La disuguaglianza economica o divario tra ricchi e poveri indica le disparità nella distribuzione del patrimonio economico (ricchezza) e del reddito tra gli individui di una popolazione. Il termine, di° disuguaglianza tra individui e gruppi all'interno di una società, ma può anche denotare disuguaglianza tra paesi.
Teorie
Esistono pareri discordanti sull'accettabilità morale e sull'utilità della disuguaglianza, e su quanta disuguaglianza sia necessaria o tollerabile in una società, e su come ci si debba comportare. Sostanzialmente, le opinioni di valore sulla disuguaglianza possono assumere una triplice veste.
Da un lato, vi è chi elogia la disuguaglianza come necessaria e utile poiché fornisce uno stimolo proficuo alla crescita economica, in quanto innesca una benefica competizione, individuale e collettiva, tra soggetti diseguali: questo processo, però, può esprimersi solo a condizione che gli operatori si muovano in una situazione di libero mercato, priva di significativi condizionamenti e interventi pubbliciJoseph E. Stiglitz, Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro, Einaudi, 2013 (p. 28).
D'altro canto, vi è chi, pur auspicandone il superamento, considera la disuguaglianza come un elemento congenito alla stessa natura del sistema capitalistico, necessario al suo funzionamento: sarà lo stesso sistema capitalistico a determinare il superamento quando si producano laceranti disparità economiche e sociali. Vi è, infine, chi la considera come un problema sociale ed economico, soprattutto quando raggiunge particolari intensità: secondo questa visione, politiche di contrasto alla disuguaglianza si ripercuotono positivamente sull'intero sistema economico e sociale e non solo su coloro i quali sono gli immediati beneficiari di quelle politiche. Quest'ultima opinione, da un punto di vista economico, può essere ricondotta a un pensiero di matrice keynesiana; dal versante politico, è ricollegabile a una politica di tipo socialdemocratico.
Storicamente le disuguaglianze sono state ridotte o da contingenti maligni come guerre, carestie, epidemie, o da contingenti benigni come l'aumento dell'istruzione, sistemi di tassazione progressiva, politiche miranti la redistribuzione delle ricchezze e delle opportunitàWalter Scheidel,The great leveler. Violence and the history of inequality from the stone age to the twenty-first century, Princenton University Press, 2017Milanovic B., Ingiustizia globale. Migrazioni, disuguaglianze e il futuro della classe media, 2017, Roma, Luiss University Press.
Misura della disuguaglianza nel mondo oggi La disuguaglianza economica varia tra le società e nei diversi periodi storici: tra strutture o sistemi economici (come capitalismo e socialismo), guerre passate e future, differenze nella capacità degli individui di creare ricchezza, sono tutti fattori in grado di generare disuguaglianza economica. Esistono diversi indici numerici per misurare la disuguaglianza economica. Il coefficiente di Gini è un indice molto usato, ma ci sono anche molti altri metodi.
Uno studio intitolato "Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising" (Divisi restiamo: perché la disuguaglianza continua a crescere) della Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) raggiunge conclusioni sulle cause, conseguenze e implicazioni politiche del continuo amplificarsi della estremizzazione di ricchezza e povertà per tutti i paesi membri, (OCSE 2011-12-05). "La disuguaglianza dei redditi nei paesi dell'OCSE ha raggiunto il livello più alto dell'ultimo mezzo secolo. Nei paesi dell'OCSE, il reddito medio del 10% più ricco della popolazione è circa nove volte quello del 10% più povero, salendo rispetto alle sette volte di 25 anni fa." sia in Israele che negli Stati Uniti la disuguaglianza è cresciuta ulteriormente partendo da valori già alti. "Altre nazioni tradizionalmente più egualitarie, come la Germania, la Danimarca e la Svezia, hanno visto il divario tra ricchi e poveri espandersi da 5 a 1 degli anni '80, a 6 a 1 degli anni 2000."
Secondo uno studio condotto dal World Institute for Development Economics Research Università delle Nazioni Unite nel 2000 l'1% degli adulti ricchi possedevano da soli il 40% dei beni del mondo. Le tre persone più ricche possiedono più beni finanziari delle 48 nazioni più povere prese assieme. La ricchezza complessiva dei milionari con più di 10 milioni di dollari è cresciuta fino a raggiungere nel 2008 i 41 bilioni di dollari. Nel 2001, il 46.4% della gente nell'Africa subsahariana viveva in estrema povertà."Birth rates 'must be curbed to win war on global poverty'". The Independent. January 31, 2007. Non solo quasi la metà di tutti i bambini indiani sono denutriti, ma risulta malnutrito anche un terzo di quelli del quinto più ricco della popolazione.
Nel corso degli ultimi venti anni prima dell'inizio della crisi finanziaria globale, il vero reddito disponibile delle famiglie è aumentato in media dell'1,7% all'anno nei 34 paesi membri. Tuttavia, il divario tra ricchi e poveri si è allargato nella maggior parte delle nazioni - la risorsa giornalistica dell'OCSE (2011-05) dal titolo "Crescenti disuguaglianze dei redditi nei paesi dell'OCSE" sostiene che con le sole eccezioni di Francia, Giappone e Spagna, i salari del 10% dei lavoratori meglio pagati sono aumentati rispetto a quelli del 10% pagati meno ed il differenziale tra il 10% più alto e quello più bassi varia molto da paese a paese: "Mentre questo rapporto è molto più basso nei paesi nordici ed in quelli dell'europa continentale, si innalza a 14 a 1 in Israele, Turchia e Stati Uniti, per raggiungere il valore di 27 a 1 in Cile e Messico."
Nonostante la discussione in atto sulle attuali tendenze della disuguaglianza globale, la questione non è stata definitivamente chiarita, e questo vale sia per la disuguaglianza tra paesi che quella all'interno dei singoli paesi. I dati e le stime esistenti suggeriscono un forte aumento nella componente internazionale (e più in genere inter-macro-regionale) tra il 1820 ed il 1960. Potrebbe poi essere leggermente calata a spese di un aumento della disuguaglianza all'interno dei singoli paesi.NOVOTNÝ, J. (2007): On the measurement of regional inequality: does spatial dimension of income inequality matter? The Annals of Regional Science, 41, 3, 563-580. http://web.natur.cuni.cz/~pepino/NOVOTNY2007AnnalsofRegionalScience.pdf
L'economista Branco Milanovic ha pubblicato più volte studi che dimostrano che la disuguaglianza economica nel mondo è in diminuzione
Cause della disuguaglianza Ci sono molte teorie sulle cause della disuguaglianza all'interno delle società e tra le varie società. "Il singolo fattore più importante è stato la crescita della disuguaglianza di compensi e salari (OCSE 2011-12-05)." Secondo l'economista Thomas Piketty il fattore principale sono le successioni ereditarieThomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo, Bompiani, 2014..
Queste cause sono spesso in relazione tra loro. Tra i fattori riconosciuti che influiscono sulla disuguaglianza economica troviamo: eredità o lasciti attività illecite o criminali, bottini di guerra maggiore disuguaglianza in compensi e salari lavoratori con alti livelli di specializzazione guadagnano di più di quelli con specializzazione bassa o nulla concentrazione della ricchezza mercato del lavoro globalizzazione mutamenti tecnologici riforme politiche tasse istruzione divari nell'informatizzazione e nella crescita tecnologica razzismo discriminazione sessuale cultura modello di sviluppo preferenze personali rispetto al lavoro, al tempo libero ed al rischio capacità innate nepotismo consumi protezionismo legislativo dei capitali
Secondo il rapporto The world at work: Jobs, pay, and skills for 3.5 billion people del McKinsey Global Institute, dal 1980 al 2010 il numero di lavoratori a livello mondiale è aumentato da 1.7 a 2.9 miliardi, con una proiezione di 3.5 miliardi nel 2030. Nei Paesi dell'OCSE, la media di ore lavorate è scesa da 1.860 ore/anno a circa 1.720 ore annuali pro-capite. Nello stesso tempo, è diminuita di quasi sette punti percentuali la quota di PIL destinata ai salari, e dal 2008 è emerso un trend globale all'allargamento della forbice retributiva con un'impennata delle occupazioni a basso reddito a fronte di un netto calo delle opportunità per le classi intemedie, e con un 20% di lavoratori che ha visto aumentare il proprio tenore di vita. Mercato del lavoro La causa principale della disuguaglianza all'interno di un'economia di mercato è la determinazione dei compensi secondo i meccanismi del mercato del lavoro. La disuguaglianza è legata alle differenze nella domanda ed offerta per diversi tipi di lavoro. In un sistema produttivo puramente capitalistico (ossia dove le organizzazioni dei lavoratori e dei professionisti non possono limitare il numero dei lavoratori) i compensi per i lavoratori non saranno controllabili né da queste organizzazioni, né dal datore di lavoro, bensì dal mercato. I salari funzionano come i prezzi di qualsiasi altra merce. Così, i salari possono essere considerati una funzione del prezzo di mercato di una certa competenza. E quindi, la disuguaglianza viene determinata da questo prezzo. Secondo la legge della domanda e dell'offerta, il prezzo di una competenza verrà determinato dal punto di incontro tra la domanda e l'offerta di lavoratori con una certa specializzazione. Dovremmo aspettarci che il prezzo salga quando la domanda supera l'offerta, e viceversa. Se un datore di lavoro offrisse salari sotto il livello del mercato si troverebbe cronicamente sotto-staff. La competizione si avvantaggerebbe di questa situazione offrendo compensi più alti per sottrarre i lavoratori migliori. Per un imprenditore, principalmente motivato dalla massimizzazione del profitto, sarebbe perdente offrire ai lavoratori compensi fuori mercato, sia troppo alti che troppo bassi.
Secondo questo modello, se un particolare lavoro può essere svolto da più lavoratori in competizione fra loro, rispetto ad un altro, al primo posto corrisponderà un salario più basso. Questo avviene perché la concorrenza tra i lavoratori tenderà ad abbassare il compenso. Un esempio di questo fenomeno lo vediamo nei salari dei lava-piatti o degli addetti al servizio-clienti. La concorrenza tra i lavoratori può abbassare i salari in virtù della sostituibilità di un lavoratore rispetto al suo particolare ruolo. Quando un tipo di lavoro trova solo pochi lavoratori disponibili e capaci di svolgerlo (bassa offerta), in contrasto con un grande bisogno di lavoratori di quel tipo (domanda alta), allora a questo lavoro corrisponde un compenso alto. Questo avviene perché i datori di lavoro in concorrenza tra loro per dipendenti alzano il salario che offrono. Esempi di questo sono i lavori che richiedono alti livelli di specializzazione, rare abilità, oppure coinvolgono alti livelli di rischio. La concorrenza tra datori di lavoro alza i salari in virtù della natura particolare del lavoro, quando scarseggiano i lavoratori in grado di svolgerlo. Un'organizzazione professionale potrebbe limitare il numero di lavoratori disponibili per un certo lavoro, questo alzerebbe la domanda per quel tipo di lavoratore e produrrebbe quindi redditi più alti per gli associati.
Gli associati ad organizzazioni del lavoro possono anche ottenere salari più alti attraverso trattative sindacali, influenza politica, o corruzione.
Queste interazioni tra domanda ed offerta del mercato del lavoro risultano in una gradazione di livelli di compensi all'interno di una società che influenza la disuguaglianza economica in maniera significativa.
Tasse Un'altra causa determinante della pessima disuguaglianza economica è il rapporto con cui vengono tassati i redditi, associato alla progressività del sistema di tassazione.