Con l'affermazione ufficiale del cristianesimo e le vicissitudini politiche all'inizio del V secolo d.C., la letteratura che si sviluppò in quell'epoca non poteva più essere ospitata da biblioteche laiche già in esistenza, ma richiedeva una sua propria e appropriata collocazione. Le biblioteche della Tarda antichità furono appunto create a tale scopo, presso chiese, monasteri, conventi e altri simili luoghi religiosi, diffondendosi ed affermandosi in tutta l'Europa in un graduale sviluppo che si concluse con le biblioteche la struttura delle quali è tuttora in funzione adattata ai vigenti sistemi moderni..

La transizione Con gli inizi del V secolo d.C., l'Impero romano aveva subito due cambiamenti fondamentali, uno politico e l'altro spirituale. Si era diviso in due metà, ciascuna governata dal proprio imperatore: quella occidentale con capitale Ravenna o Milano, e quella orientale con capitale Costantinopoli. In entrambe il cristianesimo era emerso come la religione prevalente.

L'ascesa e il trionfo del cristianesimo ebbe un profondo effetto sulla letteratura: elevò la religione ad interesse predominante. Certo, esistevano ancora scrittori, sia in greco che in latino, che trattavano di temi "secolari", ma erano una minoranza in confronto ai grandi autori cristiani, tipo Basilio o Eusebio in greco, Agostino o Girolamo in latino. Ci fu una pletora di studi sui testi della Bibbia, commentari ed interpretazioni sui suoi passi testuali, discussioni sulla natura del Divino, diatribe contro opinioni ritenute eretiche, e così via. Tale letteratura era fuori luogo nelle biblioteche pubbliche esistenti: i libri religiosi dovevano esser contenuti nelle loro proprie biblioteche - che cominciarono infatti a fiorire presso le chiese cristiane, i monasteri e altre simili istituzioni, estendendosi per tutto il mondo conosciuto durante il Medioevo e gradualmente evolvendosi nelle biblioteche che conosciamo oggi. A. Jones, The Later Roman Empire 284-602, Oxford (1964), pp. 1027-1031.

I due imperi

Delle due metà dell'Impero romano, quella orientale, conosciuta come Impero bizantino, fu più resiliente di quella occidentale. L'Impero d'Occidente non durò molto a lungo: nel V e VI secolo, le invasioni dei Goti, dei Vandali e di altre tribù migratorie misero la Spagna, la Gallia e gran parte dell'Italia sotto il dominio di re barbari.Claudio Azzara, Le invasioni barbariche, Il Mulino, 2012, passim. L'Italia aveva ospitato biblioteche cittadine su tutta la penisola durante gli opulenti giorni dell'Impero romano - sparirono completamente man mano che tutte le città cadevano sotto il controllo degli Ostrogoti nel VI secolo. Dopo Giustiniano, l'imperatore che regnò dal 527 al 565 e che era stato nominato per scacciare gli invasori e gli eserciti del quale per vent'anni tribolarono in tale impresa, gran parte dell'Italia centrale divenne teatro di guerre distruttive, con Roma stessa assediata e saccheggiata. Ai tempi di Augusto e di Traiano, quando la città alloggiava splendide biblioteche, aveva una popolazione di circa un milione di abitanti; durante gli anni sanguinosi delle invasioni la popolazione diminuì fino ad un minimo di 30.000 residenti. Devastata e rimpicciolita, Roma non aveva capitali per sostenere biblioteche o bibliotecari di sorta.Sulle guerre barbariche e la demografia di Roma, cfr. R. Krautheimer, Rome, Profile of a City, 312-1308, Princeton (1980), pp. 62-65. Sulle migliori condizioni dell'Impero bizantino, cfr. A. Jones, op. cit., pp. 1027-1031.

L'Impero d'Oriente, evitate le invasioni dei barbari, godette di più tranquillità e durò quindi più a lungo, fino al 1453, quando i turchi completarono la loro conquista della regione con la cattura di Costantinopoli. Questa città, fondata da Costantino il Grande nel 324, venne da lui dichiarata capitale imperiale nel 330 invece di Roma e dopo che l'impero si spezzò in due, rimase capitale della metà orientale. A Costantinopoli si trovava il palazzo dell'imperatore e, dal 381, anche la residenza di uno dei quattro patriarchi che erano a guida del mondo cristiano orientale (gli altri stavano ad Antiochia, Gerusalemme ed Alessandria d'Egitto). Costantinopoli gradualmente incrementò la sua statura politica anche con rinomanza culturale: nel 425, l'Imperatore Teodosio II stabilì trentuno cattedre professoriali, principalmente in retorica, greco e latino, più alcune in giurisprudenza, creando quindi l'equivalente di un'università. Successivamente, durante il regno di Giustiniano, la costruzione di Santa Sofia diede alla città un'opera architettonica di eccellente qualità, mentre la compilazione del Codice giustinianeo - magistrale compendio di leggi romane commissionato dall'imperatore - elevò la capitale ad importante centro di studi legali. Costantinopoli vantava tre biblioteche principali, due di tipo essenzialmente "secolare": una era all'università ad uso della facoltà e degli studenti; l'altra era al palazzo ad uso della famiglia imperiale e dei funzionari statali. La biblioteca universitaria pare esser esistita fino al Pieno Medioevo, mentre quella del palazzo imperiale fino alla presa di Costantinopoli da parte dei turchi nel 1453. La terza biblioteca era una collezione teologica presso la sede del Patriarcato.Codex Theodosianus 14.9.3. Vedi anche A. Jones, cit., pp.990-991.

Queste tre biblioteche rappresentarono le biblioteche fondamentali dell'impero orientale, poiché possibili rivali altrove entro i suoi confini si vennero gradualmente ad estinguere, specialmente dopo che la conquista araba del Vicino Oriente tra il 636 ed il 642 mise la Siria, la Palestina e l'Egitto sotto il dominio mussulmano. La famosa biblioteca di Alessandria era già scomparsa dal 270 d.C. La seconda rinomata biblioteca alessandrina si trovava presso il tempio del dio Serapide, il Serapeo, che era stato raso al suolo nel 391, quando Teofilo, patriarca di Alessandria ed uomo dal temperamento violento, con zelo eseguì il decreto dell'Imperatore Teodosio II che imponeva la chiusura di tutti i templi pagani di culto. La biblioteca però pare sopravvisse alla distruzione ed era ancora attiva quando Alessandria capitolò agli arabi nel 642, se dobbiamo credere un pittoresco racconto conservato dalle fonti arabe stesse. Si narra che un sapiente greco, che era amico del comandante dell'esercito che prese la città, gli chiese la biblioteca come dono. Il comandante prudentemente riferì la richiesta al suo signore supremo, il Califfo Omar, che rispose: "Se questi scritti dei greci sono d'accordo con il Libro di Dio, allora sono inutili e non hanno bisogno di esser conservati; se invece differiscono, allora sono pericolosi e devono esser distrutti." Furono appunto distrutti, consegnati alle terme della città da usarsi come combustibile e, la storia conclude, furono sufficienti ad alimentare le numerose fornaci per sei mesi. N. Wilson, "The Libraries of the Byzantine World", GRBS 8 (1967), pp. 54-58. Per il Serapeo e la sua biblioteca, vedi anche J. Thiem in Journal of the History of Ideas, 40 (1979), pp. 508-511.

Collezioni librarie in oriente

Dopo il 642, la biblioteca patriarcale di Costantinopoli quasi sicuramente aveva la migliore collezione teologica dell'impero orientale, poiché le città dove esistevano altre rinomate collezioni - le città dove si era affermato il cristianesimo e dove vivevano i Padri della Chiesa, raccogliendo quelle opere che servivano loro per portare avanti ricerca e studi - erano ora sotto il dominio degli arabi, che presumibilmente applicavano il ragionamento del Califfo Omar quando incontravano delle biblioteche. Sin dalla prima metà del terzo secolo, esisteva una collezione a Gerusalemme, apparentemente alloggiata nella Basilica del Santo Sepolcro. L'aveva messa insieme Alessandro, vescovo di Gerusalemme in quell'epoca, ed ebbe lodevoli commenti da Eusebio sulla quantità di corrispondenza ecclesiastica che ci aveva trovato ed aveva usato per i suoi scritti storici. Dalla seconda metà del III secolo, una notevole collezione di libri - circa 30.000 volumi - esisteva presso la chiesa di Cesarea: era stata creata da Panfilo, un presbitero ed eminente studioso libanese, la cui vita fu dedicata a sostenere una biblioteca di grandi dimensioni e contenuti. Fece in modo che contenesse uno scriptorium, che non solo soddisfò i bisogni della biblioteca ma produsse anche altre copie della Bibbia da imprestare e persino donare. Eusebio, che era amico e allievo di Panfilo, ne fu uno degli utenti, come anche Girolamo, probabilmente durante i suoi ultimi anni, quando viveva a Betlemme. I contenuti della biblioteca annoveravano anche libri rari: Girolamo cita una copia di un presunto originale ebraico del Vangelo di Matteo e afferma anche che sulle sue scansie figurassero i manoscritti dai quali Origene aveva tratto i suoi Exapla, l'edizione dell'Antico Testamento con sei versioni del testo in colonne parallele."Bibliothèques" su F. Cabrol & H. Leclercq, Dictionnaire d'archéologie chrétienne et de liturgie, II Parigi (1925) p. 857; per i commenti di Eusebio di Cesarea, cfr. Historia Ecclesiastica 6.20; per le collezioni di Cesarea, vedi F. Cabrol & H. Leclercq, cit., p. 857; T. Tanner su Journal of Library History 14 (1979), pp. 418-419.

Collezioni librarie in occidente

In occidente, Roma, nonostante fosse la capitale religiosa dell'area, non aveva collezioni teologiche di rilievo. Le sue numerose chiese tenevano pochi libri necessari allo svolgere delle funzioni liturgiche, come manuali e copie delle Sacre Scritture per i lettori. Il papato all'inizio aveva solo un archivio: fu fondato da Damaso I (366-384), che lo mise nella chiesa di San Lorenzo che aveva costruito sulla residenza della sua casa e incorporata oggi nel Palazzo della Cancelleria. Successivamente fu trasferito al Palazzo del Laterano, dove erano situati gli uffici papali e quasi sicuramente condivideva lo spazio usato dai libri che il papato acquistava. Col tempo, questi libri inclusero non solo Bibbie e manuali, ma diverse serie di opere teologiche cristiane, persino alcune reputate eretiche. In una parte del Palazzo lateranense sono stati trovati i resti di una stanza con un interessante affresco, probabilmente del sesto secolo d.C., che mostra Agostino d'Ippona seduto davanti ad un libro aperto e che tiene in mano un rotolo. In base a questo murale, specialmente adatto ad una biblioteca, la stanza è stata identificata come il luogo dove venivano conservati gli archivi papali ed i libri.F. Cabrol & H. Leclercq, cit., pp. 866-872; J. thompson, The Medieval Library, Chicago (1939), pp. 21-22, 140. Per il murale di sant'Agostino, vedi F. Cabrol & H. Leclercq, cit., pp. 869-870 e datazione secondo Krautheimer, cit., p. 54.

Per quanto ne sappiamo, la collezione papale era strettamente cristiana. La letteratura pagana veniva considerata con cautela dagli scrittori cristiani. Alcuni dei più influenti, come Agostino e Girolamo, possedevano molte opere di autori greci e romani, riconoscendo che questi erano essenziali modelli per chi aspirava ad esser scrittore, ma erano apprensivi nel leggerli. Era giusto che i cristiani leggessero opere pagane? Girolamo racconta di un brutto sogno che fece: gli apparve il giudice divino e gli chiese quale fosse la sua condizione religiosa. Quando Girolamo rispose: "Sono un cristiano", gli venne risposto "Tu menti: non sei un cristiano, sei un ciceroniano." Altri ecclesiastici erano non solo apprensivi ma addirittura ostili a tali letture. papa Gregorio I (590-604), per esempio, era uno di questi e si rendeva sicuro che non ci fosse letteratura pagana tra le raccolte papali.Jones cit., pp. 1005-1006; vedi anche P. Lejay, "Latin Literature in the Church", The Catholic Encyclopedia, New York (1910), IX, 32. Per il sogno di San Girolamo, cfr. Epist. 22.30 (cit. su J.-P. Migne, Patrologia Latina, vol. 22, p. 416). Sull'atteggiamento di papa Gregorio I, cfr. Jones cit., p. 1005.