L'opera di Georges Simenon presenta alcune caratteristiche fondamentali.

Oltre ai numerosissimi romanzi scritti sotto pseudonimo - la parte più popolare della sua opera, che gli verrà rimproverata per quasi tutta la sua carriera - Georges Simenon scrisse complessivamente settantacinque Maigret, centodiciassette romanzi in senso pieno - che Simenon chiamava "romanzi duri" o "romanzi-romanzi" - e oltre cinquecento racconti, tra i quali ventotto racconti con Maigret protagonistaDubois e Denis, Introduzione a Georges Simenon Romanzi, volume I, Milano, Adelphi, 2004, p. XV-XVI., seguendo per ogni opera un preciso "rituale di scrittura",Dubois e Denis, Introduzione, cit., p. XVI. da lui stesso più volte descritto. Questo significa una media di cinque volumi all'anno. Il che non smise mai di far storcere il naso agli osservatori di Simenon, scettici di fronte ad un'opera che appariva troppo abbondante per essere di buona qualità.

A partire dal 1931, lavorò presso tre editori differenti (Fayard, Gallimard e Presses de la Cité),Dubois e Denis Introduzione, cit., p. X. raggiungendo la definitiva consacrazione attraverso un percorso lento e laborioso, che tuttavia non gli consentì di entrare interamente nel pantheon della letteratura francese.Dubois e Denis, Introduzione, cit., p. LXXVI.

Con la creazione del personaggio di Maigret, diede vita a un nuovo tipo di romanzo poliziesco, non più incentrato sulla risoluzione dell'enigma, ma sulla comprensione delle ragioni di vittime e carnefici e delle peculiarità del loro gruppo sociale di appartenenza..

Costanti Il comportamento di Simenon nei confronti dei suoi editori fu segnato da alcune costanti:Dubois e Denis, Introduzione, cit., pp. XXVIII-XXXI. l'esigenza di esclusiva: Simenon esigette sempre che ai suoi romanzi fosse dato un risalto particolare. Ottenne spesso che venissero pubblicati in collane specifiche, create su misura per lui, recanti il suo nome o la sua sigla; l'attenzione per ogni stadio della creazione del libro: dai menabò ai bozzetti di copertina, dalla confezione al formato, Simenon pretese piena libertà di scelta su ogni aspetto editoriale. Non smise mai di tentare di dare forma ad un libro economico e appetibile per il grande pubblico, ma capace di non scadere nella volgarità del classico romanzo popolare; l'attenzione per il problema del denaro e dei diritti: Simenon non volle mai vendere alcun diritto legato ai suoi libri, facendo suoi in questo modo gli utili derivanti dalla pubblicazione delle sue opere su giornali e riviste.

Questo atteggiamento non denota la spietatezza di un duro uomo d'affari, bensì una concezione dell'opera letteraria sui generis: la letteratura di Simenon cerca di collocarsi a metà fra quella nobile, di alto profilo, restia ad ogni intento commerciale, e quella a grande diffusione. La concezione che Simenon ha dello scrittore è quella del buon artigiano, che, pur non rifiutando di guadagnare, non rinuncia alla qualità.

Il metodo di scrittura Il rituale Per essere così costante e permanente, una prolificità di questo tipo presupponeva inevitabilmente una gestione del tutto razionale della scrittura: si tratta del famoso "rituale di scrittura", di cui Simenon parlò spesso. Per Simenon la stesura del romanzo è costituita da quattro tappe obbligatorie:

ambientamento: concentrandosi e facendo lunghe passeggiate, con il rischio di risultare persino scontroso e irascibile, Simenon cerca progressivamente di entrare, nel giro di massimo tre giorni, in "stato di romanzo". Cerca di entrare nella pelle del personaggio principale e di delinearne le caratteristiche fondamentali, mentre l'intreccio narrativo viene momentaneamente lasciato in secondo piano.Dubois e Denis, Introduzione, cit., pp. XVI-XVII. Lo stesso Simenon diceva di questa fase di creazione del romanzo: «Quando sto per cominciare un romanzo, ne ignoro ancora il tema. Conosco soltanto una certa atmosfera, una certa linea melodica, come un motivo musicale. Molte volte all'inizio è semplicemente un odore...». ricapitolazione: entro due giorni, Simenon raggruppa le informazioni che gli saranno utili. È questa la fase in cui vengono scelti i nomi dei personaggi - il Fonds Simenon dell'Università di Liegi custodisce un fascicolo di nomi a cui lo scrittore faceva riferimento - e avviene la redazione della cosiddetta "busta gialla". Si tratta di buste color terra di Siena, su cui Simenon prese l'abitudine di preparare i propri romanzi, appuntandovi particolari riguardanti il protagonista. Svolgevano una funzione di sommari di consultazione, che l'autore poteva esaminare in qualsiasi momento per non commettere erroriDubois e Denis, Introduzione, cit., pp. XVII-XVIII.; redazione: solo nel suo studio, Simenon scrive dalle sei e mezzo alle nove del mattino, portando a termine un capitolo al giorno. Di conseguenza la redazione di un romanzo richiede da un minimo di una settimana nel caso di un Maigret, al massimo di una decina - o quindicina - di giorni nel caso dei "romanzi duri" più complessi;Dubois e Denis, Introduzione, cit., p. XVIII. revisione: subito dopo la redazione o anche a distanza di parecchie settimane, Simenon si dedica a una rifinitura puramente stilistica del materiale redatto, che richiede in media quattro o cinque giorni e non altera mai la struttura del racconto. In questo modo la creazione di un romanzo, dal concepimento alla revisione conclusiva, esige meno di un mese.Dubois e Denis, Introduzione, cit., p. XIX.

La trance Georges Simenon non mancò mai di sottolineare come la stesura di un romanzo significasse per lui un grande sforzo fisico e psicologico: durante la prima fase di ambientamento provava forte inquietudine e angoscia, tanto da concepire il romanzo come un peso di cui disfarsi al più presto.Dubois e Denis, Introduzione, cit., p. XX. La redazione avveniva in una condizione che Simenon definì di "trance" - si spiega così la generale brevità dei romanzi di Simenon: non gli sarebbe stato possibile sostenere uno stato di così intensa alterazione per più di una decina di giorni - e che talvolta si traduceva in conati di vomito o crisi di singhiozzo. A stesura conclusa, lo scrittore si dichiarava "svuotato", "sfibrato" e privo di energie.

La concezione della scrittura Questo metodo di scrittura rivela due concezioni contrapposte: da un lato il metodo di procedere di Simenon rientra in un concetto di "predestinazione" dello scrittore: la trance presuppone un impulso che attraversa il romanziere inducendolo a scrivere, senza però che egli possa razionalmente capire in che cosa esso consista; ma dall'altro egli insistette spesso sulla scrittura come "mestiere": quella di Simenon era una visione artigianale della scrittura, per cui quella dello scrittore è una vera e propria professione.Dubois e Denis Introduzione, cit., p. XXI. Fu lo stesso Simenon a dire:

A suo avviso, l'abilità di scrittura si ottiene mediante l'esercizio e la perseveranza, e il romanziere diviene una figura simile al buon artigiano, che ripetendo all'infinito i soliti gesti finisce per compierli senza artificiosità di sorta.Dubois e Denis, Introduzione, cit., p. XXII. Una tale dimestichezza permette poi allo scrittore di entrare totalmente in stato di "trance" e di immergersi nel personaggio, tralasciando le preoccupazioni circa la tecnica romanzesca da adottare.

In questo senso, ogni opera di Georges Simenon costituisce una tappa a sé stante: se al momento della revisione egli nutre alcuni dubbi, non modifica il manoscritto - in questo momento infatti non si trova nello stesso stato di concentrazione profonda della redazione - ma si ripromette di fare meglio alla prova successiva. Così ogni suo romanzo può essere visto come l'abbozzo del successivo, e la sua intera opera come l'enorme abbozzo del "grande romanzo", che, ovviamente, non porterà mai a compimento - anche se il romanzo autobiografico Pedigree, scritto tra il 1941 e il 1943, richiese uno sforzo inusuale in confronto al resto della sua produzione.

L'enorme produttività di Simenon si coniuga con la sua concezione della scrittura, per la quale la potenza creativa dipende dal numero di romanzi pubblicati; spesso viene fatto il confronto fra la prolificità romanzesca di Simenon e la sua sensualità compulsiva (Simenon era "l'uomo dalle diecimila donne").

Inoltre Simenon era animato da una vena tipicamente piccolo-borghese, che lo portava a pensare che la ricchezza potesse essere giustificata solamente con il duro lavoro.

Maigret L'origine del personaggio di Maigret - secondo la versione di Simenon - risalirebbe al settembre 1929, quando egli si trovava nella cittadina olandese di Delfzijl per riparare la sua barca, l'Ostrogoth: Maigret gli sarebbe apparso in una sorta di visione, e Simenon si sarebbe limitato a inserirlo nel romanzo Pietr-le-Letton.Dubois e Denis, Introduzione, cit., pp. XL-XLI. In realtà, le cose sembrano più complicate della versione mitizzata che ne dà l'autore: in primo luogo Pietr-le-Letton non è il primo Maigret, né è stato scritto a Delfzijl. Inoltre, Maigret è stato il frutto di una lenta e graduale elaborazione: appare per la prima volta in forma embrionale in L'amant sans nom (1928) nei panni dell'agente N.49 e successivamente in quattro romanzi scritti nel 1929 e pubblicati in momenti diversi: Train de nuit (Fayard, 1930) e La jeune fille aux perles (Fayard, 1932), firmati Christian Brulls, La femme rousse (Tallandier, 1933) e La maison de l'inquiétude (Tallandier, 1932) - in cui Maigret è ormai delineato nella sua interezza, con l'ufficio al Quai des Orfévres e l'appartamento in boulevard Richard-Lenoir - firmati Georges Sim.

In breve tempo Maigret assurgerà a simbolo del romanzo poliziesco. Eppure, a differenza di altri investigatori celebri - come Holmes, Rouletabille o Poirot - Maigret è un antieroe: è un uomo comune, un modesto impiegato soggetto anche a fallimenti e delusioni (sin da L'affare Saint-Fiacre).Dubois e Denis, Introduzione, cit., pp. XLIV-XLV. In aggiunta, il suo metodo di indagine si caratterizza per la mancanza di razionalità e deduzione. Esso può essere distinto in due fasi: una di cosiddetta impregnazione, e l'altra di fantasticheria. Durante la prima, Maigret si lascia immergere dall'atmosfera del luogo, cerca di capirne l'essenza vitale, si identifica con le persone coinvolte, instaurando con loro un rapporto di simpatia e talvolta di connivenza - e così riproduce il legame che Simenon prova per i suoi personaggi.

Il suo ruolo si trova a metà fra quello di medico di famiglia, di psicoanalista e di assistente sociale. Lui stesso si definisce un "riparatore di destini":Dubois e Denis, Introduzione, cit., p. XLVIII.

Attraverso Maigret, Simenon dichiara la sua "etica letteraria": vivere la vita degli altri, comprendere e non giudicare (motto presente nel suo ex libris). Infatti diceva:

Durante la seconda fase Maigret tenta di inserire particolari incoerenti - in genere dettagli di carattere sociale, come le scarpe gialle ai piedi dell'umile Louis Thouret in Maigret et l'homme du banc o l'assuefazione del borghese René Josselin alle scommesse in Maigret et les braves gens - in una trama chiarificatrice che porti alla soluzione dell'enigma. L'individuazione del colpevole non avviene per intuizioni fulminee o ragionamenti contorti, ma attraverso l'analisi di fatti e aspetti non materiali: le indagini infatti si sviluppano a partire da particolari dell'atmosfera che l'ambiente del luogo promana. Si spiegano così la ricorrente evocazione di atmosfere locali nei Maigret e il ritmo temporale fatto di lentezza e riflessione che li caratterizza - Maigret nei momenti più critici del racconto si immerge in lunghi interrogatori e in indagini lente e dispersive.

Un poliziesco differente