Il riordino dei musei del Castello Sforzesco di Milano è un progetto di allestimento museale realizzato dai BBPR (acronimo che indica lo studio di architettura e urbanistica fondato da Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers). Il loro operato viene diviso in due fasi: la prima tra il 1954 e il 1956 con il restauro del Cortile Ducale e la seconda con il restauro del Cortile della Rocchetta nel 1963.
Tendenze della museografia italiana In un momento particolarmente significativo per la museografia in Italia, gli Architetti BBPR, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan RogersGian Luigi Banfi era infatti morto nel corso del 1945 a Gusen, dov'era stato deportato insieme al collega Lodovico Barbiano di Belgiojoso per presunte attività antifasciste., si trovarono impegnati nella risistemazione del castello in seguito ai danni provocati dal bombardamento del 1943. Ciò implicava non solo il recupero per la città di un complesso di tale importanza, ma anche la realizzazione di un allestimento museale. Il gruppo, a partire dagli anni cinquanta, si pose come obiettivo quello di progettare e realizzare un nuovo servizio culturale per la città di Milano, ormai diventata un crocevia di professionalità provenienti da tutta Europa; riuscirono a ideare un programma totale capace di dare forza a tutti i loro progetti in ambito culturale.
In quegli anni l'esperienza del settore museografico in Italia era tutta da inventare e i loro sforzi miravano proprio a proporre un nuovo prototipo di museo, capace di evidenziare il valore spirituale delle opere d'arte. Portarono avanti questa idea per trent'anni, infatti oltre alla ristrutturazione del Castello si occuparono di servizi considerati tra i più prestigiosi della città quali la progettazione di Palazzo Reale e del Piccolo Teatro; in queste occasioni il gruppo BBPR si avvalse della collaborazione di diversi professionisti quali Costantino Baroni, Luigi Crema, Paolo Grassi e Giorgio Strehler.
In quello stesso periodo, anche Franco Albini e Carlo Scarpa erano occupati in alcuni allestimenti: il primo al Palazzo Bianco di Genova e il secondo al Museo Correr di Venezia. Si definirono in questo modo le due grandi tendenze della museografia italiana; «In Palazzo Bianco, la programmatica neutralità che Albini scelse nei confronti delle opere d'arte esposte si risolse nel rigore formale dell'allestimento: ogni particolare — rileva Argan — è stato minutamente studiato e condotto alla massima semplificazione, affinché le opere d'arte fossero veramente le sole protagoniste dello spazio museo' [...] il suo talento di artista creativo non risiede certo nell'essersi annullato di fronte al tema, ma nell'aver saputo costruire un testo equilibratissimo e insieme aperto a diverse possibilità di lettura: un'opera tipicamente albiniana. Nel Museo Correr, Scarpa, "assumendo le libertà che gli erano consentite, rimaneggia le strutture interne riformando parzialmente la pianta in funzione narrativa e crea un precedente di cui la museografia italiana decreterà il successo. Ma più che la definizione degli spazi interni (e con ragione, dato il carattere delle raccolte del Correr) conta la relazione che l'architetto istituisce tra spazio e oggetti e tra questi e l'apparecchiatura. Le vetrine e i supporti, declinati in numerose varianti caso per caso, non si limitano ad assolvere gli scopi per cui sono costruiti, ma tendono a mediare oggetto e spazio espositivo, prolungando espressivamente l'oggetto nello spazio».
In questi anni i BBPR, con il loro particolarissimo approccio all'architettura, stavano organizzando la sistemazione della Corte Ducale del Castello Sforzesco, stimolati anche da indicazioni di museologi e museografi. Il nuovo museo del castello venne così a collocarsi accanto a quello di Castelvecchio di Verona, una delle più alte manifestazioni dell'architettura italiana della seconda metà del XX secolo allestito da Carlo Scarpa.
Caratteri stilistici del progetto
I BBPR realizzarono il restauro e la sistemazione dei Musei del Castello Sforzesco in due fasi. La prima tra il 1954 e il 1956 con il restauro del Cortile Ducale e con quello del Cortile della Rocchetta nel 1963. I BBPR presentarono il loro progetto su Casabella sottolineando come le forti muraglie, l'armonica e variata composizione dei tre cortili, le torri, i torrioni, i ponti che scavalcano il fossato, l'intrico di scale e scalette, di passaggi scavati e di lievi passerelle fossero tutti ingredienti necessari per un'orchestrazione romantica d'immediata comunicatività. La loro localizzazione urbanistica tangente al cuore della città ma oasi tranquilla, dovuta al Parco Sempione, era un ambiente di vasta risonanza popolare. Quest' osservazione portava ad una netta contrapposizione tra la Pinacoteca di Brera, ambiente aulico e severo, e il Castello Sforzesco, che rappresenta una funzione didattica popolaresca facilmente accessibile all'intelligenza delle masse, alla loro spontanea emotività, al loro bisogno di espressioni spettacolari, fantasiose e grandiose. Il restauro del Castello, infatti, testimonia l'impegno dei BBPR nella ricostruzione dei monumenti dell'identità civile di Milano dopo le distruzioni belliche.
L'iter progettuale ha condotto al risultato finale attraverso continue prove, comportando la stesura di più di 650 schizzi e prospettive, la costruzione al vero o con simulacri di ogni parte dell'allestimento e la predisposizione delle forme e dei materiali impiegati. L'analisi di tipo storico-stilistica svolta dal gruppo di architetti ha evidenziato l'importanza di tale luogo, nonché la risonanza popolare dello stesso. Queste hanno determinato l'obbligo di un linguaggio né banale né retorico, che tenesse conto di un'unicità di stile e allo stesso tempo di un continuo rinnovamento nelle varie sale. La coerenza tra l'ambiente del Castello e gli oggetti esposti è stata ottenuta grazie alla scelta di un numero limitato di materiali quali, ad esempio, ferro battuto e legno. Dimostrativo è il nuovo serramento disegnato per le finestre, il quale concilia uno spirito funzionale e moderno con gli stilemi dell'epoca. Il tutto è in equilibrio tra le necessità di praticità ed espressione di ciascun oggetto e la massiccia architettura degli ambienti. Gli elementi di sostegno rinunciano ad effimeri ornamenti lasciando spazio ad una rigorosa presentazione dei reperti museali. La flessibilità dell'allestimento tiene conto di una possibile esigenza di cambiamenti di disposizione spaziale di alcuni oggetti, ottenuta grazie a speciali incavi nei pavimenti e spinotti alle pareti. Lo studio della disposizione dei supporti dei vari oggetti è stato eseguito in maniera tale da sfruttare al meglio la luce naturale. L'illuminazione artificiale, composta di due tipologie, diretta e indiretta, si somma a quella naturale atta a favorire la giusta visibilità anche in orari serali, valorizzando al meglio ogni singolo oggetto esposto. Il carattere semplice e monumentale del progetto viene colto sin dall'atrio d'ingresso attraverso il bancone per i biglietti, come quello per la scrittura in noce massello e in modo ancor più rilevante con lo scalone in ferro che collega i due piani del museo. Questi due livelli sintetizzano l'accuratezza stilistica che continua in tutto l'allestimento, ad eccezione della sala contenente la famosa opera di Michelangelo, la Pietà Rondanini, che per sua unicità ha costretto una scelta stilistica dedicata.
Alcuni luoghi all'interno del castello si prestavano potenzialmente ad operazioni di riordinamento e riallestimento. Una delle soluzioni impiantistiche scelte è quella del riscaldamento a pannelli radianti nel pavimento: all'avanguardia per quei tempi e perciò adottata da molti musei, si rivelò poi nociva ad una corretta conservazione delle opere.
Gli allestimenti degli ambienti espositivi
Sala I
Per giungere alla sala I si passa attraverso la Pusterla Urbica, già appartenuta alla Pusterla dei Fabbri, collocata nelle mura medioevali della città di Milano, che qui introduce alla visita del Castello. L'allestimento e le soluzioni espositive tendono ad interferire il meno possibile con le opere presenti, infatti si pongono come obiettivo di collocare i reperti storici nella stessa posizione in cui erano nell'antichità: il mosaico si trova inserito nel pavimento della sala, le colonne sono continuate nella parte mancante con dei lunghi listoni, al muro sono infissi pannelli in legno dai quali fuoriescono strutture metalliche nere che sostengono epigrafi e reperti romani mentre altri oggetti sono conservati in teche di vetro. La pavimentazione e i leggii sono costituiti da grandi lastre di beola grigia, particolarmente adatta all'esposizione di sculture, le pareti sono in mattone chiaro e il soffitto è intonacato di bianco.
Sala II e III Sala II: La pavimentazione è costituita anche qui come nella sala I e III da grandi lastre di beola grigia, le pareti sono in mattone chiaro, il soffitto è decorato con gli stemmi della dominazione spagnola e mazzi di fronde e frutta. In alto a destra la statua di Talomone risiede su una base formata da travi in legno di noce massiccio, componibili. Al centro della sala si trova il monumento funebre di Bernabò Visconti e alla destra di questo quello della moglie. Sala III: Anche in questa sala si ritrovano pannelli in listoni di legno massiccio che conservano numerosi reperti. Le lastre tombali presenti per terra sono incavate nel pavimento mentre ai lati sono presenti statue sorrette da basamenti inclinati in granito. Mandorla di finestra a doppia faccia con supporto in ferro battuto. Il soffitto è affrescato con una scena della Resurrezione: sul pavimento sono presenti lastre tombali. I sostegni in legno sono formati da travi di noce massiccio combinabili e incastrati nelle guide del pavimento per permettere di variare la disposizione.
Sala IV
Nella sala sono presenti frammenti del pavimento originario della Chiesa di Santa Maria di Brera sostenuti da supporti in ferro battuto, come nella sala III. Vi è inoltre un espositore in legno massiccio sormontato da delle lastre in pietra che permettono di sostenere gli oggetti esposti. Ai piedi del Tabernacolo e del Mausoleo di Franchino Rusca si può notare un esempio delle tabelle esplicative che sono il legno con sovrastampa fotografica.
Sala V L'allestimento della sala e la denominazione di Cappelletta fanno focalizzare l'attenzione del visitatore sul Crocefisso ligneo. Questo è sostenuto da assi di legno che poggiano sulle due pareti laterali, sul soffitto e sul pavimento. La croce è posizionata in modo tale che all'ingresso del visitatore questa appaia centrale. Sui ripiani di noce, sostenuti da mensole in ferro battuto, sono presenti sculture del XIV secolo. Inoltre sono visibili sulla parete gli spinotti in bronzo fuso per la variazione dell'ordinamento museografico. Il pavimento è in porfido con un frammento della lapide tombale incavata al suolo, in alto a destra è posizionato un capitello del XVI secolo mentre le pareti sono a intonaco bianco. In basso il serramento dell'andito prospiciente la Corte Ducale con una composizione di vetrate colorate (XIV secolo).
Sala VI
Nel loro intervento i BBPR hanno mantenuto l'allestimento originale in memoria delle fasi salienti della storia cittadina. Al centro della sala si possono notare le due grandi lapidi; i supporti sono in intonaco di cemento a martellina grossa, il pavimento è in porfido mentre pannelli di noce massiccio circondano tutte le pareti della sala e sorreggono numerose sculture e bassorilievi. La campana si trova anch'essa al centro della sala, a fianco alla lapide, sorretta da travi in legno di noce ad incastro.
Sala VII