Ĕlōhīm () è il nome in ebraico biblico attribuito alla divinitàUtet, Grande Dizionario Enciclopedico, voce "Elohim". e un titolo del Dio di Israele nell'Antico TestamentoTreccani, Enciclopedia online, voce "Elohim", seppure il termine sia grammaticalmente un termine plurale.
Nella tradizione cristiana è spesso tradotto con "Dio" e se riferito a Yahweh è inteso come il Dio unico di IsraeleSi veda: la voce Elohim di Helmut Ringgren in G. Johannes Botterweck e Helmer Ringgren (a cura di), Grande lessico dell'Antico Testamento , Brescia, Paideia, Vol 1, 1988, coll. 565-610; L. Koehler / W. Baumgartner, Hebräisches und aramäisches Lexikon zum Alten Testament, Vol 1, 1967, pp. 51-52; Terrance R. Wardlaw, Conceptualising Words for God within the Pentautech. A Cognitive-Semantic Investigation in Literary Context, JSOTS 495, New York/Londra, Bloomsbury, 2008.. Viene utilizzato il termine al plurale per riferirsi ad una entità singola per vari motivi, il principale è quello di esaltare la grandezza di Dio. La Chiesa interpreta questo concetto, riportato nella Bibbia, per indicare "Dio e gli angeli". L'uso alternativo di questo nome e del nome Yahweh nel Pentateuco ha consentito alla "teoria delle quattro fonti" di isolare due correlati, detti "fonte elohista" e "fonte yahwista", dei quali è dedotta la combinazione nella composizione dei cinque libri.
Con il significato di "dio, divinità", il nome è attribuito anche ad altre divinità individuali, ad esempio Astarte, Moloch, Chemosh e Kos, dèi nazionali rispettivamente dei Sidoni, degli Ammoniti, dei MoabitiL. Boadt, C. Carvalho, Pastoral Essays in Honor of Lawrence Boadt, CSP: Reading the Old Testament, Paulist Press, 2013. e degli Edomiti. Anche il Sinedrio, Mosè e Davide vengono chiamati "elohim", in questo caso con il significato di "legislatore".
Al termine sono poi attribuiti vari altri significati nei seguenti passi: , , e nel frammento 11Q13 dei Rotoli di Qumran.
Etimologia
Gli studiosi non sono concordi sull'etimologia di questo termine ripetuto quasi 2600 volte nella Bibbia. Il Dictionary of Deities and Demons in the Bible (Dizionario delle divinità e demoni nella Bibbia)Il Dictionary of Deities and Demons in the Bible (DDD) è un'opera accademica di riferimento curata dagli storici Karel van der Toorn, Bob Becking e Pieter Willem van der Horst, e che contiene articoli/saggi specialistici sugli dei, angeli e demoni citati nei libri della Bibbia ebraica, Septuaginta e Apocrifi, come anche quelli della Bibbia cristiana e della letteratura patristica. la prima edizione (Brill) è uscita nel 1995 e fu scelta da Choice, rivista della American Library Association (Associazione delle Biblioteche Americane) come miglior lavoro di consultazione del 1996. La seconda edizione ampiamente riveduta (Eerdmans, 960pp) è uscita nel 1999. Una versione elettronica è stata presentata nel 2001. Tra i consulenti contributori si annoverano Hans Dieter Betz, André Caquot (1923–2004), Jonas C. Greenfield (1926–1995), Erik Hornung Professore di egittologia all'Università di Basilea, Michael E. Stone dell'Università Ebraica di Gerusalemme e Manfred Weipert dell'Università di Heidelberg. definisce "elohim" quale plurale di eloah, forma estesa del nome comune semitico "'il" (ʾēl).K. van der Toorn, Bob Becking, Pieter Willem van der Horst (curatori), Dictionary of deities and demons in the Bible (2ª ediz. riveduta, Brill, 1999) ISBN 90-04-11119-0, p. 274, 352-3 Contiene l'aggiunta di una heh come terza radicale (triconsonantica) della radice biconsonantica. I dibattiti sull'etimologia di elohim si basano essenzialmente su questa espansione.Le varie proposte sull'etimologia sono raccolte in Theologisches Wörterbuch zum Alten Testament, Vol 1 (1973) p. 295. (tr. it. Grande Lessico dell'Antico Testamento, Brescia, Paideia, 1988 ss.) Una possibile parola imparentata, al di fuori dell'ebraico, si trova nell'ugaritico ʾlhm, nell'aramaico biblico ʼĔlāhā e successivamente nel siriaco Alaha "Dio", in arabo ʾilāh "dio, deità" (o Allah come "Il Dio [unico]").
"El" (la base della radice estesa ʾlh) deriva usualmente da una radice che significa "essere forte" e/o "stare davanti".
Religione cananea
La parola el (singolare) è un termine standard per "dio" in altre lingue semitiche correlate, tra cui la lingua ugaritica.
Nel ciclo ugaritico di Baal si legge dei "settanta figli di Asherah". Ciascun "figlio di dio" si riteneva fosse la divinità originatrice di un popolo particolare (Keilschrift Texte aus Ugarit 2 1.4.VI.46). Un collegamento a questo mito si ritrova in Genesi, in cui si descrivono i "figli di Dio" che giacciono con le "figlie degli uomini" ().John Day, Yahweh and the gods and goddesses of Canaan, Sheffield Academic Press, 2001, p. 23.
Elohista
Elohim ricorre frequentemente in tutti i testi tramandati della Tōrāh. In alcuni casi (per esempio, : "...Elohim lo chiamò di mezzo al roveto e disse..."), ha funzione di nome singolare nella grammatica ebraica e generalmente si considera che denoti il Dio unico di Israele. In altri casi, elohim funziona come plurale comune della parola elohah e si riferisce alla nozione politeistica di divinità multiple (per esempio : "Non avrai altri dèi di fronte a me.").John J. McDermott, "Reading the Pentateuch: a historical introduction", Pauline Press, 2002, p. 21. ISBN 978-0-8091-4082-4
La scelta della parola o parole per indicare Dio varia nella Bibbia ebraica (Tanakh). Secondo l'ipotesi documentale queste variazioni sono la prova di diversi testi di partenza: Elohim è usato come nome di Dio nella fonte elohista (E) e nella fonte sacerdotale (P, dal tedesco Priestercodex), mentre Yahweh è usato nella tradizione jahvista (J). La critica delle forme asserisce che la differenza dei nomi potrebbe essere il risultato di origini geografiche; le fonti P ed E potrebbero provenire dal nord e J dal sud.H. H. Schmid, Der Sogenannte Jahwist, Zurigo: TVZ, 1976. Ci potrebbe inoltre essere un punto teologico, affermato dalle fonti elohista e sacerdotale, che Dio non ha rivelato il suo nome, Yahweh, a nessuno prima del tempo di Mosè, sebbene alcuni studiosi affermino che la fonte jahvista fosse a conoscenza dei libri profetici sin dai secoli VII e VIII a.E.V...
Mentre la fonte jahvista presenta un Dio antropomorfo che poteva camminare nel Giardino dell'Eden in cerca di Adamo ed Eva, la fonte elohista rende Elohim più distante e coinvolge frequentemente gli angeli. Ad esempio, è la versione Elohista del racconto della Scala di Giacobbe che presenta una scala di angeli con Elohim in alto, mentre nel racconto Jahvista è solo un sogno in cui Yahweh è semplicemente al di sopra del luogo, senza scala o angeli. Allo stesso modo, il racconto elohista descrive Giacobbe veramente in lotta con Dio (Richard Elliott Friedman, The Bible With Sources Revealed, HarperCollins, 2003, p. 65 & passim. ISBN 978-0-06-073065-9)
L'ipotesi documentale classica sviluppata nel XIX secolo presupponeva che le porzioni elohiste della Torah fossero state composte nel IX secolo a.E.V. (cioè durante il primo periodo del Regno di Giuda). Questo è ben lungi dall'essere universalmente accettato oggi, in quanto vi è prova di una successiva "redazione elohista" (giudaismo postesilico) durante il V secolo a.E.V., il che rende difficile determinare se un dato brano sia "elohista" in origine, o solo a seguito di una tarda redazione.Umberto Cassuto, The Documentary Hypothesis and the Composition of the Pentateuch: Eight Lectures, tradotto in dall'ebraico da Israel Abrahams, Magnes Press, Gerusalemme, 1961.
Bibbia ebraica La parola elohim ricorre più di 2.500 volte nella Bibbia ebraica, con significati che vanno da "dio" in senso generale (come in , dove descrive "gli dèi d'Egitto"), ad un dio specifico (per esempio in , dove descrive Camos "dio dei Moabiti", o ai frequenti riferimenti a Yahweh quale "elohim" di Israele), a demoni, serafini e altri esseri soprannaturali, agli spiriti dei morti fatti evocare da Saul in e persino a re e profeti (per es. ). La frase bene elohim, usualmente tradotta "figli degli dèi", ha un parallelo esatto nei testi ugaritici e fenici per riferirsi al concilio degli dèi.
Elohim occupa il settimo rango su dieci, nella famosa gerarchia angelica ebraica del rinomato rabbino e filosofo medievale Maimonide. Maimonide afferma: "Devo premettere che ogni ebreo [ora] sa che il termine elohim è un omonimo e denota Dio, gli angeli, i giudici e i sovrani delle nazioni..."
Grammatica – singolare o plurale
Letteralmente è il plurale di El (ebraico אל, greco Ἔλ) o Eli, in accadico Ilu 𒀭 (sumero An) con il suffisso ebraico -im che indica un plurale maschile, che significa individuo che sta sopra quindi linguisticamente significa individui superiori.. Tuttavia con elohim la costruzione è grammaticalmente al singolare, (cioè regge un verbo o aggettivo singolari) quando si riferisce al Dio ebraico, ma grammaticalmente al plurale (cioè reggendo un verbo o aggettivo plurali) quando usato per divinità pagane (; ).Si vedano le versioni in del Codice di Leningrado: Salmi 96:5 e Salmi 97:7. Il fenomeno è definito "plurale astratto concretizzato".Joel S. Burnett, A Reassessment of Biblical Elohim, SBL Dissertation Series, Atlanta 2001, pag. 15.. Da notare che anche gli esseri umani possono avere nomi che finiscono al plurale, come Efraim, figlio di Giuseppe.
Il nome plurale
L'interpretazione per cui il nome sarebbe plurale lo collega per alcuni studiosi al nome singolare El, che presso i pastori proto-semiti indicava l'Ente Supremo che è nei cieli e si rendeva con desinenza nelle forme Elum o IlumUtet, Grande Dizionario Enciclopedico, voce ""El".. Altre teorie vogliono invece il termine come forma plurale di Elohah (אלוה), oppure di alah (timore).
L'idea di pluralità del nome di Dio ha prodotto interrogativi circa una eventuale ipotesi di senso politeista, ma quando è usato con significato di Dio il nome è preceduto da articolo e guarnito di verbi e aggettivi singolari; in ogni caso agli Ebrei fu vietato l'uso di questo nome, ad evitare rischi di contaminazioni con il politeismo degli Dei romani.