Il formato anamorfico (da anamorfòṡi [dal gr. ἀναμόρϕωσις «riformazione», der. di ἀναμορϕόω «formare di nuovo»]) è una tecnica di ripresa e di proiezione cinematografica complementare, usata dagli anni 1950; lo scopo è quello di sfruttare l'intero fotogramma disponibile sulla pellicola, occupando le eventuali bande nere superiori e inferiori, con una immagine panoramica volutamente distorta da un obiettivo anamorfico, che riprende le immagini con un ingrandimento maggiore in senso verticale (in genere, 2:1 rispetto al senso orizzontale), così da ottenere in proiezione una immagine molto più ampia del normale (max, 2,66:1), partendo dal tipico fotogramma cinematografico con rapporto d'aspetto 1,33:1.

I primi utilizzi di questa tecnica furono col CinemaScope, un formato diffuso dalla 20th Century Fox inaugurato nel 1953. Accanto sono nati il Techniscope, il Technirama, il Super Panavision 70, il Super Technirama, ecc.

Il formato anamorfico non deve essere confuso con il widescreen anamorfico, che è un sistema elettronico di codifica video con differenti metodi, seppur simili al formato anamorfico.

Storia

L'ottica anamorfica è stata sviluppata da Henri Chrétien durante la prima guerra mondiale per aumentare il campo visivo dei periscopi sui carri armati. Questa ottica, che fu chiamata Hypergonar da Chrétien, era capace di mostrare un campo visivo di 180 gradi. Dopo la guerra, questa tecnologia fu usata per la prima volta in un contesto cinematografico nel cortometraggio Pour Construire un Feu nel 1927 dal regista Claude Autant-LaraKonigsberg, Ira. The Complete Film Dictionary Meridian. 1987. "Anamorphic lens" pp. 11-12.

Nel 1920 Leon Forrest Douglass creò gli effetti speciali e la cinepresa widescreen anamorfica. Tuttavia, come ciò si colleghi alla precedente invenzione francese, e al suo sviluppo successivo, non è chiaroMichael Svanevik and Shirley Burgett, "Menlo's Mild-Mannered Film Wizard: Motion Picture Inventor Leon Douglass Deserves Historical Niche", Palo Alto Daily News (July 5, 2008) pp. 6-7.

Il widescreen anamorfico non è più stato utilizzato nel cinema fino al 1952 quando la 20th Century Fox acquistò i diritti per questa tecnica per creare il widescreen CinemaScope. Il CinemaScope era uno dei tanti formati widescreen sviluppati nel 1950 per competere con la popolarità della televisione e portare il pubblico a tornare nelle sale cinematografiche. La tunica, che ha debuttato nel 1953, è stato il primo lungometraggio uscito, ad essere girato con una lente anamorfica.

Sviluppo Lo sviluppo del widescreen anamorfico è stato spinto dal desiderio di avere un più ampio aspect ratio. Il moderno formato widescreen anamorfico ha un aspect ratio di 2.40:1, ovvero la larghezza dell'immagine è 2,40 volte la sua altezza, (tecnicamente il rapporto è di 2.39:1, ma è conosciuto professionalmente come 2.40:1 o "two-four-oh" - "due-quattro-zero"). La pellicola 35 mm di formato Academy (standard non anamorfico a fotogramma pieno, con colonne sonore nell'area dell'immagine) ha un aspect ratio di 1.37:1, che non è così ampio. In un'immagine widescreen non-anamorfica sferica (piatta), l'immagine viene registrata sulla pellicola in modo che la sua intera larghezza venga inserita all'interno del fotogramma, e quindi una gran parte del fotogramma viene sprecato su porzioni che saranno nere al momento della proiezione (Figura 1).

Per sfruttare appieno la pellicola a disposizione, deve essere utilizzato un obiettivo anamorfico durante la riprese. Fino ai primi anni sessanta, i tre principali metodi per utilizzare l'anamorfismo erano: prismi contro-rotanti, utilizzati per esempio nel formato Ultra Panavision specchi curvi in combinazione con il principio di riflessione interna totale, utilizzati per esempio nel Technirama lenti cilindriche (lenti curve che quindi comprimono l'immagine in una sola direzione, come un cilindro) utilizzate per esempio nel formato CinemaScope originale basato sul progetto di Henri Chrétien.

Qualunque sia il metodo usato, la lente anamorfica fa sì che l'immagine venga registrata sulla pellicola come se fosse stata allungata verticalmente. Questa distorsione geometrica intenzionale viene quindi invertita durante la proiezione, con il risultato di avere un aspect ratio più grande di quello impresso sulla pellicola.

Un obiettivo anamorfico è costituito da una lente sferica regolare, più una lente anamorfica aggiuntiva (o integrata) che crea l'anamorfismo. L'elemento anamorfico opera a lunghezza focale infinita (in modo che abbia poco o nessun effetto sul fuoco della lente della camera principale su cui è montata). Quando si utilizza un lente anamorfica aggiuntiva, si utilizza una lente sferica di una diversa lunghezza focale di quanto si farebbe per ottenere un rapporto di 1.85:1 (sufficiente per produrre una immagine per tutta l'altezza del fotogramma con il doppio della larghezza), l'attacco anamorfico poi dimezza orizzontalmente l'immagine. Esistevano anche lenti anamorfiche aggiuntive inverse ma sono state utilizzate abbastanza raramente su lenti di proiezione e cineprerse per espandere l'immagine in senso verticale (ad esempio, nel sistema Technirama di cui sopra), in modo che un fotogramma di altezza doppia poteva essere riempito completamente. Poiché una area più grande della pellicola era usata per registrare la stessa immagine, la qualità era migliore.

La distorsione introdotta nell'immagine durante la registrazione doveva essere corretta durante la riproduzione del film, a tal fine veniva usata un'altra lente durante la proiezione, per espandere l'immagine e riportarla alle giuste proporzioni o (come nel caso della ormai defunto sistema Technirama) per comprimere l'immagine verticalmente in modo tale da ripristinare la geometria originale. Va notato che l'immagine non è manipolata in alcun modo nella dimensione complementare a quella anamorfizzata (orizzontale o verticale).

Può sembrare che sarebbe stato più facile usare semplicemente una pellicola più ampia per la registrazione dei film, tuttavia, la pellicola da 35 mm era già largamente diffuse, ed era più economico per i produttori cinematografici e le sale cinematografiche, collegare semplicemente una lente aggiuntiva alla cinepresa o al proiettore, piuttosto che investire in un nuovo formato di pellicola, con le relative cineprese, proiettori, attrezzature per il montaggio e così via.

Il Cinerama fu un primo tentativo di risolvere il problema di immagini di alta qualità in formato widescreen, ma il widescreen anamorfico alla fine si è dimostrato essere più praticabile. Il Cinerama precedette i film anamorfici, ma consistendo di tre immagini proiettate una di fianco all'altra sullo stesso schermo le immagini non erano mai unite perfettamente ai bordi, inoltre necessitava di tre proiettori e una frequenza dei fotogrammi più alta, il che richiedeva una quantità di pellicola quattro volte superiore, e tre cineprese (o in alternativa una sola cinepresa con tre lenti e tre caricatori di film in streaming con i relativi problemi di sincronizzazione). Tuttavia, il formato era abbastanza popolare tra il pubblico per stimolare gli studi cinematografici a sviluppare il widescreen nei primi anni cinquanta. Alcuni film sono stati distribuiti in formato Cinerama e proiettati in sale speciali. Il widescreen anamorfico era molto attraente per gli studi cinematografici, in quanto aveva lo stesso elevato aspect ratio (il Cinerama era 2,59), senza gli svantaggi della complessità e dei costi aggiuntivi del Cinerama.

Il comune formato widescreen anamorfico usato attualmente è comunemente chiamato Scope o 2.35:1 (quest'ultimo è un termine improprio nato da vecchie abitudini, vedi la sezione sul rapporto d'aspetto). Girato in Panavision è una frase contrattualmente obbligatoria per i film girati utilizzando le lenti anamorfiche Panavision. Tutte queste frasi significano la stessa cosa: la stampa o la proiezione finale utilizza un obiettivo anamorfico 02:01 che espande orizzontalmente l'immagine esattamente del doppio rispetto alla verticale. Questo formato è essenzialmente lo stesso del formato usato al tempo del CinemaScope, tranne che per minori sviluppi tecnici.

Aspetti tecnici

L'utilizzo di lenti anamorfiche può provocare degli artefatti che non si verificano quando si utilizza una lente sferica normale. Uno è una sorta di lens flare che ha una lunga linea orizzontale, di solito di colore blu, ed è più spesso visibile quando c'è una luce intensa, in una scena scura. Questo artefatto non è sempre considerato un problema, e ha finito per essere associato ad un certo modo di fare cinema ed in effetti è a volte emulato con uno speciale filtro in scene che non sono state riprese con una lente anamorfica. Un altro aspetto comune delle lenti anamorfiche è che i riflessi di luce nella lente saranno ellittici anziché rotondi come nella cinematografia sferica (non anamorfica). Inoltre, lenti anamorfiche ad ampio angolo di meno di 40 mm di lunghezza focale producono una prospettiva cilindrica, che alcuni registi e cineasti, in particolare Wes Anderson, utilizzano come marchio stilistico.

Un altro artefatto tipico delle lenti anamorfiche è che gli elementi fuori fuoco tendono ad essere più sfocati verticalmente. Un punto di luce fuori fuoco sullo sfondo, apparirà come un ovale verticale, piuttosto che un cerchio. Quando si sposta la messa a fuoco, vi è spesso un notevole effetto in cui gli elementi sembrano allungarsi verticalmente man mano che vanno fuori fuoco. Tuttavia, l'affermazione comunemente citata che le lenti anamorfiche hanno una profondità di campo inferiore, non è del tutto vera. A causa dell'elemento cilindrico nella lente, le lenti anamorfiche hanno un angolo di campo orizzontale che è il doppio di una lente sferica della stessa lunghezza focale. A causa di questo, i cineasti spesso utilizzano un obiettivo 50 mm anamorfico quando basterebbe utilizzare una lente sferica da 25 millimetri, una da 70 mm anziché una da 35 mm, e così via.