgrado una vittoria della flotta francese, la città verrà ripresa l'anno successivo dagli spagnoli.

Sempre impiegato nell'armata navale dell'arcivescovo di Bordeaux, nel 1639 prese parte attiva alle operazioni sulla Costa di Biscaglia e prese parte alla presa di Laredo e di Santoña dove comandò la Maquedo, un bastimento spagnolo preso al nemico. Successivamente, ricevuto l'ordine di abbordare un grosso galeone presso Santoña, si lanciò intrepidamente all'assalto a bordo di una scialuppa e rimase ferito da un colpo di moschetto al mento. Malgrado la gravità della ferita, si riprese presto e riprese la via del mare. Nel 1641, assieme ad altri quattro capitani di marina, prese altri cinque vascelli spagnoli sotto i cannoni di Rosas. Si segnalò così nel combattimento a Terragona del 4 luglio di quell'anno, a quello di Barcellona il 9 agosto e a quello al largo del capo di Gata, dove venne nuovamente ferito, il 3 settembre 1643. Il giovane ufficiale perse nel frattempo sia l'arcivescovo di Bordeaux che Richelieu, che morì alla fine del 1642, due protettori che avevano saputo cogliere il suo grande talento militare. Ritrovò un valido patrono nella persona dell'ufficiale Maillé-Brézé. Rimase in servizio attivo sino al 1644 quando, per motivi sconosciuti, venne costretto a lasciare la marina militare francese.

Al servizio della marina reale svedese e il periodo della Fronda Durante il periodo convulso della minore età di Luigi XIV di Francia, ricevette una lettera dal cardinale Mazzarino con la quale gli veniva chiesto di abbandonare la marina reale francese ed egli ubbidì. Con il fratello Jacob si pose quindi al servizio della marina reale svedese dove venne subito promosso al rango di ammiraglio maggiore in virtù dei successi ottenuti e della fama guadagnataIl grado era equivalente a quello di caposquadrone in Francia al servizio della regina Cristina di Svezia dal 14 settembre e prese parte con questa marina alla guerra di Torstenson, dove il Regno di Svezia si contrappose a quelli di Danimarca e NorvegiaSvezia e Danimarca si affrontarono entrambe per ottenere il controllo sui ducati di Pomerania e Meclemburgo e di conseguenza per il controllo del Mar Baltico sino alla firma della Pace di Vestfalia nel 1648. Durante questa guerra combatté sotto gli ordini di Carl Gustaf Wrangel, divenuto comandante della flotta svedese alla morte dell'ammiraglio Clas Fleming, di cui Duquesne divenne comandante in seconda. Sconfisse completamente la flotta svedese comandata dalla fregata Regina (34 cannoni) diretta personalmente da Cristiano IV di Danimarca proprio davanti a Göteborg.

Il 13 ottobre 1644, durante la Battaglia di Fehmarn, prese parte a una nuova vittoria sulla flotta danese nel corso della quale l'ammiraglio Pros Mund venne ucciso e la sua nave ammiraglia, la Patientia, venne catturata dagli svedesi. Fu lui che venne designato da Wrangel per guidare l'assalto alla nave ammiraglia danese a bordo della quale trovò il re. Suo fratello si distinse anche lui nei combattimenti e venne nominato capitano di vascello.

Con il ritorno della pace, nel 1645, tornò in Francia e prese parte ad alcune imprese nella squadra dei suoi fratelli, battendo gli inglesi e gl spagnoli nel 1650 a Bordeaux.

Durante la Fronda rimase fedele al re e armò i suoi fratelli contro i frondeurs. Alla fine della Fronda era intenzionato a fare ritorno in Svezia, ma per ragioni ignote rimase in Francia. Entrò in affari con l'allora sovrintendente delle finanze del regno Fouquet.

Nel 1682 prese di mira Algeri, ma nel 1684 lo troviamo a bombardare Genova. Calvinista, non fu proscritto dopo la revoca dell'editto di Nantes.

Il ritorno nella marina reale francese

Nel 1661, alla morte di Mazzarino, Jean-Baptiste Colbert gli succedette. Quest'ultimo aveva in grande stima Duquesne e pertanto lo reintegrò nella marina francese e prese parte alle prime operazioni navali del regno di Luigi XIV. Ottenne il comando della Saint-Louis, di cui verificò l'armamento con delle operazioni contro i pirati barbareschi del mediterraneo nel 1662-1663. Nel 1665 venne nominato comandante di squadra sulla Vendôme (72 cannoni e 600 uomini d'equipaggio). Nel luglio del 1666, fu alla testa della scorta incaricata di condurre a Lisbona la duchessa di Nemours per sposare per procura Alfonso VI del Portogallo. La flotta francese era allora in guerra con l'Inghilterra e con le Province Unite nel mare del Nord. Duquesne si unì dunque alla squadra di François de Vendôme, duca di Beaufort, di cui divenne il braccio destro. Nel 1669 venne nominato vice ammiraglio della marina militare francese sotto l'egida del conte d'Estrées, nominato vice-ammiraglio della flotta di Ponente. Una volta promosso, venne inviato nel Mediterraneo in soccorso a Candia, assediata dagli ottomani, ma giunse troppo tardi e la flotta francese subì una sconfitta.

Di ritorno in Francia i suoi rapporti con il conte d'Estrées si incrinarono e peggiorarono significativamente in breve tempo a causa dell'invidia dell'uno nei confronti dell'altro e la cosa peggiorò a tal punto che fu costretto a intervenire Colbert per convincerli insieme a collaborare per affrontare la flotta olandese dell'ammiraglio Ruyter.

La guerra d'Olanda Il 7 giugno 1672 fu posto al comando della Terrible (68-70 cannoni), e prese parte alla battaglia di Solebay contro la marina olandese sotto il comando del conte d'Estrées, a sua volta sotto gli ordini del duca di York.Luigi XIV chiese a Carlo II d'Inghilterra la ragione per cui il comando della flotta alleata fosse stato assegnato al duca di York, ma questi rispose «È abitudine degli inglesi comandare il mare". Egli a ogni modo compì manovre troppo lente per sostenere efficacemente il conte d'Estrées al punto che egli non rispose più agli ordini di attacco del duca di York e lasciò fuggire la flotta olandese allorché la flotta anglo-francese si trovasse in posizione nettamente favorevole. Quello che apparentemente sembrava un gesto insensato, in realtà corrispondeva alle istruzioni segrete date da Luigi XIV ai due ammiragli per non impegnare troppo la flotta francese nei combattimenti. Il marchese de Martel, per essersi rifiutato di eseguire questi ordini a sua detta disonorevole, venne inviato alla Bastiglia.

La carriera di Duquesne sembrava a ogni modo destinata a entrare in un declino irreversibile e pertanto scrisse una lettera a Colbert per giustificare la propria condotta, gettando ulteriore discredito sul conte d'Estrées«Voi sapete perché ho agito in tal modo, la ragione non mi ha abbandonato, monseigneur, ma l'azione contro il nemico ha gettato il mio onore e colui che servivo, per l'autorità del suo rango, ha diffamato la mia condotta». Cit. Jean Mabire, Grands marins normands, Ancre de Marine Éditions, 1993, p. 146.

A ogni modo, con l'entrata in guerra della Spagna nel 1673 e la rivolta di Messina nel 1674, si aprì un secondo fronte bellico nel Mediterraneo. Duquesne, posto al comando della Saint-Esprit (72 cannoni), venne scelto per affiancare il duca di Vivonne e si ritrovò comandante dellEscadre de la Méditerranée nel 1674. L'11 febbraio 1675 la flotta francese composta di sei vascelli, una fregata e due navi incendiarie, si scontrò con ventinove vascelli e quattordici galere spagnole. Un invio di rinforzi da Messina mise in fuga gli spagnoli. Durante la battaglia, Duquesne catturò un vascello di 44 cannoni.

Il 17 agosto successivo prese la città di Augusta in provincia di Siracusa, in Sicilia, ma l'anno successivo dovette affrontare un combattimento ben più duro. In effetti Guglielmo di Nassau, principe di Orange nonché stadtholder delle Province Unite inviò in soccorso degli spagnoli nell'area una flotta olandese comandata dal più grande capitano dei suoi tempi, l'ammiraglio Michiel de Ruyter.

Nella Battaglia di Alicudi, l'8 gennaio 1676, riuscì a trionfare e mise in fuga la flotta di Ruyter; il 22 gennaio entrò trionfalmente a Messina. Da Versailles ricevette una lettera scritta direttamente da Luigi XIV:

Questa lettera venne accompagnata da una lettera di Colbert, anch'essa piena di elogi:

Duquesne riprese il mare e affrontò nuovamente gli olandesi nella Battaglia di Agosta il 22 aprile 1676; ma lasciò che fosse la sua avanguardia a scontrarsi. Il marchese d'Alméras che la comandava rimase ucciso nel combattimento.

Nel corso di queste due battaglie, Duquesne non riuscì a ottenere vantaggi significativi sulle squadre ispano-olandesi, anche se l'ammiraglio Ruyter venne ferito mortalmente nella battaglia di Agosta e la sua morte segnò la fine dell'alleanza tra olandesi e spagnoli e la fine dei combattimenti nel Mediterraneo.