Nella sua riflessione teorica, l'architettura è concepita come disciplina di carattere "scientifico", dotata di regole proprie da indagare e applicare con metodo.
Secondo Rudolf Wittkower, il "calcolato intellettualismo" delle sue opere rende Scamozzi un precursore del neoclassicismo settecentesco.
Biografia
Nato nel 1548 a Vicenza, ricevette una prima educazione dal padre Giandomenico, imprenditore edile e carpentiere, il cui interesse per l'opera di Sebastiano Serlio ebbe un ruolo nella formazione del giovane Vincenzo. La sua istruzione fu in larga parte da autodidatta: fu allievo di maestri privati e soprattutto coltivò lo studio diretto dei trattati di Vitruvio e di Serlio, che divennero la base della sua concezione dell'architettura come disciplina fondata su principi scientifici.
Grazie anche alle risorse familiari, possedeva una vasta biblioteca, che andò accrescendosi nel corso della vita fino a diventare una delle raccolte librarie di architettura più importanti del suo tempo. In essa figuravano edizioni di Vitruvio, Serlio, Andrea Palladio, oltre a testi di matematica, ottica e scienze naturali, a testimonianza del carattere enciclopedico della sua formazione teorica.
Nel 1572 si stabilì a Venezia. Nel 1578-1580 soggiornò per la prima volta a Roma, dedicandosi allo studio e al rilievo dei monumenti antichi, come attestano i Discorsi sopra le antichità di Roma (1582). L'esperienza romana consolidò la sua vocazione antiquaria e filologica, oltre a fornirgli un repertorio di soluzioni architettoniche che lo accompagnerà in tutta la carriera.
Tornato a Vicenza, in collaborazione col padre realizzò palazzi e ville nella città e nel territorio, intervenendo anche nel completamento di vari cantieri di Palladio lasciati aperti alla morte di quest'utimo nel 1580, tra cui Villa Almerico Capra detta "la Rotonda" e il Teatro Olimpico. Per il Teatro Olimpico, Scamozzi progettò le scene lignee prospettiche permanenti, raffiguranti le «sette vie di Tebe», realizzate per lo spettacolo inaugurale e tuttora conservate. Pochi anni dopo per il duca Gonzaga costruì a Sabbioneta il Teatro all'Antica (1588-1590), indicato dalla storiografia come il primo edificio autonomo dell'età moderna appositamente costruito per l'uso teatrale.
A soli ventisei anni progettò la Rocca Pisana a Lonigo, una delle prime ville a pianta centrale del Rinascimento veneto, considerata un'opera fondamentale per la sua affermazione autonoma.
Stabilitosi nuovamente a Venezia, Scamozzi nel 1582 ottenne a seguito di concorso l'incarico per le Procuratie Nuove e per il completamento della Libreria di San Marco, realizzazioni che ridefinirono l'assetto di Piazza San Marco. Tra gli interventi più innovativi rientra l'ordinamento dello Statuario della Repubblica di Venezia nell'Antisala della Libreria, complesso inaugurato nel 1596 e considerato «uno dei più antichi musei pubblici d'Europa».
Tra i suoi progetti più celebri a Venezia si annovera anche la chiesa dei Tolentini, caratterizzata da una facciata classica a tempio.
Nel 1599 interruppe l'attività tra Venezia e Vicenza per intraprendere viaggi che lo portarono a Praga, in Svizzera, in Germania e in Francia; del ritorno da Parigi rimane il Taccuino di viaggio da Parigi a Venezia (14 marzo - 11 maggio 1600), testimonianza del suo interesse per l'architettura gotica.
Fu attivo in varie località della Repubblica di Venezia, da Castelfranco Veneto a Bergamo, dove predispose il progetto del Palazzo Nuovo, destinato a divenire la sede della biblioteca civica. Tra i suoi ultimi capolavori spicca Villa Molin alla Mandria presso Padova, esempio paradigmatico del classicismo veneto di fine Cinquecento.
A livello internazionale, il progetto per la Cattedrale di Salisburgo, elaborato tra il 1604 e il 1607, rappresenta una delle sue prove più ambiziose: anche se la costruzione fu poi affidata a Santino Solari, i disegni di Scamozzi ebbero notevole influenza sul successivo sviluppo dell'architettura sacra austriaca.
Morì a Venezia nel 1616.
Architettura L'architettura come scienza
La riflessione teorica di Scamozzi presenta l'architettura come disciplina regolata e sistematica, come attesta il trattato L'idea dell'architettura universale (Venezia, 1615) e la relativa tradizione esegetica.
Il trattato L'idea dell'architettura universale ebbe ampia fortuna europea e conobbe particolare diffusione nei Paesi Bassi nel XVII secolo, dove edizioni e adattamenti ridussero il testo a manuale per costruttori. Le ricerche e i progetti di Scamozzi mostrano un'attenzione specifica ai problemi della luce e dell'illuminazione degli spazi, tema presente sia nella trattatistica sia nelle applicazioni museali e architettoniche coeve.
Tra le testimonianze editoriali della diffusione del trattato, si registra la versione francese Oeuvres d'architecture de Vincent Scamozzi stampata a Leida nel 1713, con materiali tratti dallIdea (trad. d'Aviler e du Ry).
Rapporto con Palladio
Vincenzo Scamozzi, di quarant'anni più giovane di Andrea Palladio, pur ammirandolo molto non ne fu un semplice discepolo, ma una figura autonoma e talora concorrente, capace di misurarsi criticamente con i cantieri palladiani e con la committenza veneziana.
Dopo il 1580 intervenne su diversi cantieri palladiani rimasti aperti (tra cui la Rotonda, i palazzi di Enea Thiene, Palazzo Thiene Bonin Longare, e di Alessandro Porto, Palazzo Porto in piazza Castello) e soprattutto al Teatro Olimpico (1584), dove ridisegnò gli accessi, riconfigurò il frons scenae e realizzò le scene prospettiche, appropriandosi del capolavoro palladiano e mutandone molti significati.
Già con la Rocca Pisana (1575–1578), Scamozzi propose un modello alternativo alla celebre Rotonda: pur riprendendo lo schema a pianta centrale, ne accentuò il carattere compatto e severo, con una cupola più massiccia e priva di pronao, configurando un edificio che la critica interpreta come una consapevole «correzione» del linguaggio palladiano. Analogamente, con Villa Molin (1597) Scamozzi rielaborò temi palladiani come il pronao e il rapporto tra volumi centrali e laterali, riducendoli a una pianta nitida e di assoluta coerenza geometrica, che la storiografia considera uno degli esempi più maturi di classicismo veneto di fine Cinquecento.
Scamozzi visse e lavorò a più riprese a Venezia, senza però riuscire a sostituirsi a Palladio, la cui fama era ormai arrivata in tutte le corti d'Europa. Gli studi a Roma gli consentirono comunque di accreditarsi presso l'élite veneziana che aveva sostenuto Palladio, in particolare presso Marcantonio Barbaro: a Venezia ottenne per concorso il prestigioso incarico delle Procuratie Nuove (delibera del 10 aprile 1582) e fu coinvolto nel coevo completamento della Libreria Marciana.
Un delicato nodo storiografico riguarda la trasmissione dei disegni palladiani a Inigo Jones. Si era ipotizzato che fosse stato lo stesso Scamozzi a vendere all'architetto britannico le «carte di Palladio», ma la ricerca in seguito ha escluso prove documentarie in tal senso. È tuttavia certo che Jones, durante i suoi viaggi in Italia (1601 e 1613–1614), ebbe contatti con l'ambiente vicentino e veneziano legato a Scamozzi, e che i disegni palladiani confluiti nelle sue raccolte provenissero da collezionisti veneti. In ogni caso, fu soprattutto lIdea dell'architettura universale (1615) a costituire la mediazione teorica attraverso cui Jones assimilò e reinterpretò il linguaggio palladiano in Inghilterra.
Critica
Il giudizio sulla figura di Scamozzi conobbe oscillazioni significative nella storiografia architettonica.
Già nel Settecento, Francesco Milizia lo definì «dotto, ma di poca invenzione», sottolineando come il suo trattato fosse «più una compilazione di altri che opera originale», pur riconoscendone l'importanza come repertorio di precetti architettonici.
Nell'Ottocento il giudizio rimase in prevalenza critico: Filippo Scolari pubblicò un ampio commentario, riconoscendone l'importanza come sistematizzatore teorico ma sottolineando anche i limiti creativi rispetto a Palladio.
Nel Novecento, studiosi come Wittkower hanno messo in evidenza il suo ruolo di «precursore del neoclassicismo settecentesco», mentre la critica più recente tende a sottolineare l'originalità della sua posizione teorica e progettuale, autonoma rispetto a Palladio e centrale per la trasmissione del palladianesimo in Europa. In particolare Lionello Puppi ha messo in risalto la «solitudine» di Scamozzi, spesso marginalizzato dal confronto con Palladio, interpretandolo però come un «nostro contemporaneo» per la modernità della sua riflessione teorica e per l'attenzione ai temi della luce, della scena e del rapporto con la città.
Eredità
Nel contesto veneto, Scamozzi ebbe un'influenza diretta nella relazione maestro-allievo con Baldassare Longhena, che completò le Procuratie Nuove già avviate "dal suo maestro Scamozzi". La continuità degli insegnamenti è attestata anche nell'attività di Giuseppe Sardi, che fece propri gli insegnamenti di Scamozzi e di Longhena e ne tradusse i principi in facciate come quelle della chiesa degli Scalzi e di Santa Maria del Giglio.
Nel suo testamento (1616) Vincenzo Scamozzi dispose un lascito destinato a un giovane vicentino che volesse studiare architettura, con l'obbligo di aggiungere al proprio cognome quello dello stesso Scamozzi; tra i beneficiari è attestato, un secolo dopo, Ottavio Bertotti Scamozzi, che divenne uno dei principali studiosi e continuatori locali del palladianesimo.
La fortuna del trattato L'idea dell'architettura universale fu ampia nell'Europa settentrionale: in area olandese conobbe traduzioni, estratti e riduzioni che, tra XVII e XVIII secolo. Nei Paesi Bassi e in Francia il testo fu adattato a manuale pratico per costruttori.
Opere Cronologia delle opere
1568-1575: Villa Ferramosca, per Girolamo Ferramosca, Barbano di Grisignano di Zocco (Vicenza) (con Giandomenico Scamozzi). 1569: Palazzo Godi, Vicenza, per famiglia Godi (progetto, alterato nell'esecuzione postuma). 1572-1593: Palazzo Thiene Bonin Longare, Vicenza (completamento del progetto di Andrea Palladio per Francesco Thiene e poi per Bonin-Longare). 1574-1615: Palazzo Verlato Putin, per Leonardo Verlato, Villaverla (Vicenza). 1575: Palazzo Caldogno Tecchio, Vicenza, per famiglia Caldogno, poi Tecchio (con Giandomenico Scamozzi).; 1575-1578: Villa Pisani detta la Rocca, per Vettor Pisani, Lonigo (Vicenza). 1576-1579: Palazzo Trissino al Duomo (o Trissino Trento), per Pierfrancesco Trissino, Vicenza (con Giandomenico Scamozzi). 1580: Villa Priuli, per Francesco Priuli, Treville di Castelfranco Veneto (Treviso), ala nord. 1580-1584: Villa Nani Mocenigo a Canda (Rovigo), per i Nani Mocenigo. 1580-1592: Villa Almerico Capra detta La Rotonda, Vicenza (completamento del progetto palladiano per Paolo Almerico; Scamozzi ridisegnò la cupola e aggiunse annessi rurali). 1581-1586: chiesa di San Gaetano, Padova (committenti: Teatini). 1581-1599: Procuratie Nuove, Piazza San Marco, Venezia (completate in seguito da Longhena). 1582-1591: Biblioteca di San Marco, Venezia (completamento su progetto di Jacopo Sansovino). 1584-1585: Teatro Olimpico, Vicenza (scene lignee permanenti). 1586-1605: Villa Foscarini Rossi a Stra (Venezia), attribuzione incerta (forse Foscarini). 1588: Palazzo Trissino al Corso, per Galeazzo Trissino, Vicenza. 1588: Villa Cornaro, Poisolo di Treville, Castelfranco (Treviso), ricostruzione per i Cornaro. 1588-1590: Teatro all'Antica, Sabbioneta (Mantova), per il duca Vespasiano I Gonzaga. 1590: Villa Contarini, per Girolamo Contarini, Piazzola sul Brenta (Padova) (revisione in corso d'opera, attribuzione incerta). 1590-1595: Chiesa e convento di San Nicola da Tolentino, Venezia. 1591-1595: Statuario della Repubblica di Venezia, antisala della Libreria di San Marco. 1591-1594: San Gaetano Thiene, Padova (monastero).