Genealogia

Biografia

Dalla nascita all'esilio (1323-1348) Bernabò nacque nel 1321 o nel 1323 presso il monastero di Santa Margherita a Milano, terzogenito di Stefano e di Valentina Doria. Prese il nome dal nonno materno, Bernabò Doria, figlio di Branca Doria.. Le informazioni relative alla sua infanzia sono scarse. Da giovane studiò diritto canonico per essere avviato alla carriera ecclesiastica. Nel 1340, con i fratelli Matteo e Galeazzo, si unì alla congiura di Francesco Pusterla contro lo zio Luchino Visconti, allora signore di Milano.

La congiura venne sventata grazie alla denuncia di Ramengo da Casate e il Pusterla fu eliminato ma Luchino non trovò prove contro i nipoti. Nella seconda metà del 1347 una nuova congiura contro Luchino costò questa volta l'esilio ai figli di Stefano. Bernabò ripiegò prima in Savoia, poi nelle Fiandre, per finire infine ospite alla corte di Filippo VI di Francia nel 1348. Durante l'esilio accompagnò probabilmente l'esercito del re di Francia in alcuni scontri. Nel gennaio del 1349 venne scomunicato insieme al fratello Galeazzo da Clemente VI su istigazione di Luchino..

L'ascesa al potere (1349-1354)

Bernabò rientrò a Milano nel 1349, alla morte di Luchino, richiamato dallo zio arcivescovo e signore di Milano Giovanni insieme agli altri fratelli. Giovanni aveva infatti esiliato a Genova sia suo figlio Luchino Novello che i figli illegittimi Brizio, Borso e Forestino. Secondo il Corio questa decisione fu motivata dalla convinzione di Giovanni che Luchino Novello fosse in realtà illegittimo, in quanto frutto di una relazione tra Galeazzo II e Isabella Fieschi, moglie di Luchino. In effetti Luchino tre anni prima aveva esiliato i tre figli di Stefano anche perché sospettava o aveva prove di una relazione di sua moglie con il nipote. Giovanni, non potendo avere figli legittimiebbe tuttavia due figli illegittimi: Leonardo e Margherita, quest'ultima sposò Ambrogio Visconti, figlio di Bernabò., ottenne dal consiglio generale un atto solenne grazie ai quali i tre sarebbero stati riconosciuti quali legittimi signori di Milano dopo la sua morte.

Provvide a fornire a ciascuno di loro una dimora degna del loro rango; a Bernabò toccò il palazzo di Luchino che si trovava dirimpetto alla chiesa di San Giorgio al Palazzo. Al fine di favorire la sopravvivenza dei discendenti di Matteo e di rinforzare le alleanze con le signorie vicine, concluse con successo le trattative matrimoniali tra Bernabò e Beatrice Regina della Scala, figlia di Mastino II, signore di Verona e tra Galeazzo e Bianca di Savoia, figlia di Amedeo VI, conte di Savoia. Il matrimonio si celebrò il 27 settembre 1350 a Milano con una corte bandita e giostre a cui Bernabò partecipò in persona e in occasione delle quali introdusse l'utilizzo della sella alta e dei torne. Regina della Scala era già stata promessa in sposa a Bernabò sin dal 1345Paride da Cerea, Chronicon veronense ad annum 1345; si dimostrerà una moglie feconda, dal carattere fiero e ambizioso tanto quanto il marito nonché l'unica in grado di frenarne la collera..

Nel 1350 Giovanni Visconti inviò aiuti militari a Astorgio da Duraforte, dichiarato conte di Romagna da Clemente VI, per supportarlo nell'assoggettamento della provincia. Quando però Astorgio attaccò Bologna, di cui era signore Giovanni de' Pepoli, non solo ritirò le sue truppe, ma accettò la vendita della città per duecentomila fiorini d'oro, scatenando l'ira del pontefice che minacciò di scomunicarlo e di porre l'interdetto sulle città soggette ai Visconti qualora non l'avesse restituita entro quaranta giorni. In dicembre il papa scomunicò sia Giovanni che Bernabò e i suoi fratelli e il 21 maggio 1351 pose l'interdetto.

Verso la fine dell'anno però si venne ad un accordo per cui Giovanni Visconti da Oleggio sarebbe stato nominato vicario di Bologna in cambio del pagamento di centomila fiorini. In seguito Giovanni da Oleggio effettuò una fallimentare campagna militare in Toscana contro una lega anti-viscontea composta da guelfi toscani e pontifici per la quale venne accusato da molti tra cui Matteo e Galeazzo, ricorse così alla protezione di Bernabò (nonché dello stesso signore di Milano che gli rimase sempre fedele) che durò fino a quando non morì l'arcivescovo..

Nel 1354 Bernabò mosse con un esercito su Verona per ordine di Giovanni Visconti. La città, durante una temporanea assenza di Cangrande II della Scala, si era sollevata contro il proprio signore e aveva chiesto aiuto all'arcivescovo e signore di Milano che si dimostrò disposto ad aiutare i ribelli con il beneplacito dei Gonzaga e degli Estensi. Quando però Bernabò giunse sul posto, visti gli stretti legami familiari che aveva con i signori di Verona avendo sposato la figlia di Mastino II, unì le sue forze con quelle di Cangrande e soppresse la rivolta. Riuscì poi a far ricadere tutte le colpe sui ribelli e sui Gonzaga..

La spartizione della Signoria (1354) Alla morte dell'arcivescovo Giovanni il 5 ottobre 1354, il potere su Milano passò ai tre figli di Stefano Visconti in virtù dell'atto pubblicato da Giovanni all'inizio del suo governo. L'11 ottobre Boschino Mantegazza consegnò ufficialmente i poteri ai tre nuovi signori presso l'Arcivescovato. A Matteo II Visconti furono destinate Lodi, Piacenza, Parma, Fidenza, Bologna, Lugo, Bobbio, Pontremoli e Massa. A Galeazzo II spettarono Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Alessandria e Tortona. A Bernabò spettarono Bergamo, Brescia, Cremona e Crema insieme alla Val Camonica, Vaprio, Rivolta, Caravaggio, Soncino, Lonato e la riviera del Garda.

La città di Milano fu gestita congiuntamente dai tre fratelli, a cui erano stati assegnati due sestieri ciascuno e che eleggevano a turno il podestà. Lo stesso dicasi per la città di Genova e il relativo contado. A Bernabò venne assegnata quale nuova residenza il palazzo di Luchino presso la basilica di San Giovanni in Conca che sarà poi nota come Cà di Can, a Matteo II il palazzo annesso all'arcivescovato dove abitava Giovanni e a Galeazzo II il palazzo di Azzone che costituiva gran parte del Broletto Vecchio. Matteo II assunse la preminenza nei consigli e negli atti pubblici, Galeazzo II l'incarico di vegliare sull'amministrazione della giustizia e della pubblica sicurezza mentre a Bernabò venne affidata la sovrintendenza sulle armi. L'orazione inaugurale fu recitata dal Petrarca nella cattedrale di Santa Maria Maggiore a Milano. Il 29 ottobre Innocenzo VI nominò Roberto Viscontisignore della Valtravaglia, membro di un ramo collaterale dei Visconti e imparentato con il defunto Giovanni quale nuovo arcivescovo della città...

La discesa in Italia di Carlo IV di Lussemburgo (1354-1355) La lega anti-viscontea formata da Scaligeri, Gonzaga, Este e dai veneziani si compiacque della divisione del dominio visconteo e ne approfittò per chiamare Carlo IV di Lussemburgo in Italia. Il 3 novembre 1354 l'imperatore giunse a Padova accompagnato da 300 cavalieri disarmati. Arrivato a Mantova, i legati dei Visconti gli offrirono fiorini: fiorini per l'ottenimento del titolo di vicario imperiale per Matteo II, Galeazzo II e Bernabò e altri in vista della sua incoronazione a Re d'Italia. L'imperatore cercò anche di ristabilire la pace tra le parti con una tregua che sarebbe dovuta durare sino al maggio dell'anno successivo ma le pretese dei Visconti risultarono eccessive.

Carlo IV celebrò il Natale a Mantova poi si diresse con un esercito di cavalieri verso i territori controllati dai Visconti. Si incontrò con Galeazzo II scortato da 500 uomini nei pressi di Lodi, da lì fu accompagnato in città per passare la notte. Bernabò accolse l'imperatore all'abbazia di Chiaravalle, qualche miglio a sud di Milano, donadogli trenta destrieri, cavalli e palafreni coperti di velluto scarlatto, drappi di seta e con selle e freni riccamente ornati. Durante il pranzo in abbazia, riuscì a convincerlo ad entrare in città.. Il 4 gennaio 1355 Carlo fece solenne ingresso a Milano, dove fu accolto da migliaia di fanti e cavalieri in ricche vesti e sontuose bardature e dallo strepito assordante di centinaia di trombe, trombette, nacchere, tamburi e cornamuse. Fu poi invitato a salire al piano superiore del Broletto Vecchio dalla cui finestra mirò le truppe viscontee in parata ( fanti e cavalieri).

Fu incoronato re d'Italia il 6 gennaio nella basilica di Sant'Ambrogio da Roberto Visconti, arcivescovo di Milano venne unto con il Sacro Crisma e gli fu consegnato un globo crucigero raffigurante Asia, Africa ed Europa. Seguirono giorni di festeggiamenti e corti bandite in cui l'imperatore creò quaranta nuovi cavalieri tra cui Gian Galeazzo Visconti, che allora aveva appena quattro anni, e Marco Visconti, primogenito maschio di Bernabò, di soli due mesi. Tra il 10 e il 12 gennaio Carlo IV lasciò la città scortato da seicento cavalieri viscontei e si diresse prima a Piacenza poi verso Pisa dove giunse il 18 febbraio. Il 5 aprile, giorno di Pasqua, fu incoronato imperatore a Roma. In giugno, durante il viaggio di ritorno attraverso la Lombardia, trovò però tutte le città chiuse al suo esercito e fu costretto a tornare in Germania.. Il 1 giugno i veneziani stipularono unilateralmente una pace con i Visconti e con i genovesi grazie all'intermediazione del milanese Marco Resta, che fu persino nominato patrizio veneto, per lo sdegno degli altri componenti della lega..

Giovanni da Oleggio cattura Bologna In quegli anni Bologna era governata da Giovanni Visconti da Oleggio in qualità di luogotenente generale. Egli aveva ricevuto in feudo da Giovanni Visconti la valle di Blenio che si trovava al confine ma separata dal contado di Como. Quando Giovanni morì, Galeazzo II ereditò quel contado ma si impadronì pure di quella valle adducendo che ne faceva parte. L'Oleggio si lamentò con Bernabò con cui era in buoni rapporti ma questi non gli diede ascolto. Prima di morire Matteo II aveva inviato a Bologna, suo feudo, Galassio dei Pii per affiancare l'Oleggio nel governo della città. Aveva inoltre inviato un giudice per controllare la famiglia dell'Oleggio che però temeva di parlare per cui ricorse ad una cassa in cui raccoglieva tutte le lamentele contro il governatore che furono tantissime. Quando Matteo ne fu informato dimezzò la guarnigione della città, diminuì i salari e riformò gli uffici, richiamando a Milano alcune importanti funzionari pubblici della città. Tutto questo spinse l'Oleggio a ribellarsi e impadronirsi di Bologna. Per prima cosa decise di prendere possesso del castello controllato dal milanese Guidetto da Meroso, uomo inesperto dell'arte bellica.

Per tale fine fece arrestare il figlio secondogenito, un mercante di grano che si era presentato al suo cospetto per ricevere la paga, poi lo fece condurre davanti al castello dove montò un patibolo minacciando di impiccarlo. Guidetto e la sua famiglia decisero di arrendersi e il 18 aprile 1355 Bologna cadde nelle mani dell'Oleggio.. Nell'autunno del 1355 il marchese Giovanni II del Monferrato era riuscito ad impossessarsi rapidamente di Cherasco, Alba e Asti. Gli fu poi concesso da Carlo IV il vicariato imperiale su Pavia e fu invitato dagli stessi abitanti a prendere possesso della loro città a scapito di Galeazzo II.

Morte di Matteo II Visconti Matteo II cercò di riprendere Bologna inviandovi un esercito comandato da Francesco d'Este senza però riuscirci.