La Repubblica di Ragusa (nota anche come Repubblica ragusea o, dal nome del suo santo protettore, Repubblica di San Biagio) è stata una repubblica marinara (Google libri, p. 129). (Google libri, p. 439). (Google libri, p. 121). (Google libri, pp. 98 e 128). . dell'Adriatico, esistita dal X secolo al 1808. La sua capitale era la città di Ragusa in Dalmazia; il suo territorio fa oggi parte della Croazia e in minima parte del Montenegro (Sutorina) e della Bosnia ed Erzegovina (Neum).

Il nome Secondo un famoso passo di Costantino Porfirogenito:

Nel tempo il nome della città venne scritto in vari modi, tutti derivanti dalla stessa radice: Lausa, Labusa, Raugia, Rausia, Rachusa e finalmente Ragusa.

Il nome slavo Dubrovnik deriva invece dalla parola dubrava, e cioè foresta di querce: questi alberi infatti ricoprivano un tempo la montagna di San Sergio (), sulle pendici della quale venne costruito il nucleo antico della città.

Geografia Il territorio di Ragusa comprendeva una sottile fascia della costa dalmata lunga e larga appena 5–10 km, che si estendeva dalla foce della Narenta alla Punta d'Ostro presso l'imbocco delle Bocche di Cattaro. Il più vecchio territorio (distretto) di Ragusa, nell'XI secolo, comprendeva la capitale, Gravosa, Breno, Gionchetto con Montagna di San Sergio, Malfi e Ombla. Nel corso dei secoli il Comune (poi Repubblica) di Ragusa acquisì l'arcipelago delle Elafiti (Giuppana, Isola di Mezzo e Calamotta) (1080), Lagosta (1272), la città di Stagno e l'intera penisola di Sabbioncello (1333), Meleda (1345), il Litorale Raguseo con Slano (1399) e Canali con la città di Ragusa Vecchia (1419 - 1427). Per soli tre anni (1414-1417) Ragusa tenne anche le isole di Curzola, Brazza e Lèsina, ma fu poi costretta a cederle a Venezia. La sua estensione era di circa . Da un punto di vista amministrativo, la Repubblica era divisa in dodici unità amministrative: la capitale, tre capitanati (Ragusa Vecchia, Iagnina e Sabbioncello) e otto contee (Canali, Breno, Slano, Stagno, Lagosta, Meleda, Giuppana, Isola di Mezzo).

Ragusa era anche arcidiocesi avente come suffraganee Stagno, Curzola, Trebigne e per un breve tempo Cattaro.

Storia Fondazione e periodo bizantino (614-1204) Nella prima metà del VII secolo (secondo la tradizione nel 614), epoca delle invasioni degli Slavi e degli Avari nella penisola balcanica, gli abitanti della città di Epidaurum (l'attuale Ragusa Vecchia, , pronuncia Zavtat) cercarono rifugio su un'isola di fronte alla costa, solo successivamente unita alla terraferma, che ha costituito il primo nucleo urbano di Ragusa. Seppur con notevole autonomia, la città fu da quel momento soggetta alla protezione dell'Impero Bizantino.

Durante questa epoca, Ragusa cominciò a sviluppare un attivo commercio nel Mediterraneo orientale. A partire dall'XI secolo si impose come città marittima e mercantile soprattutto nell'Adriatico, stringendo accordi e contratti con altre città; il primo contratto commerciale conosciuto risale al 1148 e fu stipulato con la città di Molfetta, ma per resistere contro lo strapotere veneziano in Adriatico fu determinante soprattutto l'alleanza con la Repubblica di Ancona (dal 1199). Le due città rinnovavano periodicamente i loro patti e ragusei ed anconetani si consideravano abitanti di città sorelle. Molti anconetani abitavano a Ragusa, e molti ragusei abitavano ad Ancona. Le due città diedero vita ad una via commerciale tra Europa occidentale e Medio Oriente alternativa a quella veneziana; questa via partiva da Costantinopoli, passava per Ragusa, Ancona, Firenze per giungere alle Fiandre e all'Inghilterra. Altre città alleate furono Pisa, Termoli e Napoli. In un trattato datato 29 agosto 1189 siglato con il bano di Bosnia Kulin, appare menzionato per la prima volta il nome slavo della città, Dubrovnik. Questa lettera è il testo di una concessione commerciale che il Bano offre alla Repubblica di Ragusa e ai suoi cittadiniFrancis F. Carter, Dubrovnik (Ragusa): A Classical City-state, Seminar Press, Londra-New York 1972, p. 44..

Storici come Praga affermarono che la Repubblica di Ragusa fu l'unico Stato dei Dalmati italiani venutosi a creare. La Repubblica di Ragusa è chiamata da alcuni studiosi la "quinta repubblica marinara di lingua italiana"Giacomo Scotti, Ragusa, la quinta repubblica marinara, p. 5..

Il periodo veneziano (1205-1358) Dopo la caduta di Costantinopoli durante la IV Crociata nel 1204, Ragusa cadde sotto il dominio della Repubblica di Venezia, dalla quale mutuò gran parte delle sue istituzioni. Il dominio veneto si prolungò per un secolo e mezzo, con brevi interruzioni (dal 1207 al 1211, dal 1215 al 1217 e dal 1232 al 1235); inoltre, dal 1230 al 1232, la città fu soggetta alla sovranità del despotato d'Epiro.

Il 10 giugno 1208 Ragusa firmò un patto di confederazione con Fano, che nella metà del secolo precedente aveva firmato un giuramento di fedeltà con la Serenissima, ancora in vigore all'epoca della confederazione con Ragusa.

In questa epoca venne a delinearsi l'assetto istituzionale interno della futura repubblica, con la comparsa del Senato (1252) e l'approvazione dello Statuto Raguseo (9 maggio 1272).

L'indipendenza (1358) Nel 1358, in seguito ad una guerra con il Regno d'Ungheria, Venezia fu costretta a rinunciare, con la pace di Zara, a gran parte dei suoi possedimenti in Dalmazia, compresa Ragusa, in favore dell'Ungheria. Per Ragusa ciò si concretò nel semplice trasferimento ai sovrani ungheresi di un tributo.

Ottenuto il diritto di autogoverno in cambio del vincolo di assistenza con la propria flotta e del pagamento di un tributo annuale al re di Ungheria, Ragusa iniziò la propria storia come stato indipendente. In quell'epoca la città venne fortificata e dotata di due porti. A metà del XV secolo la Communitas Ragusina iniziò a chiamarsi Respublica RagusinaJosip Vrandečić; Miroslav Bertoša, Dalmacija, Dubrovnik i Istra u ranome novom vijeku (in croato), Barbat (pag. 17). Negli stessi anni, anche la città federata di Ragusa, Ancona, passò dalla denominazione Comunitas Anconae a quella di Respublica AnconitanaL'atto fu siglato nel 1447 da papa Eugenio IV; è nel Liber croceus magnus, in Carisio Ciavarini, Collezione di documenti storici..., 1870. Fonte: Autori vari, Marche: Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro-Urbino guida verde, Touring Editore, 1998 (pag. 33).

Il periodo d'oro (XV e XVI secolo)

Basando la sua prosperità sul commercio marittimo, la Repubblica di Ragusa divenne la maggiore potenza dell'Adriatico meridionale e giunse a rivaleggiare con la Serenissima Repubblica di Venezia.

Ragusa fu in quel periodo la porta dei Balcani e dell'Oriente, luogo di commercio di vari metalli (argento, rame, piombo), sale, spezie e cinabro. Supportata dalla sua ricca e abile aristocrazia, Ragusa poté raggiungere il suo apogeo nei secoli XV e XVI grazie anche a convenienti accordi bilaterali di esenzione dalle tasse per le merci commerciate. L'alleanza con la Repubblica di Ancona fu rinnovata con la stesura di nuovi patti, sempre in chiave antivenezianaGiuseppe A. Possedoni (a cura di). Ciriaco d'Ancona e il suo tempo. Ancona, edizioni Canonici, 2002. (Atti del convegno internazionale organizzato nel marzo 2000 dal centro studi oriente-occidente). Ma non furono soltanto la potente flotta, che toccava i principali porti del Mediterraneo, e la fitta rete di consolati (ben 50) a fare di Ragusa una potenza: la città ebbe illustri figli che si distinsero nella letteratura e nelle arti.

A causa della sua particolare posizione geografica (una sottile striscia costiera con l'Impero ottomano alle spalle), lo Stato raguseo fu anche uno strenuo difensore del cattolicesimo, ed in tale veste si dimostrò intollerante anche verso la Chiesa ortodossa: in larghe parti del territorio furono registrate espropriazioni e conversioni forzose di massa. Come regola generale, i non cattolici erano esclusi dalla cittadinanza, oltre che dagli uffici pubblici e dalle alte magistrature dello Stato; il che obbligò numerosi mercanti serbo-erzegovesi alla conversione. Tuttavia la città non esitò ad ospitare dal 1492 gruppi di ebrei sefarditi espulsi dalla penisola iberica, che diedero ulteriore impulso all'importanza commerciale della città.

Dal punto di vista interno, la struttura della società era rigidamente impermeabile: i matrimoni misti erano vietati e gli appartenenti alle due classi inferiori non avevano alcuna influenza sul governo della Repubblica. D'altro canto, la Repubblica di Ragusa si dimostrò estremamente avanzata per altri versi: nel 1317 fu aperta la prima farmacia (una delle prime in Europa)Autori vari, Croazia, guida Michelin, 2009 (pagina 97), nel 1432 un ospizio per trovatelliAutori vari, Le Vie D'Italia. Rivista Mensile Del Touring Club Italiano, Volume 75, 1928 (pagina 60) e nel XVI secolo un lazzaretto per far passare la quarantena ai marinai provenienti da paesi in cui erano in corso delle epidemieVesna Pavic, Croazia. Guida completa, Giunti Editore, 2005 (pagina 130).

Ragusa era una delle città in cui più fiorente era la tratta degli schiaviTomoko Takahashi, Il Rinascimento dei trovatelli, Ed. di Storia e Letteratura, 2003 (pagina 43, nota 64), abolita nel 1416 su imposizione del re d'UngheriaMichele Campopiano, Marco Tangheroni, Per Marco Tangheroni: studi su Pisa e sul Mediterraneo medievale offerti dai suoi ultimi allievi, ETS, 2005 (pagina 70); (EN) Richard Oluseyi Asaolu, Slavery(pagina 211), 400 anni prima della Gran Bretagna (1833) e degli Stati Uniti (1865)(EN) Piers Letcher, Robin McKelvie, Jenny McKelvie, Dubrovnik: The Bradt City Guide, Bradt Travel Guides, 2007 (pagina 9).

La vecchia bandiera della repubblica era caratterizzata dal motto Libertas, mentre l'ingresso alla fortezza di San Lorenzo (Lovrijenac, situata appena al di fuori delle mura cittadine) reca ancora l'iscrizione Non bene pro toto libertas venditur auro ("La libertà non si vende per tutto l'oro del mondo"). Di fronte alla prorompente avanzata ottomana nella penisola balcanica e in seguito alla sconfitta ungherese nella battaglia di Mohács (1526), Ragusa cambiò fronte e passò sotto la supremazia formale del sultano ottomano, obbligandosi a pagargli un simbolico tributo annuale: un'abile mossa che le permise di salvaguardare la sua indipendenza.

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