Il Ducato di Sora, già contea, fu un dominio feudale costituito nell’ambito del Regno di Napoli e occupava la parte sud-orientale dell'odierna regione Lazio, a ridosso dell'Abruzzo.

Il suo territorio è parte del Lazio storico-geografico (il Lazio propriamente detto) e in particolare dell'Alta Terra di Lavoro.

Dominio Il suo territorio nella massima estensione storica seguiva ad ovest il corso del fiume Liri, che lo separava dallo Stato Pontificio; a sud confinava presso Pico con l'amministrazione provinciale di Terra di Lavoro costituita in età angioina, presso il vecchio confine del ducato di Gaeta, e con l'exclave pontificia di Pontecorvo; ad est invece incontrava i possedimenti dell'Abbazia di Montecassino (Terra di San Benedetto, da Castrocielo ad Atina), annessi sotto il governo di Giovanni Della Rovere insieme al castello di Ambrifi (Lenola). A nord non superava i limiti dell'attuale Abruzzo confinando con la contea di Celano e con il contado di Molise, poi dal dominio angioino con lAprutium citeriore e lAprutium ulteriore.

Comprese le città di Sora, Alvito, Arce, Rocca d'Arce, Roccavivi dal 1208 per circa un secolo, concessa al fratello Riccardo, dei conti di Segni, da Papa Innocenzo III, Brocco (odierna Broccostella), Castelluccio (odierna Castelliri), Coldragone, già frazione di Rocca d'Arce (attualmente comune con il nome di Colfelice), Fontana (oggi Fontana Liri), Isola di Sora (oggi Isola del Liri), Castrocielo, Colle San Magno, Terelle, Roccasecca, Aquino, Santopadre, Schiavi (attuale Fontechiari), Casale (oggi Casalattico), Casalvieri, Pescosolido e Arpino.

Capitale

La sede dei duchi, quando l'amministrazione era diretta, generalmente si collocava tra il palazzo ducale di Sora e il Castello Boncompagni - Viscogliosi di Isola di Sora (oggi Isola del Liri), noto anche come Castello ducale.

Storia Il feudo dei Cantelmo

Il titolo comitale era stato concesso nel 1399 e nel 1443 al conte di Sora, Nicola Cantelmo, che ottenne dal re di Napoli Alfonso I di Napoli il titolo ducale per acquisire il consenso dei Cantelmo contro gli Angioini grazie ai quali avevano ottenuto i primi privilegi feudali in Italia. Sotto il dominio aragonese inizia la lotta di Sora per conquistare sempre maggiore autonomia: attorno al 1460 il duca Piergiampaolo Cantelmi torna a schierarsi a favore del partito angioino, raccogliendo un primo esercito, vicino alle pratiche del brigantaggio, nel tentativo di acquisire autorità nella provincia pontificia di Campagna e Marittima e indipendenza dalla corona aragonese. Precedentemente fu fatto duca d'Alvito e Sora da Alfonso V d'Aragona, al cui feudo annesse un vasto patrimonio unitario di castelli tra l'Alto Sangro, Popoli e parte del Molise, dopo aver diseredato il fratello Giovanni. Nello stesso periodo fu anche concesso alle città di Sora e Alvito la possibilità di avere una propria zecca attiva dal 1459 al 1461, privilegio confermato dallo stesso Carlo VIII e perdurato fino alla sconfitta del partito angioino. Le monete dette cavalli recavano il nome del duca Giovanni Paolo Cantelmo e il titolo di Sorae Albetique dux con la croce gigliata angioina.

Il feudo dei Della Rovere

Papa Pio II, che sosteneva gli aragonesi, nel 1450 inviò contro i Cantelmo Federico da Montefeltro, il quale assediato Castelluccio e fatto prigioniero il comandante dell'esercito sorano Antonio Petrucci, ricondusse alla pace il ducato e i nobili ribelli furono nuovamente riassoggettati alla corona napoletana. Nel 1463 però i Cantelmo tornarono ad insorgere, infestando stavolta la Campagna e Marittima con scorribande e azioni militari. Sotto il comando di Napoleone Orsini, Pio II inviò l'esercito pontificio contro lo stato di Sora: l'Orsini conquistò prima Isola del Liri e poi Arpino, infine buona parte del sorano, che divenne poi un feudo papaleLuigi Centra, Castelli di Ciociaria tra storia e leggenda, Luigi Centra ed., Terracina 1996. Alla sconfitta dei Cantelmo corrispose la perdita per la famiglia del titolo ducale e i feudi restanti di Alvito e Popoli furono consegnati a Giovanni Cantelmo, fratello di Pergiampaolo, con il titolo di conte. Nel 1472 il papa Sisto IV Della Rovere, nell'organizzazione temporale dello stato pontificio, rinunziò ai diritti feudali su Sora. Il titolo di duca di Sora che perdeva definitivamente il feudo su Alvito, acquisì anche la giurisdizione sul feudo di Arce e fu concesso al nipote di Papa Sisto IV Leonardo Della Rovere, dal re di Napoli Ferdinando I, di cui sposò una figlia, Giovanna d'Aragona.

L'autonomia politica: Giovanni Della Rovere Nel 1475 muore Leonardo Della Rovere e il cugino Giovanni ottiene dapprima la Prefettura di Roma, acquisendo un ruolo sempre maggiore anche in Terra di Lavoro.

L'importanza politica del ducato cominciò ad emergere a seguito della battaglia di Fornovo, quando Carlo VIII di Francia incoronato Re di Napoli, fu sconfitto dal partito aragonese. A seguito di ciò fu organizzato a Isola di Sora da nobili abruzzesi e laziali, una congiura contro il potere aragonese restaurato, per riproporre il dominio francese sul Regno di Napoli e decentrare ulteriormente i poteri feudali nella valle del Liri. I protagonisti di quest'incontro furono Graziano de Guerres, capitano di Carlo VIII negli Abruzzi, Giovanni Paolo Cantelmi, Giovanni Della Rovere, Federico di Monfort e Giovanbattista Caracciolo. Ferdinando II di Aragona inviò contro i ribelli il Gran Capitano Consalvo de Cordova che espugnò i castelli di Isola e di Sora, anche se quest'ultima fu accanitamente difesa dall'umanista guerriero Mario Equicola. L'ascesa al potere di Carlo V in Europa decretò il fallimento della congiura, che si spense, lasciando però le tracce di una debole resistenza politica al dominio spagnolo che rafforzò il legame di Sora con le politiche nazionali pontificie.

La città fu anche base logistica delle spedizioni militari volte a riaffermare i diritti francesi sulla Campania e sugli Abruzzi, che intraprese Giovanni della Rovere, tra il 1494 e il 1501 (anno della sua morte). Duca di Sora e di Arce, signore di Senigallia, con Giovanni Paolo Cantelmi allestisce un esercito di fanteria e cavalleria per attaccare le truppe del partito aragonese insediate all'Aquila degli Abruzzi; conquista la città dopo aver sconfitto anche la postazione filoaragonese di Bartolomeo d'Alviano insediatasi a Tagliacozzo per difendere i confini settentrionali.

Nel 1495 conquista Ceprano, Montecassino e la Terra di San Benedetto (divenuta commenda di Giovanni de' Medici); il territorio ducale è alla sua massima estensione.Mariano Dell'Omo, Montecassino. Un'abbazia nella storia. Arti grafiche Amilcare Pizzi, Cinisello Balsamo (MI) 1999. Nel 1496 difende la valle del Liri dall'assedio di Prospero Colonna e Federico I di Napoli, perdendo però Esperia e Monte San Giovanni Campano, e per un breve periodo anche Arce, finché Papa Alessandro VI non riconfermò i suoi titoli di prefetto di Roma e duca di Sora.

L'ingerenza spagnola Alla morte di Giovanni, il titolo ducale passò al duca di Urbino Francesco Maria I Della Rovere che nel 1501, investito duca di Sora ufficialmente dal re di Francia Luigi XII, dovette difendere con successo Sora dalle mire espansionistiche di Cesare Borgia che assediava la città. Alessandro VI aveva disconosciuto tutti i diritti feudali dello Stato Pontificio lasciando il governo militare e politico dell'Italia centrale al Borgia: Sora fu difesa dai Della Rovere: la madre di Francesco Maria, Giovanna da Montefeltro, fuggita da Urbino in abiti maschili, prese il controllo del ducato e organizzò la resistenza. Morto Alessandro VI e sconfitto il Borgia, Francesco Maria, duca di Sora, ebbe anche da Giulio II il titolo di prefetto di Roma e generale di Santa Romana Chiesa, nonché Duca di Urbino e Senigallia. Nel 1516 Ferdinando d'Avalos fu assoldato da Carlo V per reprimere gli ultimi residui filofrancesi nel Regno di Napoli. Il ducato fu così sottratto ai Della Rovere, e per un breve periodo divenne possesso di Guglielmo di Croÿ: il nuovo duca insediò presso Carnello una cartiera gestita da un artigiano di Fossombrone. Nel 1528 Della Rovere riottenne il ducato per interessamento di Odet de Foix visconte di Lautrec con il beneplacito ufficiale dell'imperatore Carlo V del 30 maggio 1533, dopo la pace del sovrano asburgico con il papa Clemente VII.

A Francesco Maria della Rovere successero prima il Cardinale Giulio e poi suo fratello Francesco Maria.

La signoria dei Boncompagni I Boncompagni, che governarono Sora per due secoli e sedici anni, dal 16 marzo 1580 al 31 agosto 1796, erano originari di una nobile famiglia di Bologna.

Nel 1579 papa Gregorio XIII acquistò il feudo dai duchi di Urbino Della Rovere per donarlo al nuovo duca Giacomo Boncompagni, suo figlio, il quale ottenne nel 1583 anche i feudi di Aquino e di Arpino che, acquistati ai D'Avalos di Chieti, costituirono parte integrante del nuovo ducato, divenuto così una vera e propria signoria solo nominalmente legata ai vincoli feudali della corona di NapoliLauri A., I principi Boncompagni-Ludovisi nel Ducato di Sora, in Roma XII n 10, pp. 453-462, Tipografia Cappelli, Rocca San Casciano 1934.. L'insediamento dei Boncompagni della media Valle del Liri fu permesso grazie alla mediazione politica del cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria, coinvolto nei piani politici di Ferdinando de' Medici, il quale era interessato a costituire un nuovo centro di potere vicino a Roma in grado di contrastare l'espansionismo politico dei Farnese. Sul modello del Ducato di Castro anche nel Lazio meridionale nacque una signoria in grado di influire sulle politiche della Chiesa di Roma: nel 1585 grazie all'appoggio di Giacomo Boncompagni fu eletto papa Sisto V, così fu sconfitto il partito dei Farnese che invece sosteneva Alessandro Farnese per il soglio pontificio.Wazbinski Z., Il cardinale Francesco Maria Del Monte (1549-1626). Mecenate di artisti, consigliere di pontefici e di sovrani, Olschki ed., 1994, pp. 45-49.

Giacomo Boncompagni poi sposò Costanza Sforza, la quale si interessò dei territori amministrati dal marito: abbellì il castello ducale di Isola del Liri con la realizzazione di un parco e commissionando una galleria interna di pregevoli stucchi raffiguranti con bassorilievi le città del ducato; istituì nel 1614 a Sora uno dei primi collegi gesuitici dell'attuale provincia di Frosinone, e fece edificare la chiesa di Santo Spirito, nell'omonima piazza a Sora.

Alvito, Aquino e Arpino I nuovi duchi poterono gestire in totale autonomia il territorio, incrementando ampiamente il benessere locale con il consolidamento dell'industria tessile ad Arpino e Sora e dell'industria della carta lungo il Liri. I Boncompagni tentarono anche di annettere al territorio sorano la contea di Alvito, ma furono ostacolati da Tolomeo Gallio, che nel 1595 entrò in possesso del feudo cominense. Nel 1583 comunque i duchi di Sora avevano già acquistato la Contea di Aquino per 243.000 ducati napoletani ai D'Avalos, sottraendo loro una parte cospicua di un grande feudo che da Aquino raggiungeva Arpino e Monte San Giovanni Campano, ed entrando in possesso di una delle zone più ricche di tutto il Lazio meridionale (la rendita della contea di Aquino ammontava a circa 8.300 ducati napoletani all'anno grazie alle industrie di Arpino)Baffoni G & Boncompagni-Ludovisi P., Jacopo Boncompagni, tipografia Pisani M., Isola del Liri 1997, in appendice..

La fondazione di Coldragone