La Romagna toscanaToscana è qui usato come aggettivo e va scritto in minuscolo. Vedi Romagna estense. o Romagna fiorentina (Rumâgna tuschèna in romagnolo) è una regione storica dell'Italia, compresa nel versante adriatico dell'Appennino tosco-romagnolo, così chiamata perché geograficamente, linguisticamente e culturalmente romagnola, ma storicamente governata, dalla fine del Trecento fino al 1923, da Firenze.
La Romagna toscana "storica" comprendeva 15 comuni: Bagno di Romagna, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Sorbano, Castrocaro e Terra del Sole, Tredozio, Verghereto, Firenzuola, Marradi e Palazzuolo sul Senio.
Nel 1923 12 comuni della Romagna toscana, quelli del Circondario di Rocca San Casciano, sono stati distaccati dalla provincia di Firenze e aggregati alla provincia di ForlìRegio Decreto 4 marzo 1923, n. 544 (oggi provincia di Forlì-Cesena). Tali comuni sono poi divenuti 11 a causa della soppressione del Comune di Sorbano, il cui territorio è stato inglobato nel comune di Sarsina.
I restanti 3 rimasero nella confinante provincia di Firenze (oggi città metropolitana di Firenze). Si tratta di Firenzuola, Marradi e Palazzuolo sul Senio. Oltre ad essi, fa parte della Romagna toscana il territorio situato a nord del Passo della Colla di Casaglia, dove nasce il fiume Lamone, facente parte del comune di Borgo San Lorenzo. Questi territori sono talvolta definiti impropriamente come Alto Mugello.
Della Romagna fiorentina sono originari alcuni personaggi storici di rilievo, come il poeta Dino Campana, nato a Marradi, il generale dei Camaldolesi ed umanista Ambrogio Traversari, nato a Portico di Romagna, che fu anche il paese d'origine della famiglia Portinari: la famiglia della Beatrice di cui si innamorò Dante Alighieri.
Descrizione
Il territorio è situato nella fascia pedemontana dell'entroterra romagnolo, fin dal Quattrocento periferia della Repubblica Fiorentina, poi dominio del Granducato di Toscana fino al 1859. Dopo l'Unità d'Italia fece parte della provincia di Firenze fino al 4 marzo 1923, quando Benito Mussolini, che era nato a Predappio, nel forlivese, aggregò i dodici comuni compresi nel circondario di Rocca San Casciano entrando a far parte della provincia di Forlì, mentre quelli che cadevano sotto l'amministrazione circondariale di Firenze rimasero in Toscana. In questo modo le sorgenti del Tevere, il fiume di Roma, furono ricomprese nella sua terra natalePer il trasferimento del circondario di Rocca San Casciano l'atto ordinativo è contenuto nel regio decreto del 4 marzo 1923, n. 544, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 1923, n. 72..
L'abate castrocarese Giovanni Mini, nell'introduzione alla prima e più importante opera monografica dedicata alle "notizie geografiche, fisiche, storiche, industriali e commerciali" de "La Romagna Toscana" (1901), afferma correttamente che il territorio in questione è parte integrante di uno più ampio denominato appunto Romagna (dal latino Romània, Romanìola - territorio abitato dai Romani, ossia i Bizantini, in opposizione ai Longobardi, che dominavano i territori circostanti - dall'antico provenzale Romandìola - piccola Romània). La prima e la più importante descrizione, fino al censimento del 1861, dei territori romagnoli compare nel 1371 nella Descriptio provinciae Romandiolae del cardinale Anglico de Grimoard, fratello del papa Urbano V. Da allora, la costruzione di un'immagine spaziale del territorio è affidata ad eruditi quali Flavio Biondo, Vincenzo Carrari e Leandro Alberti, autori di "storie patrie" nelle quali la Romagna è sostanzialmente identificata con la Provincia Romandiolae, circoscrizione dello Stato della Chiesa, che si estendeva tra il Panaro ad ovest e il fiume Foglia a est.
Confini I confini amministrativi della Romagna hanno come riferimento quelli della Legazione pontificia di Romagna (1540-1816). Confinava a nord con la Legazione di Ferrara, ad ovest con la Legazione di Bologna e a sud con il Granducato e la Legazione di Urbino.
Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, l'ambiente intellettuale, impegnato nella riscoperta delle identità locali, avvia un ampio dibattito culturale sui caratteri etno-antropologici romagnoli e sulla determinazione dei confini geografici, pur consapevoli che «la Romagna non ha nella concezione dei vari autori nel passato, sia recente che remoto, una delimitazione netta e precisa».Aldo Spallicci, La poesia popolare romagnola, ed. La Piè 1921. Nel 1894 Emilio Rosetti, ingegnere forlimpopolese, unisce al suo dizionario geografico-storico dedicato alla Romagna una carta che, per la prima volta, ne delimita i confini. «Questa regione con caratteri fisici ben definiti comprende attualmente quasi per intero le due province di Forlì e Ravenna con la Repubblica di San Marino e solo una parte delle province di Bologna, Firenze, Arezzo e Pesaro-Urbino ...»Emilio Rosetti, La Romagna, geografia e storia, Hoepli, Milano 1894.
Nel 1912 Aldo Spallicci, utilizzando come «guida il dialetto parlato dalle singole frazioni», propone un territorio culturale e tradizionale più esteso rispetto a quello del Rosetti «che ne limita al Reno il confine settentrionale» e introduce nuovi argomenti per delimitare la Romagna dichiarando che «questa debba essere compresa entro i limiti dell'antica Flaminia». A metà del Novecento si pubblicano i primi contributi scientifici sulla questione regionale.
«La posizione astronomica dei punti estremi dei confini romagnoli ora disegnati è, in tal guisa: per il nord, la foce del fiume Reno a 44°373 lat. N.; per il sud, il monte Maggiore a 43°39' lat. N.; per l'est, le ripe di Fiorenzuola avanti a monte Trebbio a 0°23' long. E. monte Mario; e per l'ovest, l'elevazione a q. 952 che domina il valico della Futa, a 1°11' long O monte Mario. […] i limiti romagnoli di cui si è data la descrizione non si identificano ad alcuna partizione politica» (Lucio Gambi, Confini geografici e misurazione areale della regione romagnola in «Studi Romagnoli», anno I, 1950).
Sono questi gli anni in cui l'Onorevole Aldo Spallicci, il maggior cultore della "romagnolità", durante i lavori dell'Assemblea Costituente, avanza per la prima volta l'ipotesi di una regione romagnola autonoma e, sempre in quegli anni, il pittore Giannetto Malmerendi, per dimostrare l'identità romagnola, rappresenta una Romagna idealizzata e stereotipata fondata su "caratteri" iconografici e simbolici di matrice folkloristica. La variegata produzione cartografica avrà nel tempo un grande successo; ma l'insieme di rappresentazioni della Romagna continua ancora oggi ad avere «valore e funzione non altro che per coloro che studiano questa regione naturalisticamente o umanisticamente»Lucio Gambi, Confini geografici e misurazione areale della regione romagnola in «Studi Romagnoli», anno I, 1950..
Storia La "Provincia di Romagna"
La Romagna toscana costituì per secoli un territorio caratterizzato da una complessa stratificazione politico-istituzionale: dapprima suddivisa tra numerose signorie feudali appenniniche, fra cui quelle dei conti di Valbona, dei Calboli, dei Pagani di Susinana, degli Ubaldini e dei conti Guidi, passò progressivamente sotto il controllo della Repubblica di Firenze tra la fine del Trecento e i primi decenni del XV secolo, attraverso acquisizioni, accordi e campagne militari che integrarono gli alti bacini dei fiumi romagnoli nello Stato fiorentino.
Tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento Firenze, grazie ad acquisti, conquiste militari e trasformazioni di rapporti di accomandigia in rapporti di sudditanza, penetrò oltre il crinale appenninico sottraendo ai vari feudatari romagnoli il dominio territoriale degli alti bacini dei fiumi Marzeno, Montone, Bidente e Savio. La conquista del territorio fu progressiva:
+Annessioni di territori romagnoli allaRepubblica di Firenze Data dell'annessione Città 1363 Palazzuolo 1376 San Benedetto in Alpe 1377 Modigliana 1382 Rocca San Casciano 1384 Portico 1403 Castrocaro 1404 Verghereto, Bagno e San Piero 1405 Dovadola 1418 Firenzuola 1428 Marradi e Tredozio 1429 Galeata 1440 Premilcuore 1441 Sorbano 1548 Santa Sofia e Corniolo
Nel 1564 avvenne la fondazione di Terra del Sole, città fortificata costruita ex novo vicino a Castrocaro a circa 6 km da Forlì, destinata a diventare uno dei poli amministrativi e militari della Romagna granducale.
Nel 1403, quando i territori fiorentini in Romagna avevano già acquisito una loro fisionomia, Firenze scelse come capoluogo Castrocaro e denominò i territori Provinciae Florentinae in partibus Romandiolae. Il 20 novembre 1403 i Magnifici Dieci di Libertà e Pace inviarono a Castrocaro il nobile fiorentino Lapo di Giovanni Nicolini, con la qualifica di «Capitaneus Castro-Cari et Provinciae Florentinae in partibus Romandiolae»Archivio di Stato di Firenze, Tratte, Uffici Estrinseci, 982, c. 22.. La denominazione territoriale compare anche negli statuti di Firenze del 1415, configurando un ambito con competenze amministrative specifiche.
In un contesto politicamente instabile come quello romagnolo, attraversato da banditi e da forme diffuse di violenza di confine, Cosimo I de' Medici concentrò i poteri giurisdizionali in capo a un proprio funzionario di fiducia, scelto direttamente dal duca e sottoposto a un controllo costante. Con una provvigione del 23 agosto 1542 Cosimo I attuò un riordino delle giurisdizioni romagnole attribuendo al capitano di Castrocaro «piena autorità e giurisdizione sopra la cognitione, decisione et condennatione di tutte le cause criminali che in futuro occorressino nelli Capitanati et Podesterie soprannominate», primo atto formale che prefigurò l'istituzione della provincia fiorentina di Romagna. Pochi anni dopo, l'8 dicembre 1564, venne posata la prima pietra della città pianificata di Terra del Sole, posta a difesa dei confini con lo Stato pontificio.
Nel quadro di queste politiche di controllo territoriale il governo mediceo si appoggiò anche alle élite locali, riconoscendo e talora rafforzando il ruolo di famiglie signorili e proprietarie che collaboravano con l'amministrazione granducale. Fonti d'archivio e studi prosopografici segnalano, fra le altre, i Paulucci di Calboli nel Forlivese, inseriti nei quadri dell'aristocrazia romagnola e impegnati in cariche civili e militari fra XVIII e XIX secolo, accanto ad altri lignaggi territoriali legati alle magistrature provinciali. In ambito vallivo sono inoltre ricordate famiglie nobiliari come i Bandini, i Pasi, i Pasquali e i Ceccoli, questi ultimi radicati tra Galeata e Pianetto con funzioni di mediazione politica e amministrativa fra comunità locali, autorità granducali e ambienti medicei, nonché titolari di feudi e prerogative signorili nella valle del Bidente.
Dal 1º giugno 1579, con l'insediamento del primo commissario granducale,Nel corso dell'età moderna si succedettero 144 commissari, 7 vicari regi e 13 podestà. Terra del Sole divenne il centro amministrativo e giudiziario dell'intera provincia transappenninica, funzione che mantenne fino alla riforma dei tribunali del 1772. Nel 1776, con la riforma leopoldina, la provincia fu soppressa e suddivisa in vicariati e podesterie; nel 1784 il tribunale criminale di prima istanza venne trasferito da Terra del Sole a Rocca San Casciano, che divenne, dopo la parentesi napoleonica, sede circondariale.