Il Giro d'Italia (detto anche Giro o Corsa Rosa) è una corsa a tappe di ciclismo su strada professionistico che si svolge annualmente lungo le strade italiane.
Istituito nel 1909 su idea dei giornalisti Tullo Morgagni, Eugenio Camillo Costamagna e Armando Cougnet, è una delle tre corse a tappe più importanti del calendario ciclistico, insieme al Tour de France e alla Vuelta a España, ed è inserito dall'Unione Ciclistica Internazionale nel circuito professionistico del World Tour; storicamente è da ritenersi la seconda corsa a tappe più prestigiosa dopo quella francese, anche se, a cavallo tra gli anni quaranta e gli anni cinquanta e durante gli anni settanta il prestigio e il numero di grandi ciclisti iscritti portarono il Giro ad avere un'importanza pari a quella del Tour.
A partire dalla prima edizione si è sempre disputato, salvo che per le interruzioni dovute alla prima e alla seconda guerra mondiale, nell'arco di tre settimane tra i mesi di maggio e giugno, fatta eccezione per il 1946, quando si corse tra giugno e luglio, e il 2020, anno in cui, a causa della pandemia di COVID-19, venne rinviato a ottobre. La corsa si svolge sul territorio italiano, ma occasionalmente il percorso può interessare località al di fuori dei confini italiani (sconfinamenti, arrivi o partenze di tappa, prime tappe). Mentre il luogo di partenza è in genere ogni volta diverso, l'arrivo è stato posto il più delle volte a Milano, città sede de La Gazzetta dello Sport, il quotidiano sportivo che organizza la corsa sin dalla sua istituzione. Proprio il colore delle pagine della Gazzetta, il rosa, caratterizza dal 1931 la maglia del ciclista primo in classifica; per questo motivo il Giro è noto anche come "Corsa rosa". Nel corso degli anni il Giro d'Italia ha visto la collaborazione come sponsor di molti top brand italiani e internazionali, tra cui Enel, Mediolanum, Trenitalia, Estathé, Sara Assicurazioni, Toyota, GLS.
Il record di vittorie al Giro (cinque edizioni) è condiviso da tre ciclisti: gli italiani Alfredo Binda, vincitore tra il 1925 e il 1933, e Fausto Coppi, vincitore tra il 1940 e il 1953, e il belga Eddy Merckx, che vinse tra il 1968 e il 1974. Per quel che riguarda le vittorie di tappa, il record appartiene al velocista italiano Mario Cipollini, che nell'edizione del 2003 raggiunse le 42 vittorie, superando così il record di 41 vittorie che dagli anni trenta apparteneva ad Alfredo Binda; a quest'ultimo rimangono i record di vittorie di tappa in una stessa edizione, 12 tappe su 15 nel 1927, e di vittorie di tappa consecutive, ben 8 nel 1929. Parallelamente ogni anno è organizzato anche il Giro Next Gen, riservato alla categoria Under-23 uomini, e il Giro d'Italia Women, riservato alla categoria professionistica femminile.
Storia 1909-1918: la nascita e i primi anni
La nascita del Giro venne formalizzata con un annuncio sulla Gazzetta dello Sport il 24 agosto 1908, con la promessa di lire di premio al vincitore e la volontà di organizzare «una delle prove più ambite e maggiori del ciclismo internazionale». Nell'organizzazione del Giro la Gazzetta dello Sport anticipò di poco il Corriere della Sera, che stava per dare il via a un'iniziativa ciclistica nazionale sulla scorta dell'analogo Giro automobilistico d'Italia lanciato qualche anno prima. Il primo Giro d'Italia partì il 13 maggio 1909 alle 2:53 da Piazzale Loreto, a Milano, con 127 ciclisti al via. La prima tappa di sempre fu vinta da Dario Beni sul traguardo di Bologna dopo a 28,090 di media oraria. Fra il 13 e il 30 maggio si corsero otto tappe, per complessivi chilometri, che videro affrontarsi i migliori ciclisti dell'epoca: tra essi Giovanni Gerbi, Giovanni Rossignoli, Luigi Ganna (cui andò la vittoria finale), Carlo Galetti, Eberardo Pavesi e Giovanni Cuniolo. La classifica fu stilata a punti, sulla base dei piazzamenti nelle tappe, e il montepremi effettivo fu di lire, di cui per il vincitore.
Le due seguenti edizioni videro imporsi Carlo Galetti, sempre con un sistema di graduatoria a punti. Da segnalare negli annali è il quarto Giro, quello del 1912, in cui venne stilata la sola classifica per squadre: la vittoria andò così ufficialmente all'Atala (formata da Ganna, Galetti, Pavesi e Micheletto), e solo in via ufficiosa, a livello individuale, a Carlo Galetti. Dopo un Giro 1913 in cui si tornò alla classifica individuale a punti, vinto da Carlo Oriani, nel 1914 fu introdotta la classifica generale a tempo, tuttora in vigore, che sostituiva quella a punti: si impose Alfonso Calzolari, nonostante una penalizzazione di tre ore comminatagli dalla Gazzetta e l'iniziale squalifica da parte dell'Unione velocipedistica italiana, revocatagli solo nel 1915 dal Tribunale di Milano, per essersi attaccato a un'autovettura sulla Salita delle Svolte, in Abruzzo. Quel Giro 1914, considerato il più duro di sempre, fu portato al termine da soli otto ciclisti su 81 partiti; si ebbero anche la tappa più lunga, da Lucca a Roma, e la media oraria di percorrenza più bassa di sempre, .
La partenza della corsa nelle prime edizioni del Giro fu sempre a Milano, tranne che nel 1911, quando si partì da Roma per celebrare il cinquantenario dell'Unità d'Italia; l'arrivo fu invece posto a Milano nel 1909, 1910, 1913 e 1914, mentre nel 1911 fu ancora a Roma e nel 1912 fu spostato da Milano a Bergamo con l'aggiunta di un'ulteriore tappa in sostituzione della frazione Pescara-Roma annullata per lo straripamento di un torrente. Dal 1915 al 1918 la corsa dovette quindi fermarsi per l'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale.
1919-1935: l'epoca eroica di Girardengo, Brunero e Binda
Dopo la Prima guerra mondiale al Giro si misero in evidenza diversi campioni che sarebbero divenuti leggendari: Costante Girardengo, Giovanni Brunero, Alfredo Binda e Gaetano Belloni. Girardengo (1919 e 1923), Belloni (1920) e Brunero (1921 e 1922) vinsero i primi cinque Giri d'Italia dopo la Grande Guerra. L'edizione subito seguente, quella del 1924, fu invece caratterizzata dall'assenza dei grandi campioni, a causa dello sciopero delle principali squadre per disaccordi sui premi con l'organizzazione, e i ciclisti al via si schierarono come "isolati": vinse Giuseppe Enrici. Quel Giro è ricordato anche per la partecipazione dell'unica donna, Alfonsina Strada, ad aver mai preso parte alla corsa insieme agli uomini. Nell'edizione del 1925 fu quindi il giovane Binda a prevalere distanziando i rivali di diversi minuti. Tra il 1926 e il 1929 Binda trovò solo Brunero come valido rivale e riuscì a vincere tre Giri consecutivi, lasciando a Brunero solo l'edizione del 1926. Il dominio di Binda era tale che gli organizzatori del Giro decisero di non farlo partecipare all'edizione 1930, riconoscendogli comunque un premio pari a quello che sarebbe spettato al vincitore, cioè lire; a vincere quel Giro fu così Luigi Marchisio. Le due edizioni seguenti andarono invece a Francesco Camusso e Antonio Pesenti.
Armando Cougnet, ideatore e factotum del Giro d'Italia fin dalla sua fondazione e fino al 1948, aveva deciso intanto nel 1931 di istituire per il leader della corsa un simbolo che lo rendesse riconoscibile a prima vista in mezzo al gruppo di ciclisti. Fu così introdotta la maglia rosa, dal colore delle pagine della Gazzetta, che venne vestita per la prima volta da Learco Guerra al termine della prima tappa del Giro 1931 tra Milano e Mantova. Al Giro 1933 fu invece introdotto il Gran Premio della Montagna, con quattro salite che assegnavano punti; in quella stessa edizione si ebbe la prima tappa a cronometro, da Bologna a Ferrara. A conquistare la prima classifica GPM, come anche la prima cronometro, fu Binda, che si aggiudicò anche quel Giro 1933, dopo due anni di sfortunati ritiri. Nel 1934 Learco Guerra vinse il suo primo e unico Giro, mentre l'anno dopo a imporsi fu Vasco Bergamaschi.
La partenza del Giro fu posta per tutte le edizioni a Milano, tranne nel 1929 (a Roma) e nel 1930 (a Messina), mentre l'arrivo fu piazzato sempre a Milano. Nell'edizione 1920 la corsa sconfinò per la prima volta, i ciclisti affrontarono infatti la salita del Monte Ceneri, nel Canton Ticino svizzero.
Nel 1935 Gabrè incise la canzone inno musicale del Giro d'Italia, Canzone del girino.
1936-1955: gli anni d'oro di Coppi, Bartali e Magni Dal 1936 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale il Giro fu vinto per due volte da Gino Bartali, quindi per due volte da Giovanni Valetti e infine, nel 1940, da un appena ventenne e semisconosciuto Fausto Coppi, tuttora il più giovane vincitore della "Corsa rosa". La guerra, in cui l'Italia entrò ufficialmente il 10 giugno 1940, all'indomani della vittoria di Coppi, portò all'interruzione della corsa per cinque anni, dal 1941 al 1945. Nel 1942 e 1943, con la denominazione di "Giro d'Italia di guerra", vennero organizzate due competizioni multi-prova vinte rispettivamente da Gino Bartali e Glauco Servadei; la classifica finale teneva conto non dei tempi, ma dei piazzamenti ottenuti dai ciclisti nelle diverse prove, e anche per questo motivo i Giri di guerra non rientrano nel computo delle edizioni del Giro d'Italia.
Il primo Giro dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1946, partì il 15 giugno (a meno di due settimane dal referendum istituzionale), e si concluse il 17 luglio con la vittoria di Bartali davanti a Coppi dopo un lungo duello; quel Giro, il "Giro della Rinascita", viene ricordato anche per la sassaiola con cui numerosi attivisti filo-jugoslavi bersagliarono la carovana del Giro durante la dodicesima tappa, nei pressi di Pieris, interrompendo temporaneamente la corsa. Le edizioni seguenti, negli anni di massima popolarità del ciclismo, andarono a Coppi, Fiorenzo Magni (celebre "terzo uomo" nel dualismo Coppi-Bartali) e ancora a Coppi. Proprio al Giro 1949 il "Campionissimo" dimostrò la sua forza: nella tappa Cuneo-Pinerolo andò infatti all'attacco sul primo dei cinque colli della frazione, il Colle della Maddalena, sorprendendo Bartali; affrontò poi in solitaria i Colli di Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere, e al traguardo, dopo di fuga, vinse con quasi dodici minuti su Bartali e quasi venti su Alfredo Martini, terzo classificato. Questa vittoria di Coppi è spesso citata tra le più belle imprese sportive nella storia del Giro.
Nel 1950 lo svizzero Hugo Koblet si aggiudicò la corsa, divenendo il primo corridore straniero a vincere il Giro d'Italia. Altri successi andarono a Magni e a Coppi dopodiché fu nuovamente un corridore svizzero, Carlo Clerici, a vincere la "Corsa rosa" nell'edizione 1954 grazie a un'inaspettata "fuga bidone" nella prima settimana di gara, all'Aquila. L'ultimo successo dell'epoca d'oro andò a Fiorenzo Magni. Durante questi anni il Giro iniziò e terminò quasi sempre nella città sede della Gazzetta dello Sport, ovvero Milano, eccetto nelle edizioni del 1949, dove la partenza fu fissata a Palermo e l'arrivo a Monza, nel 1950 dove l'arrivo fu a Roma e nel 1954 quando fu ancora Palermo sede di partenza del Giro. Tra il 1949 e il 1953 la corsa, allora molto seguita, fu anche oggetto di un celebre programma radiofonico parodistico, il Giringiro di Garinei e Giovannini. Risale invece al 1948 il film Totò al Giro d'Italia, che vede la partecipazione anche di numerosi campioni di ciclismo dell'epoca.
1956-1966: le vittorie di Gaul, Anquetil e Balmamion